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Che domenica sarebbe senza un paio di upset che rimescolano le carte sul tavolo ribadendoci che di questa stagione non abbiamo capito assolutamente nulla?

Facciamo partire il nostro viaggio da Chicago, dove i Baltimore Ravens privi di Lamar Jackson sono riusciti a portarsi a casa una soffertissima ed al contempo fondamentale vittoria sui Chicago Bears: 16 a 13 il punteggio finale di una partita molto strana.
Per tutto il pomeriggio entrambe le squadre hanno faticato tremendamente a muovere le catene e Baltimore, ad un paio di minuti dalla fine, stava provando in tutti i modi a proteggere i due punti di vantaggio implicati dal 9 a 7; 4&11 Chicago nei pressi della linea di metà campo, Dalton under center – Fields è stato estromesso dalla contesa a causa di un infortunio alle costole – e la schiena di ogni tifoso dei Ravens viene percorsa da un brivido provocato dal ricordo di quella giocata di Boyd al termine della stagione 2017: la difesa prova il tutto per tutto con un temerario blitz e, ovviamente, Dalton connette con Goodwin per un touchdown da 49 yard seguito poi da una conversione da due punti fallita.
Poco più di un minuto e mezzo rimasto da giocare, quattro punti da recuperare e l’intero campo da percorrere in una giornata in cui offensivamente nulla è girato per il verso giusto: pronti-via ed una pass interference accompagnata da una ricezione da 21 yard di Duvernay teletrasportano Baltimore sulle 30 di Chicago con circa un minuto e due timeout a disposizione.

L’attacco ricomincia a boccheggiare e il 3&13 a seguito di una penalità sembra condannare i Ravens alla sconfitta, solo che Huntley, probabilmente ispirato da Lamar Jackson, esce dalla tasca per sfuggire alla pressione avversaria e scarica un arcobaleno in profondità per Watkins che, completamente solo, si assicura il possesso del pallone ad un passo dalla goal line: lo snap successivo è quello decisivo, in quanto Huntley dà l’handoff a Freeman che scortato da Patrick Ricard mette a segno il primo touchdown della giornata di Baltimore nel momento più importante in assoluto.
Considerate le circostanze ed i risultati dagli altri campi, questa è una vittoria fondamentale per i Ravens arrivata in una situazione pressoché disperata poiché indipendentemente dal giudizio che possiamo avere su Lamar Jackson riuscire a vincere con il proprio backup quarterback alla prima da titolare in NFL è sempre una mezza impresa: una sconfitta del genere non può che spezzare il cuore a Chicago ed ai propri tifosi che, dopo il miracolo di Goodwin, erano convinti di averla portata a casa.

Vittoria fondamentale pure quella dei Minnesota Vikings sui Green Bay Packers: il 34 a 31 finale è arrivato a seguito di un pregevole botta e risposta protrattosi per tutta la partita.
Dopo un inizio di marca Vikings, i Packers e Rodgers sono saliti di giri fino ad effettuare il primo sorpasso della partita a otto minuti dal fischio finale a seguito di un touchdown di Adams: Minnesota, per una volta con sangue freddo, ha marciato lungo il campo portandosi a casa il fondamentale touchdown del controsorpasso grazie ad una ricezione da 23 yard del solito Justin Jefferson accompagnata dalla conversione da due punti di Dalvin Cook.
31 a 24 con due minuti rimasti da giocare, quindi, palla a Green Bay: all’omeopatico Rodgers per riacciuffare la parità basta una sola giocata, un ottimo touchdown da 75 yard di Valdes-Scantling.
Il drive dei Vikings, quello in grado di consegnare loro la vittoria, sopravvive ad un caratteristico brivido poiché Savage a momenti intercetta il primo lancio della serie di Cousins che, rinvigorito dallo spauracchio, ricomincia a muovere le catene con esperienza: Minnesota, yard dopo yard, si porta nel cuore della red zone dove al buon Joseph viene chiesto di vincere la partita con un tutto sommato agevole piazzato da 29 yard realizzato senza particolari problemi.
Vittoria come già detto importantissima questa poiché Minnesota rilancia la propria candidatura alla postseason portandosi provvisoriamente al sesto posto in NFC: i Vikings, signori miei, sono una squadra migliore di quanto possa suggerire il loro record e vittorie del genere non possono che frustrare i tifosi se rapportate a qualche inspiegabile sconfitta qua e là.

