AFC NORTH

Baltimore Ravens

Cosa serviva: più o meno di qualsiasi cosa in difesa

Le scelte: Kyle Hamilton, S, Notre Dame (scelta numero 14); Tyler Linderbaum, C, Iowa (scelta numero 25); David Ojabo, EDGE, Michigan (scelta numero 45); Travis Jones, DT, Connecticut (scelta numero 76); Daniel Faalele, OT, Minnesota (scelta numero 110); Jalyn Armour-Davis, CB, Alabama (scelta numero 119); Charlie Kolar, TE, Iowa State (scelta numero 128); Jordan Stout, P, Penn State (scelta numero 130); Isaiah Likely, TE, Coastal Carolina (scelta numero 139; Damarion Williams, CB, Houston (scelta numero 141); Tyler Badie, RB, Missouri (scelta numero 196)

Analisi: Mi sembra stupido specificarlo, ma se mi leggete da un po’ di tempo siete assolutamente al corrente che il mio cuore non mi abbia mai fatto desistere dal criticare i Baltimore Ravens: oggi mi risulta impossibile.
Per la prima volta da quando ho memoria non ho assolutamente nulla da appuntare a questo front office, figuratevi che la scelta di devolvere una delle sei scelte al quarto round per un punter non mi crea assolutamente nessun problema – Koch ha quarant’anni e tagliandolo si liberano due preziosi milioncini dal cap.
Forse non è arrivato il pass rusher pronto a contribuire da subito, ma è indubbio che puntellare la secondaria aiuterà immensamente il pass rush a creare pressione senza ricorrere ai blitz tanto amati dal dipartito Martindale: il duo Williams-Hamilton potrebbe dominare e restituire alla NFL una parvenza di Legion of Boom.
Le aggiunte lungo la linea d’attacco e il parco tight end la dicono lunga su quale sia il piano di battaglia di questa squadra per il 2022: Linderbaum potrebbe essere un All-Pro già il prossimo dicembre e Faalele, con un po’ di lavoro, ha tutto il necessario per sigillare il lato destro della linea d’attacco.
Jalyn Armour-Davis al quarto giro è un colpaccio che ha fatto evaporare gran parte delle mie preoccupazioni riguardanti la profondità a cornerback.
Semplicemente il miglior draft della NFL.

Voto: 9,5. Fra due anni potremmo trovarci a parlare della classe del 2022 dei Ravens come di una delusione ricolma di bust, ma a pochi giorni di distanza, secondo quanto deliberato in questi lunghi mesi di studio, Baltimore ha messo insieme un draft da antologia. Con pazienza e razionalità hanno spesso preso il miglior giocatore disponibile – in alcuni casi andando anche a indirizzare un bisogno. Benissimo.


Cincinnati Bengals

Cosa serviva: cornerback, edge rusher, interior lineman

Le scelte: Daxton Hill, S, Michigan (scelta numero 31); Cam Taylor-Britt, CB, Nebraska (scelta numero 60); Zachary Carter, DE, Florida (scelta numero 95); Cordell Volson, OG, North Dakota State (scelta numero 136); Tycen Anderson, S, Toledo (scelta numero 166); Jeffrey Gunter, EDGE, Coastal Carolina (scelta numero 252)

Analisi: È strano trovarsi a parlare del draft dei Cicinnati Bengals senza discutere per ore riguardo la friabilità della linea d’attacco: fortunatamente per Burrow al front office è bastato solamente perdere un Super Bowl per venire a patti con la primaria necessità di investire lungo O-line.
Seppur lontani dall’essere una squadra perfetta, i Bengals non avevano bisogno di chissà quanto lavoro e mi sento di dire che abbiano fatto esattamente quello che dovevano fare rafforzando principalmente la secondaria.
Non hanno perso il Super Bowl per colpa della difesa, questo risulta lapalissiano a chiunque abbia visto la partita, ma permettetemi di dire che, qualora le mosse degli ultimi giorni dovessero pagare dividendi, marciare lungo il campo contro di loro diventerà immensamente più complicato.
Credo ci sia un filo di delusione per non essere stati in grado di prendere uno fra Karlaftis e Wyatt, ma Hill saprà consolarli senza alcun problema.

Voto: 7. Draft molto tranquillo quello dei Cincinnati Bengals: una squadra arrivata a un Matthew Stafford di distanza dal vincere il Super Bowl non ha sicuramente bisogno di rivoluzioni durante il draft, soprattutto se si tiene presente quanto fatto in free agency lungo la linea d’attacco. Ottima, a mio avviso, la scelta di concentrarsi sulla secondaria.


