Non abbiamo vissuto una domenica sorprendente e scoppiettante come quelle a cui questo folle novembre ci aveva abituati, ma permettetemi di dire che dopo una scorpacciata apparentemente infinita di upset questo era tutto ciò di cui avevamo veramente bisogno: dicembre, cari signori, è ad una manciata di giri d’orologio da noi ed arrivati a questo punto abbiamo per forza di cose necessità di una qualsivoglia parvenza di sicurezza.
Vediamo, partita per partita, cos’è successo ieri sera.

Era forse la partita più attesa della settimana e non ha deluso: i Tampa Bay Buccaneers hanno arrestato la corsa degli Indianapolis Colts imponendosi 38 a 31 a termine di una partita incredibilmente combattuta e nevrotica.
Eppure il primo tempo era stato nettamente di marca Colts che sfruttando un paio di turnover di Brady e soci – un intercetto ed un fumble di Godwin – si sono appropinquati agli spogliatoi sopra 24 a 14 grazie principalmente ad un ottimo Carson Wentz da tre touchdown; nella seconda metà di gioco, però, sono emersi tutti i limiti di Wentz, gli stessi limiti che dopo anni ci portano ancora ad interrogarci sul suo valore assoluto: prima un fumble e poi un intercetto hanno permesso ai Buccaneers di rimettere il musetto davanti sfruttando alla perfezione i possessi post-turnover.
Dopo il touchdown di Ronald Jones, infatti, i Buccaneers si sono portati sul 28 a 24.

Uno scambio di punt ha preceduto il piazzato di Succop che è valso loro il possesso pieno di vantaggio: sotto di un possesso e con il gemello cattivo di Wentz under center, Frank Reich ha deciso di mettere la partita nelle mani del proprio fenomenale running back, Jonathan Taylor, che malgrado la stoicità del sempre ottimo front seven di Tampa Bay ha cominciato pazientemente a racimolare yard e rompere tackle fino a trovare i sei punti con il touchdown del pareggio.
Restituire il pallone a Brady con un paio di minuti rimasti da giocare non è mai una buona idea e così, con la lucidità che gli ha regalato l’immortalità, il numero 12 ha accompagnato i suoi alle porte della zona field goal dove poi ci ha pensato Fournette a mettere a segno il touchdown della vittoria – il quarto della sua incredibile giornata: gli ultimi secondi sono stati resi interessanti da un fenomenale kickoff return di Isaiah Rodgers che ha dato ai padroni di casa l’opportunità di cercare la end zone tramite un paio di stonate preghiere le quali, però, non hanno trovato risposta.
Vittoria importante per i Buccaneers che dopo un mese piuttosto difficile mettono in saccoccia una doppiavù di qualità contro una delle squadre più roventi della NFL che, dal canto suo, potrà guardarsi allo specchio con la rassicurante consapevolezza di potersela giocare veramente contro chiunque: un 6-6, poi, in questa AFC non preclude assolutamente nulla.

No contest a Cincinnati: i Bengals hanno triturato i resti degli Steelers vincendo 41 a 10 una partita difficilmente definibile come tale in quanto il termine partita implica la presenza di due squadre in campo e, forse, pure di un minimo di agonismo.
Non c’è semplicemente stata storia, la solitamente arcigna difesa degli Steelers non ha trovato modo di rallentare un indemoniato Joe Mixon – 165 rushing yard e 2 touchdown – mentre Roethlisberger e soci… sapete benissimo cosa io pensi del quarterback di Pittsburgh, perciò non ha nemmeno particolarmente senso provare ad analizzare la sua prestazione, mi limiterò piuttosto a dirvi che la sua totale inefficienza sta condizionando pesantemente pure il rendimento di Najee Harris e del running game, ieri completamente tolto dall’equazione anche a causa del precoce vuoto da colmare: con un gioco aereo difficilmente definibile come tale qualsiasi reparto difensivo è al corrente del fatto che per imporsi contro i gialloneri basti allocare tutte le proprie risorse in run defense.

Vittoria – perché qualcuno doveva vincere – dei Jets sui poveri Houston Texans: 21 a 14 il punteggio finale di una partita su cui non ho molto da dire, se non che una vittoria potrebbe permettere a Wilson di affrontare con piglio migliore la seconda metà di stagione.
L’eroe di giornata è senza ombra di dubbio John Franklin-Myers, giovane pass rusher dei Jets che ieri si è tolto lo sfizio di mettere a segno un improbabile intercetto che, accompagnato ad un paio di sack, potrebbe tranquillamente valergli la palma di miglior difensore AFC della settimana: l’intercetto, cari lettori, è un qualcosa che vale sicuramente trenta secondi del vostro prezioso tempo.

