I Los Angeles Rams ce l’hanno fatta, a poco più di un anno di distanza da una delle trade più clamorose del ventunesimo secolo i Los Angeles Rams ce l’hanno fatta: dopo un Super Bowl incredibilmente combattuto e bilanciato Stafford e compagni sono riusciti a mettere le mani sul Vince Lombardi Trophy passando 23 a 20 su dei buonissimi Cincinnati Bengals che se la sono giocata fino all’ultimo snap.

Dopo che il drive iniziale dei Rams è stato deragliato da un sack del solito Trey Hendrickson, ecco i Bengals con il pallone già pericolosamente vicino alla metà campo: dopo un buon guadagno su primo down Cincy si trova davanti ad un 3&1 alquanto controverso poiché Taylor decide di dare l’handoff a Perine che, ovviamente, viene fermato prima della linea gialla.
Quarto-e-uno, zona di campo troppo ambigua, Taylor decide di tenere in campo l’attacco e Burrow cerca di sbrogliare la matassa direzionando il pallone a Chase che, però, non riesce a riceverlo in quanto Ernest Jones legge alla perfezione la giocata e lo sporca quanto basta per renderlo irricevibile.
Possesso ai Rams, Stafford si rivolge ai propri playmaker ed ecco che prima Kupp li porta in zona field goal con una ricezione da una ventina di yard su terzo down e poi, sempre su terzo down, Beckham apre le danze ricevendo un magnifico touchdown da 17 yard: 7 a 0 Rams, meno male che OBJ era un giocatore finito.

La reazione dei Bengals non arriva, three n’ out, palla nuovamente a Los Angeles che ha già a disposizione un’occasione piuttosto ghiotta per spaccare in due la partita, ma pure questo drive si spegne in un triste three n’ out.
Dopo una buona corsa di Mixon Burrow torna dove si sta bene, ovvero da Chase che, in barba alle nostre analisi su Twitter in preseason quando non si sapeva se fosse in grado di ricevere il pallone, completa una ricezione tanto acrobatica quanto vitale: le 46 yard guadagnate catapultano i Bengals in red zone dove, però, il drive si impantana con tre incompleti consecutivi. McPherson, fra gli MVP di questi playoff, mette a segno i primi punti della partita di Cincy, 7 a 3.

Los Angeles si trova davanti a un drive molto importante, rispondere ai punti di Cincinnati con ulteriori punti sarebbe ideale e, nuovamente su terzo down, ecco che Odell Beckham sfrutta la propria esplosività per macinare yard dopo la ricezione guadagnandone 35: L.A. è in ritmo, Stafford cerca e trova Henderson dopo un’ottima play action per 25 yard e, due snap dopo, mette a segno il secondo touchdown della giornata trovando Cooper Kupp criminalmente libero in end zone.
Il seguente extra point scivola letteralmente dalle mani di Hekker, Los Angeles è sopra “solamente” 13 a 3.
Con le spalle relativamente al muro, ecco che Burrow ed i Bengals mettono insieme il drive di cui avevano disperatamente bisogno: una serie di piccoli ma costanti guadagni tiene le catene in moto, un paio di conversioni consecutive su terzo down trascinano Cincinnati in red zone dove Taylor opta per un’interessante halfback option mettendo Mixon nella posizione di lanciare un touchdown ricevuto da Tee Higgins, sufficientemente libero per permettermi di definire geniale la giocata.
Siamo sul 13 a 10 Rams, i Bengals hanno appena limato più di sette minuti dal cronometro, esattamente ciò di cui avevano bisogno.

