Fortunatamente questa settimana non ci sono state modifiche al calendario quindi, cari lettori, mettetevi comodi che le partite da sviscerare sono veramente tante.

Personalmente la consideravo la partita della settimana, soprattutto in luce di quanto accaduto a Buffalo un paio di settimane fa: questa volta, in condizioni meteorologiche meno proibitive, i Buffalo Bills si sbarazzano dei New England Patriots con un convincente 33 a 21.
Josh Allen, incredibilmente voglioso di correggere l’aberrazione di qualche lunedì fa, ha mosso con sicurezza e relativa calma le catene convertendo la metà dei terzi down giocati: New England, dall’altra parte, ha faticato enormemente a sostenere drive lunghi e fruttuosi e ciò ci è testimoniato dal mesto 10% di successo su terzo down, numero troppo basso per coltivare l’ambizione di battere una squadra del genere.
Forse avevamo bisogno di una partita del genere per ricordarci che Mac Jones, dopo tutto, è pur sempre un quarterback al primo anno fra i professionisti e che, in quanto tale, contro una difesa arcigna come quella dei Bills molto facilmente incapperà in un pomeriggio nel quale completare consistentemente lanci diventa un’impresa titanica: il buon Jones non è riuscito a completare nemmeno la metà dei passaggi tentati, mentre Allen, giusto per rendere l’idea, ha concluso con solamente 7 incompleti su 37 passaggi tentati.
A tenere in partita i Patriots ci ha pensato la brillantezza di Damien Harris, autore di una prova commovente da più di 100 rushing yard e tre touchdown che però non ha compensato alla sterilità del passing game: Buffalo si è resa protagonista di un’ottima prestazione su entrambi i lati della linea di scrimmage, brillando in particolar modo in attacco, anche se ciò a questo punto credo sia abbastanza chiaro visto che avrò ripetuto questo concetto già tre volte.

Forse Don Martindale non avrebbe dovuto sminuire Burrow prodigandosi in gratuiti paragoni con Aaron Rodgers, forse un allenatore di una squadra costretta suo malgrado a fronteggiare una crisi d’organico – quasi – senza eguali non avrebbe dovuto regalare inutili motivazioni al giovane quarterback – ed alla sua sensazionale batteria di ricevitori – avversario: i Cincinnati Bengals, guidati da uno storico Joe Burrow, hanno strapazzato i resti del Baltimore Ravens con un perentorio 41 a 21 che ha consegnato loro la vetta solitaria della AFC North.
Josh Johnson, chiamato a sostituire il virulente Huntley, ha fatto quello che ha potuto per tenere in partita il suo attacco, ma contro questi Bengals non c’era veramente nulla da fare: Burrow ha vivisezionato senza alcuna difficoltà l’improvvisata secondaria di Baltimore lanciando per 525 yard e 4 touchdown, due dei quali ricevuti da un irresistibile Higgins che ha concluso la partita con 12 ricezioni per 194 yard ed un paio di touchdown.
Cincinnati ora è ad un passo dal garantirsi uno straordinario primo posto in division che per quanto fatto vedere durante il corso della stagione è assolutamente meritato.

Prima di procedere con l’analisi delle partite giocate ieri è forse meglio concentrarsi un attimo sulle due che hanno movimentato il nostro Natale.
A Green Bay, nella giornata in cui Aaron Rodgers ha superato Brett Favre per touchdown lanciati con la maglia verde-oro, i Packers sopravvivono agli sciuponi Browns portandosi a casa un decisivo 24 a 22 viziato anche da quattro più o meno imperdonabili intercetti di Baker Mayfield.
Nella prima metà di gioco i Packers hanno sfruttato nel migliore dei modi i generosi regali di Mayfield trovando i sei punti a seguito di ogni singolo intercetto – ne ha lanciati tre, fate voi i conti – sparacchiato dall’ex-prima scelta assoluta: durante il corso della ripresa, se così si vuole chiamare, i Browns si sono prodigati in lunghissimi drive che hanno ridotto il gap fra le due squadre fino a portarli sotto solamente di due punti, ossia ad un piazzato dalla vittoria.
Con la possibilità di trasformarsi in eroe e regalare alla propria città una vittoria fondamentale per tenere in vita le flebili speranze playoff, Mayfield ed i Browns sono stati vittime di un grave errore arbitrale poiché l’intercetto che ha messo in ghiaccio la partita – firmato ovviamente da Rasul Douglas – è stato viziato da una netta trattenuta ai danni di Peoples-Jones non sanzionata dagli arbitri: Green Bay ha forse sofferto un po’ troppo ma una vittoria è una vittoria, soprattutto a Natale.

