Non mi aspettavo che questo anonimo sabato mattina semiprimarevile prendesse una piega del genere, ma chiaramente stavo sottovalutando la disperazione dei Carolina Panthers.
Lasciatemi esporre i fatti senza eccessivi orpelli o preamboli che per i commenti e le impressioni abbiamo a disposizione tutto il tempo che vogliamo. Nella nostra notte i Chicago Bears hanno ceduto la prima scelta assoluta dell’imminente draft ai Carolina Panthers in cambio delle scelte al primo e al secondo round di questo draft, una al primo round nel 2024, una al secondo round del 2025 e, non secondario, il ricevitore D.J. Moore.
Capiamoci qualcosa.

Comprendere le motivazioni dei Carolina Panthers è piuttosto facile, è dal 2019 che scandagliano la lega a caccia di un quarterback. Ve ne ho giusto parlato ieri, chi ha la fortuna di poter contare su un quarterback di livello se lo tiene stretto, chi invece non riesce a trovarne uno finirà inevitabilmente per perdere la testa durante l’affannosa e nevrotica ricerca: il franchise quarterback logora chi non lo ha.
Ci hanno provato con Teddy Bridgewater, con Sam Darnold e con Baker Mayfield ma il risultato non è minimamente variato e, prima che ce ne accorgessimo, Carolina è sprofondata nelle sabbie mobili della mediocrità erigendosi a emblema dell’ignavia NFL: insipidi, asettici e mai realmente competitivi, non possono vantare una stagione vincente dal lontano 2017.
Da quell’anno, il numero massimo di vittorie in un singolo campionato è pari a sette e occorre tenere presente che nel maggio 2018 David Tepper sborsò più di due miliardi di dollari per diventare proprietario di una franchigia che sotto la sua guida è diventata sinonimo di mediocrità.
Occorreva una scossa, un individuo così aggressivo – negli affari – non poteva tollerare ulteriore mediocrità, serve disperatamente qualcuno capace di rendere nuovamente rilevante una squadra che a volte mi spinge a desiderare l’introduzione della retrocessione pure in questa lega.

Appare lapalissiano che durante le recenti NFL Combine abbiano individuato il loro uomo, il salvatore di un attacco e di una franchigia intera che arresti la pericolosa inerzia in cui questa è scivolata.
Stroud? Young? Richardson? Levis? Non ne ho idea, ma è chiaro che fra circa un mese e mezzo i Carolina Panthers saranno in possesso di quello che per forza di cose deve essere l’uomo della rinascita.
A fronte della disperazione che ho provato a restituirvi, dilungarsi in riflessioni sul prezzo pagato non ha particolarmente senso. Il bisogno di un quarterback di livello è sotto gli occhi di tutti – da anni – e la trade di questa notte si rifà al draghiano whatever it takes che giustifica numerosi mezzi in funzione di un fine più o meno verosimile. Erano disposti a tutto pur di mettere le mani su un possibile franchise quarterback e, fatte le loro valutazioni, hanno premuto il grilletto senza alcuna esitazione.
Ovviamente il verdetto finale ce lo potrà dare solo il campo, ma lasciatemi dire che, dopo anni di goffi tentativi di trovare l’erede di Cam Newton provando a restaurare vari quarterback in crisi spirituale, si siano finalmente messi in posizione di farcela per davvero.

Con i Chicago Bears, invece, non ho alcun dubbio: hanno fatto un affare, e pure grosso.
Leggendo i dettagli della trade la prima reazione è stata un genuino sorriso a trenta denti – due del giudizio sono già stati barbaramente estratti – poiché l’implicazione regina è che il front office guidato da Ryan Poles voglia dare una vera opportunità a Justin Fields di elevarsi a volto della franchigia.
Siete pienamente al corrente della mia stima nei confronti di Justin Fields, quarterback che a mio avviso ha tutto il necessario per essere la soluzione per almeno i prossimi dieci anni – anche se devono immediatamente migliorare il contesto offensivo con il quale si trova costretto a lavorare.
Chicago ha percepito la sguaiata disperazione di Carolina e, da franchigia seria, l’ha usata a proprio favore vendendo a peso d’oro una scelta al draft nella quale nemmeno speravano – ricordate cos’è successo durante Week 18 fra Texans e Colts, vero? Non voglio implicare che Fields sia meglio di qualsivoglia quarterback disponibile al draft, voglio solo dire che sarebbe sciocco non dare una possibilità a un ragazzo che, malgrado il putrido reparto offensivo, nel secondo anno fra i professionisti ci ha messo davanti a incoraggianti miglioramenti.