Los Angeles ricomincia a muovere le catene con apprezzabile disinvoltura, ma ecco la tragedia: su secondo e lungo nei pressi della metà campo Stafford rivolge il pallone a Beckham che, sciaguratamente, non è in grado di completare la ricezione a causa di un’innaturale torsione del ginocchio che lo costringe al suolo per secondi interminabili.
OBJ è visibilmente dolorante, le dinamiche sembrano volerci suggerire il peggio, quel ginocchio è lo stesso che poco più di un anno fa era stato dilaniato dalla rottura del crociato: Los Angeles è sotto choc, Beckham fino a quel punto aveva giocato una partita magnifica mettendo a segno un paio di big play in entrambi gli scoring drive.
Su 3&14 Stafford non vuole accontentarsi, mezza dozzina di yard avrebbero permesso a Gay di tentare un piazzato da più di 50 yard ma, purtroppo, all’ex-Lions si chiude qualche vena ed eccolo cercare Jefferson in end zone: per Jessie Bates intercettare il passaggio è quasi troppo facile, palla ai Bengals.
I successivi drive non portano a nulla, la prima metà è finita: partita estremamente equilibrata, ciò che più mi ha colpito è stata la totale incapacità dei Rams di correre o, perlomeno, di guadagnare yard a sufficienza per continuare a correre indefessi.

Tocca all’Halftime Show: un po’ troppa nostalgia per i miei gusti, ma tutto sommato è stato uno show buono che creerà parecchi grattacapi alla NFL come lega in quanto Eminem, malgrado gli accordi non lo prevedessero, ha riportato le genuflessioni al centro della discussione pubblica NFL inginocchiandosi al termine della sua performance.
Imbarazzo divertente da vedere, quel cringe a la The Office che non può che farci sganasciare pensando alla reazione di Roger Goodell.
Torniamo alla partita, suvvia.

Pronti-via ed ecco che arriva la giocata che può cambiare tutto: Cincinnati riceve il kickoff, Burrow cerca Higgins in profondità, Ramsey perde il proprio uomo cadendo per terra e 75 yard dopo ecco il primo touchdown di Joe Burrow al Super Bowl, una bomba che regala a Cincinnati il primo vantaggio della partita, 17 a 13 Bengals.
Tutto bello? Non proprio, in quanto i replay ci mettono davanti alla schiacciante evidenza che Higgins per liberarsi di Ramsey gli ha visibilmente trattenuto la grata girandogli, di fatto, la testa: grave svista arbitrale, questo touchdown era da annullare.
Reazione dei Rams? Non quella che desideravano, poiché Stafford rivolge il pallone al sostituto di OBJ, Skowronek, che malgrado l’incoraggiante assenza di difensori nel circondario non riesce a completare la ricezione alzando la palla per Awuzie che, senza alcuna difficoltà, intercetta Stafford.

Cincinnati è già in red zone, un touchdown qui sarebbe fondamentale, ma dopo un primo down ecco salire in cattedra Donald che su 3&3 atterra Burrow costringendo Taylor a ricorrere a McPherson: 20 a 13 Bengals, l’inerzia ora è tutta dalla loro parte.
La reazione dei Rams è mite, con pazienza ricominciano a muovere le catene e malgrado la totale incapacità di correre si portano ai confini della red zone: su terzo down Stafford e Kupp non riescono a connettere, McVay si affida a Matt Gay che da 41 yard mette a segno tre punti fondamentali poiché assestano a 17 il numero di punti consecutivi raccolti dai Bengals.
Salgono in cattedra i pass rush e, sorprendentemente, gli attacchi escono dalla scena: i quattro drive seguenti si concludono con quattro mesti three n’ out che ci trascinano al quarto quarto.
Cincinnati dopo un’eternità guadagna nuovamente un primo down, ma Von Miller sabota i loro sogni di gloria con un ben assestato sack che ammacca un po’ Joe Burrow: palla nuovamente ai Rams, ancora una volta three n’ out.
La totale incapacità dei Rams di correre sembra condannarli alla sconfitta, il reparto offensivo di Los Angeles è quasi limitato all’asse Stafford-Kupp che, però, non riesce a mettere insieme giocate in grado di muovere le catene poiché la difesa avversaria è troppo concentrata sul numero 10 per permettergli di essere pericoloso.