Cleveland Browns

Cosa serviva: defensive tackle, pass rusher, wide receiver

Le scelte: Martin Emerson, CB, Mississippi State (scelta numero 68); Alex Wright, DE, UAB (scelta numero 78); David Bell, WR, Purdue (scelta numero 99); Perrion Winfrey, DT, Oklahoma (scelta numero 108); Cade York, K, LSU (scelta numero 124); Jerome Ford, RB, Cincinnati (scelta numero 156); Mike Woods, WR, Oklahoma (scelta numero 202); Isaiah Thomas, EDGE, Oklahoma (scelta numero 223); Dawson Deaton, C, Texas Tech (scelta numero 246)

Analisi: La trade che ha restituito Troy Hill ai Los Angeles Rams – deve essere orribile spendere la quasi totalità della propria carriera in una squadra tranne che nell’anno in cui tale squadra vince il Super Bowl – mi aiuta a comprendere come mai Cleveland abbia devoluto la propria scelta più alta per un cornerback: come ci insegnano squadre mitragliate dagli infortuni, non si possono mai avere abbastanza cornerback in un roster NFL nel 2022.
Draft veramente solido quello dei Browns che hanno colmato un paio di lacune assicurandosi giocatori a cui fra non troppi anni potremmo riferirci utilizzando l’abusato termine steal: sto ovviamente parlando di David Bell e Perry Winfrey, individui che non avrebbero dovuto essere disponibili alla 99 e alla 108.
I Marroni ora possono vantare un roster di primo livello – squalifica di Watson permettendo – e per questa ragione non ho alcuna intenzione di criticare la scelta di investire una scelta al quarto round per un kicker: credo siate consci del vantaggio competitivo dato dal poter contare su un kicker di livello in grado consistentemente di convertire piazzati.
Se hanno individuato in Cade York il kicker del futuro capace di risolvere definitivamente l’annoso problema che attanagliava la posizione, perché mai dovrei criticarli?

Voto: 7,5. Malgrado la scoraggiante mancanza di scelte ai primi due round, Cleveland si è mossa veramente bene ottimizzando ogni singola pick: Wright, Bell e Winfrey potrebbero dire la loro fin da subito. Per il secondo anno consecutivo escono dalla offseason esponenzialmente rinforzati.


Pittsburgh Steelers

Cosa serviva: rimpolpare la difesa e continuare a investire sulla linea d’attacco

Le scelte: Kenny Pickett, QB, Pittsburgh (scelta numero 20); George Pickens, WR, Georgia (scelta numero 52); DeMarvin Leal, DT, Texas A&M (scelta numero 84); Calvin Austin III, WR, Memphis (scelta numero 138); Connor Heyward, TE, Michigan State (scelta numero 208); Mark Robinson, LB, Mississippi (scelta numero 225); Chris Oladokun, QB, South Dakota State (scelta numero 241)

Analisi: Sta succedendo qualcosa di strano: da un paio di mesi a questa parte non riesco a smettere di complimentarmi con gli Steelers di Pittsburgh.
Come direbbe l’unico vero re della comicità italiana, «dottore chiami un dottore!».
Da dove partire? Ovviamente da Kenny Pickett, quarterback le cui lacrime ci hanno ricordato come mai lo sport possa essere considerato l’epica dell’uomo moderno: dopo aver fatto l’università a Pittsburgh, Pickett è stato benedetto dalla rarissima opportunità di dare continuità alla propria vita e restare, di fatto, a casa.
C’è ovviamente del lavoro da fare, ma Pittsburgh può tranquillamente trasformarlo in un franchise quarterback, soprattutto se si guarda velocemente a chi potrà direzionare il pallone: Diontae Johnson, Chase Claypool, Pat Freiermuth, Najee Harris, George Pickens e Calvin Austin.
Gli ultimi due fra i sopracitati sono a mio avviso due veri steal, anche se credo che tutto sommato non avranno di che lamentarsi visto che esercitare la professione di wide receiver a Pittsburgh è il sogno pressoché di qualsiasi ricevitore: questo coaching staff saprebbe trasformare pure me in un affidabile slot receiver da mille yard a stagione.
Analogamente ai giovani ricevitori, pure Leal al terzo giro può essere visto come uno steal e capitare in una linea difensiva del genere… vabbè, che ve lo dico a fare.
Draft eccellente.

