Perché continuo a farmi questo?


AFC NORTH

Baltimore Ravens

Record: 10-7.

Cosa è andato bene: La trade che ha portato Roquan Smith in Maryland ha sortito effetti quasi miracolosi all’intero reparto difensivo che, aiutato da un calendario particolarmente benevolo, ha concluso la stagione sul podio per punti concessi – solamente ‘Niners e Bills hanno fatto meglio di loro.
Nonostante l’infortunio a Jackson e le porte girevoli nel backfield, Baltimore pure quest’anno può vantare uno dei running game più prolifici ed efficienti della lega: non è affatto banale che con Dobbins e Edwards fuori per la maggior parte del campionato siano comunque stati in grado di correre così brillantemente, 160 yard a partita arrivate con più di cinque yard a portata sicuramente impressionano.
Potrei andare avanti ancora per parecchie righe a elogiare il reparto difensivo, ma non mi sembra il caso perché a intorpidire la limpidezza del mio entusiasmo, oltre che all’immotivata fatica con cui hanno vinto partite contro avversarie incommensurabilmente inferiori, ci si mette pure l’incompetenza dell’attacco.

Cosa è andato male: Sento che l’avventura di Lamar Jackson a Baltimore stia per volgere al termine.
Dopo un inizio promettente l’attacco dei Ravens si è inesorabilmente trasformato in uno dei reparti più asettici, noiosi e prevedibili della lega, un reparto per il quale segnare solamente 20 punti ha rappresentato una vera e propria impresa.
L’infortunio di Jackson ha ovviamente inciso, ma non è che con lui le cose stessero andando chissà quanto meglio: come può andare bene quando i ricevitori a disposizione del quarterback sono i vari DeSean Jackson, Sammy Watkins, Devin Duvernay, James Proche e Tylan Wallace? Andrews è un tight end potenzialmente generazionale, forse il migliore nel ruolo dopo Kelce e Kittle, ma non ha vita facile quando perennemente raddoppiato ché intanto nessun ricevitore saprà approfittarne.
L’attacco dei Ravens è diventato putrido, stagnante e troppo prevedibile per questo periodo storico e sono convinto che nessun quarterback sarebbe stato in grado di spremere efficienza dai vari giocatori menzionati poc’anzi. La mancanza di stelle offensive è compendiata brillantemente dall’orribile 45.76% di successo in red zone.
Andare ai playoff con una media punti poco superiore ai 20 è inaccettabile e la cosa che più mi inalbera è che il front office fosse pienamente consapevole della pochezza della receiving room: bel modo di aiutare il proprio quarterback – e sé stessi nella valutazione – nel contract year.
Tutto questo in un contesto di doppi vantaggi dilapidati nell’ultimo quarto.

Voto: 6. Sufficienza solamente perché hanno raggiunto i playoff. Gli ultimi due mesi sono stati una tortura, fra inefficienza offensiva e collassi non credo di essere mai stato così frustrato da questo sport.


Cincinnati Bengals

Record: 12-4.

Cosa è andato bene: Nonostante un inizio farraginoso, i Cincinnati Bengals hanno fatto quello che dovevano fare: i Bengals sono una squadra arrivata.
Negli ultimi quattro mesi Cincinnati ha messo in chiaro che il Super Bowl dello scorso febbraio non è stato affatto figlio del caso, ma il semplice incipit di una storia che sarà scandita da competenza e competitività perenne: si sono confermati, sono una di quelle squadre – come Buffalo e Kansas City – da doppia cifra e playoff automatici. Cose del genere solitamente succedono a chi ha la fortuna di poter contare su un buon franchise quarterback, decisamente meno di quello che ha in mano adesso questa squadra visto che Joe Burrow è un predestinato.
L’attacco fila che è una meraviglia, segnano parecchi punti e muovono le catene con consistenza guidati da un quarterback così autoritario e ineluttabile che lo si confonde con un veterano in NFL da una quindicina di anni.
Seppur non comparabile al reparto guidato da Burrow, la difesa ha compiuto enormi passi in avanti concludendo in top five per punti concessi principalmente perché il passer rating medio totalizzato dai quarterback avversari è il più basso della lega.
Squadra bilanciata, completa e che sta facendo esperienza in fretta, ai playoff possono fare quello che vogliono.

Cosa è andato male: Ciò che funziona non si cambia, ma lasciatemi professare delusione per quanto fatto da Joe Mixon e soci: solo Chargers, Texans e Buccaneers hanno guadagnato meno rushing yard e il fatto che quelle dei Bengals siano arrivate a colpi da meno di quattro yard è abbastanza problematico.
Forse la linea d’attacco ha solo bisogno di tempo per trovare l’alchimia, forse Mixon è stato troppo acciaccato per rendere ai suoi livelli, non lo so, l’unica mia certezza è che saper di poter correre efficientemente è rassicurante quando c’è il rischio di incrociarsi con Bills e Chiefs.
Non ha molto senso andare avanti, penso abbiano acquisito la maturità necessaria per far scivolare via la regular season con il cruise control attivato, la loro stagione inizi domenica contro Baltimore.

Voto: 8,5. Squadra solida e senza fronzoli guidata da uno dei migliori quarterback della lega: ovvio che il voto sia alto. I tentennamenti iniziali sembrano usciti da un’altra, negli ultimi due mesi sono stati metodici e spietati come solo una grande squadra sa esserlo.