Nell’anticipo notturno gli Indianapolis Colts hanno dato continuità all’ottimo momento di forma passando 22 a 16 su degli Arizona Cardinals troppo brutti per essere stati veramente sul 7-0: Arizona sta vivendo un momento complicato nel quale infortuni e sciatteria varia stanno contribuendo a rendere difficile, se non impossibile, replicare il gioco che durante i primi due mesi di regular season ci aveva fatti innamorare del loro futuro.
In una giornata nella quale per una volta Jonathan Taylor ha giocato da umano, a togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato un buonissimo Carson Wentz che con circa sei minuti rimasti sul cronometro ha trovato Dezmon Patmon in end zone per il touchdown della serenità.
Decisivi, purtroppo, i tre piazzati – due field goal ed un extra point – mancati da Matt Prater anche a causa dell’assenza di Andy Lee, il suo holder di fiducia: partite del genere ci aiutano ad apprezzare ancor di più il silenzioso e mal celebrato processo snap-hold-kick che in meno di un secondo e mezzo permette ai kicker di determinare l’esito di partite spedendo in orbita palloni con una precisione difficilmente replicabile da noi umani.

Malgrado le pesantissime assenze Tampa Bay, battendo 32 a 6 i deprimenti Carolina Panthers, si è portata a casa la NFC South per la prima volta dal lontano 2007: non c’è molto da dire su questa partita, i Buccaneers senza strafare hanno smembrato una squadra veramente debole e lacunosa che, a mio avviso, si trova costretta a convivere con la peggior quarterback room della NFL.
Non è stato un pomeriggio particolarmente esaltante quello vissuto da Brady ma non credo abbia particolari motivi per lamentarsi, finché il reparto difensivo è in grado di tenere fuori dalla end zone l’attacco avversario frustrandolo con ben sette sack non sono sicuramente necessari chissà quali numeri per intascarsi la vittoria: lo so a cosa state pensando, ma sinceramente non ho alcuna voglia di speculare sulla decisione di Rhule di ruotare Darnold e Newton, una squadra in una situazione del genere ha tutte le ragioni del mondo per esplorare soluzioni alternative.

Ad un certo punto della stagione sembrava impossibile pronosticare i Chiefs campioni della AFC West, ma come già visto questo 2021 sa essere molto strano: massacrando degli Steelers troppo brutti per essere veri i Chiefs, anche grazie al risultato della partita di cui parlerò fra non troppe righe, si portano a casa il sesto titolo divisionale consecutivo in forza di un 36 a 10 che non rende giustizia alla loro superiorità tecnico-mentale palesatasi per sessanta minuti.
Malgrado un Hill a mezzo servizio e l’assenza di Travis Kelce, Patrick Mahomes ha condotto il suo attacco su e giù per il campo non trovando quasi alcun tipo di resistenza: la prima metà di gioco si è conclusa su un 23 a 0 che, se possibile, non ha reso giustizia al dominio perpetrato dai ragazzi di Andy Reid che, molto semplicemente, hanno surclassato sotto ogni punto di vista degli Steelers troppo molli ed arrendevoli per essere una squadra in lizza per i playoff.
Partite del genere ci mettono davanti alla spaventosa grandezza di una compagine che nel momento più importante della stagione ha cominciato a giocare consistentemente quel football complementare di cui tanto mi piace parlare: l’attacco ora non getta più alle ortiche l’ottimo lavoro della difesa che, fresca e riposata grazie ai lunghi drive architettati da Mahomes, continua a mettere a referto turnover togliendo dall’equazione per intere metà di gioco i reparti offensivi avversari.

