Se tifate per una squadra reduce dal bye week portato in dote dalla conquista del primo seed della propria conference mi dispiace per voi: lo dico con sincerità.
Le due partite di questa notte ci hanno ribadito – come se ce ne fosse bisogno – l’importanza degli special team, ma forse è meglio se mi fermo qua ché gli spoiler non piacciono a nessuno: gettiamoci a capofitto nel nostro riassunto.

Dopo una partita estremamente combattuta nella quale due fra gli attacchi più esplosivi della lega sono stati tenuti relativamente a bocca asciutta, i Cincinnati Bengals grazie alla freddezza del prodigioso Evan McPherson si sono portati a casa un 19 a 16 che vale loro il Championship Game.
Pronti-via, primo passaggio della giornata di Tannehill, primo intercetto: l’ottimo Jessie Bates ha letto alla perfezione la giocata – servendosi anche degli occhi del quarterback avversario – materializzandosi davanti a Julio Jones nel momento perfetto e facendo sua senza alcun problema la palla.
Cincinnati, però, sfrutta solo parzialmente il regalo e principalmente grazie ad una ricezione da una ventina di yard di Mixon mette a referto i primi punti della giornata con un piazzato da 38 yard.

I due drive successivi si esauriscono in due veloci three n’ out resi possibili da un sack per parte e così Cincinnati, grazie ad una ricezione da più di 50 yard di Chase – giocatore incredibile, vero e proprio demone dopo la ricezione che in questo caso ha trasformato uno screen da poche yard in una big play -, raddoppia il proprio vantaggio con un altro calcio di McPherson, questa volta da 45 yard.
Il primo touchdown della giornata è preceduto da un ulteriore scambio di punt: Tennessee, conscia del fatto che forse iniziare a produrre sarebbe una buona idea, mette insieme un drive pressoché perfetto avviato da una fantastica ricezione da 43 yard di Brown e poi concluso da Henry che direttamente dalla wildcat formation accompagna in end zone il pallone.
Una penalità contro Cincinnati – dodici uomini in campo – spinge Vrabel a cercare la conversione da due punti ma Henry, questa volta, viene fermato a pochi centimetri dalla goal line: sei a sei, perfetta parità.

Malgrado la totale incapacità di proteggere Burrow, Cincinnati risponde al fuoco con il fuoco con un buon drive da undici giocate che, tanto per cambiare, viene deciso dal piede destro di McPherson, perfetto pure da 54 yard: 9 a 6 Bengals, quindi.
La prima metà si conclude poco dopo con un’inutile ricezione di Uzomah che a tempo scaduto guadagna una trentina di yard che di fatto abbelliscono e basta le statistiche sue e di Burrow.

Si ritorna in campo, dopo un buon kickoff return di Evans l’attacco dei Bengals comincia a muovere le catene affidandosi a Mixon, fino a questo momento un po’ lasciato in disparte: dopo che Burrow guadagna un fondamentale primo down grazie alle proprie gambe, Mixon rimbalza verso sinistra e trova un corridoio che lo porta indisturbato in end zone per il primo – e unico – touchdown del pomeriggio di Cincinnati, 16 a 6.
Tennessee è prevedibilmente furiosa e affidandosi a Henry e Foreman si porta immediatamente in red zone, dove però il tentativo di screen pass di Tannehill viene letto magnificamente ed intercettato da Mike Hilton: secondo intercetto della giornata per Tannehill, questo se possibile ancor più doloroso del precedente visto che arrivato in prossimità della red zone.
L’attacco dei Bengals viene costretto all’ennesimo three n’ out e dopo una buona serie di giocate – fra cui una ricezione da 40 yard del solito A.J. Brown – Tennessee torna a mettere punti a tabellone grazie ad un calcio di Bullock da una trentina di yard.
L’inerzia della partita, sorprendentemente, passa ai Titans che intercettano Burrow – ottima giocata di Hooker bravissimo a soffiare dalle bramose braccia del suolo un passaggio sporcato – e mettono a segno il primo touchdown su passaggio della giornata, un arcobaleno di 33 yard ricevuto da Brown: Tennessee è viva e con il momentum in tasca può e deve ammazzare la partita finché gli avversari arrancano.
Siamo in parità, 16 a 16.