Cleveland Browns

Record: 7-10.

Cosa è andato bene: Passano gli anni ma il gioco di corse dei Marroni resta una delle scommesse più sicure in assoluto: in un modo o nell’altro troveranno un modo di correre con efficacia.
Lasciando perdere – nuovamente – le implicazioni etiche dell’affare Watson, essersi accollati un franchise quarterback con una sospensione da più di mezza stagione li ha in un certo senso salvati perché ora, col senno di poi, possiamo vedere il loro fallimento come disastro annunciato e inattaccabile visto che con Brissett under center le aspettative non potevano essere poi così alte.
Anno abbastanza buttato questo per i Marroni: ho come l’impressione che il 2023 sarà molto importante per il loro futuro.

Cosa è andato male: Il reparto difensivo di questa squadra è fra i più frustranti di cui io abbia memoria, hanno tutto il necessario per dominare ma anno dopo anno deludono imperterriti.
La patetica querelle con al centro Jadaveon Clowney compendia efficacemente la disfunzionalità di un reparto che, malgrado i continui investimenti e la presenza di un pass rusher generazionale, continua a rendere al di sotto delle aspettative. Non ci troviamo assolutamente davanti a un disastro ambulante, ma è dura essere clementi con chi ha tutto il necessario per essere nella top ten sotto qualsiasi punto di vista statistico e ciò nonostante non riesce mai a essere decisivo.
La secondaria non si è affatto comportata male, la maggior parte dei problemi sono arrivati dal front seven che, fra un pass rush inspiegabilmente anemico e una molle run defense, quasi sicuramente costringerà il front office a intervenire in offseason.
All’attacco concedo un minimo di beneficio del dubbio, erano quasi due anni che quello che lancia il pallone non scendeva in campo e la tanta ruggine era più che preventivabile… anche se a onor del vero dietro una linea d’attacco del genere, con un running back del genere e con dei ricevitori come Cooper e Njoku – quando disponibile – mi aspettavo progressi più marcati.
Hanno indubbiamente deluso poiché troppo talentuosi per essere così inconsistenti e insipidi, ma hanno un paio di attenuanti.

Voto: 5. Stagione incolore, nulla di più. Immagino che credevano di essere molto più vicini alla competitività di quanto emerso durante la stagione, soprattutto perché nel 2021 avevano investito massicciamente sul reparto difensivo.


Pittsburgh Steelers

Record: 9-8.

Cosa è andato bene: A metà stagione li abbiamo lasciati sul 2-6, ora ci troviamo costretti a processare una qualificazione ai playoff mancata d’un pelo, o meglio, di un calcio di Jason Sanders.
Quanto fatto dagli Steelers resta comunque impressionante. Ho parlato in lungo e in largo delle rimonte di Commanders, Lions, Jaguars e Packers sorvolando, forse per la mancanza di effetti speciali e fuochi d’artificio, l’inarrestabile risalita degli Steelers: non commettete l’errore di credere che in queste settimane abbia guardato da un’altra parte.
Ci stiamo spellando le mani per celebrare l’impresa dei Jaguars, dovremmo fare altrettanto per gli Steelers visto che hanno concluso con lo stesso identico record: la differenza sta tutta nella division d’appartenenza, la AFC North è un filo più competitiva della South.
Kenny Pickett, pur non facendo furore à la Patrick Mahomes, ci ha messo davanti a un’inconfutabile crescita concisa con la rinascita offensiva di una squadra che per metà campionato non sapeva segnare punti: nelle ultime settimane parecchie vittorie sono state decretate da un game winning drive di Pickett, fatto non banale per un quarterback così inesperto.
Non mi servirò di statistiche perché non sono poi così esaltanti e non corroborerebbero la mia tesi, concludo con un sobrio inchino al cospetto della grandezza di Mike Tomlin che ha saputo tenere coesa e concentrata una squadra guidata da un quarterback rookie e guidarla quasi ai playoff che stazionava sul 2-6.
Penso che nel 2023 compiranno un salto in avanti e torneranno a essere una delle mine vaganti della AFC.

Cosa è andato male: Come dicevo, c’è margine di miglioramento.
Sono convinto che la linea d’attacco debba essere pesantemente ristrutturata durante l’offseason, Najee Harris è un running back troppo talentuoso per continuare a correre in modo così inefficiente, sta guadagnando 3.9 yard in carriera e dubito che il suo futuro da titolare possa protrarsi per chissà quanto con numeri del genere.
Diciotto punti a partita sono inadeguati in questo momento storico, ma visti gli avvicendamenti nella posizione più importante del gioco non sarò poi così duro con loro. L’anno prossimo si assestino su un numero che si aggira sui 22/23 a domenica, dato che dovrebbe garantir loro un posto ai playoff.
Considerando che il 2022 sarebbe dovuto coincidere con l’anno zero e che nessuno avrebbe avuto molto da dire in caso di record positivo, le critiche si fermano qua perché sono andati ben oltre le mie più rosee aspettative.
Squadra che autunno dopo autunno ci ricorda l’importanza degli allenatori in questo sport.

Voto: 7. L’anno prossimo sarà cruciale perché credo che nemmeno loro fossero consapevoli di poter essere così competitivi già da ora: se Pickett compie un deciso salto di qualità potrebbero tornare immediatamente in corsa per la AFC North. E non solo.


AFC EAST

Buffalo Bills

Record: 13-3.