Voto: 8,5. Non so cosa mi sia preso, ma ultimamente sono schifosamente effusivo con i Pittsburgh Steelers. Personalmente avrei speso un paio di scelte per la linea d’attacco, ma non posso criticare il loro approccio: indipendentemente dal quarterback l’attacco degli Steelers promette fuochi d’artificio. Nessuno sa sviluppare i ricevitori meglio di loro.


AFC EAST

Buffalo Bills

Cosa serviva: migliorare la profondità della secondaria e continuare ad aggiungere pass rusher

Le scelte: Kaiir Elam, CB, Florida (scelta numero 23); James Cook, RB, Georgia (scelta numero 63); Terrel Bernard, LB, Baylor (scelta numero 89); Khalil Shakir, WR, Boise State (scelta numero 148); Matt Araiza, P, San Diego State (scelta numero 180); Christian Benford, CB, Villanova (scelta numero 185); Luke Tenuta, OT, Virginia Tech (scelta numero 209); Baylon Spector, LB, Clemson (scelta numero 231)

Analisi: Riassumiamo.
Avevano bisogno di un cornerback per compensare alla dipartita di Levi Wallace – e per tutelarsi in caso di imprevisti nel recupero di White – e se ne sono assicurati uno ottimo in Kaiir Elam.
Devin Singletary, malgrado un buon finale di stagione, non sembra essere capace di trovare la consistenza necessaria per comandare un backfield: inserire James Cook – fratello di Dalvin – che con la propria esplosività aggiunge una nuova dimensione a un attacco già letale.
Bernard è il classico giocatore scivolato al draft esclusivamente per dubbi legati alle dimensioni fisiche, come contassero veramente qualcosa.
Shakir è lo slot receiver del futuro, la soluzione sul lungo termine pronta a succedere l’ottimo Jamison Crowder, un playmaker che indipendentemente da tutto macina yard e produce highlight.
Figuratevi che il loro nuovo punter è soprannominato Punt God, nome piuttosto eloquente per uno la cui professione è spedire in orbita il pallone tramite punt.
Draft sensazionale che dà continuità a una free agency sensazionale.

Voto: 8-. I Bills si approcciavano al draft con pochissime lacune e dopo la maratona del weekend sono più profondi e completi che mai. Hanno veramente tutto il necessario per vincere oggi, ma anche domani. Come continuo a ripetere da mesi, questo front office è apparentemente immune agli errori.


Miami Dolphins

Cosa serviva: edge rusher, linebacker

Le scelte: Channing Tindall, LB, Georgia (scelta numero 102); Erik Ezukanma, WR, Texas Tech (scelta numero 125); Cameron Goode, EDGE, California (scelta numero 224); Skylar Thompson, QB, Kansas State (scelta numero 247)

Analisi: Qua non c’è molto da dire.
Tindall è un linebacker iper-atletico che molto probabilmente assaggerà il campo già da settembre e che risponde a un bisogno essenziale, Ezukanma potrebbe restare seppellito dall’illegale dose di talento presente nel receiving corp di Miami mentre Goode e Thompson avranno bisogno di tempo per svilupparsi ed eventualmente contribuire.
Do loro un bel sei politico e passo oltre visto che di questa squadra ne ho parlato a oltranza nell’ultimo mese.

Voto: 6. Con sole quattro scelte i Dolphins non potevano sicuramente fare chissà cosa, ma se non altro hanno aggiunto il linebacker e il pass rusher di cui avevano bisogno. Un draft relativamente anonimo era più che prevedibile dopo i funamboli della free agency.


New England Patriots

Cosa serviva: wide receiver, cornerback, linebacker

Le scelte: Cole Strange, OG, Tennessee-Chattanooga (scelta numero 29); Tyquan Thornton, WR, Baylor (scelta numero 50); Marcus Jones, CB, Houston (scelta numero 85); Jack Jones, CB, Arizona State (scelta numero 121); Pierre Strong, RB, South Dakota State (scelta numero 127); Bailey Zappe, QB, Western Kentucky (scelta numero 137); Kevin Harris, RB, South Carolina (scelta numero 183); Sam Roberts, DT, NW Missouri State University (scelta numero 200); Chasen Hines, C, LSU (scelta numero 210); Andrew Stueber, OT, Michigan (scelta numero 245)

