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Permettetemi di iniziare immediatamente che di carne al fuoco, pure questa settimana, ce n’è veramente tanta: finiranno mai gli upset?
Ne dubito fortemente.

Vittoria tanto sofferta quanto importante quella dei Baltimore Ravens sui Minnesota Vikings: dopo un tempo supplementare Baltimore è passata 34 a 31.
L’inizio è stato assolutamente traumatico per i Ravens che concedendo un paio di big play a Jefferson e Cook si sono trovati pressoché immediatamente sotto 14 a 3: l’attacco dei Ravens, atipicamente sterile e impacciato, nei primi trenta minuti di gioco è apparso spesso fuori sincro anche se grazie ad un touchdown su ricezione di Freeman sono andati negli spogliatoi sotto solamente di un possesso, 17 a 10.
Pronti-via e Minnesota ha incrementato il vantaggio a due possessi grazie ad un kickoff return di Nwangwu: da lì in avanti Jackson e compagni hanno iniziato a giocare come sanno e, controllando il flow della partita grazie ad una fisicità strabordante imposta dal gioco di corse, hanno messo a segno tre touchdown in altrettanti drive portandosi finalmente in vantaggio, 31 a 24 a poco più di tre minuti dal termine grazie ad un rushing touchdown di Bell.
Minnesota, per la prima volta nella contesa con le spalle al muro, ha risposto brillantemente con un drive metodico conclusosi con il touchdown del pareggio di Thielen che ha di fatto condannato la partita ai tempi supplementari.

Il primo drive dei Ravens si è concluso con un sanguinoso intercetto di Anthony Barr, bravissimo a leggere l’imminente screen pass e ad agguantare il pallone: Cousins e soci, però, non sono stati in grado di convertire il regalo in punti e dopo un mesto three n’ out il possesso è ritornato a Baltimore che con apprezzabile personalità ha ripreso a muovere le catene fino a portarsi alle porte della red zone.
L’immenso Justin Tucker, questa volta chiamato a vincerla tramite un “semplice” piazzato da 36 yard, non ha avuto problemi a regalare ai compagni la vittoria che però non può lasciare sereno Harbaugh per quanto visto nei primi minuti di gioco.
Prova di carattere quella dei Ravens che dopo una prima metà di gioco particolarmente difficoltosa si sono scrollati di dosso la ruggine accumulata nel bye week cominciando a macinare gioco fino ad arrivare alla vittoria finale: Minnesota, pure questa volta, non è stata in grado di mettere insieme quattro quarti – e passa – di football complementare.

Il risultato più sorprendente della giornata arriva da Jacksonville, dove i Jaguars trascinati da Josh Allen hanno preso lo scalpo ai Buffalo Bills con un antiquato 9 a 6: esattamente, cari lettori, il Josh Allen protagonista ieri è stato quello dei Jaguars, il defensive end, che mettendo a segno un sack, un intercetto e recuperando un fumble ha permesso al nostro amato Scott Hanson di farsi grosse risate sottolineando a ripetizione la straordinarietà del fatto che due omonimi continuassero ad essere invischiati in giocate nelle quali il Josh Allen difensore frustrava il Josh Allen quarterback.
A costare la partita ai Bills ci hanno pensato i tre turnover arrivati con puntuale precisione nella metà campo avversaria dove i Jaguars hanno eretto un impenetrabile muro contro il quale il solitamente esplosivo attacco dei Bills è andato a scontrarsi a ripetizione: giornate del genere capitano anche alle migliori squadre, non leggiamoci troppo fra le righe.

Vittoria tutto sommato agevole quella dei Patriots sui Panthers che malgrado il ritorno in campo di McCaffrey pure ieri non sono stati consistentemente in grado di muovere le catene: 24 a 6 il punteggio finale.
Jones, affidabile e preciso come al solito, ha fatto pesante affidamento sul gioco di corse e sulla difesa che oltre che a generare tre turnover – fra cui una pick six del solito J.C. Jackson – ha costretto Carolina ad un mesto 3 su 11 su terzo down: difficile pensare di vincere così contro una squadra disciplinata come New England che ora, sul 5-4, ha tutte le ragioni del mondo per fare un paio di pensieri impuri sui playoff.