Riassumendo, per scendere di otto posizioni al draft Chicago si ̬ portata a casa la 61esima scelta al prossimo draft Рportando a quattro il numero di scelte nelle prime 64 -, ha aumentato sensibilmente il capitale a disposizione nei prossimi draft primo e ha messo a disposizione di Justin Fields D.J. Moore, ricevitore che in un attacco competente sarebbe universalmente celebrato come uno dei migliori dieci interpreti della propria posizione.
Bottino di spessore, non c’è che dire, soprattutto perché Moore andandosi ad affiancare a Mooney, Claypool e Kmet dà vita a un parco ricevitori di tutto rispetto che, teoricamente, dovrebbero semplificare notevolmente la vita a Fields.
Non possiamo dimenticare che l’arsenale di scelte al draft a disposizione dei Bears regala a Poles inestimabile flessibilità al draft, visto che dispongono di un numero di pick così elevato che non sarebbero sicuramente costretti a compromettersi il futuro per scalare il tabellone e mettere le mani su quello che loro considerano essere il miglior giocatore – non quarterback – disponibile a fine aprile.

Il mix fra spazio salariale pressoché illimitato, abbondanza di scelte al draft e poter già contare su un quarterback come Justin Fields non può che farci guardare al loro futuro con cauto e motivato ottimismo. Hanno le risorse per ricostruire piuttosto velocemente ed efficacemente, riassaporando la competitività prima di quanto potremmo aspettarci.
Questa è una trade che potrebbe riscrivere la storia contemporanea dei Chicago Bears e, finalmente, eliminare l’alone lasciato dalla debacle Trubisky – LA trade se si parla di Chicago Bears del ventunesimo secolo. Hanno letteralmente bisogno di tutto, quindi non so quanto sensato sia spellarsi le mani sciorinando gli skills player a disposizione di Fields – come da me fatto poc’anzi – se la linea d’attacco che lo deve tenere in vita è la più inetta della lega e il reparto difensivo è quasi totalmente da rifondare – al più presto possibilmente, una difesa del genere potrebbe essere accusata di vilipendio alla storia di una franchigia che ha costruito i propri successi proprio su questo reparto.

Chicago voleva portare a termine questo affare il prima possibile in modo da garantirsi Moore prima dell’inizio della free agency, mossa intelligente se si tiene presente la nuova moda delle trade primaverili con protagonisti i ricevitori. Carolina aveva la disperata necessità di mettere a disposizione di Frank Reich qualcuno di diverso dal solito veterano a caccia di riscatto: immagino che in caso di successo ci metteremo poco a dimenticare l’enorme ed emotivo prezzo pagato dai Panthers per essere finalmente padroni del proprio destino e non più vittime delle circostanze – leggasi “mercato dei quarterback”.
Chicago ha voluto dare fiducia a Justin Fields, Carolina a Frank Reich e in nessun caso ho qualcosa di particolare da recriminare, è una trade che capisco da entrambi i punti di vista.

Al momento i Bears ci appaiono come indiscussi vincitori, sacrificare così tanto per salire di otto “misere” posizioni al draft sembra esagerato, ma come mi piace ripetervi viviamo nel mondo dei quarterback e questa trade non fa altro che corroborare questo pigro slogan poiché ci viene ribadito oramai settimanalmente che una franchigia NFL sia disposta letteralmente a tutto per un quarterback.
Non c’è che dire, ottimo aperitivo in vista dell’imminente apertura della free agency, non ci possiamo veramente lamentare.

One thought on “Reazioni a caldo alla trade fra Carolina Panthers e Chicago Bears

  1. Bella trade. Boh vediamo chi pescano i panthers. Magari hanno individuato il loro Brady, quello che altrimenti non se lo fila nessuno sino al sesto giro. Mi sembra un all-in non da poco.
    Altro lato, giusto a mio parere dare fiducia a Fields riempiendosi al contempo di scelte.

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