Shares

Di idee stupide nella vita ne ho avute veramente tante, prima fra tutte quella di venire al mondo, ma vi giuro, un’idea stupida come quella di proporvi questi pagelloni non la concepivo da anni. Ogni weekend, quando l’unica cosa che vorrei veramente fare è fissare il soffitto della mia stanza finché non cambia colore, mi ricordo che devo convivere con questa spada di Damocle dei pagelloni che, in sostanza, altro non sono che l’ennesima stanca riformulazione di quanto scritto in questi lunghissimi mesi di offseason – lo so, dovrei provare a convincervi a leggere il resto dell’articolo, ma arrivati a questo punto mi conoscete per quello che sono.
Circa.

Archiviata la AFC, o se preferite la conference che ha dominato la primavera, mi trovo costretto ad affrontare la NFC che, oggettivamente, si presenta ai nastri di partenza più debole che mai: realisticamente, solo cinque o al massimo sei squadre sembrano poter essere inserite nel discorso playoff senza forzature, ma siccome i posti sono sette e le sorprese innumerevoli, sono serenamente pronto a vedere la realtà dei fatti prendere a schiaffi le mie caustiche parole.
Partiamo.


Dallas Cowboys

Voto della free agency: 5-.

Voto del draft: 7,5.

Gli arrivi più importanti: Dante Fowler Jr., EDGE (FA); James Washington, WR (FA); Tyler Smith, OT (draft); Sam Williams, EDGE (draft); Jalen Tolbert, WR (draft); Jake Ferguson, TE (draft).

Le perdite più dolorose: Randy Gregory, EDGE (FA); Cedrick Wilson, WR (FA); La’el Collins, OT (FA); Connor Williams, C (FA); Ty Nsekhe, OT/OG (FA); Amari Cooper, WR (trade).

Miglioramento? Hanno mantenuto lo status quo, circa.

Analisi: La singola cosa che maggiormente mi ha indispettito dell’offseason dei Cowboys è stata la misera quinta scelta ricevuta per Amari Cooper, soprattutto in luce di quanto successo agli interpreti della posizione nei giorni successivi alla trade: Dallas, occorre precisarlo, era obbligata a smerciare Cooper prima del 20 marzo per pesanti implicazioni contrattuali – il contratto diventava totalmente garantito qualora fosse stato ancora a roster entro quel giorno.
Ciò detto, valutare l’offseason dei texani è incredibilmente complesso perché, di fatto, non riesco a capire se siano migliorati o se siano peggiorati: credete che siano più alte le probabilità che arrivi fino in fondo questa versione dei Dallas Cowboys o quella della scorsa stagione?

Come vi ho ripetuto a più riprese negli ultimi mesi, Dallas ha fatto il possibile per tenere il roster quanto più bilanciato possibile andando a rimpiazzare con decisione e precisione ogni giocatore perso: fuori Randy Gregory? Dentro il duo formato da Fowler Jr. – che secondo me con Parsons dall’altra parte potrebbe fare danni seri – e Williams.
Persi Cedrick Wilson e Amari Cooper? Dai, probabilmente il neo-rinnovato Michael Gallup, il promettente ma tediosamente fumoso James Washington e il rookie Jalen Tolbert dovrebbero aiutare Prescott a non rimpiangere Cooper e le sue precisissime tracce che spesso culminavano in ricezioni improbabili lungo la linea di bordocampo.
Infine ecco lo swap fra La’el Collins e il rookie Tyler Smith che, ovviamente, dovrà lenire il rammarico dato dalla dipartita di un tackle che nella propria tenuta in Texas ha fatto vedere ottime cose e che, anche grazie alla sua semplice presenza, qualche anno fa permetteva a tutti noi di riferirci alla O-line dei Cowboys come la migliore in assoluto della NFL.
Non biasimo minimamente la loro idea o tattica, le risorse umane per arrivare lassù ci sono già da un paio d’anni, manca sempre però quel qualcosa che permetta loro di sfangarla quando più conta, ossia ai playoff: basteranno un tot di volti nuovi, nella maggior parte dei casi inesperti?
Sinceramente, non saprei rispondervi.