Cosa è andato bene: Secondo miglior attacco per punti fatti, un fenomeno under center, primi per percentuale di terzi down convertiti, secondi per punti concessi, sono sul podio di così tante graduatorie che se mi mettessi a elencarle tutte sembra stia facendo spesa sul sito di Esselunga.
Nell’ultima settimana Buffalo ha insegnato al mondo cosa voglia dire essere una squadra, mi rifiuto di credere che il touchdown al primo snap giocato dopo l’incubo di Hamlin sia arrivato solamente per volontà del destino, devono aver preparato in qualche modo la giocata. O forse sì, è successo tutto perché viviamo in una realtà a tratti determinista e a tratti fatalista, non so trovare la risposta corretta e ho intenzione di smettere di cercarla.
Buffalo ci ha regalato uno dei più momenti nella storia della National Football League, un momento così emotivamente soddisfacente che mi ha ricordato il punt bloccato da Steve Gleason alla prima partita giocata a New Orleans dai Saints dopo Katrina.
Sono fortissimi, questo già lo sapevate, ora hanno la premessa necessaria per rendere leggendaria una storia che, se finisce nell’unico modo in cui dovrebbe finire, prima sarebbe stata solamente giusta.
Questi Bills sono una squadra del destino che ha una matta voglia di dedicare a Damar Hamlin e alla fanbase più calorosa della NFL l’unico pezzo d’argenteria che manca nella loro storica bacheca.

Cosa ̬ andato male: Non hanno difetti particolarmente debilitanti, resto tuttavia perplesso davanti alla poca convinzione con cui si affidano al gioco di corse Рescludendo Josh Allen, ovviamente -, poter muovere le catene via terra ̬ sempre utile ai playoff in una AFC che una decina abbondante di giorni fa ̬ stata paralizzata dal gelo.
Quella che prima era solo una timida impressione ora si è trasformata in una certezza, dipendono troppo da Josh Allen. Per carità, mettersi nelle mani di uno dei migliori giocatori della lega non è mai una cattiva idea, ma ultimamente Allen sta prendendo troppe botte, sta facendo troppo da solo: il concetto di hero ball coincide proprio con il “troppo” che stroppia, non può affrontare ogni snap come fosse l’ultimo di un Super Bowl.
Sanno di poter battere i Chiefs, ma devono stare attenti ché nelle partite punto a punto spesso scivolano.

Voto: 9-. L’evoluzione degli eventi dell’ultima settimana è stata sensazionale, essere qua a ragionare su di loro ai playoff era tutt’altro che scontato sette giorni fa. Deve essere il loro anno.


Miami Dolphins

Record: 9-8.

Cosa è andato bene: I Dolphins sono una squadra strana, infortuni e circostanze paranormali sovente ci spingono a dimenticare quanto elettrizzanti possano essere.
La corsa sulle montagne russe che è stata la loro stagione si è conclusa con un’insperata qualificazione ai playoff – per come si erano messe le cose – che, se affrontati con Tua al comando dell’attacco, potrebbero diventare interessanti in fretta.
Tre vittorie consecutive, tre sconfitte consecutive, cinque vittorie consecutive, cinque sconfitte consecutive e per chiudere la fondamentale vittoria sui Jets, notate per caso un problema?
Di problemi ne parlo nel paragrafo successivo, la loro speranza per i playoff deve essere quella di prendere nuovamente fuoco e cavalcare il periodo di forma, finché dura.
L’attacco, con Tua under center, mi è veramente piaciuto e il fatto che in media abbia guadagnato quasi un’intera iarda in più di Mahomes per passaggio tentato ci mette davanti a un’esplosività che trova spesso riscontro nel tabellino. Non sono perfetti, assolutamente, ma hanno i playmaker necessari per dare problemi a chiunque. Se sano Tagovailoa è un gran bel quarterback, mi è piaciuto.
Non è finita come volevano, ma hanno forse trovato parte delle risposte che sembravano volessero non arrivare.

Cosa è andato male: Il futuro di Tua in National Football League è purtroppo sempre più nebuloso.
Con le commozioni cerebrali c’è poco da scherzare e la frequenza con cui ne subisce è avvilente, ci si sente a disagio a vederlo giocare con la consapevolezza che ogni singolo colpo potrebbe costargli almeno un paio di partite e compromettere la sua esistenza su questo pianeta.
La priorità deve chiaramente essere la sua salute, ma è fuori questione che con una linea d’attacco leggermente migliore Miami potrebbe essere annoverata fra le grandi di questa lega.
Deprime, e non poco, la sterilità del reparto difensivo, trasformatosi nel giro di un allenatore da forza motrice a zavorra. La difesa dei Dolphins non è neanche vicina a poter essere considerata una delle migliori della NFL, concede troppo e non è più capace di spaccare in due le partite con i turnover che arrivavano a grappoli con Flores in panchina.
E le penalità, per Dio, le penalità. Ricordo nitidamente drive da tre o quattro penalità, numero inaccettabile per una squadra con certe ambizioni: ai playoff per una penalità si può buttare via una stagione intera.

Voto: 6,5. I continui infortuni a Tagovailoa mi rendono difficile valutare coerentemente la loro stagione. Ci sono stati sicuramente segnali incoraggianti, ma alla fine dei conti stiamo parlando di una squadra con lo stesso identico record dell’anno scorso.


New England Patriots

Record: 8-9.

