Domenica… singolare.

Il nostro viaggio non può che partire da Cincinnati, teatro di una delle migliori partite dell’anno: i Bengals, con una prova di maturità dinanzi alla quale non posso che inchinarmi, hanno sorprendentemente battuto i lanciatissimi Chiefs 34 a 31 trascinati dall’asse Burrow-Chase.
Ad un certo punto la contesa sembrava essersi incanalata sui binari dei Chiefs, autori di quattro touchdown in altrettanti drive nella prima metà di gioco: Mahomes, senza particolari problemi, ha condotto il proprio reparto offensivo su e giù per il campo permettendo così a Kansas City di recarsi negli spogliatoi sopra 28 a 17, un punteggio che comunque ci mette davanti a dei Bengals che seppur confusi difensivamente non si sono persi d’animo ed hanno risposto immediatamente al fuoco avversario.

Nella seconda metà di partita, però, i Chiefs si sono atipicamente spenti non trovando modo di ribattere al fulmineo touchdown di Ja’Marr Chase, un capolavoro after the catch da 69 yard che ha riportato i Bengals sotto solamente di un possesso: Mahomes e soci, intendiamoci, non hanno giocato male incappando in continui three n’ out, non sono semplicemente riusciti a raccogliere punti in un paio di drive spentisi nei pressi della metà campo.
Cincinnati, con lucidità e razionalità, ha messo il musetto davanti con un fondamentale touchdown del sempre sottovalutato Tyler Boyd, costringendo KC a rincorrere per la prima volta nel corso del pomeriggio: Mahomes, tornato ad essere consistentemente Mahomes, non ha avuto problemi a portare i suoi in red zone solo che, una volta lì, non è stato in grado di firmare il touchdown del controsorpasso.
Field goal, dunque: 31 a 31.
Con sei minuti da giocare Cincinnati era pienamente consapevole che l’obiettivo non doveva coincidere solamente con l’aggiunta di punti a tabellone: tenendo presente la forza dell’avversaria, era di primaria importanza trovare un modo per bruciare quanto più cronometro possibile e, in caso, pure qualche timeout.

Con calma e metodicità i Bengals hanno scalato il campo – affidandosi ovviamente a Chase – portandosi sulla goal line, dove dopo essere stati fermati quattro volte consecutive hanno potuto tirare un sospiro di sollievo a causa di una penalità fischiata contro Sneed: a quel punto i ragazzi di Taylor hanno potuto far correre il cronometro fino ad un paio di secondi dal termine e regalare a McPherson l’opportunità di trasformarsi in eroe convertendo un agevole piazzato da 20 yard.
Impressionante Joe Burrow, autore dell’ennesima prova da quasi-MVP – 446 yard e 4 touchdown senza mai commettere un turnover – anche se a rubargli la scena ieri ci ha pensato l’amico del cuore Ja’Marr Chase che con 11 ricezioni per 266 yard e tre touchdown – perché questa settimana? Perché non mi hai fatto questo regalo in finale del fantasy football la settimana scorsa? – ha messo in chiaro che al momento in NFL esistono pochi playmaker in grado di essere altrettanto pericolosi snap dopo snap: con questa vittoria Cincinnati si è assicurata la AFC North, division vinta l’ultima volta nel 2015.

Ennesima sconfitta di misura rimediata dai Ravens: dopo aver condotto per la quasi totalità della contesa Baltimore è stata costretta ad inchinarsi al cospetto dei Los Angeles Rams perdendo ancora una volta di un punto, 20 a 19.
Dopo essere stata umiliata dai Bengals la difesa di Baltimore è scesa in campo con un piglio completamente diverso inducendo ripetutamente Matthew Stafford all’errore: Stafford non solo ha lanciato una deprimente pick six ma ha anche commesso altri due turnover che sono di fatto costati punti ai Rams in quanto avvenuti nella metà campo di Baltimore.
Sotto 16 a 7 con un quarto rimasto da giocare L.A. ha concluso in end zone due drive consecutivi mentre Baltimore, dopo aver marciato per il campo muovendo le catene prevalentemente via terra, è stata costretta ad accontentarsi di un beffardo field goal che è di fatto costato loro la partita: a seguito del touchdown del sorpasso firmato da Beckham, con un solo minuto rimasto sul cronometro Huntley e compagni non sono riusciti a mettere Tucker in posizione di calciare il possibile piazzato della vittoria venendo fermati pressoché immediatamente.
Sull’8-8 le speranze di playoff dei Ravens si trovano appese ad un filo e, sinceramente, non credo che quest’anno troveranno modo di qualificarsi alla postseason.