Il risultato più sorprendente della giornata arriva da Houston dove i Texans, malgrado pesantissime assenze a causa del Covid-19, sono passati sugli altrettanto virulenti Los Angeles Chargers: il 41 a 29 finale, indipendentemente dalle assenze, resta un risultato inaccettabile per Los Angeles che totalmente a caso ha deciso di complicare la propria rincorsa alla postseason.
L’attacco dei Texans ha dominato fisicamente la fiacca difesa dei Chargers imponendo la propria volontà sia via aria sia via terra, permettendo così a Davis Mills di vivere il miglior pomeriggio del proprio autunno/inverno: il quarterback rookie dei Texans, malgrado l’assenza di Cooks, è stato letalmente preciso completando 21 dei 27 lanci tentati per 254 yard e due touchdown che lo aiuteranno indubbiamente a pompare il proprio curriculum e che, non scherzo, potrebbero garantirgli qualche anno in più in questa lega.
Lodevole pure l’infinito Rex Burkhead che con 149 yard – arrivate con 6.6 yard a portata – e due touchdown ha messo in bella mostra tutti i limiti del front seven dei Chargers, unità che da mesi non riesce sistematicamente a replicare la fisicità della linea d’attacco di turno.

Solitamente affronto il Sunday Night a fine articolo, ma visto che stiamo parlando di campioni di division faccio una fulminea capatina in casa dei Dallas Cowboys nuovamente padroni della NFC East: quella messa in scena con la collaborazione di Washington non è stata una partita, in quanto definire come tale il 56 a 14 con cui i Cowboys hanno umiliato la squadra di football rappresenterebbe una grave mancanza di rispetto nei confronti del gioco.
Dallas ha surclassato, massacrato e scherzato Washington in tutte e tre le fasi del gioco mettendo a segno un paio di touchdown anche grazie alla difesa ed agli special team: ciò che più conta è che Prescott sia finalmente tornato ad esprimersi sui suoi livelli lanciando 330 yard e 4 touchdown.
Per rendere l’idea del dominio dei Cowboys mi limiterò a dirvi che il quarterback dei Cowboys è il primo giocatore nella storia della lega a lanciare un touchdown ad un ricevitore, un tight end, un running back (Elliott) ed un offensive lineman (Steele) nella stessa partita: devo aggiungere altro?

Vittoria molto Falcons quella degli Atlanta Falcons sui Detroit Lions, o se preferite sconfitta molto Lions dei Detroit Lions contro gli Atlanta Falcons: ovviamente, sennò non si chiamerebbero Falcons, Atlanta ha trovato un modo per tenere in partita fino all’ultimo secondo i Lions di Tim Boyle vincendo 20 a 16 un incontro magari non troppo emozionante ma sicuramente combattuto e teso.
A determinare l’esito della contesa ci ha pensato il tragico intercetto lanciato da Boyle ad una trentina di secondi dal fischio finale quando Detroit si trovava solamente ad una decina scarsa di yard dalla end zone e, intuitivamente, dalla vittoria: Oluokon, l’autore dell’intercetto, merita un bel regalo di Natale da parte di Russell Gage che con un falconiano fumble ad un paio di minuti dal termine ha restituito il pallone ai Lions mettendoli nella posizione di soffiar loro la fondamentale doppiavù.

Non è stato sicuramente il miglior pomeriggio della carriera di Matthew Stafford, ma il fatto che Los Angeles abbia trovato modo di sopravvivere ai tre intercetti del proprio quarterback ci fornisce importanti indicazioni sullo stato dell’arte dei Rams: contro i soliti inconsistenti ed insipidi Vikings i Rams si sono portati a casa un 30 a 23 che garantisce loro l’accesso alla postseason.
La partita è stata molto combattuta ed incerta anche se a condannare i Vikings all’ennesima sconfitta ci ha pensato la caratteristica inefficienza su terzo down: Minnesota fatica enormemente a tenere in vita drive e, molto spesso, l’unico modo che hanno per mettere a tabellone punti è quello di affidarsi alle big play delle proprie stelle ieri tenute brillantemente a bada dalla difesa dei Rams.
Stafford dovrà fare sicuramente di più ma lasciatemi dire che la ritrovata brillantezza del gioco di corse – pure ieri sorretto da un encomiabile Michel da 131 yard ed un TD – mi lascia ben sperare per i playoff.

