Ogni anno è la stessa identica storia.
Ogni anno, dopo mesi di dolorosa astinenza, veniamo travolti da un’ondata di football che il nostro cervello non è pronto ad accogliere e, per non salvaguardare la nostra sanità mentale, noi tutti cadiamo vittima del più grave peccato di cui chi vuole parlare di NFL può macchiarsi: dare importanza alle overreaction – figuratevi che sempre più gente si riferisce a Week 1 direttamente come “overreaction week“.

Non biasimo chi ha deciso d’abbandonarsi a queste reazioni di pancia, ma vi invito a tenere presente due fatti.
Nel 2021 Aaron Rodgers e i Green Bay Packers furono massacrati – in modo molto analogo a quello di ieri, tra l’altro – dai New Orleans Saints e il numero 12, a furor di popolo, avrebbe dovuto tagliarsi i capelli e ritirarsi. Non troppi mesi dopo ha vinto il quarto MVP della carriera.
Nel 2020, sempre per mano dei New Orleans Saints, l’esordio di Tom Brady con i Tampa Bay Buccaneers fu funestato da un paio d’intercetti – fra cui una pick six – che spinsero un numero considerevole di persone a definirlo bollito e sprovveduto per aver cambiato casacca a quell’età. I Buccaneers a febbraio alzarono al cielo il Lombardi.
Week one, in soldoni, è stato concepito proprio per essere sbugiardato.

Partiamo proprio da Rodgers e dai Packers.
Quanto visto contro Minnesota non può assolutamente incoraggiare, ma non prendiamoci in giro, i Packers di domenica non possono essere considerati i veri Packers che, eventualmente, si riprenderanno e trotterelleranno verso un’altra tranquilla qualificazione ai playoff.
A onor del vero – occorre specificarlo -, le preoccupazioni sul receiving corp di Green Bay erano state più che pronosticate e salvo miracolose reazioni d’orgoglio il gioco aereo potrebbe aver bisogno di tempo per ingranare: molto probabilmente la partita avrebbe preso un’altra piega senza il drop di Christian Watson sul primo passaggio della stagione di Rodgers.
Ci sono stati tanti errori, alcuni veramente grossolani, ma sono convinto che esperienza e salute – la linea d’attacco può solo migliorare – ci permetteranno, fra qualche mese, di liquidare la debacle di ieri con una secca risata.

L’altro nome bollente, malgrado tutta l’acqua presa ieri, è quello di Trey Lance: sopravvalutato, inutile, deleterio, «era meglio Garoppolo», fallimento del front office e del coaching staff, insomma, fra domenica sera e ieri ne ho sentite di tutti i colori.
È vero, pioveva pure per Chicago e Justin Fields – non ho ancora smesso di essere felice per lui -, ma parliamoci chiaramente, in condizioni meteorologiche del genere nessun quarterback è in grado di esprimere la propria arte a un livello accettabile perché, semplicemente, il pallone da football americano non è fatto per essere lanciato efficientemente in contesti simili.
Non si tratta solamente di una partita, si tratta di una partita dirottata dal meteo che Chicago ha meritatamente vinto e San Francisco ha meritatamente perso: malgrado sia convinto che a fine stagione questa elle avrà modo di presentare il conto, sono altresì sicuro che saltare a conclusioni su Lance basandosi su un campione così ridotto e peculiare non abbia alcun senso.
Dategli un po’ di tempo.

Un incontro che ha fornito molti spunti interessanti è stato quello fra Dolphins e Patriots.
Per prima cosa, non sono disgustato della prestazione di Tagovailoa. Non è stato sicuramente spettacolare ma quando dall’altra parte c’è un reparto difensivo diretto da Belichick prestazioni “regolari” sono tutt’altro che garantite. Il gioco di corse, sinistramente simile a quello dello scorso anno, non ha funzionato particolarmente bene e l’esplosività di Hill e Waddle è stata tutto sommato limitata da un gameplan non particolarmente aggressivo: se togliamo dall’equazione il touchdown messo a segno da Melvin Ingram il nuovo attacco dei Dolphins ha prodotto solamente 13 punti.
Non proprio ciò che ci si aspettava dopo una offseason del genere, ma una vittoria è una vittoria, giusto?
La mia preoccupazione più grande sul loro conto riguarda il gioco di corse e sono convinto che nel momento in cui riusciranno a imporne uno rispettabile cominceranno ad arrivare big play pure via aria.