Cosa è andato bene: Di una cosa possiamo stare certi: finché in panchina ci sarà Bill Belichick la difesa sarà sempre e comunque ben allenata e opportunista. Non mi credete? I Patriots nella stagione appena conclusa hanno messo a segno sette touchdown difensivi, o se preferite la metà di quelli lanciati da Mac Jones. Solamente i Dallas Cowboys possono vantare un numero maggiore di turnover dei loro 30.
È lodevole il fatto che nonostante i ripetuti errori dell’attacco siano comunque stati capaci di concludere con un differenziale di turnover pari a +7. Nemmeno arrivare al quarterback è stato un problema, solamente gli inarrivabili Eagles e i Chiefs hanno totalizzato più sack.
Insomma, se volete leggere qualcosa sull’attacco dovete per forza aspettare il prossimo paragrafo che inizierà dopo il punto che i vostri occhi stanno per processare.

Cosa è andato male: La regressione di Mac Jones è stata assai inquietante. Apparentemente dal nulla – anche se è difficile sorprendersi pensando allo staff con cui è stato costretto a lavorare – quello che l’anno scorso è stato un Pro Bowler si è trasformato in un’inefficiente e insicura macchina da turnover. Figuratevi che a un certo punto del campionato il pubblico chiedeva a gran voce di Bailey Zappe: ripeto, l’anno scorso è stato un Pro Bowler.
L’attacco non è stato costruito bene, sono stati dati contratti troppo onerosi a giocatori che semplicemente non valevano quei soldi e con cui Jones non sembra essere stato capace di trovare una sintonia funzionale.
Il singolo aspetto che più mi ha toccato è stata la loro sciatteria nei momenti chiave. Belichick predica l’importanza del situational football dai tempi in cui gli egizi costruivano le piramidi, è ironico e scabroso vederli perdere partite per sciagurati passaggi all’indietro o fumble sulla goal line a un paio di minuti dal termine. I New England Patriots negli anni sono diventati sinonimo di efficienza e metodicità prima di tutto non perdendo partite, poi in caso vincendole: dietro la mancata qualificazione ai playoff aleggiano gli spettri del retropassaggio di Meyers e del fumble di Stevenson.

Voto: 5+. Questi non sono i Patriots dei nostri genitori… Dall’addio di Brady New England naviga in un mare di mediocrità da cui si può uscire vivi solamente con intelligenza e coraggio. Belichick deve compiere un paio di decisioni importanti e circondare sia lui che Jones di gente più qualificata, sia dentro il campo che lungo il perimetro.


New York Jets

Record: 7-10.

Cosa è andato bene: Nessuna mancata qualificazione ai playoff deve fuorviarci, l’ottimo lavoro del reparto difensivo è spesso bastato a tenerli in partita contro squadre oggettivamente superiori: peccato solo che per vincere in questo sport sia necessario anche il contributo dell’attacco.
Muovere le catene via aria contro di loro è pressoché impossibile. Non saprei dirvi se la loro secondaria sia la migliore della lega, l’unica mia certezza è che da un punto di vista meramente statistico nessun reparto è più efficace nel contrastare i giochi aerei avversari di quello allenato da Saleh.
Sono sul podio in tantissimi aspetti statistici, ma non importa, con loro le statistiche non servono, basta semplicemente guardarli all’opera: ferocia, consapevolezza dei propri mezzi ed entusiasmo sono solo alcune delle emozioni che guidano un reparto che spesso gioca a una velocità nettamente superiore a quella dell’attacco con cui condividono il campo.
Gardner, Williams, Whitehead e Reed sono sufficientemente giovani da permetterci di affermare che il meglio debba ancora venire per questo reparto.
Se non altro hanno riaffermato la loro identità, ora serve solamente trovare qualcuno che si prenda cura del pallone e delle catene in attacco.

Cosa è andato male: Come già anticipato, per vincere partite in questo gioco – soprattutto in questo momento storico – è necessario che pure il reparto offensivo dia il proprio contributo.
Inizialmente l’esperimento Mike White sembrava funzionare, ma ci sono bastate un paio di partite per capire che il suo successo fosse il risultato di un intricato miscuglio fra entusiasmo, effetto sorpresa e lacune delle difese di Bears e Vikings: no, Mike White non può essere la soluzione sul lungo termine. E lo dico con il cuore spezzato ché dopo aver visto il supporto dei compagni di squadra nei suoi confronti ho sperato con tutto me stesso che potesse farcela, ma purtroppo per lui e per i Jets i limiti sono sotto gli occhi di tutti.
Con Breece Hall a pieno regime potevamo quasi azzardarci a dipingere l’attacco come funzionale, ma è lapalissiano che sia necessario investire su un nuovo quarterback visto che né Wilson né White sono in grado di non vanificare l’ottimo lavoro del reparto difensivo.
Possiamo parlare di quello che vogliamo, ma se nel 2023 un quarterback selezionato con la seconda scelta assoluta al draft, al secondo anno in NFL, fatica a completare la metà dei passaggi tentati probabilmente è necessario rivolgersi a qualcun altro: eppure i ricevitori non sono un problema.
Peccato, potevano togliersi una gran bella soddisfazione.