Buona vittoria quella dei Jets sui Jaguars: analogamente a quanto successo fra Lions e Falcons la partita è stata decisa da un viaggio a vuoto in red zone della squadra perdente negli ultimissimi secondi di gioco.
Lawrence, infatti, ha avuto quattro opportunità di trasformarsi in eroe – con le giuste proporzioni, sia chiaro – poiché ad una trentina di secondi dalla fine ha condotto i suoi sulla linea delle 5 yard dei Jets ma, come avrete intuito, una volta lì non è stato in grado di sfondare il muro eretto dalla Gang Green che fermandoli ad una iarda dalla vittoria hanno consegnato alla storia un 26 a 21 di cui difficilmente ci ritroveremo a discutere fra anni ma che aiuterà Zach Wilson ad approcciarsi al futuro con un po’ più di autostima.
Ciò che purtroppo ricorderemo sarà l’infortunio di James Robinson, estromesso anzitempo dalla contesa a causa della rottura del tendine d’Achille, forse il peggior infortunio che possa occorrere ad un running back: la strada per il recupero sarà lunga e dolorosa, ma non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di un undrafted free agent che lo scorso anno ha saputo scrivere pagine di storia e che, anche per questo motivo, potrebbe essere in grado di stupirci ancora una volta ritornando più forte di prima.
Forza James, siamo veramente tutti con te.

Comoda, ma non comodissima, vittoria per i Philadelphia Eagles sui New York Giants: il 34 a 10 finale può essere visto quasi come risultato ingannevole, in quanto per metà partita gli Eagles hanno faticato tremendamente in attacco ma quando dall’altra parte ci si trova costretti a fronteggiare un reparto guidato da Fromm e Glennon giri a vuoto di trenta minuti difficilmente potranno costare partite.
Con 31 punti consecutivi a cavallo fra terzo e quarto periodo Philadelphia ha messo in ghiaccio una vittoria estremamente importante per le loro ambizioni playoff.

Buona e fondamentale vittoria quella dei Las Vegas Raiders sui Denver Broncos: il 17 a 13 finale ci dice tutto quello che dobbiamo sapere circa la spettacolarità di questa contesa resa a tratti insopportabile dalla sterilità offensiva dei Denver Broncos, capaci di convertire un solo terzo down e di produrre 158 yard di total offense.
Carr e compagni, contro l’arcigno reparto difensivo di Fangio, si sono limitati ad un comunque lodevole compitino – odio definirlo come tale ma ciò nonostante lo definirò come tale – che ha permesso loro di rimontare il sorprendente svantaggio con cui sono andati negli spogliatoi: la scelta di rifornire di palloni Jacobs ha pagato immediatamente dividendi in quanto Las Vegas ha cominciato a muovere le catene con una certa facilità e, soprattutto, a creare un gap che molto difficilmente un attacco guidato da Drew Lock saprà ricucire.

Concludiamo il nostro viaggio con l’esaltante – ma inutile – vittoria dei Bears sui Seahawks: sotto un’esteticamente soddisfacente nevicata, Chicago si è tolta lo sfizio di completare una buonissima rimonta optando per una conversione da due punti a circa un minuto dal fischio finale che ha permesso loro di imporsi 25 a 24 sui deprimenti Seahawks.
Seattle, presentatasi all’ultimo quarto di gioco con un tutto sommato rassicurante vantaggio di dieci punti, non ha saputo mettere in ghiaccio la vittoria sbagliando sciaguratamente un piazzato che li avrebbe riportati sopra di due possessi con sette minuti da giocare: con pazienza e metodicità Nick Foles ha condotto il proprio attacco nel cuore della red zone dove, con circa un minuto rimasto sul cronometro, ha connesso prima con Jimmy Graham per il touchdown del -1 e poi con Damiere Byrd per la conversione da due punti che ha permesso loro di mettere il musetto davanti per la prima volta nella partita.
Seattle, ovviamente, non è stata in grado di mettere Myers nella posizione di redimersi incappando in un istantaneo turnover of downs: questa partita può essere vista come l’emblema della loro mesta stagione.