Una relativa sorpresa arriva da Orchard Park dove i Bills vengono strapazzati da dei straripanti Colts: 41 a 15 il punteggio finale di una partita mai in discussione.
Prestazione leggendaria di Jonathan Taylor che oltre ad aver guadagnato più di 200 yard dallo scrimmage ha pure realizzato cinque touchdown contro la miglior difesa della lega: niente da fare per uno stranamente impreciso Josh Allen che con un paio di turnover ha gettato i suoi in un baratro dal quale non hanno avuto modo di uscire.
Attenzione a questi Indianapolis Colts che, zitti zitti, stanno cominciando a vincere partite in serie trascinati dal giocatore più in forma della lega, quel Jonathan Taylor che touchdown dopo touchdown sta settimanalmente inserendo il proprio nome nelle preghiere di ringraziamento che molti fantasy owner canticchiano prima di addormentarsi: Buffalo, invece, a seguito di questa sconfitta si è fatta soffiare il primo posto in AFC East dai New England Patriots.

È stata una partita molto bella e tirata ed alla fine l’ha scampata Ron Rivera: in uno strano scontro fra mentore ed allievo, i Washington Football Team di Ron Rivera passano 27 a 21 sui Carolina Panthers di Cam Newton.
Dopo tre quarti molto equilibrati a decidere la contesa ci ha pensato la difesa di Washington che costringendo Newton a due turnover of downs consecutivi ha protetto egregiamente il vantaggio di tre punti arrivato grazie ad un piazzato di Slye – ennesimo ex di giornata – incrementandolo poco dopo a sei lunghezze grazie ad un ulteriore field goal: la prestazione di Newton non è stata malvagia, anche se il 2 su 9 su terzo down ha di fatto stroncato troppi loro drive.
Occhio a Washington, questa squadra sembra aver trovato l’equilibrio di cui aveva disperatamente bisogno.

Non c’è molto da dire sull’insipido 13 a 10 con cui i Browns sono sopravvissuti ai Lions: abbiamo visto partite di football americano ben più esaltanti di quella andata in scena in Ohio.
Pure questa domenica il gioco aereo dei Lions non è riuscito a prendere quota e malgrado un commovente Swift Detroit non ha saputo sfruttare l’ottimo lavoro del reparto difensivo che ha spinto Mayfield a sparacchiare due tragici intercetti ed a completare poco più della metà dei lanci tentati: Cleveland aveva disperatamente bisogno di questa vittoria ma, lasciatemelo dire, per andare ai playoff servirà molto di più di quanto mostrato nelle ultime settimane.

Non si fermano più i San Francisco 49ers, passati agevolmente sui resti dei Jacksonville Jaguars: 30 a 10 il punteggio finale di una partita in cui Jacksonville ha trovato per la prima volta la end zone ad un paio di minuti dal termine grazie ad un “inutile” touchdown di James Robinson – eroe vero che con questa giocata mi ha di fatto regalato la vittoria al fantasy.
San Francisco ha liquidato la pratica senza alcun problema soffocando il debole attacco dei Jaguars ed affidandosi soprattutto a qualche giocata qua e là dei propri playmaker come suggerito dal fatto che sia Kittle che Aiyuk che Samuel abbiano messo a segno un touchdown: un po’ di inerzia era tutto ciò di cui questa squadra aveva bisogno.

A proposito di inerzia, che dire della terza vittoria consecutiva dei Miami Dolphins?
Soffrendo forse più del dovuto i ragazzi di Flores si sono portati a casa un fondamentale 24 a 17 sui poveri New York Jets, per l’occasione guidati da un Joe Flacco che con il numero 19, in tutta onestà, non si può guardare: Miami ha giocato una buona partita muovendo piuttosto efficientemente le catene, anche se l’opposizione era veramente poca roba.
La strada per i playoff rimane tortuosa ed in salita, ma in luce del loro ottimo periodo di forma mi sentirei di inserirli nella bagarre per la postseason.

Non si fermano più i Philadelphia Eagles, vittoriosi pure questa domenica contro i sempre ostici New Orleans Saints: 40 a 29 il punteggio finale di una partita che, ad onor del vero, Philadelphia avrebbe dovuto chiudere con meno patemi d’animo.
Sopra 33 a 7 con quindici minuti da giocare, i ragazzi di Sirianni hanno permesso agli avversari di tornare in partita concedendo 17 punti consecutivi in poco meno di otto minuti ma fortunatamente per loro a fermare l’emorragia ci ha pensato lo stupendo Hurts che firmando il terzo rushing touchdown del suo pomeriggio ha messo definitivamente in ghiaccio il risultato finale.
Philadelphia, finalmente con un’identità alla quale aggrapparsi nei momenti critici della partita, sta macinando bel gioco e spinta da un gioco di corse di primissimo livello sembra essere definitivamente in corsa per un posto ai playoff: attenzione a questi rognosi Eagles!