Voto: 6+. Non lasciamoci condizionare eccessivamente dal collasso di metà stagione, prima del campionato avevo dichiarato a più riprese che la loro stagione sarebbe stata valutata in funzione del “progresso”: i progressi ci sono indubbiamente stati, quindi non posso refilar loro l’insufficienza. Se solo i quarterback non fossero così importanti…


AFC WEST

Denver Broncos

Record: 5-12.

Cosa è andato bene: Non me la sento di prendere in giro i poveri tifosi, hanno già sofferto abbastanza.

Cosa è andato male: L’acquisizione di Russell Wilson li aveva catapultati in una spietata ma legittima modalità Super Bowl or bust che, anche con il senno di poi, continua ad avere senso.
Immaginate di aggiungere un futuro Hall of Famer – almeno fino all’anno scorso – per aiutare un attacco ricolmo di potenziale a fare il salto di qualità in una squadra che da più di un lustro è tenuta rilevante da una difesa mai contraccambiata: forse il Super Bowl a bruciapelo era esagerato, ma aspettarseli ai vertici della AFC assolutamente no. Quello era quasi il minimo sindacale: per quale motivo, altrimenti, sacrificheresti così tante scelte al draft – e spazio salariale – per un quarterback?
Niente da fare, il fallimento che ha scandito la stagione dei Denver Broncos s’è ingigantito in maniera esponenziale, finendo poi per assumere tinte grottesche culminate nel massacro di Natale per mano dei Los Angeles Rams di Baker Mayfield. Il front office ha fatto l’unica cosa che poteva fare in una situazione del genere, licenziare l’allenatore, ma più che il risultato finale ciò che mi deprime veramente è lo stato d’animo dei tifosi che, a questo punto, credo abbiano perso veramente ogni speranza.
Magari era una mera questione schematica, magari con un nuovo allenatore Wilson torna a essere quello visto a Seattle, non lo so, l’unica mia certezza è che chi erediterà questo disastro dovrà prima di tutto mettere insieme i cocci di uno spogliatoio probabilmente imploso e ricostruire l’autostima di una squadra tradita.

Voto: 1. Immaginate una valanga fatta di inefficienza offensiva, tossicità e rimpianti: settimana dopo settimana questa valanga è aumentata di dimensioni continuando a guadagnare velocità fino a inghiottire un’intera franchigia.
C’è tanto su cui lavorare.


Kansas City Chiefs

Record: 14-3.

Cosa è andato bene: Abbiamo letteralmente passato un’intera offseason a speculare chi fra Broncos, Chargers e Raiders avrebbe spodestato i Chiefs ché senza Hill sarebbero dovuti regredire tornando, almeno per un anno, sulla terra: niente da fare, a quanto pare è vero che più le cose cambiano più restano uguali.
L’attacco dei Kansas City Chiefs si è confermato essere il migliore della lega e, se possibile, ancor più pericoloso di quanto lo fosse con Tyreek Hill a causa di una profondità spaventosa. La dipartita di Cheetah è stata in un certo senso mitigata dall’esplosione di Jerick McKinnon, autore di nove touchdown nelle ultime sei partite nonché vero e proprio go-to-guy di Mahomes in red zone.
Il reparto offensivo trova uno spazio sul podio sotto qualsivoglia punto di vista statistico – tranne running game – e con il backfield formato da McKinnon, Pacheco, Edwards-Helaire e Jones sono più che mai disposti a correre: vista l’efficienza del gioco aereo quanto appena detto potrebbe sembrare marginale, ma durante lo scorso AFC Championship Game un gioco di corse più rispettabile avrebbe scoraggiato i Bengals a schierare solamente due o tre pass rusher per snap – aggiustamento tattico che di fatto ha permesso a Cincinnati di rimontare e andare al Super Bowl.
Il reparto difensivo, con tutti i suoi limiti, può contare sul miglior Chris Jones di sempre e nelle ultime partite il pass rush è sensibilmente salito di colpi.

Cosa è andato male: È estremamente preoccupante che i due terzi dei viaggi in red zone dei reparti offensivi avversari si concludano con un touchdown, soprattutto perché quasi sicuramente ai playoff dovranno fare i conti con i Bills o i Bengals, squadre che come ben sapete non hanno particolari problemi a rispondere colpo su colpo ai Chiefs.
Preoccupa, anche se occorre tenere presente che statistiche del genere sono gonfiate dal garbage time, il fatto che nessuna squadra abbia concesso più passing touchdown perché, ripeto, se per tornare al Super Bowl sei costretto a passare attraverso Burrow e Allen sarebbe ideale che la tua difesa fosse in grado di opporsi ai bombardamenti avversari.
Stiamo pur sempre parlando di una squadra da 14 vittorie, questo paragrafo non può protrarsi ancora per tanto, ma chiudo dichiarando la mia preoccupazione – tra virgolette – per la loro immotivata volontà di tenere aperta quanto più possibile ogni partita: siete i Kansas City Chiefs, non c’è nulla di male se la vincete in due quarti.

Voto: 9. I Chiefs di qua i Chiefs di là, tutto quello che hanno fatto è stato vincere il settimo titolo divisionale consecutivo giocando, forse, il miglior football offensivo dell’era Mahomes-Reid. La AFC passa sempre e comunque da loro.


Las Vegas Raiders

Record: 6-11.