10 thoughts on “Il riassunto della sedicesima domenica del 2021 NFL

  1. Mattia non vorrei mettere il dito nella piaga ma pare che Robinson si sia rotto il tendine di Achille…
    Ravens.. siamo ancora in corsa per un posto alla wildcard ma sarebbe solo statistica.. annata maledetta..

    • Grazie mille Gianluca, mi ero dimenticato di scriverlo, aggiungo immediatamente!

    • Ennesima umiliazione di questa vita, na roba che se la racconto dettagliatamente non ci si crede.

        • VABBÈ

          Avevo Ekeler positivo al Covid, quindi no Ekeler….. e mio fratello si è pigliato Justin Jackson che ha, ovviamente, fatto 30 punti.
          Tyreek Hill, reduce dal Covid, non mi ha fatto niente (2 ricezioni, dai su), James Robinson poveretto si è sfasciato il tendine d’Achille e dopo aver dato via mezza squadra per Darren Waller… ho dovuto giocare la finale con Hunter Henry che ha giustamente concluso con una ricezione.
          Mio fratello, oltre a Justin Jackson, ha avuto la difesa dei Cowboys che non farai fatica ad immaginare che di punti ne abbia messi a segno un bel po’, Mark Andrews che puoi anche mettergli vicino un quarterback senza braccia che lui minimo cento yard te le riceve, Antonio Brown che non ha fatto touchdown ma ha ricevuto dodicimila palloni – ah sì, AB lo ho tenuto io tutto l’anno fino alla sospensione, lì l’ho tagliato convinto che Arians lo mettesse alla porta -, Montgomery che ha giocato oggettivamente male ma che a forza di mini ricezioni è arrivato a 20 punti e stop.
          Non credo ci sia molto altro da dire, 170 punti in half ppr non IDP non li avevo mai visti.

          [Off-topic, ma per rendere l’idea della mia “bravura”: in una lega nella quale ero in semifinale domenica pomeriggio ho tirato fuori Mark Andrews e Tee Higgins… e c’avevo Burrow in panchina.]

          Grazie dell’interessamento amico mio, ma per quanto mi riguarda questa volta col fantasy football ho chiuso davvero.

  2. Ormai il Covid sta influenzando pesantemente troppi risultati ahimè…. i miei Dolphins ieri hanno strapazzato dei Saints che schieravano anche tre bagarini, due venditori di caffè e tre cheerleaders in attacco. Miami adesso è in piena lotta playoffs e non è normale: la squadra in attacco è e resta penosa (a parte Waddle) e quindi è davvero inconcepibile essere in lotta per un posto playoffs. A parte le vittorie su Patriots e Ravens, tutte le altre sono state frutto di un calendario davvero facile e di un gioco complessivamente pessimo. Vedo durissima l’entrata nei playoffs, ma vedo ancora più dura una minima speranza anche solo di ben figurare in wild card: questa squadra è senza linea offensiva totalmente! Non voglio scoraggiare i (pochi) tifosi Dolphins esistenti out of USA, ma i miglioramenti in attacco sono zero da inizio stagione, nonostante i risultati. Altra cosa: ma solo io noto che Baker Mayfield si stia involvendo paurosamente? Lasciamo perdere l’ultimo disastroso suo match, ma io lo vedo regredire già dalla fine dell’anno scorso. Quest’anno poi è diventato davvero timido e imprecisissimo. Boh…. è stranissimo alla sua quarta stagione, mi pare! Male anche i Rams che seppur rimaneggiati causa Covid, rischiano tantissimo adesso…..

    • Ti adoro perché sei uno dei tifosi più realisti e coi piedi per terra che io “conosca”: i tuoi Dolphins stanno mettendo insieme una delle più grandi imprese mai viste in questa lega e tu, molto lucidamente, metti in rilievo il fatto che l’attacco sia quello che sia e che il calendario abbia indubbiamente aiutato.
      Beh, non posso darti torto, ma posso anche invitarti a sentirti bene con te stesso perché Miami è ad una linea d’attacco dall’essere una buonissima squadra: potete vincere il Super Bowl? Certo che no, ma credo che un viaggetto ai playoff possa regalarvi quell’esperienza, quella consapevolezza nei vostri mezzi necessaria a compiere un ulteriore salto di qualità l’anno prossimo.
      Ovviamente il front office dovrà trovar modo di costruire una linea d’attacco ADEGUATA e, magari, utilizzare scelte al primo round per giocatori un po’ migliori rispetto a Jackson e Igbinoghene, ma tutto sommato non potete essere scontenti, soprattutto per il carattere mostrato dalla squadra e dal coaching staff!
      Poi, e concludo qui il capitolo Dolphins, Tua sembra essere sempre più a suo agio settimana dopo settimana anche se l’intercettino gratuito di cui non sembra poter fare a meno andrebbe eliminato il prima possibile.