Cincinnati ricomincia a camminare, due primi down ci sembrano voler suggerire che questo possa essere il drive decisivo, quello con il quale si porteranno sopra di due possessi, ma nulla da fare, una volta – quasi – arrivati a metà campo vengono costretti a ricorrere al punt: mancano poco più di sei minuti, l’unica opzione a disposizione dei Rams è il touchdown.
Matthew Stafford, epicamente efficace in situazioni del genere, si appresta ad affrontare il drive più importante della propria carriera: dopo tre giocate Los Angeles deve decidere come comportarsi su quarto down in quanto malgrado la posizione di campo disastrosa – un turnover of downs qui garantirebbe punti ai Bengals – solamente una iarda li separa da un primo down che non posso che definire decisivo.
In momenti del genere è buona abitudine rivolgersi ai propri migliori giocatori e Kupp guadagnando sette yard regala a Los Angeles un primo down vitale: rinvigorita, Los Angeles riprende a muovere le catene con efficacia, una ricezione da 22 yard di Kupp vale loro il viaggio in red zone più importante della stagione.
I Rams a questo punto sono ineluttabili, le giocate negative si estinguono e dopo una serie interminabile di penalità nei pressi della goal line ecco il touchdown del sorpasso, ovviamente messo a segno da Cooper Kupp: 23 a 20 Rams.

Burrow ha a disposizione un minuto e mezzo e due timeout, un touchdown qui sarebbe in grado di regalargli l’immortalità oltre che un anello e la prima giocata sembra volerci suggerire qualcosa di simile visto che Chase guadagna istantaneamente 17 yard.
Boyd ne guadagna altre 9, Cincinnati è in ritmo, ma per sognare in grande resta comunque vitale chiudere i down: dopo un incompleto in profondità per Chase, Zac Taylor decide inspiegabilmente di dare l’handoff a Perine su 3&1.
Aaron Donald, il miglior giocatore in campo, decide di prendere in mano la situazione e ferma Perine prima della linea gialla: quarto down, dunque.
Quarto down: Burrow riceve lo snap, Donald sembra uscito da un cannone ed è immediatamente faccia a faccia con Burrow che malgrado stoici tentativi di eluderlo viene sbattuto al suolo in malo modo per un incompleto che regala a Los Angeles un Super Bowl che potrebbe cambiare la storia della NFL se si pensa a come sono stati costruiti questi Rams.

23 a 20, Rams campioni del mondo, Cooper Kupp Super Bowl MVP: apoteosi totale, c’è chi piange pensando al ritiro, chi esce dallo stadio per andare ad assistere la propria compagna in sala parto – Van Jefferson – e chi come noi su Twitter tenta di speculare sul futuro di McVay e Donald, entrambi sorprendentemente accostati al ritiro negli ultimi giorni.
A frivolezze del genere penseremo fra qualche giorno, ora celebriamo questi Rams, squadra assemblata esclusivamente per questa ragione, per portare a termine quanto iniziato qualche anno fa: trovo incredibilmente poetico che a decidere la partita ci abbia pensato un game winning drive di Stafford che esattamente come ai tempi di Detroit è stato capace di compensare una serie infinita di drive futili trovando i sette punti nel momento più importante in assoluto.

Con questi Bengals dobbiamo convivere, è chiaro che questo non sarà l’ultima opportunità di Joe Burrow per mettere le mani sul Lombardi, ma pure di questo parleremo fra qualche giorno.
La stagione è finita, i Rams sono i campioni del cinquantaseiesimo Super Bowl, McVay ce l’ha fatta, Donald ha finalmente un anello, Von Miller ha il secondo, Odell Beckham si è redento: troppi spunti narrativi, troppi.
Benvenuta, offseason.