Voto finale: 6. Un sei a una squadra in ricostruzione sarebbe da recepire come un qualcosa di estremamente preoccupante, un sei per una squadra competitiva e ben costruita come i Dallas Cowboys non è affatto da buttare. Si poteva fare di meglio, ma poteva andare decisamente peggio.


New York Giants

Voto della free agency: 4,5.

Voto del draft: 8.

Gli arrivi più importanti: Mark Glowinski, OG (FA); Tyrod Taylor, QB (FA); Jon Feliciano, OG (FA); Matt Breida, RB (FA); Kayvon Thibodeaux, EDGE (draft); Evan Neal, OT (draft); Wan’Dale Robinson, WR (draft); Joshua Ezeudu, OG (draft); Daniel Bellinger, TE (draft).

Le perdite più dolorose: Austin Johnson, DT (FA); Evan Engram, TE (FA); James Bradberry, CB (FA); Jabril Peppers, S (FA); Will Hernandez, OG (FA); Logan Ryan, CB (FA); Nate Solder, OT (FA); Kyle Rudolph, TE (FA); Danny Shelton, DT (FA).

Miglioramento? Hanno aggiunto un paio di giocatori iper-promettenti, ma il miglioramento più consistente sembra aver avuto luogo nella sideline.

Analisi: Il pessimo lavoro dell’ancien regime è, purtroppo, costato a Schoen e soci la possibilità di iniziare la propria tenuta con il botto – leggasi pure “free agency irrazionale e scellerata nella quale compromettere il proprio futuro per esaltare tifosi facilmente suggestionabili”.
Poco male, sapete benissimo quanto sia un fervente sostenitore della costruzione dal draft, cosa che mi rendo conto non suoni particolarmente bene in un momento storico nel quale un numero crescente di aspiranti filosofi dell’altro pallone si sfida a sofismi sulla costruzione dal basso.
La free agency è stata obbligatoriamente anonima e tranquilla, non poteva essere altrimenti dopo gli ingenti investimenti di Gettleman, motivo per cui lascerei perdere e mi concentrerei sul draft dove, in particolar modo nel primo round, New York ha aggiunto rivoluzionarie dosi di talento: sono apprezzabilmente sicuro che la combo Thibodeaux-Neal abbia animato i sogni umidi pre-draft di moltissimi tifosi e, a fine aprile, quella che sembrava essere un’ipotesi eccessivamente ottimistica per trovare riscontro nella realtà si è concretizzata.

Il mio problema con la loro offseason, o con loro in generale, risiede in Daniel Jones, quarterback che indipendentemente dai suoi – tanti – limiti non è mai stato messo nella posizione di avere successo: questo sarà il suo ultimo provino per un futuro con la sempre affascinante maglia blu dei New York Giants e, sinceramente, non credo che si affacci al campionato in un contesto particolarmente migliore rispetto a quello degli scorsi anni.
Certo, la linea d’attacco è stata sensibilmente potenziata dagli innesti di Neal e Glowinski e, soprattutto, siamo tutti al corrente dei poteri soprannaturali di Brian Daboll, allenatore che ha trasformato Josh Allen da tragicomico bust preso in giro dai cornerback durante le interviste a GQ a favorito per il premio di MVP, ma guardiamo in faccia i fatti: pure quest’anno Jones dovrà passare l’estate a imparare un sistema offensivo nuovo insieme a una batteria di ricevitori fragilini e deludente, non esattamente la miglior premessa per eventuali successi.
Hanno messo le basi per un futuro finalmente roseo e competente? Senza ombra di dubbio.
Hanno fatto il possibile per permettere a Daniel Jones di farcela? Non credo e, a onor del vero, non potevano fare tanto di più o di meglio.

Voto finale: 6+. Rileggete le due domande e decidete quale eleggere come chiave di lettura della loro offseason: la vostra valutazione, e di conseguenza la mia, cambierà in funzione d’essa.
Io ho dato il sei-più in quanto noto democristiano.