Cosa è andato bene: Non sono sicuro basti a rendere la pillola meno amara, ma nel caos più desolante Las Vegas ha comunque potuto gioire per i campionato di individui come Davante Adams, Josh Jacobs, Maxx Crosby e Daniel Carlson.
È desolante che la brillantezza dei signori appena citati – tutti autori di stagioni ai limiti dell’All Pro – sia da calare in un contesto così deprimente, ma potersi coricare senza rimpianti per l’investimento fatto per Davante Adams non è poco in una NFL sconvolta da un’intera offseason di trade fallimentari.

Cosa è andato male: Seppur in maniera meno clamorosa dei Denver Broncos, pure i Las Vegas Raiders si sono approcciati a questa stagione con una mentalità molto “o la va o la spacca”: spaccatissimi.
Tranne in casi molto rari, la mentalità zemaniana non porta a grandi risultati nel football americano: credo che il front office fosse pienamente consapevole della lacunosità del reparto difensivo. Mi rifiuto di pensare che la semplice aggiunta di Chandler Jones, nelle loro teste, potesse risolvere quella miriade di problemi localizzati che li stanno perseguitando da più di un lustro.
Non c’è niente da fare, questa difesa continua a non riuscire ad arrivare al quarterback avversario e non credo di dovermi dilungare nell’esposizione delle conseguenze.
Probabilmente nessuno poteva pronosticare un epilogo del genere, neanche il più realista dei tifosi sarebbe stato preso sul serio affermando che il 2022 sarebbe stato l’ultimo anno di Derek Carr in silver and black, eppure eccoci qua costretti a fare bilanci sulla sua avventura ai Raiders – penso che fra non troppo ci scriverò sopra qualcosa.
Seppur consapevole dei continui fallimenti dei Colts, opterei per un quarterback plug and play, un veterano da gettare nella mischia capace di costringere chiunque a dare il meglio fin da subito, magari una semi-divinità under center capace di fornire quella leadership che ispiri l’intero roster a interrompere dal sonno dogmatico, magari un quarterback a caccia dell’ottavo anello ché ci sarebbe il dito medio della mano sinistra che si sente un po’ nudo…

Voto: 3. Sono stati ben più competitivi dei Broncos ma è proprio questo il problema, essere costretti a scomodare lo zimbello della lega come mezzo di comparazione per trovare qualcosa di positivo da dire rende l’idea di quanto fallimentare sia stato il loro campionato.


Los Angeles Chargers

Record: 10-7.

Cosa è andato bene: Non fosse per i Baltimore Ravens e i Seattle Seahawks non avrei problemi a definirli come la squadra più deludente qualificata ai playoff.
Non eccellono sotto nessun punto di vista, uno dei principali motivi per cui sono andati ai playoff è un calendario particolarmente benevolo che ha permesso loro di inanellare quattro successi consecutivi sfruttando i periodi bui di Dolphins e Titans e imponendosi su compagini nettamente inferiori come Rams e Colts.
Il fatto che siano riusciti a entrare ai playoff, però, rappresenta una grandissima vittoria perché hanno fatto anni a giocare molto meglio e raccogliere molto meno, quindi qualsiasi deviazione dalla norma deve essere celebrata come autentico successo.
Sono sufficientemente talentuosi per dire la loro contro chiunque, ma in tutta sincerità dopo gli esaltanti colpi dell’offseason mi aspettavo qualcosa di più, anche se non è da escludere che si incendino ai playoff.

Cosa è andato male: Sono allenati da un incommentabile idiota che ha rimediato due infortuni chiave – Williams e Bosa – tenendo in campo i titolari durante l’ultima inutile partita contro i Broncos. Capisco che probabilmente avranno avuto bonus da raggiungere ma coi playoff a una settimana di distanza e il nulla cosmico per cui giocare, perché rischiare?
Difensivamente sono troppo simili a quelli visti l’anno scorso, figuratevi che nonostante gli innesti di Joseph-Day e Mack hanno comunque concluso il campionato concedendo più yard per portata di qualsiasi altra squadra: se li si vuole battere nulla è efficace che imporre la propria fisicità sul loro molle front seven.
I problemi con le corse si estendono pure all’attacco, dove nonostante l’ottimo Austin Ekeler nemmeno quest’anno sono riusciti a trovare la consistenza necessaria per dare manforte a Herbert con un running game concreto e affidabile.
Avrebbero dovuto giocarsela ad armi pari con i Chiefs invece fra infortuni e problemi di altra natura sono rimasti sinistramente simili a quelli visti dodici mesi fa con una sola, fondamentale, differenza.

Voto: 6,5. La sufficienza c’è ed è pure piena, forse qua il problema sono io che avevo le aspettative un po’ troppo alte. Non lo so, non mi hanno mai convinto o anche solo impressionato per una partita.


AFC SOUTH

Houston Texans

Record: 3-13-1.

Cosa è andato bene: Ho apprezzato lo spirito combattivo dell’ultimo mese e mezzo di campionato, ma ammetto senza alcuna vergogna che mi aspettavo molto di più da loro, magari cinque o sei vittorie che attestassero un marcato miglioramento e dessero loro un feedback positivo sullo stato della ricostruzione.
Il 2022 dei Texans può essere visto come un vero e proprio provino – tirocinio nel caso dei rookie – per giocatori la cui sopravvivenza in NFL è tutt’altro garantita – Ogbonnia Okoronkwo per citarne uno.
In ogni caso, ennesima stagione buttata, non ho nulla di positivo da raccontarvi.