Analisi: Cole Strange serviva: è inutile provare a negare l’ovvio, New England aveva bisogno di una nuova guardia in grado di scendere in campo da titolare già a settembre. Forse avrebbero potuto prenderlo dopo, forse avrebbero dovuto utilizzare la scelta al primo round per un linebacker, forse abbiamo ragione noi che parliamo da esterni senza particolare cognizione di causa, ma per favore, Belichick sa quello che fa: non stupitevi se Strange dovesse diventare un Pro Bowler.
Thornton, analogamente a Strange, non era auspicato così alto, ma attenzione che il ragazzo dispone della velocità necessaria per punire le secondarie avversarie in profondità.
Il bisogno disperato di cornerback ̬ stato indirizzato selezionando Marcus e Jack Jones, e qui mi disinteresso totalmente del parere degli analisti in quanto come testimoniatoci recentemente dalle esplosioni di Malcolm Butler e J.C. Jackson Рentrambi undrafted free agent РBelichick sa sviluppare i cornerback meglio di chiunque altro.
Mi incuriosisce la mancata selezione di un linebacker, gli addii di Van Noy e Hightower hanno creato una lacuna nel cuore della difesa di New England che a mio avviso poteva essere colmata, ma l’uomo col cappuccio ha preferito spendere due preziose scelte nei round centrali per dei running back che vanno ad aggregarsi a un backfield incredibilmente sovraffollato.
Alla fine, come sempre, riderà lui.

Voto: 6,5. Nel 2022 bisogna fidarsi di Bill Belichick, anche se a questo punto la situazione running back sta diventando un vero e proprio meme. In ogni caso quest’uomo sa perfettamente quello che sta facendo, quindi noi eroi della tastiera dovremmo quietarci immediatamente.


New York Jets

Cosa serviva: tantissimo aiuto in difesa anche se un ricevitore di livello non guasterebbe

Le scelte: Ahmad “Sauce” Gardner, CB, Cincinnati (scelta numero 4); Garrett Wilson, WR, Ohio State (scelta numero 10); Jermaine Johnson, EDGE, Florida State (scelta numero 26); Breece Hall, RB, Iowa State (scelta numero 36); Jeremy Ruckert, TE, Ohio State (scelta numero 101); Max Mitchell, OL, Louisiana (scelta numero 111); Michael Clemons, DE, Texas A&M (scelta numero 117)

Analisi: Il primo giorno del loro draft potrebbe segnare lo spartiacque fra un “prima” fatto di incompetenza, tossicità e disfunzionalità e un “dopo” all’insegna della rispettabilità, serietà e qualche vittoria in più.
Rob Saleh è un allenatore di matrice difensiva che, dopo aver devoluto gli ultimi draft all’allestimento di un reparto offensivo degno di nome, ha visto la propria pazienza essere premiata dagli innesti Sauce Gardner e Jermaine Johnson: per rendere l’idea della bontà del loro draft mi limiterò a dirvi che nessuno avrebbe mosso un’obiezione particolarmente sensata a criticare l’eventuale utilizzo della quarta – o decima – scelta assoluta per Johnson.
Un cornerback capace di togliere dall’equazione il miglior ricevitore avversario e un pass rusher da doppia cifra costante sono spesso ciò che basta a una difesa per entrare nel gotha, e con Saleh al comando non ritengo assolutamente improbabile che quest’ottimistica ipotesi trovi riscontro nella realtà.
Wilson ora ha un nuovo go-to-guy, Garrett Wilson, un nuovo running back capace di semplificargli la vita, Breece Hall, e un tight end che avrà tutto il tempo del mondo per imparare dietro ai veterani Uzomah e Conklin ma che già adesso si distingue per la propria abilità nel run blocking.
Non me la sento di criticare la scelta di spendere la 36esima scelta per un running back, noi tutti siamo al corrente di quanto un quarterback possa beneficiare della presenza di un gioco di corse efficace e il duo Carter-Hall potrebbe tranquillamente imporre la propria volontà su qualsiasi front seven.
Non vedo l’ora che arrivi settembre per essere deluso ancora una volta.

Voto: 9. È stato un peccato che il loro draft sia finito così presto, ma quanto fatto durante il primo giorno è stato più che sufficiente a garantir loro un voto estremamente alto. I pezzi sembrerebbero esserci, vedremo se il campo emetterà un verdetto finalmente benevolo.