Ritornano al successo pure gli Atlanta Falcons grazie ad una sofferta ma fondamentale vittoria sui Jacksonville Jaguars: 21 a 14 il punteggio finale.
Come è ormai ricorrenza i Jaguars non si sono presentati in campo per il primo tempo, permettendo così ad Atlanta di volare su un rassicurante 14 a 3 reso possibile dalla versatile brillantezza di Cordarrelle Patterson, autore di due segnature: il touchdown di Gage sembrava aver chiuso definitivamente i conti, ma siccome stiamo pur sempre parlando dei Falcons, che senso avrebbe vincere una partita senza prima non averle provate tutte per perderla?
Il timido ritorno dei Jaguars è stato neutralizzato da un mesto turnover of downs che ha di fatto scolpito nella pietra la vittoria Falcons.

Signori, questi sono vivissimi: quarta vittoria consecutiva per i Miami Dolphins, questa volta passati senza alcun problema sui Carolina Panthers.
Il 33 a 10 finale ci mette davanti ad una partita piuttosto a senso unico dove a far la voce grossa ci ha pensato il reparto difensivo di Miami annullando completamente Cam Newton, ad un certo punto spedito in panchina a riflettere sullo stato del proprio braccio destro: Newton ha mestamente completato 5 dei 21 passaggi tentati per 92 yard e due intercetti.
La difesa dei Dolphins, ieri più sul pezzo che mai, ha restituito ripetutamente il pallone a Tua che dal canto suo ha fatto quello che doveva fare muovendo le catene con encomiabile efficienza testimoniata da 4 miseri incompleti su 31 passaggi tentati.
L’esaltazione causata dall’effetto nostalgia ci ha regalato un paio di sorrisi grazie a qualche touchdown qua e là, ma a questo punto appare chiaro che per discutere del braccio destro di Cam Newton sia necessario utilizzare il passato remoto – o prossimo, se come me siete dei tristi e pigri nordici.

Prova di forza pazzesca quella dei New England Patriots che si scrollano di dosso i resti dei Tennessee Titans passando 36 a 13 in una partita ben più chiusa di quanto possa suggerire il punteggio finale: fino ad una decina di minuti dal termine, infatti, New England si trovava sopra “solamente” di dieci punti.
Mac Jones, settimana dopo settimana, compie netti ed inconfutabili passi in avanti nel proprio processo di maturazione e ieri, cercando con insistenza la profondità, ha dimostrato di essere sempre più a suo agio nel reparto offensivo di McDaniels: certo, la vita è ben più vivibile quando il pluriacciaccato reparto offensivo avversario commette tre stupidissimi fumble, ma non proviamo in alcun modo a far passare in secondo piano la bontà del campionato dei New England Patriots che, a questo punto, vogliono restare nei piani alti della AFC.
Tennessee, per quello che vale, merita comunque un applauso per averci provato, ma gli infortuni sono diventati semplicemente troppi: Ryan Tannehill, poveraccio, predica nel deserto fra giocatori di practice squad.

Si ferma un po’ a sorpresa la corsa dei Philadelphia Eagles, battuti 13 a 7 da dei buoni New York Giants: per la prima volta in stagione Jalen Hurts è apparso totalmente inadeguato ed i suoi tre intercetti hanno condannato Philadelphia ad una sconfitta che dovrà farli riflettere.
Hurts, malgrado la solita brillantezza nel mettersi la palla sotto l’ascella e cominciare a correre come non ci fosse un domani, ha faticato tremendamente a trovare un ritmo con il proprio braccio e New York, nonostante una prestazione offensiva tutt’altro che esaltante, ha prodotto abbastanza per mettere a segno i punti necessari per raggiungere la sorprendente vittoria: musetto davanti, signori miei, non bisogna vincere di cento, cortomuso.

Il derby dell’inconsistenza lo vincono i Denver Broncos sbarazzandosi piuttosto agevolmente dei Los Angeles Chargers: 28 a 13 il punteggio finale di una partita nella quale Denver è riuscita a far contare ogni singolo errore degli avversari. I due intercetti sparati in rapida successione da Herbert hanno infatti portato nelle casse dei Broncos ben quattordici punti e, anche per questo motivo, mi sento in dovere di spendere un paio di parole sul rookie Patrick Surtain, assoluto mattatore della contesa grazie ad un intercetto che ha stroncato un promettente viaggio in red zone dei Chargers e, soprattutto, la pick six che ha messo in ghiaccio in risultato finale: se solo questa squadra avesse un quarterback degno di tale nomea…

Buonissima vittoria dei Green Bay Packers su dei Los Angeles Rams che a questo punto possono essere associati alla parola “crisi”: 36 a 28 il punteggio finale di una partita giocata veramente bene dai ragazzi di LaFleur.
Green Bay ha controllato il cronometro con rigore e metodicità, condannando l’attacco di Stafford – per la terza partita consecutiva autore di una pick six! – a venti miseri minuti di possesso palla: l’attacco dei Rams, in sostanza, è stato tenuto in vita da un paio di big play che hanno permesso a Jefferson e Beckham di mettere a segno touchdown da 79 e 54 yard che, però, si sono svuotati di ogni valore in luce del risultato finale.
Green Bay si avvia verso il bye week con la tipica serenità che solo una vittoria di qualità contro una diretta avversaria può dare e, se togliamo dall’equazione le due giocate sopracitate, mi sento di dire che pure ieri il reparto difensivo si sia reso protagonista di una buonissima prestazione.

