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Gli incipit diventeranno sempre più ermetici perché, cari lettori e care lettrici, per circa un mesetto gli articoli seguiranno sempre il solito, più o meno pigro, format.

La gerarchia della AFC East, insieme alla prima division di cui parleremo la settimana prossima, è stata sconquassata da una valanga di arrivi che hanno di fatto rivoluzionato l’intero raggruppamento: è troppo presto per affermare con qualsivoglia parvenza di sicurezza che Dolphins e Jets abbiano sopravanzato i Patriots, ciò che però sembra essere indiscutibile è il semplice fatto che entrambe le squadre, almeno questa volta, si siano mosse con competenza e determinazione, merci rare quando si parla di Dolphins e Jets.

Riflettiamo un’ultima volta sul loro operato.


Buffalo Bills

Voto della free agency: 8,5.

Voto del draft: 8-.

Gli arrivi più importanti: Von Miller, EDGE (FA); Daquan Jones, DT (FA); Tim Settle, DT (FA); Rodger Saffold, OG (FA); O.J. Howard, TE (FA); Jamison Crowder, WR (FA); Kaiir Elam, CB (draft); James Cook, RB (draft); Terrel Bernard, LB (draft); Khalil Shakir, WR (draft).

Le perdite più dolorose: Mitch Trubisky, QB; Cole Beasley, WR; Levi Wallace, CB; Jon Feliciano, OG; Harrison Phillips, DT; Jerry Hughes, EDGE.

Miglioramento? Più che miglioramento parlerei di perfezionamento.

Analisi: Se un giorno dovessi per caso scomparire dalla faccia dell’Internet vi invito a non preoccuparvi eccessivamente, molto probabilmente i tifosi dei Buffalo Bills – veramente tanti (e ovviamente folli) sul suolo italico – sono venuti a requisirmi ogni apparecchio elettronico capace di connettersi all’Internet: lo sapete che vi voglio bene, anche se purtroppo sembrate pure essere al corrente del fatto che io porti una certa sfortuna, dunque vi capisco perfettamente.
Perdonatemi.

Mi sento estremamente a mio agio a definire perfetta la loro offseason, malgrado il voto qui sotto non sia assolutamente sinonimo di perfezione: il livello del roster era già così alto che in tutta sincerità dar loro un bel nove era praticamente impossibile.
Hanno migliorato, se possibile, tutte le aree “critiche” della loro versione 2021, ponendo particolare enfasi sulla defensive line – e sì, stiamo pur sempre parlando della miglior scoring defense dello scorso campionato: Settle e Jones rafforzano il cuore della linea difensiva mentre l’infinito Von Miller, non troppi mesi fa, ci ha dimostrato che quando una partita è a eliminazione diretta può ancora tranquillamente dominarla malgrado l’inarrestabile avanzamento degli anni.
Forse lo hanno pagato un po’ troppo, ma se i Rams ci hanno insegnato qualcosa è proprio che la targhetta attaccata a questo giocatore non indicherà mai un prezzo troppo alto.
Il reparto offensivo, che già poteva contare sul futuro MVP Josh Allen, il provvidenziale Diggs e i sempre più vicini alla definitiva consacrazione ed esplosivi Davis e Knox, è stato rinforzato dagli innesti di Crowder, probabilmente lo slot receiver più concreto e sottovalutato dell’ultimo decennio, il potenzialmente devastante O.J. Howard e James Cook, running back che potrebbe elevarsi in breve tempo a qualcosa più di semplice scat-back: nel 2022, molto semplicemente, fermare i Buffalo Bills sembra essere una vera e propria missione impossibile.
L’unica squadra che può fermarli è proprio quella che gioca a Orchard Park: evviva la chiusa filosofica!

Voto finale: 8+. Non so che altro aggiungere, hanno fatto tutto quello che dovevano fare per mettersi nella miglior posizione possibile per vincere il maledetto Super Bowl: vorrei iniziasse la stagione domani per lasciare finalmente la parola al campo.


Miami Dolphins

Voto della free agency: 9.

Voto del draft: 6.

Gli arrivi più importanti: Tyreek Hill, WR (trade); Raheem Mostert, RB (FA); Terron Armstead, OT (FA); Cedrick Wilson, WR (FA); Connor Williams, OG (FA); Chase Edmonds (RB); Teddy Bridgewater, QB (FA); Melvin Ingram, EDGE (FA); Sony Michel, RB (FA); Channing Tindall, LB (draft).

Le perdite più dolorose: Will Fuller, WR; Allen Hurns, WR; Jacoby Brissett, QB.

Miglioramento? Fin troppo.