      Per quanto riguarda Mayfield… boh.
      È incredibilmente altalenante, non riesce a trovare consistenza né partita dopo partita né stagione dopo stagione, quando fa due passi in avanti ne fa immediatamente due indietro e per questo motivo sono molto curioso di vedere cosa farà Cleveland durante l’offseason.
      Mi prendo altre due settimane per definire il mio giudizio su di lui, certo è che non si è messo in una buona posizione in quello che era il suo contract year.

      Grazie per il commento e buona giornata!

  3. Caro Mattia, buona sera. Stavolta esco dal seminato visto le batoste ricevute dalle nostre squadre preferite (anche se la squadra della capitale un bel po’ se la merita, dato che non puoi svegliarti sul 2-6 e credere di essere gli indiani del Kansas!!) mia figlia andrà in soggiorno studio a Washington e sarà ospitata da una famiglia tifosa dei Ravens :)) (la loro figlia più grande suona nella banda musicale della squadra!!) Inutile dire che andrò a trovarla e dato che il soggiorno è previsto per il semestre settembre/gennaio, il pellegrinaggio al FedEx Field e al M&T Bank Stadium (con relative partite ) è garantito e idealmente ti porterò con me!!!
    Per ora godiamoci questa corsa playoff davvero entusiasmante (anche se in parte falsata dal Covid) è una post season che promette scintille! Un saluto e stammi bene!!!

  4. Lasciatemi dire cosa succederà in week 17 ai miei Bengals…sto rivivendo lo stesso film di week 7 dopo 2 partite vinte molto bene con elogi over the world…e poi come da abitudine figuraccia con i Jets e rullata dai Browns.
    Post week 16 forse ancora peggio, record Burrow, record Higgins, record Hendrickson, bla bla bla…un sacco di record…ma che batteria da sogno di WR ha Cincinnati, il giovane Joe è un astro nascente che batterà tutti i record, che gamba Mixon…molti addetti ai lavori a decantare la nona meraviglia del mondo (NB. dopo aver vinto 2 settimane fa la peggior partita di sempre contro Denver e domenica contro un surrogato polverizzato dei tuoi poveri Reavens).
    Non voglio in nessun modo influenzare i tuoi pronostici che sono più di una guida ma ho la presunzione di sapere come andrà a finire con Kansas (li ho guardati contro Pittsburgh, seppur rimaneggiati giocano un altro sport…), contro la difesa aerea migliore della lega inizieremo a non guadagnare nulla tra incompleti e qualche corsetta di Mixon. A quel punto il gioiello Joe inizierà a sentire la frustrazione e a forzare qualcosa…condizione ottimale per intercetti contro giocatori che sanno perfettamente come farli. Non dimentichiamo che è il QB di alta classifica più “sackato” e vuoi dire che almeno 3/4 volte non venga tritato nella sua tasca con alto rischio di cambio possesso??
    Se Kansas farà la sua parte al 70% e ai Bengals riappariranno come ciclico i soliti fantasmi post sbornia non ci sarà partita, per poi arrivare la settimana dopo dai nemici di sempre di Cleveland alla resa dei conti con le gambe che tremano e il rischio di chiudere un’altra stagione a inizio Gennaio….e nella testa dei vari protagonisti striati ” Ma 2 settimane fa non eravamo i recordman dal futuro lastricato d’oro in NFL?”
    Come dicono i saggi e i nonni (i nonni vanno ascoltati) i conti si fanno alla fine, a Cincinnati c’è invece la brutta abitudine di farli ogni settimana.
    Auguro a tutti un buon fine anno !

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