Cosa è andato male: A causa di un dicembre 2021 particolarmente competente, mi ero affacciato alla regular season con una mite ma concreta fiducia nei confronti di Davis Mills che ovviamente l’ha presa, accartocciata e calpestata.
Mills non è chiaramente l’uomo attorno a cui costruire le fortune di domani e il fatto che siano stati costretti ad alternarlo con Jeff Driskel ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul suo campionato.
È chiaro che il prossimo quarterback arriverà dal draft e che – teoricamente – opererà in condizioni ben migliori rispetto a quelle offerte a Mills, ma permettetemi di esprimere preoccupazione per la lentezza di questa ricostruzione. Forse casi come quello dei Detroit Lions mi hanno abituato troppo bene, ma mi aspettavo decisi passi in avanti dai Texans che invece si avvicinano al 2023 con un numero di certezze ancora insufficiente.
Gli anni d’irrilevanza stanno cominciando ad accumularsi, ho come l’impressione che il prossimo draft sarà un vero e proprio crocevia per questa franchigia, anche se vincendo contro i Colts si sono immensamente complicati la vita visto che Chicago può smerciare la prima scelta assoluta a chi si innamorerà perdutamente del miglior quarterback disponibile ad aprile.

Voto: 2. Ci hanno provato, soprattutto nell’ultima parte di stagione, ma al momento sono troppo poveri di talento per competere in questa lega.


Indianapolis Colts

Record: 4-12-1.

Cosa è andato bene: Possiamo dire quello che vogliamo su di loro, ma non che non ci abbiano intrattenuto.
Negli ultimi quattro mesi hanno fatto veramente di tutto per strapparci un sorriso e, anche se a volte sono particolarmente severo nei loro confronti, la riconoscenza è tanta.
Panchinamenti ripetuti, rimonte storiche concesse, allenatori mandati allo sbaraglio solo perché avevano un cognome capace di ammorbidire l’esasperata fanbase, insomma, un circo totale di cui non avevo memoria.

Cosa è andato male: Qualcuno diceva che lo scherzo è bello finché dura poco e vi confesso di essere dispiaciuto per il front office che, a questo punto, è costretto ad alzare bandiera bianca e abbandonare definitivamente l’esperimento del quarterback in affitto: fa sempre male quando una tradizione così rassicurante e pittoresca viene accantonata.
Non c’è veramente nulla da salvare del loro campionato, il fatto che siano entrati nei libri di storia per aver sperperato un vantaggio di 33 punti è indicativo del loro fallimento, anche se non mi infastidisce quanto il trattamento riservato a Ryan. Sono consapevole che dietro il panchinamento ci siano anche ragioni contrattuali, ma elevarlo a capro espiatorio mi sembra tanto pigro quanto miope visto che i problemi di questa squadra – e franchigia – vanno ben oltre quello che deve lanciare il pallone.
Credo debbano venire a patti con la realtà, accettare – e constatare – il fallimento e ricominciare veramente da zero: repulisti totale? Non lo so, forse pilastri come Leonard, Nelson e Taylor li terrei – anche se capirei perfettamente eventuali trade -, ma è imprescindibile mettere nero su bianco un progetto serio sul lungo termine, non possono permettersi di continuare imperterriti a scandagliare il cesto degli oggetti usati alla caccia di un career year del veterano di turno.
Per favore non prendete Carr dopo una stagione del genere.

Voto: 2. Fallimento totale, l’ennesimo. Spero solo che questa stagione faccia da spartiacque creando un prima e un dopo che non si compendia nei risultati ma nel modus operandi.


Jacksonville Jaguars

Record: 9-8.

Cosa è andato bene: Non potete immaginare quanto io sia fiero dei Jacksonville Jaguars, a mio avviso la squadra che più si è distinta in questa seconda metà di stagione. Cito alcune mie parole prese dal pagellone di metà stagione per fornirvi il contesto in cui inserire questa valutazione, «c’è margine di miglioramento? Certo che sì, vorrei vederli uscire vincitori da partite serrate limitando soprattutto il numero di turnover, ma è indubbio che abbiano compiuto passi da gigante rispetto allo scorso anno e che la strada intrapresa sia quella giusta»: mi avete per caso letto, cari Jaguars? Nella seconda metà di stagione Jacksonville è uscita vincitrice da ogni partita conclusasi con uno scarto inferiore-uguale al possesso, prova inconfutabile di maturità e forza mentale che se unite al talento a roster…
Trevor Lawrence è migliorato si è reso protagonista del miglioramento più fragoroso degli ultimi mesi, cominciando in un nonnulla a giocare da vero e proprio candidato MVP: nelle ultime nove partite – sette vittorie – l’ex prima scelta assoluta ha completato circa il 70% dei lanci tentati raccogliendo 15 touchdown a fronte di due miseri intercetti, numeri che sembrano usciti da una stagione MVP di Aaron Rodgers.
L’attacco dei Jaguars cresce partita dopo partita, sono sempre più consapevoli della propria forza e Doug Pederson è l’uomo perfetto per catalizzare un salto di qualità che, dovesse ripetersi, potrebbe consegnare loro le chiavi della AFC South per almeno il prossimo lustro.
Gli ultimi mesi sono solamente un assaggio di quello che possono diventare.