Ultimo quarto, dunque.
Cincinnati non riesce a sostenere un drive sempre a causa delle difficoltà della linea d’attacco – serve tanto lavoro in offseason – che permette ancora una volta al pass rush avversario di mettere le mani addosso a Burrow – nove sack subiti dal prodigioso sophomore: ora Tennessee deve capitalizzare e passare in vantaggio.
Tannehill porta i suoi nella metà campo dei Bengals dove, però, il drive finisce per impantanarsi dopo che il quarterback viene fermato su 3&1: Vrabel decide di giocare il quarto down ma la difesa dei Bengals è più che pronta a contrastare Henry ed ecco il turnover of downs che rimescola le carte e restituisce linfa vitale ai Bengals.
Cincy ha ora l’occasione per vincere la partita facendo correre il cronometro e trovando, in qualsiasi modo, punti: pure questa volta, però, Burrow viene atterrato su terzo down.
Mancano poco più di due minuti, palla ai Titans.

Tannehill muove le catene trovando Julio, Vrabel non ci pensa nemmeno a fermare il tempo e così, su 3&5 nella propria metà campo, ecco la giocata che cambia la stagione dei Titans: Tannehill cerca Westbrook-Ikhine nel traffico, la palla viene sporcata e l’onnipresente Logan Wilson mette le mani sull’intercetto più importante della sua vita.
Ai Bengals servono disperatamente una ventina di yard per mettere McPherson nella posizione di portarla a casa e, cari lettori, quindi si può contare su dei veri e propri fenomeni la vita non è poi così male: ovviamente Burrow trova Chase per 19 yard, i Bengals sono in zona field goal, i Bengals possono vincerla in barba alle enormi difficoltà degli ultimi drive.
McPherson, sembra inutile specificarlo, non ha problemi a trovare il centro dei pali da 52 yard e così Cincinnati, malgrado le preoccupanti difficoltà a proteggere il proprio quarterback si porta a casa il primo pass per il Championship Game.

Tennessee probabilmente avrà bisogno di mesi per digerire questa sconfitta, troppi errori e grossolanità, potevano tranquillamente vincerla con un po’ più di lucidità, virtù necessaria per una squadra che a questo punto comincia ad avere parecchie partite di playoff nel curriculum: non so se sia il caso di puntare il dito contro Tannehill, certo è che i suoi tre intercetti hanno vanificato l’ottimo lavoro del reparto difensivo, in particolar modo di un pass rush che per tutta la giornata ha tormentano Burrow senza trovare alcun tipo di resistenza.
Non è mai una buona cosa quando a costare una partita così importante sono un paio di decisioni rivedibili del franchise quarterback ma, cari lettori, vi invito alla calma: non iniziamo il processo sommario a Tannehil, basta con questa cosa che ogni settimana di playoff i quarterback perdenti devono essere sottoposti a giorni di spietata analisi su Twitter, lo sport è così, una squadra vince e una squadra perde.
Anche se Tannehill, ciò detto, probabilmente faticherà a prendere sonno per qualche settimana.

Seconda partita della notte, spostiamoci a Green Bay dove i Packers vogliono iniziare nel migliore dei modi quello che potrebbe essere il loro ultimo ballo con il 12 under center: nulla di tutto ciò, passano i 49ers 13 a 10 a termine di una partita decisa dall’inettitudine dello special team gialloverde… e da un blackout del reparto offensivo.
L’inizio è quello sognato da Rodgers e compagni, con metodicità e maestria Green Bay percorre il campo in dieci giocate e Dillon, sfruttando la propria esplosività si rifiuta di accasciarsi al suolo e rompendo un paio di tackle regala sette punti ai padroni di casa: come risponderà San Francisco?
Non rispondendo, in quanto Garoppolo viene atterrato dal rientrante Za’Darius Smith su terzo down: punt, palla a Green Bay che continua a muovere le catene senza alcun patema d’animo ma, nella metà campo avversaria, il veteranissimo Lewis perde il controllo del pallone grazie ad un’ottima giocata di Warner e Greenlaw recupera il fumble.
Questa a mio avviso è stata la giocata decisiva della partita, perché da quel momento in avanti i Packers non sarebbero più stati gli stessi.