Philadelphia Eagles

Voto della free agency: 6,5.

Voto del draft: 8,5.

Gli arrivi più importanti: A.J. Brown, WR (trade); Haason Reddick, EDGE (FA); Fletcher Cox, DT (FA); James Bradberry, CB (FA); Kyzir White, LB (FA); Zach Pascal, WR (FA); Jordan Davis, DT (draft); Cam Jurgens, C (draft); Nakobe Dean, LB (draft).

Le perdite più dolorose: Steven Nelson, CB (FA); Rodney McLeod, S (FA); Ryan Kerrigan, EDGE (FA); Hassan Ridgeway, DT (FA).

Miglioramento? Sì, ora la palla è letteralmente in mano a Hurts.

Analisi: Attenzione, questa non è un’esercitazione, sto per parlare bene dell’offseason di una squadra della NFC: ripeto, questa non è un’esercitazione, adottate le misure di sicurezza che vi sono state insegnate alle scuole elementari e mettetevi sotto il banco prima di evacuare l’aula in fila indiana.

Che dire dei Philadelphia Eagles?
Jalen Hurts, in quanto quarterback che sa generare yard anche con le proprie gambe, non ha la fortuna di godere del beneficio del dubbio e la giuria, esattamente come nel caso di Lamar Jackson, è sempre pronta a sovranalizzare ogni suo errore brandendo torce e forconi: no, non voglio in alcun modo dirvi che Hurts sappia mandare in orbita il pallone come un Aaron Rodgers qualsiasi, ma fidatevi di me quando vi dico che un essere umano che non sa lanciare non finisce a fare il quarterback titolare in una squadra della National Football League, nemmeno se la squadra in questione milita nella fiacca NFC East.
Hurts è atteso da un anno molto importante nel quale dovrà mostrare miglioramenti che, a questo punto, ha finalmente senso attendersi. Direzionare l’ovale a gente come Goedert, Smith, Sanders e soprattuto A.J. Brown dovrebbe favorire il complesso processo di digestione del giocatore che l’opinione pubblica NFL fatica tremendamente a completare: dietro una linea d’attacco di spessore e con un supporting cast di primo livello, Hurts potrebbe cominciare a convincere veramente chiunque.
Hanno fatto un ottimo lavoro, non c’è che dire, hanno aggiunto talento pressappoco in ogni reparto preservando le preziosissime scelte al draft che garantiranno loro una certa flessibilità già dalla prossima offseason: l’esperimento Hurts non funziona? Poco male, con il capitale al draft accumulato in questi ultimi anni possono imboccare strade diverse senza dover passare dal purgatorio della ricostruzione.
Innesti come Reddick, Bradberry, White, Davis e Dean innalzano immediatamente il livello del reparto difensivo che, ragionevolmente, potrebbe trovare spazio in un’approssimativa e inopportuna top ten.
Tanto, se non tutto, dipenderà però dalla maturazione di Hurts: anno importante per lui – e se lo dico io che sono infatuato dei running back che si spacciano come quarterback…

Voto finale: 8-. Una delle migliori offseason della NFL: Philadelphia si è messa in tempo record nella posizione di competere in una conference piuttosto debole, anche se come già detto ad nauseam tutto dipenderà da Hurts.


Washington Commanders

Voto della free agency: 5-.

Voto del draft: 7+.

Gli arrivi più importanti: Carson Wentz, QB (trade); Andrew Norwell, OG (FA); Trai Turner, OG (FA); Jahan Dotson, WR (draft); Phidarian Mathis, DT (draft); Brian Robinson Jr., RB (draft); Percy Butler, S (draft); Sam Howell, QB (draft).

Le perdite più dolorose: Brandon Scherff, OG (FA); Tim Settle, DT (FA); Matthew Ioannidis, DT (FA); Landon Collins, S (FA); Ereck Flowers, OG (FA); Jon Bostic, LB (FA); Adam Humphries, WR (FA).