La prestazione del reparto offensivo dei Patriots, invece, sembra voler dare continuità a una narrativa secondo la quale questa versione del loro attacco sarebbe più spuntata di un cucchiaio: il capro espiatorio ovviamente non può che essere Mac Jones. Jones, contro una delle migliori difese della lega, ha saputo tenere a galla la propria squadra malgrado una prestazione ben sotto le aspettative della linea d’attacco e una batteria di ricevitori che non riesce a creare separazione: New England è stata aggrappata alla partita più di quanto possa suggerire il risultato finale.
Sapete che in articoli del genere tendo a essere insopportabilmente democristiano, ma in tutta sincerità credo che addossare la responsabilità della sconfitta a Jones sia di una pigrezza intellettuale insopportabile.
I problemi ci sono, esistono, ma riassumerli puntando il dito contro il giovane quarterback non ha alcun senso.

Hanno indubbiamente sorpreso, per i motivi sbagliati, le due squadre che si sono date battaglia all’ultimo Super Bowl, ossia i Cincinnati Bengals e i Los Angeles Rams.
Lasciatemi dire che il semplice fatto che Cincinnati sia stata più e più volte nella posizione di vincerla malgrado i cinque turnover ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul loro carattere e sulla calma di Joe Burrow: non giocheranno ogni domenica contro la difesa dei Pittsburgh Steelers, motivo per cui mi sento tranquillo a concedere il beneficio del dubbio alla nuova linea d’attacco, ieri comportatasi esattamente come quella vecchia. Con un long snapper sano e un po’ di fortuna in più Cincinnati avrebbe vinto senza problemi, ma giocare contro questi Steelers vuol dire anche questo.
Piccolo inciso sugli Steelers prima di passare ai Rams. Questa è la squadra che nessuno vuole incrociare lungo il proprio cammino perché, indipendentemente dal quarterback, con una difesa del genere potranno giocarsela ad armi pari contro chiunque. Proprio come nel 2021. O nel 2020.
Questi sono la cosa più vicina ai Baltimore Ravens del 2000 – scherzo, ovviamente.

Sui Rams ho poco da dire se non l’ovvio: hanno giocato contro i Buffalo Bills, se possibile la miglior squadra della National Football League.
Esattamente come Burrow, Stafford non sparacchierà intercetti a grappoli e la linea d’attacco, dopo qualche seduta in aula video con McVay, ricomincerà a garantirgli una tasca decisamente più pulita, Ramsey smetterà di concedere touchdown lunghi e trascinati dalle proprie stelle rivendicheranno la propria posizione nella gerarchia della NFC.

Se siete rimasti delusi dagli Indianapolis Colts non preoccupatevi, non siete assolutamente gli unici: quelli visti contro i Texans per i primi tre quarti sono stati gli stessi Colts delle ultime settimane della scorsa regular season.
Prevedibili, senza un vero playmaker all’infuori di Taylor e, novità dell’ultima ora, con una linea d’attacco che fatica tremendamente a prendersi cura del proprio quarterback quasi-quarantenne: non propriamente ideale.
Avranno bisogno di parecchio tempo, ma sono convinto abbiano il talento necessario per giocare “da Colts” ed essere sistematicamente la squadra più fisica in campo. La testardaggine che li porta a ignorare – da anni – la mancanza di talento fra i ricevitori è messa in evidenza dal fatto che a ricevere il maggior numero di yard dopo Pittman sia stato Hines, un running back.
Il tempo lenirà molti – ovvi – dolori, ma temo che la decisione di affrontare la stagione con un solo ricevitore affermato troverà modo di ritorcersi contro i loro sogni di grandezza.