A proposito di speranze playoff, vittoria fondamentale dei Las Vegas Raiders sugli Indianapolis Colts: 23 a 20 il punteggio finale.
Al Lucas Oil Stadium è andata in scena una partita incredibilmente combattuta ed equilibrata nella quale nessuna delle due squadre è mai riuscita ad imporre la propria volontà sulla contesa prendendo il largo: sul 20 pari con due minuti rimasti da giocare, Derek Carr si è caricato l’intera franchigia sulle spalle architettando un ottimo game winning drive culminato con il piazzato da 33 yard di Daniel Carlson.
Sul 9-7 Las Vegas è ancora abbondantemente in corsa per la postseason.

Parliamo velocemente di quella che, per vari motivi, si è trasformata nella partita della giornata: con forse troppe difficoltà i Tampa Bay Buccaneers sono riusciti a sopravvivere ai New York Jets vincendo in extremis una partita che fino a non troppi minuti dal termine sembrava potessero incredibilmente perdere.
Il 28 a 24 finale è stato reso possibile da un monumentale touchdown lanciato da Brady a Cyril Grayson con una dozzina di secondi rimasti da giocare, anche se il motivo per cui ricorderemo questa partita lo si rintraccia nell’ennesima – e probabilmente ultima – follia di Antonio Brown: all’inizio del terzo quarto, a seguito di una ancora non troppo chiara discussione in panchina, Brown si è pressoché denudato dirigendosi verso lo spogliatoio a torso nudo, concludendo così, nel modo più Antonio Brown possibile, la propria permanenza ai Tampa Bay Buccaneers.
Quando c’è Antonio Brown coinvolto è sempre difficile determinare le percentuali di stupidità e follia patologica, l’unica cosa che mi sento di dire è che il signore ha palesemente bisogno d’aiuto e che convivere con questa versione della sua testa non mi sembra affatto sicuro per il suo corpo e per chi gli sta attorno: lasciamo perdere i meme, questo è un dramma umano a capitoli che si sta consumando davanti ai nostri occhi.

Vittoria non agevole come può suggerire il risultato finale quella dei Bills sui Falcons: leggere 29 a 15 può portarci a pensare che Buffalo si sia scrollata di dosso Atlanta senza particolari patemi d’animo ma, purtroppo o per fortuna per i Bills, non è andata minimamente così in quanto Allen ha vissuto un pomeriggio incredibilmente frustrante nel quale ha lanciato ben tre intercetti.
Atlanta, sciaguratamente, non ha trovato modo di opporre resistenza al finalmente convincente gioco di corse di Buffalo che ha di fatto trascinato Josh Allen – meno del 50% di completi per 120 misere yard – alla vittoria: un ringraziamento va però inoltrato pure al pass rush che ha saputo applicare pressione per tutta la partita al povero Matt Ryan.

Analogamente a Buffalo, i Patriots timbrano il proprio pass per la postseason nel modo più epico possibile, ossia mettendo a segno un bel fifty burger: contro i sempre più desolanti Jacksonville Jaguars Mac Jones e soci hanno vissuto il pomeriggio di cui avevano disperatamente bisogno annichilendo l’opposizione in tutte e tre le fasi del gioco.
Il 50 a 10 finale ci restituisce piuttosto accuratamente il dominio perpetrato dai Patriots: il delta tecnico-tattico esistente fra le due squadre era troppo consistente e, in un certo senso, non poteva che andare così.

A proposito di playoff, che dire di questi incredibili Tennessee Titans, ora ufficialmente campioni della AFC South?
Contro Miami non c’è semplicemente stata partita. Il 34 a 3 finale è figlio illegittimo dell’intensità e fisicità con cui Tennessee ha affrontato questa partita nella quale, se non si fosse capito, ha dominato la linea di scrimmage tenendo in scacco Tua per tutta la contesa da una parte mentre, dall’altra, D’Onta Foreman ha impersonato più che decentemente Derrick Henry muovendo le catene via terra con apprezzabile facilità e, in questo modo, aprendo la play action al buon Tannehill che deve essersi tolto una discreta soddisfazione nell’inguaiare la propria ex-squadra proprio nel pomeriggio in cui si è assicurato un improbabile – in luce di tutti gli infortuni con i quali hanno dovuto venire a patti nel corso della stagione – titolo divisionale.

Non ho idea di quanto questa possa essere definita partita, ma concedetemi l’uso del termine: la mesta partita fra Giants e Bears si è conclusa con un roboante 29 a 3 per Chicago che, semplicemente, ha triturato una squadra che fra infortuni ed inettitudine varia difficilmente è ancora definibile come tale.
New York ha commesso quattro turnover, completato quattro passaggi e convertito solamente un terzo down in tutta la contesa dando così a Chicago l’opportunità di scappare via immediatamente e poi limitarsi a controllare il risultato: non cambierà nulla per il destino di Nagy, ma kudos ai Bears per l’intensità e la voglia con cui hanno interpretato la contesa.