6 thoughts on “Missione compiuta, i Los Angeles Rams hanno vinto il Super Bowl

  1. Delle 13 partite di playoff forse la meno bella esteticamente, ma emozionante come solo un SuperBowl sa essere. Vincere con zero gioco di corse rende chiara la grandezza della difesa Rams. Donald vero MVP anche se Kupp lo ha meritato per il suo essere sempre decisivo nei momenti topici. Onore ai Bengals, un TD di troppo da annullare, stagione pazzesca ma Rams in missione più di loro. Si capisce poco la fiducia eccessiva di Taylor in Perine, ma sono dettagli.

  2. Rams squadra da battere, Rams con stelle su stelle in squadra, Rams che giocano in casa. E alla fine per battere i Bengals hanno dovuto ricevere gli aiuti arbitrali con Stafford che ha avuto 7 occasioni per chiudere il TD. Non 1 ma 7! Flag assolutamente falsa sul 3down un holding che hanno visto solo gli arbitri. Flag e controflag sul primo TD di Klopp (che aveva fatto un holding grosso quanto una casa) ma giustamente hanno dovuto pareggiare le penalità per non fare arretrare. In una partita dove non si è vista una flag, ce ne sono state 4/5 all’ultima azione dei Rams, che strano. Ovvio che prova 1, prova 2, prova 3 poi prima o poi entra. E così è stato. Per me i Bengals restano i vincintori morali hanno fatto un PARTITONE anche se Burrow dopo la botta non mi è sembrato più confident, con tante corse e pochissimo movimento fuori dalla tasca. Peccato perché tifavo per loro, erano gli underdog e da underdog sono stati trattati. L’unico mio complimento va al AD 99 dei Rams che, anche lì follia per me, non ha ricevuto il premio di MVP.

  3. Sottoscrivo pure io l’MVP a Donald. Kupp bravissimo ma il 99 ha vinto la partita quasi da solo. 7 sack su Burrow, il giocatore più menato dell’intera NFL, hanno condizionato il secondo tempo.
    A parte questo enorme buco i Bengals hanno dimostrato di non essere degli infiltrati al gran ballo: difesa sulle corse pazzesca.

  4. Il Super bowl è uno spettacolo strano, perché unisce ciò che più amo degli Usa (il football), con ciò che più odio degli Usa (la musica commerciale). Per fortuna, quest’anno ci sono le olimpiadi e durante l’intervallo ho potuto girare su Rai due e ascoltare qualche chiacchiera sulle condizioni della Goggia!

    Partita bella e divertente, al netto di due gravi errori arbitrali (uno per parte) e dell’infortunio di Obj, che ci ha privato di un grande protagonista. Comunque le difese, nel secondo tempo, mi hanno esaltato: per me è questo il vero football, non quello dei 51 a 48.

    La stagione nel complesso, invece, non mi ha entusiasmato: c’è stato grande equilibrio, ma mi è sembrato un equilibrio al ribasso. L’introduzione della 17^ partita, unita all’introduzione lo scorso anno di due ulteriori gare di playoff, ha reso la stagione un po’ troppo elefantiaca. Alla luce di questo, farei qualche riflessione su ciò che sembra oramai deciso: 18^ partita e nuove franchigie.

    • Ancora ancora la 18a partita, ma franchigie in più significa disastro. Già l’NBA è ridicola (ogni anno almeno 4 squadre materasso coi palazzetti semivuoti)… con la concorrenza del college football a mio parere l’NFL non si può permettere un calo di qualità.

      • Credo che l’obiettivo sia 40 squadre, 5 per division. Verrebbe fuori un calendario perfetto: 8 gare divisionali, 5 contro una division della propria conference, 5 contro una division della conference opposta.

        Il problema è che otto squadre non le puoi aggiungere da un giorno all’altro: ci vorrebbero anni, aggiungendone una o due alla volta. Nel frattempo, avremmo division con 4 squadre e altre con 5, oltre a calendari sballati.

        Leggendo siti americani, comunque, sembra inevitabile. Pare che la prima squadra a entrare sia St. Louis. Spero non mettano una squadra a Londra: troppi km in aereo ad andare e tornare da un continente all’altro.

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