Miglioramento? Non quello che servirebbe a dare la scossa all’intera franchigia.

Analisi: A questo punto mi dispiace solamente per i tifosi, non sto scherzando.
Come può una squadra sempre al centro di scandali – e no, quello del nome non è uno scandalo, è una mossa “politica” dettata da circostanze esterne – vincere consistentemente partite di football americano?
Come può una squadra il cui owner è perennemente indagato per ogni nefandezza immaginabile – e non – avere la serenità necessaria per concentrarsi esclusivamente su quello che alla fine è e rimane un semplice gioco?
Come può un quarterback che ha perso sé stesso ritrovarsi in un contesto così disastrato?

Non saprei nemmeno io che dirvi del roster, hanno salutato giocatori importanti rimpiazzandoli con giocatori decenti, hanno esibito al mondo esterno la propria disperazione mettendo le mani su un quarterback che dopo il tragico epilogo della scorsa stagione credevo fosse diventato inutilizzabile, hanno aggiunto un quarterback al draft che desiderano ingenuamente si trasformi nel salvatore di un’intera franchigia, insomma, tutte le loro mosse hanno quel retrogusto di disperazione e approssimazione tipica di chi ha perso la bussola: le stanno provando tutte con la speranza che in quelle “tutte” ci sia anche qualcosa che funzioni veramente.
Non saprei che altro dirvi, cari lettori e care lettrici, l’unico fatto positivo di questa loro offseason travagliata è il meritatissimo rinnovo contrattuale dato a Terry McLaurin, il giocatore “più sottovalutato” della NFL secondo oramai qualsiasi appassionato: se l’unanimità dei tifosi fa riferimento a lui come “giocatore più sottovalutato della lega”, questo giocatore è così celebrato e apprezzato che non può per definizione essere sottovalutato, figuriamoci il più sottovalutato.

Voto finale: 6 per quanto riguarda il campo, -20 per tutto il resto. Il 2020 mi ha messo davanti all’evidenza che molte persone vanno in iperventilazione quando uno sportivo – o qualcuno che parla di sport -prova ad affrontare un argomento di vita reale, quindi sarò laconico e dritto al punto: finché al comando – avete visto cos’ho fatto? Sì? – di questa franchigia ci sarà Snyder le cose non potranno mai andare bene. Mai.


Post By Mattia Righetti (605 Posts)

Mattia, 26 anni. Vorrei farne un lavoro, perciò non esitate a contattarmi qualora dovesse servirvi qualcuno che scriva di football americano. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

Connect

4 thoughts on “Il pagellone definitivo dell’offseason NFL 2022: NFC East

  1. Alla fine s’è fatto il matrimonio tra Mayfield e Carolina, mi sembra un’unione un po’ stiracchiata e tardiva, però vedremo.

  2. Ciao Mattia! Secondo lei cosa dovrebbe succedere a Washington per poter invertire questo trend??

    • Manuel, per prima cosa MAI PIÙ il lei, ti prego!
      La situazione Washington è molto complicata e no, contrariamente a quanto Facebook vuole insegnarci il problema della franchigia non è sicuramente il nome, ma un presidente che anno dopo anno oltre che a creare continuo imbarazzo non è capace di circondarsi di gente in grado di fare il proprio lavoro. Ammetto che non è che senza Snyder questi vincerebbero automaticamente 12+ partite l’anno, ma è veramente difficile muoversi bene in uno sport del genere quando il “capo” è un idiota patentato. Non sono messi male come può sembrare, anche se affidarsi a Carson Wentz è ovviamente un rischio, ma finché ci sarà Snyder dubito che riusciranno a essere consistentemente competitivi.
      Grazie mille!

  3. Grazie mille per la risposta! Concordo pienamente sul rischio di puntare su Wentz. Ciò che più mi dispiace è che vedo nel roster un buon potenziale, ma ogni anno non riusciamo ad esprimerlo al meglio! Rivedibile anche a mio avviso il nostro draft, non resta che attendere l’inizio della regular season! A presto e ancora grazie

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.