Vittoria fondamentale, soprattutto perché vale loro un posto ai playoff che nessuno di noi poteva prevedere ad agosto, per i Philadelphia Eagles: hanno sofferto probabilmente più del dovuto, ma in luce delle suddette implicazioni non ha senso mettersi qua a cercare il pelo nell’uovo al 20 a 16 con cui si sono sbarazzati del Washington Football Team.
Con grandissimo carattere Philadelphia ha messo a segno 14 punti consecutivi negli ultimi trenta minuti di gioco, annullando pressoché totalmente l’attacco di Washington che, ad onor del vero, non è arrivato troppo distante dal possibile touchdown della vittoria nell’ultimo drive, conclusosi però con un fondamentale intercetto di McLeod.

Questa vittoria, arrivata con queste modalità, era esattamente ciò di cui i Chargers avevano bisogno per scrollarsi di dosso le sensazioni di vergogna e bassezza morale che solo perdere contro la versione del 2021 dei Texans sa dare: a Los Angeles non c’è stata veramente partita, i Chargers si sono sbarazzati dei Broncos con un netto 34 a 13 che sembra volerci suggerire che Drew Lock con la NFL non c’entri poi così tanto.
Buona prestazione quella di Justin Herbert che con 237 yard ed un paio di touchdown si è anche tolto la soddisfazione di inserire il proprio nome nel libro dei record della franchigia di cui sta sempre più diventando il volto: grazie ad un pregevole touchdown ricevuto da Mike Williams nell’ultimo quarto Herbert ha firmato il record per touchdown lanciati in una stagione da un quarterback dei Chargers – 35.

Buona vittoria quella dei 49ers sui Texans: il 23 a 7 finale può testimoniare le tangibili difficoltà con cui San Francisco è arrivata alla vittoria finale, ma occorre mettere in evidenza che dopo una prima metà parecchio complicata Trey Lance negli ultimi trenta minuti di gioco sia stato autore di una buonissima prestazione che ha lasciato intravedere parte del potenziale che ha spinto Shanahan a scalare il tabellone del draft per assicurarselo con la terza scelta assoluta.
San Francisco non è ancora qualificata ai playoff, ma è indubbio che dopo questa vittoria l’obiettivo sia sempre più vicino e, soprattutto, alla loro portata.

Il motivo per cui i ‘Niners non hanno potuto brandire i sigari e festeggiare l’accesso alla postseason lo si trova nella vittoria dei Saints sui Panthers, un mesto 18 a 10 figlio di una partita oggettivamente bruttina fra due squadre con gravi problemi in attacco: figuratevi che non sono nemmeno state in grado di racimolare 500 yard di total offense complessive!
MVP della partita, ovviamente, l’immenso Cameron Jordan che con tre-ben-assestati-sack-emmezzo ha costretto Darnold ad un nuovo incontro con quei fantasmi che lo hanno reso un meme non troppi anni fa: che tristezza.

Vittoria importantissima quella degli Arizona Cardinals sui Dallas Cowboys: il 25 a 22 finale è una manna per Arizona che aveva assolutamente bisogno di una botta d’autostima dopo un mese che definire complicato sarebbe un eufemismo.
Murray e compagni si sono resi protagonisti di una prova piuttosto pulita e senza fronzoli nella quale hanno controllato il ritmo della partita – quasi 35 minuti di possesso palla – senza commettere mai alcun tipo d’errore: Dallas, per tre quarti troppo brutta per essere vera soprattutto in attacco, è rientrata in partita negli ultimi quindici minuti di gioco grazie ad un paio di touchdown lanciati da Dak a Wilson e Cooper ma con immensa personalità Arizona è riuscita a far scivolare il cronometro fino al quadruplo zero a suon di ben assestate corse di Murray e Edmonds.
Amo drive del genere poiché forniscono indicazioni apprezzabilmente precise sul carattere di una squadra ed Arizona, dopo una serie di partite in cui sembrava essersi smarrita, ha dato prova di enorme maturità e virtù.
Ripeto, vittoria fondamentale questa per Arizona, ritrovare un po’ di fiducia nei propri mezzi era tutto ciò di cui avevano bisogno, soprattutto con i playoff così vicini.