A quel punto la partita si spegne, entrambi gli attacchi si dimostrano assolutamente incapaci di muovere le catene ed i three n’ out si accumulano a ritmi che in confronto quelli lavorativi nei magazzini di Amazon sono ragionevoli e umani: mi limiterò a dirvi che cinque drive consecutivi si sono conclusi senza un primo down, yikes – spicca un drop di Kittle in profondità che è forse costato a San Francisco un touchdown visto che davanti a lui c’era una prateria.
Grazie a Davante Adams Green Bay ricomincia a muovere le catene ma, poche giocate dopo, devono affidarsi nuovamente al proprio punter: come faccio a dedicare così tante righe a questa partita?
San Francisco finalmente comincia a muovere le catene e si porta sorprendentemente in red zone dove però una holding fischiata su Williams spezza il ritmo: la giocata successiva si conclude con un mestissimo intercetto di Garoppolo, un errore che regala munizioni a chi lo critica più o meno giustamente sull’Internet e non solo.
Rodgers trova Aaron Jones completamente solo sulla sideline per un enorme guadagno di 75 yard che sarà però vanificato dall’incapacità dello special team di svolgere il proprio lavoro sul successivo field goal: il calcio di Crosby, infatti, viene bloccato senza alcun problema da Ward, neanche lontanamente ostacolato da chi di dovere.
Sette a zero Packers, fine della prima metà di gioco.

La seconda metà si apre con dei rinfrescanti punti per gli ospiti che dopo un altro buon drive chiedono a Gould di mettere a segno un agevole piazzato da 29 yard.
Due three n’ out ci conducono al quarto quarto: Green Bay ha il pallone, Green Bay muove le catene, Green Bay è in red zone ma su 3&goal Rodgers viene atterrato ancora una volta – cinque i sack assimilati dall’omeopatico: Crosby questa volta viene messo nella condizione di svolgere il proprio lavoro, tre punti, 10 a 3 Packers.

San Francisco è una squadra diversa ora, guadagnare un primo down non è più chimera, ecco che si porta nuovamente nella metà campo avversaria: sulle 20 di Green Bay Shanahan si trova costretto a giocare il quarto down, i sette punti da rimontare in un pomeriggio nel quale per metà partita non sono stati in grado di guadagnare un primo down lo costringono a giocare il tutto per tutto, peccato che Mitchell venga fermato prima della linea gialla.

Sopra di un touchdown con circa sei minuti da giocare Green Bay dovrebbe muovere un po’ le catene ma, soprattutto, evitare come la peste ogni possibile svarione: il drive non va da nessuna parte, Rodgers si becca un altro sack ed il punt successivo si trasforma in tragedia poiché l’inetto special team dei Packers si dimentica ancora una volta il significato del verbo “bloccare” e permette così al rush di San Francisco di sporcare il punt, poi recuperato da Talanoa Hufanga per il primo touchdown della giornata di San Francisco.
Dieci a dieci, meno di cinque minuti da giocare.

Green Bay, sconvolta, non riesce ad andare oltre il three n’ out – parola del giorno, me ne rendo conto – e San Francisco si trova davanti al drive della giornata, nonché della stagione.
Jimmy G questa volta non commette errori e con metodicità gli ospiti marciano per il campo mettendo così l’infallibile Gould nella posizione di vincerla con un piazzato da 45 yard che il kicker che non ha mai sbagliato un calcio ai playoff non ha problemi a convertire – da mettere in risalto che lo special team di Green Bay si sia presentato in campo con dieci soli giocatori, errori del genere sarebbero inaccettabili pure durante il training camp.
Tredici a dieci 49ers, il tempo è scaduto, San Francisco al Championship Game.