AFC WEST

Denver Broncos

Cosa serviva: offensive tackle, defensive tackle, profondità in secondaria

Le scelte: Nik Bonitto, EDGE, Oklahoma (scelta numero 64); Greg Dulcich, TE, UCLA (scelta numero 80); Damarri Mathis, CB, Pittsburgh (scelta numero 115); Eyioma Uwazurike, DT, Iowa State (scelta numero 116); Delarrin Turner-Yell, S, Oklahoma (scelta numero 152); Montrell Washington, WR, Samford (scelta numero 162); Luke Wattenberg, C, Washington (scelta numero 171); Matt Henningsen, DT, Wisconsin (scelta numero 206); Faion Hicks, CB, Wisconsin (scelta numero 232)

Analisi: La premessa è tanto intuitiva quanto obbligatoria: i Denver Broncos hanno colmato la più grande e debilitante lacuna del loro roster due mesi fa – il tempo vola in offseason, anche se adesso rallenterà – assicurandosi Russell Wilson.
Ovviamente la trade di Wilson è costata loro la possibilità di usufruire di scelte particolarmente alte, ma ciò nonostante si sono mossi egregiamente mettendo le mani su uno dei pass rusher più efficaci dell’intera classe, Nik Bonitto di Oklahoma: in un modo o nell’altro questo ragazzo arriva al quarterback avversario e calarlo in una rotazione che già comprendeva Bradley Chubb e Randy Gregory potrebbe creare giusto un paio di problemi ai reparti offensivi avversari.
Guardate “cosa serviva”: ecco, hanno fatto esattamente quello che dovevano fare rimpinguando sia secondaria che defensive line e non credo di avere i mezzi tecnici per discutere i giocatori selezionati.
Intrigante l’aggiunta di Dulcich, tight end che allunga il campo.
Draft ancillare a una free agency esplosiva.

Voto: 7,5. Hanno aggiunto profondità dove era necessaria pescando giocatori che, secondo i sempre loquaci analisti, non avevano particolari ragione di essere disponibili quando il front office dei Broncos ha compilato il foglietto con i loro dati. Profondità e potenziale, bene così.


Kansas City Chiefs

Cosa serviva: wide receiver, cornerback, right tackle

Le scelte: Trent McDuffie, CB, Washington (scelta numero 21); George Karlaftis, EDGE, Purdue (scelta numero 30); Skyy Moore, WR, Western Michigan (scelta numero 54); Bryan Cook, S, Cincinnati (scelta numero 62); Leo Chenal, LB, Wisconsin (scelta numero 103); Joshua Williams, CB, Fayetteville State University (scelta numero 135); Darian Kinnard, OG, Kentucky (scelta numero 145); Jaylen Watson, CB, Washington State (scelta numero 243); Isiah Pacheco, RB, Rutgers (scelta numero 251); Nazeeh Johnson, CB, Marshall (scelta numero 259)

Analisi: Tutti attendevano il successore di Tyreek Hill, dove per “successore di Tyreek Hill” si intendeva un ricevitore selezionato obbligatoriamente al primo round: il front office dei Chiefs è troppo intelligente per assecondare i desideri di noi utenti annoiati dell’Internet.
Consapevoli dell’unicità della loro situazione – una squadra del genere difficilmente disporrà tanto a breve di un numero così elevato di pick – hanno deciso di sottoporre il reparto difensivo a un necessario restauro: McDuffie, Karlaftis e Chenal potrebbero essere subito inseriti nella formazione titolare, dando così una botta di vita a un’unità che negli ultimi mesi ha sofferto un paio di perdite dolorose.
Non commettiamo però l’errore di sottovalutare chi è stato aggiunto durante il terzo e ultimo giorno della nostra festività pagana preferita.
Il successore di Tyreek Hill non sarà un solo giocatore, ma la combinazione fra la creatività di Andy Reid e la completezza di un corpo ricevitori formato da Valdes-Scantling, Smith-Schuster – per la gioia di chi in questi giorni ha imbracciato le armi polemizzando inutilmente sul doppio cognome -, Hardman, Gordon e Skyy Moore, rookie letale dopo la ricezione con mani affidabilissime: Reid saprà come ottimizzare il talento di ogni singolo giocatore.
Uno dei migliori draft in assoluto.

Voto: 9. La corsa alle armi della AFC West non ha ovviamente lasciato indifferenti i Chiefs che hanno risposto al fuoco nemico investendo pesantemente su un reparto difensivo che nel 2021 ha permesso loro di salvare la stagione mentre l’attacco annaspava. A mio avviso hanno sfruttato nel migliore dei modi ogni singola scelta, andando ad aggiungere giocatori di valore laddove serviva veramente. Attenti a Skyy Moore.