Analisi: Indipendentemente dalla moltitudine d’innesti, indipendentemente dalla profondità – e brillantezza – dell’arsenale a disposizione di Tua Tagovailoa, indipendentemente da tutto, io non dimentico come questa società abbia trattato Brian Flores, allenatore e uomo per il quale è veramente difficile non fare il tifo: un po’ sergente di ferro, per carità, ma la rivoluzione culturale a cui ha sottoposto i Miami Dolphins in due anni è stata sbalorditiva e nessun tipo di mancata qualificazione ai playoff potrà gettare ombra sul suo operato.
Questi dovevano concludere il 2019 con zero vittorie salvo poi vincerne addirittura cinque grazie quasi esclusivamente alla leadership del proprio condottiero: dubito che ricoprirà tanto in fretta il ruolo di head coach – la battaglia legale contro la NFL è abbastanza una pietra tombale sulle sue prospettive – ma è chiaro che abbia tutto il necessario per eccellere in questo difficilissimo lavoro.
Se non si è capito non sono propriamente un fan del front office dei Dolphins, anche se…

… il lavoro da loro fatto in questi ultimi mesi è stato sbalorditivo, forse troppo.
Come già vi ho detto in separata sede, l’enorme cambiamento a cui è stato sottoposto il roster dei Dolphins carica forse di eccessive pressioni il “povero” Tagovailoa, quarterback messo davanti a un vero e proprio bivio dopo solamente una ventina di partite giocate in National Football League: certo è che con un supporting cast del genere l’ex-quinta scelta assoluta non ha più particolari ragioni per essere mediocre, linea d’attacco permettendo.
Il reparto a cui presterò maggior attenzione sarà, per l’appunto, proprio la linea d’attacco, la vera responsabile a mio avviso delle tribolazioni di Tua: Williams e Armstead dovrebbero immediatamente trascinarla perlomeno alla competenza, anche se negli anni ho imparato a non dare mai nulla per scontato quando si parla di Miami Dolphins.
L’attacco, quarterback escluso, ha tutto il necessario per giocarsela ad armi pari contro quello dei Bills: quarterback escluso, ripeto.

Voto finale: 7,5. Voto non particolarmente alto a causa di un draft oggettivamente povero e insipido: Miami ha investito con convinzione e cattiveria su un reparto offensivo che negli ultimi anni è stato terribilmente anemico e soporifero.


New England Patriots

Voto della free agency: 5,5.

Voto del draft: 6,5.

Gli arrivi più importanti: DeVante Parker, WR (trade); Jabrill Peppers, S (FA); Trent Brown, OT (rinnovo); Malcolm Butler, CB (FA); Devin McCourty, S (rinnovo); James White, RB (rinnovo); Cole Strange, OG (draft); Tyquan Thornton, WR (draft); Marcus Jones, CB (draft); Jack Jones, CB (draft).

Le perdite più dolorose: Shaq Mason, OG (trade); Ted Karras, OG/C; J.C. Jackson, CB; Brandon Bolden, RB; Kyle Van Noy, LB; Dont’a Hightower, LB; Jamie Collins, LB.

Miglioramento? Non lo so.

Analisi: Lo ripeterò fino alla morte: se esiste una persona ad aver guadagnato l’automatico beneficio del dubbio in National Football League è proprio Bill Belichick. Punto fermo e a capo.
Jets e Dolphins – e in misura minore pure i Bills – hanno regalato spettacolo a suon di firme e scelte al draft esaltanti e siccome l’hype è il metronomo dell’offseason, è in un certo senso intuitivo annoverare i New England Patriots fra i perdenti di questa noiosa parte di stagione: la realtà è che dopo una primavera 2021 storicamente attiva, New England non poteva permettersi chissà quanti colpi a effetto e ha tutte le ragioni del mondo per attendersi importanti passi in avanti da acquisizioni recenti come Jonnu Smith o Nelson Agholor.
Se volete, potete vedere questi ultimi mesi come ben pensato sequel di marzo 2021, il completamento di un lavoro di “ricostruzione” catalizzato dall’aver messo le mani sull’ultra-promettente Mac Jones.

È indiscutibile, però, che gli addii dei vari Mason – letteralmente regalato ai Buccaneers, anche se sono sicuro che Strange non ne farà sentire la mancanza -, Karras, Jackson, Van Noy e Hightower si faranno sentire in quanto stiamo pur sempre parlando di veterani d’altissimo livello che nel corso degli anni, in modi e gradi diversi, hanno dato un contributo fondamentale alle continue aggiunte di banner celebrativi a Gillette Stadium.
Non saprei dirvi se questo roster sia più competitivo di quello di dodici mesi fa, l’unica cosa di cui sono certo – preparatevi alla banalità delle banalità – è che l’esperienza maturata durante la scorsa stagione li renderà automaticamente più pericolosi: Mac Jones è indubbiamente più a proprio agio di quanto abbia potuto esserlo stato durante la prima parte della stagione 2021. Dopo un campionato e due training camp avrà sicuramente solidificato il rapporto con tutti i suoi ricevitori e, soprattutto, acquisito molta più confidenza con un playbook storicamente complicato.
Un Allen Robinson o un qualsiasi ricevitore con alle spalle anni di vera produzione avrebbe indubbiamente aiutato, però.