Per i Packers questa è una sconfitta immensamente dolorosa, le cose saranno molto diverse l’anno prossimo vista la situazione di Rodgers, i tanti contratti in scadenza ed uno spazio salariale inesistente.
Possiamo puntare il dito quanto vogliamo contro lo special team – e faremmo bene – ma trovo inaccettabile che uno dei migliori attacchi della lega sia stato in grado di mettere insieme solamente un drive degno di nome: problemi lungo la linea d’attacco e ruggine in generale sono costati la partita ai Packers, mai capaci di prendere il largo malgrado per circa metà contesa l’attacco dei 49ers non sia stato in grado di produrre assolutamente nulla.
Questa non è stata in alcun modo la miglior partita di Garoppolo e compagni ma con una difesa così a volte si può sopravvivere nonostante l’incapacità patologica di muovere le catene: è sostenibile vincere così? No, ma ai playoff l’unica cosa che conta è il risultato secco, non la sostenibilità sul lungo termine: dov’è che ho già visto questa mentalità?
49ers al Championship Game e se questa partita ci ha insegnato qualcosa è che questi qua sono in grado di battere veramente chiunque in qualsiasi modo: non sono perfetti, per niente, ma hanno tutto quello che serve per arrivare fino in fondo.

Ultima partita di Rodgers ai Packers?
Non ne ho idea e non credo sia questo il momento di parlarne, l’unica mia speranza è che per almeno qualche settimana l’omeopatico possa ritirarsi in una silenziosa meditazione sul suo futuro nei Packers e in NFL.
È un peccato che una squadra del genere non sia stata in grado, per tre anni, di tramutare in Super Bowl ottime stagioni, ho come l’impressione che dopo oggi ci riferiremo (con ancor maggior insistenza) a questi Packers come uno dei grandi “what if” di questa generazione.

8 thoughts on “NFL: il riassunto del sabato del Divisional Round 2021

  1. Che delusione i Packers, si bravi i niners ci mancherebbe, vero che il football ma in generale nello sport, tutto è in discussione e nulla è scontato.
    Però Green Bay mi ha enormemente deluso, e questa sconfitta brucerà ancor di più rispetto a quella di un anno fa.
    Sui Bengals ci avrei scommesso, sentivo che potessero vincere.
    Ad ogni modo il mio pronostico del Superbowl Packers vs Chiefs è andato a farsi benedire.
    Stasera mi aspetto che i Rams battano i Bucs e sinceramente me lo aspetto, come
    mi aspetto i Bills trionfatori e se così fosse stop football fino a settembre.

  2. Ciao Mattia, da grande tifoso di green bay credo che sia giunto il momento do voltare pagina sia con rodgers che anche con lefleur….ogni anno la stessa storia grandi regular season e poi al play off il nulla….stanotte per poco non lancio la TV dal balcone….abbiamo perso contro una squadra che non ha fatto assolutamente nulla. Ok scusate lo sfogo ed a presto….vi leggo sempre con piacere

    • Stamattina quando mi sono svegliato la prima cosa che ho fatto è stato guardare gli highlights delle partite di ieri sera.
      Sui Packers non ci volevo credere, tutto bene nella stagione regolare ma ai playoff zero.
      Una volta ci può stare, così sono un po’ troppe.
      Credo anche io che sia davvero arrivato il momento di fermarsi e voltare pagina, ad iniziare da Aaron, ma in primis dev’essere la società a prendere atto che si è arrivati ad un bivio.
      Stamattina lèggevo delle dichiarazioni di Rodgers, difatto non è interessato a far parte un rebuild.

  3. Se i Bengals riuscissero a proteggere, anche solo decentemente, Burrow sarebbero veramente dei seri candidati al SB!

  4. Upset serviti.. io non ci credevo…ma tutto puo succedere.
    Detto questo ennesimo mal di pancia di rodgers che giustamente odia perdere.
    Aspetto il mercato..
    Per il resto vedremo cosa hanno da offrire PM e Tb12

  5. Sulle due partite: Ryan Tannehill non è un QB da post-season. E’ sembrato subito in stato confusionale. Il rientro di Henry, si è no al 50% del suo potenziale, non è bastato, Devo capire come una squadra possa passare il turno quando il suo QB subisce 7? 8? sacks, ho perso il conto.
    Green Bay si è semplicemente suicidata, nessun’altra spiegazione possibile. Prendere touchdown su punt bloccato è assurdo. Deebo Samuel MVP.

  6. Partita regalata dai Packers.
    Garoppolo un Blake Bortles che ce l’ha fatta.
    La OL dei Bengals ha la stessa consistenza di una fila di umarell che stanno a guardare i cantieri.

  7. Deebo determinante nell’ultimo drive per mettere Gould in condizione di vincerla. È un grande, anche per me MVP

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