A proposito di “controllare il cronometro”, che dire della fondamentale vittoria dei San Francisco 49ers?
I ‘Niners, fino a non troppo tempo fa in coma farmacologico, hanno dato continuità al loro ottimo periodo di forma imponendosi 34 a 26 sui Minnesota Vikings a termine di una brillantissima partita nella quale, esattamente come Green Bay, hanno dominato il tempo di possesso condannando Cousins e soci a meno di 23 minuti di pallone: Minnesota, però, è arrivata a tanto così dal pareggio, poiché a seguito di un sanguinoso piazzato mancato da Gould – un piazzato che avrebbe regalato loro un vantaggio di due possessi ad un paio di minuti dal termine – i Vikings hanno avuto a disposizione un’ultima disperata possibilità di riacciuffare i californiani che, però, li hanno costretti ad un mesto turnover of downs.
Grandissima prestazione del duo Mitchell-Samuel che con quasi 200 rushing yard e due touchdown hanno sfiancato il reparto difensivo avversario: c’è grande apprensione invece per Dalvin Cook, uscito per un infortunio apparentemente serio alla spalla.

Brutta vittoria, ma pur sempre vittoria, quella dei Baltimore Ravens sui Cleveland Browns: malgrado il peggior Lamar Jackson di sempre – ben quattro intercetti per l’ex-MVP – i Ravens hanno trovato modo di scamparla sui Browns vincendo 16 a 10 una partita che regala loro il primo, incredibile, posto nel tabellone AFC.
Quello andato in scena a Baltimore non è stato sicuramente uno spettacolo visto che entrambi gli attacchi hanno faticato immensamente a creare gioco, ma per loro fortuna i Ravens possono contare su un marziano chiamato Justin Tucker che pure ieri non ha avuto problemi a convertire ogni singolo piazzato tentato: nelle ultime settimane Baltimore ha faticato immensamente in attacco ma vincere partite del genere contro un’ostica avversaria divisionale come Cleveland ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul loro cuore.

8 thoughts on “Il riassunto della dodicesima domenica del 2021 NFL

  1. RAVENS : se riescono a vincere pure in queste situazioni va bene. Un nome su tutti Tyus Bowser ,
    Eagles : oltre a Hurts, mettiamoci però anche il fumble sanguinoso di scott e il drop pazzesco di Reagor negli ultimi palpitamti secondi di partita

    • Reagor è un maledetto, nell’ultimo drive ha commesso due drop da violazione dei diritti umani.

  2. Jalen Hurts, che mi piace un sacco, ieri non bene ma anche i suoi ricevitori ne hanno combinate molte. Nell’ ultimo drive hanno fatto cadere tre palloni prendibilissimi che potevano valere la vittoria

  3. Finora la presa di Andrews prima del touchdown decisivo in CLE-BAL di ieri è quella dell’anno. Prestidigitazione pura.

  4. Hai fatto bene a sottolineare come New England – Tennessee sia stata molto più in bilico di quanto dica il punteggio: i Titans sono stati molto fluidi in attacco, salvo poi buttare via la partita con due calci sbagliati, due fumble quando erano già in zona punti e un intercetto in endzone.

    Resta il fatto che otto giorni fa erano primi con margine in Afc; nel giro di una settimana sono scivolati al terzo posto.

  5. Buona sera Mattia, grazie mille per il sempre apprezzato recap su week 12 e puntualmente vengo a scocciarti chiedendo il tuo pensiero sul Monday Night!! Beh, la squadra di football s’è messa in testa di giocare!!! Le assenze di Young e Sweat hanno fatto ricordare alla secondaria come si fa sui passaggi (Collins, Curl, Fuller) e rimane ostica sulle corse grazie a un Cole Holcomb sempre più protagonista. L’attacco muove le catene e le lancette con costanza via aria e via terra non solo con Antonio Gibson e Terry McLaurin (che ha superato nelle statistiche il mio eroe Gary Clark!) ma anche con McKissic, Thomas, Carter, Humpries (in attesa del miglior Curtis Samuel) orchestrati da un Shane F… ehm, Taylor Heinicke più calcolatore ed efficace nella Red Zone… Peccato non avere il gallese come kicker ma tant’è!!!!!!
    Certo, di strada da fare ce n’è ancora tanta prima di arrivare in alto ma la direzione intrapresa mi pare quella giusta…. Penso proprio di essermi dilungato un po’ troppo e quindi tolgo il disturbo ringraziandoti per l’attenzione!!! Buona serata e stammi bene!!

  6. Sono entrato ora in questo blog. buongiorno a tutti. Commentare qualche partita del prossimo week end

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