In questo momento non ho voglia di speculare sul futuro di Russell Wilson, ma qualora quella di ieri fosse stata la sua ultima partita ai Seattle Seahawks… beh, ci sono modi peggiori per congedarsi: a seguito di una partita incredibilmente divertente ed esplosiva i Seahawks si sono portati a casa un tanto clamoroso quanto inutile 51 a 29 sui combattivi Detroit Lions condito da quattro touchdown lanciati da Wilson – tre dei quali ricevuti da Metcalf – ed un paio corsi in end zone dall’apparentemente esploso Penny.
Fine di un’era?
Ne parleremo ad nauseam nei prossimi mesi, non preoccupatevi.

Concludiamo la nostra rassegna con un altro risultato che lascia poco all’immaginazione, ossia il 37 a 10 con cui i Green Bay Packers hanno giustiziato i Minnesota Vikings e, soprattutto, con cui si sono garantiti il bye week ed il fattore campo ai playoff mettendo le mani sul più che mai prezioso primo seed NFC.
Tutto decisamente troppo facile per l’omeopatico e compagni, Minnesota senza Kirk Cousins era spacciata in partenza: con questa vittoria possiamo definitivamente dire che Rodgers si è vinto il secondo MVP consecutivo.
Buon per lui!

19 thoughts on “Il riassunto della diciassettesima domenica del 2021 NFL

  1. per come hanno gestito il finale del primo e l’inizio del secondo tempo,i raiders meritavano di perderla ma i colts non meritavano di vincerla.
    renfrow-carlson gli uomini della provvidenza.

  2. I ravens hanno venduto cara la pelle anche stavolta.. certo all ultimo drive al terzo tentativo potevano tentare un lancetto invece di correre..
    Cmq prossimo anno prego da costa di prendere un RICEVITORE . Hollywood , Boykin.. watkins.. non sono grandi ricevitori

    • Purtroppo, caro Gianluca, come diceva un grande pensatore contemporaneo… doveva annà così fratellì.

    • A prima vista anch’io direi servirebbe un buon WR. Però sia Brown che Bateman possono fare meglio, e forse con un Dobbins in più e senza infortuni si potrebbero avere già dei miglioramenti.. anche se forse il problema principale è dato dalla difesa: il blitz continuo è diventato prevedibile, e ormai pure i QB meno esperti (Burrow la scorsa week) riescono ad eluderlo, per cui non so, forse un upgrade potrebbe essere prendere un nuovo coordinatore difensivo prima di guardare ai giocatori

  3. Ciao, ti scrivo per un info sui playoff… Nel caso del 7° posto come funziona perché San Francisco e in vantaggio ma se perde e New Orleans vince che succede? Grazie

    • Ciao Riccardo, a te gli scenari:

      SF clinches playoff:
      1) SF Win/tie
      2) NO Loss/tie

      NO clinches playoff:
      1) NO Win + SF Loss (a quel punto New Orleans andrebbe ai playoff per una questione di miglior record nelle partite di conference)

  4. Sembrava una stagione in cui tutto si sarebbe deciso all’ultima giornata, invece ci troviamo con 12 squadre già ai playoff.

    Nfc come dite voi: sei squadre già dentro e ultimo posto davvero difficile da pronosticare tra San Francisco e New Orleans.

    In Afc sarebbero cinque, ma facciamo pure sei perché Indianapolis non può perdere con Jacksonville: ultimo posto deciso dallo scontro diretto tra Las Vegas e Los Angeles, che in pratica sarà già una partita da playoff.

  5. Mi dispiace per i Ravens, in questa striscia di sconfitte, per generositá e sforzi prodotti una vittoria poteva starci.
    In evidente calo Marquise Brown, l’attacco quest’anno è stato sulle spalle di Andrews. Brown dopo un errore (ad es. una presa mancata) tende a estraniarsi dalla partita.
    Forse Harbaugh poteva coinvolgere di piú Watkins e Duvernay, in un ruolo alla Deebo Samuel.

  6. Ciao, cortesemente qualcuno mi spiega come funzionano le partite di wild card quest’anno (dato che hanno cambiato le regole)? Perché ci sono tutte le squadre a giocarle?!?

    • Ne passano 7 per conference non più 6 come prima….quindi solo la prima qualificata riposa durante il wildcard weekend, le altre 6 si sfidano.

      • scusate ma non mi trovo… tra le partite che verranno giocate tra l’8 e il 10 Gennaio io vedo ben 16 partite da giocare per il wild card (cioè TUTTE le squadre!)… che succede?!??

        • Succede che da questa stagione si giocano 3 partite di preseason e 18 di regular season.

          • sono 17, ma comunque non hai risposto alla domanda. Qualcuno che sappia come mai tra qualche giorno si disputeranno ben 16 partite di wild card??

        • Quello che si disputerà il prossimo weekend non è il turno di wildcard bensì il diciottesimo ed ultimo turno di regular season

  7. La prima delle 2 conferenze salta il primo turno, dalla seconda alla settima incontri incrociati!!!

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