Las Vegas Raiders

Cosa serviva: un po’ di aiuto lungo l’offensive line e soprattutto in secondaria

Le scelte: Dylan Parham, OG, Memphis (scelta numero 90); Zamir White, RB, Georgia (scelta numero 122); Neil Farrell, DT, LSU (scelta numero 126); Matthew Butler, DT, Tennessee (scelta numero 175); Thayer Munford Jr.; OT, Ohio State (scelta numero 238); Brittain Brown, RB, UCLA (scelta numero 250)

Analisi: Risorse limitate ma idee ben chiare: i Las Vegas Raiders vogliono malmenare l’opposizione sulla linea di scrimmage.
Las Vegas ha devoluto ogni singola scelta al draft per eroi delle trincee, ossia offensive lineman, defensive lineman e running back: considerando che si sono rifiutati di esercitare l’opzione per il quinto anno di Josh Jacobs, credo che McDaniels proverà ad affidarsi con sempre maggior convinzione alla combinazione White-Brown.
Non ho molto altro da dirvi, il ridotto numero di scelte è probabilmente stato sfruttato nel migliore dei modi, anche se a parer mio avrebbero potuto provare a mettere le mani su qualcuno in grado di marcare i ricevitori avversari: la secondaria è alquanto sospetta.

Voto: 7+. Derek Carr deve obbligatoriamente essere un uomo felice: il front office dei Raiders lo ha coccolato circondandolo di skills player che gli renderanno decisamente più facile portare a casa la giornata. Un po’ preoccupato per la loro secondaria, ma credo si rivolgeranno a qualche veterano in free agency.


Los Angeles Chargers

Cosa serviva: continuare a investire su entrambe le linee

Le scelte: Zion Johnson, OL, Boston College (scelta numero 17); JT Woods, S, Baylor (scelta numero 79); Isaiah Spiller, RB, Texas A&M (scelta numero 123); Otito Ogbonnia, DT, UCLA (scelta numero 160); Jamaree Salyer, OL, Georgia (scelta numero 195); Ja’Sir Taylor, DB, Wake Forest (scelta numero 214); Deane Leonard, DB, Mississippi (scelta numero 236); Zander Horvath, FB, Purdue (scelta numero 260)

Analisi: Quanto fatto dai Chargers nelle ultime due offseason è da insegnare nei corsi universitari di team building alla versione americana della Bocconi: ovviamente sto parlando della linea d’attacco.
Malgrado il loro approccio alla NFL sia stato diametralmente diverso, Justin Herbert e Josh Allen hanno potuto beneficiare della competenza di un front office che li ha gradualmente circondati di gente capace di rendere la loro vita infinitamente più semplice: i Bills hanno confezionato un receiving corp completo e competente, i Chargers hanno assemblato in tempo record una linea d’attacco di livello.
Johnson e Salyer potrebbero trovare spazio fin da subito regalando così a Herbert una O-line interamente diversa a quell’accozzaglia di giocatori incapace di proteggerlo durante la stagione da rookie.
Hanno giustamente dato profondità alla secondaria – nella NFL moderna spendere una scelta al draft per un CB non sarà mai una cattiva idea – e regalato a Ekeler un compagno di merende che si addossi un maggior numero di portate permettendo così al brillantissimo scat-back di fare razzie principalmente come ricevitore.
Com’è oramai consuetudine, molto bene.

Voto: 7,5. Fra non troppo tempo potremmo rivolgerci alla loro linea d’attacco come alla migliore dell’intera National Football League. Dopo una free agency clamorosa, la squadra di Los Angeles che non ha vinto il Super Bowl ha messo insieme un draft molto intelligente che ha di fatto ultimato la costruzione di un roster di primissimo livello. Un po’ triste in quanto estimatore di Austin Ekeler come fantamessia.


AFC SOUTH

Houston Texans

Cosa serviva: tutto

Le scelte: Derek Stingley Jr., CB, LSU (scelta numero 3); Kenyon Green, OL, Texas A&M (scelta numero 15); Jalen Pitre, DB, Baylor (scelta numero 37); John Metchie III, WR, Alabama (scelta numero 44); Christian Harris, LB, Alabama (scelta numero 75); Dameon Pierce, RB, Florida (scelta numero 107); Thomas Booker, DT, Stanford (scelta numero 150); Teagan Quitoriano, TE, Oregon State (scelta numero 170); Austin Deculus, OL, LSU (scelta numero 205)

Analisi: Il draft degli Houston Texans è estremamente polarizzante in quanto alcuni analisti sostengono che questi abbiano “sprecato” le loro scelte per giocatori interpreti di posizioni secondarie: calma.
Aver investito su un cornerback e un interior lineman piuttosto che su un pass rusher e un offensive tackle è un qualcosa su cui si può tranquillamente discutere ma che credo vivamente non sia da condannare: è chiaro che il front office abbia seguito ciecamente il proprio big board, lascerei al campo il divertente compito di emettere un verdetto.
In ogni caso, Houston ha messo le fondamenta per gli eventuali successi del futuro andando a iniettare a un roster pressoch̩ privo di talento prospetti che non dovrebbero aver particolari problemi Рsalute permettendo Рa giustificare gli investimenti compiuti da chi detiene il potere decisionale РEasterby? Рin questa bizzarra franchigia.
A me che ne so poco il loro draft è veramente piaciuto, anche se guardando il loro roster non era difficile entusiasmarsi per l’innesto di forze fresche.