Voto finale: 6. Bisogna fidarsi di Bill Belichick, l’ossimoro vivente di hype: Belichick non ha mai vinto un Super Bowl a marzo o aprile, ma sempre a febbraio. Credo abbiate capito cosa intenda dire.


New York Jets

Voto della free agency: 8.

Voto del draft: 9.

Gli arrivi più importanti: Laken Tomlinson, OG (FA); D.J. Reed, CB (FA); Jordan Whitehead, S (FA); C.J. Uzomah, TE (FA); Tyler Conklin, TE (FA); Ahmad “Sauce” Gardner, CB (draft); Garrett Wilson, WR (draft); Jermaine Johnson, EDGE (draft); Breece Hall, RB (draft).

Le perdite più dolorose: Marcus Maye, S; Morgan Moses, OT; Jamison Crowder, WR; Laurent Duvernay-Tardif, OG; Greg Van Roten, OG.

Miglioramento? ENORME.

Analisi: Mi piacciono le cause perse, forse è questo il mio punto.
Negli anni mi sono esposto per gente come Kirk Cousins, Matthew Stafford ai tempi dei Lions, Derek Carr quando era in versione Derek Carretta, ho creduto nella squadra di Washington quando era ancora semplicemente “una squadra di football”, nei Vikings quando hanno sostituito Keenum con uno dei lanciatori di palloni menzionati poc’anzi, ho spesso preso cantonate clamorose per gente o squadre che probabilmente non lo meritavano: la storia sta per ripetersi con protagonisti, questa volta, i New York Jets.
Che ci posso fare?
Troveranno ovviamente un modo per deludermi e la storia di Zach Wilson si trasformerà in un nuovo esilarante capitolo da aggiungere all’enorme tomo dei bust che definisce, di fatto, l’identità di questa franchigia: lasciatemi però dire che l’infrastruttura costruitagli attorno negli ultimi mesi è perlomeno promettente.

Non hanno aggiunto fenomeni generazionali – via free agency – a la Tyreek Hill, gente la cui semplice presenza cambia completamente l’approccio che la lega ha verso una determinata squadra – o reparto -, ma gente come Tomlinson, Uzomah e Conklin permetterà a Wilson di vivere un 2022 più sereno rispetto alla propria stagione da rookie: a tal proposito non è assolutamente da sottovalutare l’acquisizione di Breece Hall che, insieme a Michael Carter, andrà a dare vita a un backfield probabilmente destinato a un ruolo centrale – leggasi numero di tocchi spropositato.
Togliere pressione al quarterback tramite un gioco di corse efficace ed efficiente è e rimarrà una delle migliori idee per mettere suddetto quarterback quanto più possibile a proprio agio, anche se in tal senso male sicuramente non fa regalargli un go-to-guy con una chiamata importante al primo round del draft: potete spuntare pure questa casella.
«Wilson to Wilson» diventerà uno dei più pigri “scherzi” – se così si possono definire i giochi di parole sui giocatori che hanno fatto la fortuna di certe paginette su Facebook – fra appassionati e ciò nonostante non ho voglia di lamentarmene perché sarebbe sinonimo di successo immediato per il ricevitore e, se non avete capito, quest’anno simpatizzo pesantemente per i New York Jets.
Se inizio a parlare del reparto difensivo probabilmente rischierei di sforare i limiti che mi sono autoimposto, ma lasciatemi dire solamente che Gardner, Reed e Whitehead mettono a disposizione del sapiente coach Saleh una secondaria d’infinito potenziale che potrebbe fare veramente grandissime cose.
Basta, finito.

Voto finale: 8,5. Intanto poi mi spezzeranno il cuore facendomi passare per hipster incompetente che si innamora solamente delle squadre bruttine che non vuole nessuno e che io rendo mie così, tanto per essere quello diverso dagli altri. Quest’anno credo nei Jets, credo in sette od otto vittorie, credo in football presentabile, credo in risultati che evidenzino la presenza di un progetto a lungo termine, ci credo sul serio.


 

Post By Mattia Righetti (596 Posts)

Mattia, 26 anni. Vorrei farne un lavoro, perciò non esitate a contattarmi qualora dovesse servirvi qualcuno che scriva di football americano. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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One thought on “Il pagellone definitivo dell’offseason NFL 2022: AFC East

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