Chi deve preoccuparsi, ma non disperarsi, sono i Dallas Cowboys, la cui stagione potrebbe già essere stata irrimediabilmente compromessa dall’infortunio alla mano destra di Dak Prescott: per prima cosa, guardiamo il calendario.
Il tempo previsto per il recupero si aggira fra le sei e le otto settimane, quindi Dallas giocherebbe contro i Bengals, a New York contro i Giants, contro Washington, a Los Angeles contro i Rams, a Philadelphia, contro Detroit e contro Chicago prima del bye week durante la nona settimana: poteva andare peggio.
Non voglio assolutamente insinuare che in luce della prestazione deludente prima dell’infortunio l’impatto di Prescott sul loro destino sia trascurabile, ma se ho imparato qualcosa dalla partita contro i Buccaneers è che questa difesa sia assolutamente in grado di trascinarli alla vittoria. Serve ovviamente il minimo indispensabile da parte dell’attacco, soprattutto dal gioco di corse, ma prima di darli per spacciati riguardate il Sunday Night Football: difficilmente ne segneranno trenta, ma possono vincere poco-a-poco contro avversarie come New York, Washington, Detroit e Chicago in modo da tenere viva la stagione fino al ritorno del franchise quarterback.

Non voglio fare solo quello che invita la gente a non perdere le speranze dopo una settantina di snap della propria squadra del cuore, per cui prima di chiudere trovo giusto mitigare pure l’entusiasmo di può sorridere in luce di una vittoria più o meno convincente.
I Chargers, malgrado la ruggine in attacco, non possono che affacciarsi al testa a testa coi Chiefs con un ben motivato sorriso: gli esplosivi investimenti lungo il versante difensivo hanno già cominciato a pagare dividendi. A condurli alla vittoria contro i tutt’altro che banali Raiders ci ha pensato la costante pressione applicata al povero Carr dal duo Mack-Bosa – 4.5 sack totali – che ha spinto il povero quarterback alla paranoia finendo per indurlo all’errore gratuito: una rondine non fa primavera e banalità varie, ma non potevano sperare in un miglior inizio.
Proviamo a metabolizzare il fatto che abbiano dovuto rinunciare solamente a una scelta al secondo round del draft per Mack: difficile, vero?

Non saprei dirvi se questi Giants possano giocarsela sempre ad armi pari contro squadre con la reputazione dei Titans, ma la sorprendente vittoria all’esordio può essere in grado di definire la loro stagione.
La decisione di Daboll di giocare la conversione da due punti – con un minuto rimasto a disposizione di Tennessee – ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sulla sua filosofia. Questi, anche se partiranno spesso sfavoriti, non sono più quelli che chiamano il quarterback sneak su 3&9. Ci proveranno contro chiunque e con un Barkley del genere potrebbero togliersi più soddisfazioni di quante potessimo aspettarci solo qualche giorno fa.
Non so quale siano le loro prospettive, ma permettetemi di dire che sembrano pronti a elevarsi a squadra che nessuno ha veramente voglia di incrociare.
Daboll non poteva sperare in un esordio migliore, in una sola partita s’è guadagnato il rispetto di chiunque con una rinfrescante sfrontatezza.

È difficile capire se i Vikings saranno effettivamente quelli visti contro i Packers o se hanno semplicemente avuto la fortuna di trovarli alla prima settimana quando sono “storicamente” battibili, ma pure in questo caso il cambio di regime ha sortito effetti immediati. Il mix di creatività e intelligenza di O’Connell mette le tante stelle offensive nella posizione di rendere al meglio delle proprie potenzialità e con un Justin Jefferson del genere nessuni può dormire sonni tranquilli.
Minnesota non è più la prevedibile e malservita accozzaglia di talento che si ostina a dare trenta tocchi a partita a Dalvin Cook indipendentemente da tutto, ma una squadra che vuole servirsi della corsa per punire la decisione avversaria di aprirsi un po’ nel tentativo di limitare Jefferson. Giocano un football finalmente moderno, complementare e intelligente, un qualcosa di impensabile ai tempi di Zimmer.
Tutto questo con un pass rush rinvigorito dall’innesto di Za’Darius Smith.