Voto: 8. Parliamoci chiaro, uscire rafforzati dal draft non era sicuramente un’impresa titanica per questa versione degli Houston Texans. Il verdetto come sempre spetterà al campo, tuttavia sono convinto abbiano messo insieme un buonissimo draft.


Indianapolis Colts

Cosa serviva: wide receiver, offensive tackle, edge rusher

Le scelte: Alec Pierce, WR, Cincinnati (scelta numero 53); Jelani Woods, TE, Virginia (scelta numero 73); Bernhard Raimann, OT, Central Michigan (scelta numero 77); Nick Cross, S, Maryland (scelta numero 96); Eric Johnson, DT, Missouri State (scelta numero 159); Andrew Ogletree, TE, Youngstown State (scelta numero 192); Curtis Brooks, DT, Cincinnati (scelta numero 216); Rodney Thomas, DB, Yale (scelta numero 239)

Analisi: Avevano disperatamente bisogno di qualcuno che aggiungesse la terza dimensione al loro reparto offensivo grazie a mezzi atletici sopra la media: inserire Pierce e Woods, due iper-atleti che permetteranno a Ryan di cercare la profondità senza dover ricorrere all’ennesimo contratto annuale dell’oramai troppo-acciaccato-per-continuare-a-giocare TY Hilton.
Pierce e Woods hanno ampio margine di miglioramento ma credo che ciò che già possono offrire garantisca loro un ruolo importante fin da subito, esattamente come Raimann, massiccio offensive tackle che potrebbe andare a sostituire il dipartito Eric Fisher: molti lo davano al primo round, perciò pure in questo caso ottimo lavoro.
Forse non si sono portati a casa il pass rusher che desideravano, ma come detto nel caso dei Ravens puntellare la secondaria è una buona strategia per semplificare la vita ai propri pass rusher: Nick Cross alla 96, in tal senso, è l’archetipo della value pick.
Buonissimo draft, come sempre, per una squadra che con un po’ più di convinzione in free agency – e con un ritiro di Andrew Luck in meno – potrebbe veramente fare rumore in una AFC affollatissima nei piani alti.

Voto: 7,5. La situazione era tutt’altro che ideale, ma il buon Ballard non si smentisce mai. Malgrado l’inattività del primo giorno, Indianapolis sembrerebbe poter contare su un paio di volti nuovi in attacco pronti a contribuire da subito. Sono perfettamente consapevoli che con Ryan under center l’unica cosa che conti sia il presente e mi sento di dire che lo stiano mettendo in una posizione ben migliore rispetto a quella di Carson Wentz.


Jacksonville Jaguars

Cosa serviva: aiuto nelle posizioni più importanti

Le scelte: Travon Walker, EDGE, Georgia (scelta numero 1); Devin Lloyd, LB, Utah (scelta numero 27); Luke Fortner, C, Kentucky (scelta numero 65); Chad Muma, LB, Wyoming (scelta numero 70); Snoop Conner, RB, Mississippi (scelta numero 154); Gregory Junior, CB, Ouachita Baptist University (scelta numero 197); Montaric Brown, CB, Arkansas (scelta numero 222)

Analisi: Su Travon Walker prima scelta assoluta possiamo discutere giorni.
C’è chi sostiene che il suo potenziale lo renda una rischiosa ma legittima prima scelta, c’è chi si infervora urlando che Jacksonville avesse bisogno di maggiori sicurezze – leggasi Hutchinson – e chi, addirittura, sostiene che avessero dovuto investire su un tackle, puntando il dito contro lo strambo rinnovo contrattuale di Robinson: ognuno ha ragione in egual misura di quanto abbia torto e, personalmente, non ho voglia di intrufolarmi in questa discussione.
Hanno preso Walker, fine.
Ciò che mi lascia senza parole è l’insistenza con cui hanno selezionato linebacker – malgrado l’innesto di Oluokun solamente un mese fa – e addirittura un running back, come se Etienne e Robinson non fossero già a roster: ma con tutti i bisogni che ha questa squadra siamo sicuri che non si potesse fare di meglio?
Per quello che ci è dato sapere potrebbero aver selezionato mezza dozzina di Hall of Famer, certo è che fare qualcosa per il pass rush, per il retro della difesa, per la linea d’attacco o per il receiving corp non sarebbe stata una cattiva idea.