La più grande sorpresa della giornata arriva da Nashville dove i Titans, la squadra per cui battere big è ormai diventata stanca routine, si sono fatti incredibilmente prendere lo scalpo dai Texans: 22 a 13 il punteggio finale.
A condannare Tennessee alla sorprendente sconfitta – non dimentichiamoci che stiamo parlando della squadra che si è fatta battere dai Jets – ci ha pensato l’atipica imprecisione di Ryan Tannehill che lanciando quattro sciatti intercetti ha messo la propria squadra in una posizione piuttosto scomoda: ai deboli Texans per vincere è bastato “gestire” il pallone, in quanto imporsi in una partita nella quale la differenza di turnover è pari a +5 non è sicuramente un’impresa titanica nemmeno per una compagine debole come quella texana.

Tornano al successo i Cincinnati Bengals, passati 32 a 13 sui mesti Las Vegas Raiders, squadra la cui stagione sembra essere definitivamente deragliata: è difficile pensare di vincere quando si converte solamente un terzo down in tutto il pomeriggio.
Ottima la prestazione di Joe Mixon che con 123 rushing yard ed un paio di TD ha costruito un vantaggio che l’anemico attacco dei Raiders non è stato in grado di colmare: a dirla tutta la contesa era stata riaperta da un touchdown di Moreau arrivato con più di dieci minuti rimasti sul cronometro, ma da lì in avanti la difesa dei Raiders non ha più saputo cacciare fuori dal campo il reparto offensivo avversario subendo in rapida successione un paio di touchdown che hanno di fatto messo in ghiaccio la vittoria finale.

Ci attendavamo fuochi d’artificio e spettacolo: tutto il contrario, poiché in una partita dominata dai reparti difensivi – e da un paio di errori evitabilissimi dell’attacco dei Chiefs – Kansas City si è portata a casa un prezioso 19 a 9 sui Dallas Cowboys che consolida il primo posto in division.
Prescott e compagni non sono mai riusciti ad entrare in partita poiché il tanto deriso reparto difensivo dei Chiefs ha messo insieme l’ennesima prestazione convincente dell’ultimo mese applicando costante pressione al povero Prescott, autore di tre turnover e vittima di cinque sack: ai Chiefs, in sostanza, è bastato amministrare l’immediato vantaggio – a metà del primo quarto KC era già sul 9 a 0 – facendo pesante affidamento sulla difesa, anche se di qui in avanti Mahomes e compagni dovranno trovare un modo per essere infinitamente più consistenti.

Il capolavoro – non ho altri termini – di Colt McCoy ha regalato ai Cardinals un’importantissima vittoria che inguaia forse irrimediabilmente i Seattle Seahawks: a termine di una partita commovente del miglior backup quarterback della NFL, gli Arizona Cardinals si impongono 23 a 13 su dei Seattle Seahawks pure oggi offensivamente irriconoscibili.
McCoy, come già anticipato, ha messo insieme un vero e proprio capolavoro completando 35 dei 44 lanci tentati per 328 yard e due touchdown, numeri che ci mettono davanti ad un’efficienza in grado di tenere a galla una squadra priva dei propri migliori giocatori: grazie all’affidabilità del proprio quarterback Arizona è riuscita a tenere il possesso del pallone per più di 40 minuti, condannando così i confusi Seahawks ad irrazionalità e grossolanità offensiva che, per lo stato dell’arte attuale di questo reparto, è una vera e propria condanna a morte.
Sugli scudi pure Zach Ertz, innesto fondamentale che con 8 ricezioni per 88 yard e due touchdown ha ribadito ancora una volta la bontà della trade di un mese fa.

Concludiamo la nostra rassegna settimanale con la folle vittoria dei Chargers: dopo aver provato a perderla in ogni modo possibile Los Angeles è stata in grado di imporsi 41 a 37 su Pittsburgh.
Sopra di due possessi con poco più di otto minuti rimasti sul cronometro, Los Angeles ha incredibilmente concesso 17 punti in circa un minuto e mezzo, trovandosi così sotto di tre con tre giri d’orologio rimasti da giocare: fortunatamente per loro, però, quel fenomeno che risponde al nome di Justin Herbert ha chiuso i giochi pescando Mike Williams completamente libero in profondità per un touchdown da 53 yard al quale Pittsburgh non ha saputo rispondere.
Prestazione fenomenale di Austin Ekeler che con un paio di touchdown di corsa e di ricezione ha regalato a milioni di fantasy owner una quantità di punti che molto difficilmente rima con “sconfitta”.