I Kansas City Chiefs non hanno assolutamente nulla a che fare con quest’articolo, ma voglio parlarne lo stesso.
Il dominio perpetrato sui poveri Cardinals non deve, non può sorprendere: con o senza Tyreek Hill Patrick Mahomes rimane uno dei giocatori più talentuosi ad aver mai calcato il gridiron. La ben assortita varietà offensiva li rende, se possibile, ancora più pericolosi e se per caso il gioco di corse riuscisse stabilmente a girare sui livelli visti domenica – anche se il front seven di Arizona è oggettivamente poca roba – molta gente potrebbe rimangiarsi alla svelta previsioni ingiustamente disfattiste.
E la difesa, malgrado i punti concessi in garbage time, mi è veramente piaciuta.

Sono trascorsi solamente quattro quarti – in qualche caso quattroeppassa -, reagire più o meno smodatamente alla realtà è un qualcosa di totalmente normale che definisce la nostra esperienza su questo pianeta, ma non dobbiamo commettere l’errore di dimenticare che la realtà sia per l’appunto percezione: ciò che abbiamo percepito in un campione così striminzito di snap non può in alcun modo elevarsi a verità assoluta, diamo il beneficio del dubbio, rimandiamo il verdetto di qualche settimana, facciamoci il favore di vivere questo magnifico campionato in modo costruttivo, non come Skip Bayless.
Magari qualche sensazione sarà confermata, ma fidatevi di me, nel 90% dei casi bollare il tutto con un sornione «è solo Week 1!» è quanto di meglio possiate fare.
Salvo tifiate Chiefs.

[Non prendetevela se non avete letto nulla sulla vostra squadra preferita, vi prometto che la settimana prossima tenterò di dare quanto più spazio possibile alle “snobbate” di oggi. Non ho nemmeno parlato dei Ravens!]

3 thoughts on “Capire Week 1 del 2022 NFL senza impazzire

  1. Ormai sono abituato alla prima di Green Bay ed in sé ovviamente non è una tragedia, rimango dell’idea però che Rodgers non sia l’uomo squadra, il capitano.
    Si, sicuramente fa miracoli, ma se c’è da risollevare una squadra in difficoltà o fa un td pass da 60yd o non ce la fa.
    Continua a non convincermi, da tifoso Packers spero di sbagliarmi, ma non lo vedo vincere un Superbowl, ha sicuramente il braccio, ma non ha la testa per farlo e in quelle partite è la testa che fa la differenza.
    Poi ha sicuramente fatto incredibili rimonte, ma non so, continua a non convincermi.

    • Son 3 anni che se ne vuole andare… Lo tengono per garantirsi i playoff e rimandare anni di figure magre.

  2. Da tifoso Dolphins devo dire che la prima partita mi ha deluso tantissimo: ho visto la stessa squadra del 2021-2022 con una formidabile difesa e un attacco “rachitico” privo di gioco di corse. La linea d’attacco ancora non va: protegge poco, non apre spazi per i running backs e…colleziona infortuni! Ma la cosa più frustrante è Tua: l’ho difeso per due anni, adesso è ora che si dia una svegliata! Non corre mai, non sa smarcarsi da nessun tentativo di sack, se il primo target è coperto…non sa che fare e poi lancia piano piano, mai oltre le 10-15 yards. Gli avversari lo capiranno molto presto che non ha braccio per dare palla in profondità! Se questo è il suo potenziale dopo tre anni di Nfl, è giusto metterlo in panchina molto presto. Io mi auguro che si svegli e che faccia vedere qualcosa per giustificare il suo draft di 3 anni fa, perchè al momento sono sicuro che con Bridgewater al timone il nostro attacco farebbe molto meglio (Waddle e Hill sono due missili). Vedremo. Due parole anche su Cincinnati che ho visto: la partita l’hanno persa due volte per colpa degli special teams e del povero kicker (prima il calcio della vittoria da poco più di 20 yds è stato intercettato dallo special teams avversario e poi durante l’overtime, di nuovo da distanza risibile il kicker ha calciato una ciofeca inguardabile). Alla fine hanno perso una partita incredibile, già vinta…

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