Voto: 6,5. Non posso sicuramente dire che non abbiano aggiunto talento, tutt’altro, ma concedetemi la presunzione di coltivare qualche legittimo dubbio: dopo aver rotto il salvadanaio per Oluokun siamo sicuri che investire due fondamentali scelte su due linebacker fosse esattamente ciò di cui avevano bisogno?


Tennessee Titans

Cosa serviva: aiuto lungo la linea d’attacco

Le scelte: Treylon Burks, WR, Arkansas (scelta numero 18); Roger McCreary, CB, Auburn (scelta numero 35); Nicolas Petit-Frere, OT, Ohio State (scelta numero 69); Malik Willis, QB, Liberty (scelta numero 86); Hassan Haskins, RB, Michigan (scelta numero 131); Chigoziem Okonkwo, TE, Maryland (scelta numero 143); Kyle Phillips, WR, UCLA (scelta numero 163); Theo Jackson, CB, Tennessee (scelta numero 204); Chance Campbell, LB, Mississippi (scelta numero 219)

Analisi: Lascerò fuori dalla valutazione – e di conseguenza dall’analisi – del draft dei Titans la trade di A.J. Brown: a mio avviso Tennessee ha commesso un gravissimo errore a privarsi di una vera e propria superstar, che senso ha non pagare un giocatore selezionato al draft e sviluppato così brillantemente?
Treylon Burks si trova in una posizione estremamente infelice in quanto il suo rendimento sarà indissolubilmente legato a quello di A.J. Brown: non è giusto che un rookie sia comparato a uno dei migliori ricevitori della lega, ma tant’è.
Mi sento di dire che Tennessee, Brown a parte, abbia svolto un buonissimo lavoro nel ridare vita a un attacco che durante la scorsa stagione non è praticamente mai riuscito a restare sano: Haskins potrebbe regalare a Vrabel un valido vice-Henry mentre Okonkwo e Phillips rimpinguano un receiving corp che l’anno scorso aveva fatto pesante affidamento su giocatori meno blasonati come Westbrook-Ikhine e Rogers.
Petit-Frere alla numero 69 è la combinazione nome-numero più simpatica dell’intero draft, anche se so cosa state aspettando.
Malik Willis ha bisogno di tempo per adattare il proprio gioco all’immensa complessità della NFL, ma se teniamo ben presente il fatto che Tannehill nel 2023 non abbia soldi garantiti è piuttosto intuitivo immaginarsi quale sia il piano dei Titans: sono curioso, lo ammetto.

Voto: 8. In questo otto non è chiaramente compreso A.J. Brown, altrimenti il voto supererebbe a fatica il sei. Ignorando il non ignorabile, Tennessee si è mossa veramente bene ridando linfa vitale a un reparto offensivo che fra infortuni e varie difficoltà aveva cominciato a essere stagnante. La scelta di Malik Willis potrebbe cambiare il destino di questa franchigia.


 

4 thoughts on “Il pagellone del Draft NFL 2022 per ogni squadra AFC

  1. Non conosco i giocatori del college, quindi mi adesso mi fido e dovrò aspettare la prossima stagione.
    Certo che se hai ragione, caro Mattia, in AFC chi era stato tranquillo in FA è stato strepitoso al Draft (Kansas e Baltimore su tutti). E chi era già fortissimo (Buffalo) ha indovinato entrambi. Chi resta fuori dai playoff con Houston e i Jaguars?

  2. So che non hai voglia di intrufolarti nella discussione, ma Walker per me non è da prima scelta assoluta. I Jaguars dovevano andare su Hutchinson / Thibodeaux.

  3. Troppa fiducia cieca in Belichick, senza Brady, prima e dopo, non ha combinato niente. Deve ancora dimostrare di essere un grande senza il suo QB e storicamente al draft è sempre stato scarso, soprattutto al primo giro. I Patriots li vedo male quest’anno, hanno perso giocatori chiave e non so se li hanno rimpiazzati. La division è fuori portata con Buffalo e Miami si è rinforzata, con la AFC di quest’anno sarà dura per loro accedere ai playoff a mio avviso.

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