Post By Mattia Righetti (516 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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11 thoughts on “Il riassunto dell’undicesima domenica del 2021 NFL

  1. Vittoria importante dei Ravens, perplesso su che diavolo di virus abbia preso Lamar….non è dato sapersi.
    Nota sugli eagles e Darius Slay.. grande difensore

    • È chiaro che Jackson abbia qualcosa che non va, non è possibile che nel giro di due mesi e mezzo sia stato costretto a saltare allenamenti -e ora pure una partita – per una non ben identificata “illness”: long-covid? Non lo so, sinceramente.

  2. Grande Colt McCoy che a 35 anni si sta togliendo qualche meritata soddisfazione. Del resto nell’NFL non duri (nemmeno da backup) se non vali.

    • Le due vittorie di McCoy sono il motivo per cui Kingsbury deve vincere il premio di miglior allenatore della stagione, due capolavori, altroché partite.

  3. Ciao Mattia, a me l’intercetto di Green Bay continua a sembrare buono, sinceramente trovo che diano molto spesso completi molto più dubbi.

    • In tutta sincerità non ho ben capito perché abbiano cambiato la chiamata, anche a me è sembrato intercetto, ma evidentemente… boh, diamo sta vittoria ai poveri Vikings, suvvia.

  4. Ho sempre accettato tutto, perché so che il football è uno sport imprevedibile. Ho accettato Cincinnati che perde coi N. Y. Jets, Dallas che perde con Denver, Buffalo che perde con Jacksonville, Baltimore che perde con Miami, Tampa che perde con Washington, Pittsburgh che pareggia con Detroit.

    Però Houston che maramaldeggia a Nashville è troppo: è un qualcosa che va contro tutte le leggi del creato.

    Nella vita è bello avere delle sorprese, ma è altrettanto importante avere delle certezze, dei punti fermi. Mi sento destabilizzato.

  5. Ciao a tutti, tifoso dei Bengals da decenni (maledetti anni ’90 quando ricevetti il gioco John Madden per l’Amiga e scelsi malauguratamente la squadra con la divisa tigrata…) e anni di montagne russe…

    Quest’anno ci divertiamo un pò di più ma non so se definirci più immaturi o inesperti…incredibile alternare partite ottime come ieri o quasi perfette (Reavens) a disastri (Jets), errori evitabili (Packers) e rullate pesanti (Browns).

    Abbiamo giocatori giovani e talentuosi (Burrow credo avrà lunga vita, Chase, Mixon, Higgins ecc) che possono fare faville ma anche scomparire nell’apatia più totale e sfigurare con le ultime in classifica.

    Mi piacerebbe vedere tornare le tigri ad assaggiare i playoff ma siamo come il meteo a Londra…può succedere tutto il contrario di tutto in 5 minuti (vedi ieri fumble al primo possesso e per poi gestire bene il match con buona difesa e corse di Mixon spacca partita).

    Cosa ne pensi?

    • Posso solo dirti che essendo i Bengals una squadra molto giovane reduce da anni di totale irrilevanza, il fatto che non abbiano una via di mezzo (leggasi consistenza) ma che siano molto hot n’ cold è dovuto alla mancanza di esperienza: hanno il talento per battere chiunque, sono una buona squadra, vediamo se riusciranno a cominciare a vincere consistentemente le partite che devono assolutamente vincere.
      Quello significa essere una grande squadra e credo che è la direzione che i Bengals hanno intrapreso!

    • Simpatizzo x i Bengals da quando persero negli ultimi istanti il Superbowl del 1989 contro i 49ers. QB Boomer Esiason con un braccio poderoso ma che in quella partita deluse un po’. Mi farebbe tanto piacere vederli trionfare un giorno al SB. Così come i 4 volte sconfitti Bills di Jim Kelly e Thurman Thomas, sconfitti ma non perdenti poiché giungere al SB io la considero sempre una grande vittoria.

  6. Ennesimo mezzo miracolo dei Ravens, che hanno vinto 5 partite praticamente all’ultima giocata. Huntley, dopo una partita mediocre, con un lancio alla Rodgers pesca Watkins dall’altra parte del campo.
    Fa un po’ tristezza vede i Bears cosí scialbi dopo gli entusiasmi estivi. Per Nagy siamo forse ai titoli di coda.

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