Cosa è andato male: Non ci troviamo davanti a una macchina perfetta, stiamo pur sempre parlando di una squadra qualificatasi ai playoff senza nemmeno raggiungere la doppia cifra di vittorie, ma la magnitudine dell’impresa portata a termine svuoterebbe di significato ogni mia critica.
Non sono perfetti, assolutamente, ma non avevano nemmeno l’ambizione di esserlo. Sono giovani, in crescita e sempre più consapevoli dei propri mezzi.
Li abbiamo lasciati sul 2-6 reduci da una dura sconfitta a Londra contro i Broncos, ce li siamo ritrovati 9-8, campioni di division e ai playoff: si fossero limitati a vincere 6 o 7 partite avrei comunque definito il loro campionato un successo, a quanto pare hanno deciso di superarsi.

Voto: 8. Non tanto per la stagione in sé, ma per le implicazioni sul futuro: esattamente come Paul Pierce, Trevor Lawrence è la verità e ho come l’impressione che fra non troppo tempo la NFL sarà la sua lega. Avete capito il significato di quel “sua”, vero?


Tennessee Titans

Record: 7-10.

Cosa è andato bene: Mi sembra inutile, e in un certo senso irrispettoso, sperticarmi in complimenti per il front seven più arcigno della lega – meno di 77 rushing yard a partita concesse, una miseria – perché stiamo pur sempre parlando di una squadra che ha concluso la stagione con sette sconfitte consecutive.
L’offseason che si apprestano a vivere non sarà particolarmente divertente.

Cosa è andato male: Non voglio in alcun modo provare a negare che siano stati sfortunati e infortunati, ma occorre sempre tenere a mente che permettere a una squadra sul 3-7 di rimontarti quando ti trovavi sul 7-3 – e ragionavi sul seeding – è un qualcosa di così aberrante che svuota automaticamente di ogni valore qualsivoglia alibi.
L’infortunio di Tannehill è indubbiamente stato decisivo, ma non è che con lui under center le cose andassero eccessivamente meglio. Tenendo presente che Burks sia stato costretto a saltare un numero importante di partite, mi preme comunicarvi che il leading receiver stagionale dei Titans sia stato Robert Woods con 527 yard, o se preferite 31 yard a partita: sì, stiamo parlando della squadra che poteva contare su A.J. Brown. Questa trade invecchia peggio di un bicchiere di latte lasciato sotto il sole a ferragosto.
Il fatto che abbiano ritenuto un’idea migliore giocarsi i playoff con Joshua Dobbs – mai sceso in campo da titolare prima di quest’assurda esperienza a Nashville – che con Malik Willis ci dice tutto quello che dobbiamo sapere su quanto questo sia pronto per la NFL: non sono sicuro che metteranno alla porta Ryan Tannehill tanto velocemente.
È assai inquietante che non siano stati più capaci di vincere una partita dopo il licenziamento del GM Robinson, ma indipendentemente da quello si trovano davanti a un bivio: spremere un ultimo ballo dal nucleo dei recenti successi o ripartire da capo con un GM nuovo?
Indipendentemente da tutto, i Titans del 2023 dovranno essere meno infortunati di quanto lo siano stati nell’ultimo biennio, competere così sarebbe impossibile per chiunque.

Voto: 3. Collasso totale da parte di una squadra esperta guidata da un allenatore – relativamente – esperto come Vrabel. Ripeto, nessun alibi può giustificare un disastro del genere.


 

7 thoughts on “NFL 2022: il pagellone di fine stagione per ogni squadra AFC

  1. Ci provo anch’io perché oramai è tradizione!

    10 a nessuna squadra. Solo ai Miami Dolphins del 1972.

    9 a nessuna squadra.

    8 a Kansas City, Buffalo e Cincinnati.

    7 a Los Angeles e Jacksonville.

    6 a Baltimore, Miami e Pittsburgh.

    5 a Tennessee, New York, New England, Cleveland.

    4 a Indianapolis e Houston.

    3 a Denver e Las Vegas.

    2 a nessuna squadra, ma ero tentato di darlo a Denver.

    • Il mio pagellone senza i tuoi voti razionali non sarebbe niente, perciò grazie mille :)

      • Ah, ah. Prego! E grazie a te per questi articoli: non posso dirlo ogni volta, ma è implicito!

  2. Dai Chargers mi aspettavo ben di più pure io, idem dai Raiders, ma forse avevo troppe aspettative nei loro confronti, alimentate dal fatto che mi aspettavo un calo dai Kansas City, che invero non solo non c’è stato ma mi sembrano persino meglio del loro passato.
    Sui Broncos ogni parola risulterebbe superflua (idem sui Colts) Wilson spero di sbagliarmi ma mi pare un giocatore in declino o forse più semplicemente è stato un insieme di fattori che non si sono allineati.
    Due parole sui Jets, in parte deluso pure da loro, hanno un discreto potenziale, soprattutto in difesa ma serve un quaterback, cosa non di poco conto.
    Ultimi i miei Patriots, delusione di diludendo, poco da dire, serve un bel ripulindi, specie in attacco, Mac Jones è tutto fuorché un fenomeno, il classico giocatore adatto ad un certo tipo di sistema, ma per farlo rendere devo crearli il giusto mix di giocatori, cosa che quest’anno non ho visto.
    Ripartirei di lui questo si, ma bisogna alzare l’asticella perché dopo Brady si è raccolto ben poco e penso che anche il tempo di BB stia iniziando a volgere al termine.

  3. Non troppo d’accordo per i Texans, ma tu sei un grande, il Bebo Nori del terzo millennio

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