Il derby dell’Ohio è stato piuttosto a senso unico: i Cleveland Browns, malgrado il potenzialmente opprimente dramma con Odell Beckham protagonista, sono passati 41 a 16 su degli imprecisi e sciagurati Cincinnati Bengals.
La giocata che ha deciso la partita, o che perlomeno l’ha incanalata su binari favorevoli per i Marroni, è arrivata pressoché subito: Burrow, dopo un esaltante primo drive che li ha portati nei pressi della goal line, cercando il fidato Chase in end zone ha trovato le mani di Denzel Ward che con grazia ed agilità ha riportato il pallone nella end zone avversaria per una pick six.
Da lì in avanti è salito in cattedra l’attacco dei Browns che alternando magistralmente corse e lanci ha abbattuto la debole resistenza della difesa dei Bengals mettendo a segno touchdown a ripetizione: Cincinnati, ad onor del vero, ha provato a riaprirla nell’ultimo quarto ma Cleveland, dopo il secondo touchdown di giornata di Mixon, non ha avuto particolari problemi a chiudere definitivamente la partita con un turnover of downs ed un touchdown di Njoku.
Cos’è successo ai Bengals, collassati dopo l’esaltante vittoria sui Ravens?

Che dire dell’incredibile 30 a 16 con cui i Broncos hanno giustiziato i Cowboys?
I primi punti dei Cowboys sono arrivati con circa quattro minuti da giocare nell’ultimo periodo, quando il passivo si era fatto ormai troppo consistente per coltivare legittimi e rispettabili sogni di rimonta: Denver ha giocato una buonissima partita in tutte e tre le fasi distruggendo la sicurezza degli avversari grazie ad un paio di stop su quarto down nei primissimi minuti di gioco che, a mio avviso, hanno deciso la partita.
Dallas, esattamente come Buffalo, è incappata nel classico pomeriggio nero in cui nulla è andato per il verso giusto ma ciò nonostante mi sento di dire che si riprenderanno più prima che poi.

Doveva essere la partita in cui il buon Tua dimostrava il proprio valore al front office che vuole disperatamente sbarazzarsi di lui, invece un infortunio ad un dito gli ha impedito di scendere in campo: guidati da Brissett i Dolphins sono comunque riusciti ad interrompere la serie di insuccessi passando 17 a 9 sui Texans a termine di una partita dominata dal reparto difensivo.
La difesa di Miami, infatti, oltre che ad aver atterrato cinque volte Taylor ha pure generato quattro compromettenti turnover che per una squadra che fatica maledettamente a muovere le catene sono una vera e propria condanna a morte: vediamo se questo potrà essere il punto di svolta nella stagione dei Dolphins, anche se ne dubito fortemente.

Gli Atlanta Falcons, dopo aver provato a perderla in ogni modo possibile sono sorprendentemente riusciti a vincerla: il 27 a 25 con cui Atlanta si è sbarazzata di New Orleans è giunto al termine della classica partita nella quale i Falcons, dopo tre quarti di buon football, si stavano per sciogliere negli ultimissimi minuti della partita.
Atlanta, sopra 24 a 6 con circa dieci minuti rimasti da giocare, ha concesso tre touchdown consecutivi agli avversari che con un minuto rimasto da giocare si sono portati in vantaggio a seguito di un touchdown di Kenny Stills: Atlanta, però, non ha abbassato la testa e con una sola giocata – una ricezione da 64 yard del solito Patterson – si è portata in piena zona field goal permettendo a Koo di vincerla con un comodo piazzato da 29 yard.

Vittoria pure per i New York Giants che contro dei mogi Las Vegas Raiders si sono portati a casa un pregevole 23 a 16 reso possibile da un lodevole sforzo difensivo.
New York, infatti, ha generato tre turnover fra cui una pick six di McKinney che ha permesso loro di mettere il musetto davanti e controllare il vantaggio affidandosi pressoché esclusivamente alla difesa, brillantissima nel limitare Carr e compagni: il protagonista offensivo della partita, se permettete, credo sia stato il buon Devontae Booker che corsetta dopo corsetta ha tenuto a galla i Giants regalando linfa vitale ad un paio di drive che non promettevano nulla di buono.

Hanno sofferto più di quanto ci si potesse aspettare ma, come ci hanno insegnato i nostri avi, una vittoria è sempre una vittoria: i Los Angeles Chargers, all’ultimo secondo, sono passati 27 a 24 sui Philadelphia Eagles grazie ad un piazzato di Hopkins.
Philadelphia, ad onor del vero, ha giocato una buonissima partita nella quale hanno fatto il possibile per sfruttare il punto debole degli avversari, la run defense, e costringere Herbert a quella fretta – grossolanità – che è costata ai californiani le ultime partite: Herbert, da vero campione qual è, non ha mai perso la testa e con estrema lucidità ha distribuito il pallone ai propri playmaker in una giornata nella quale la difesa degli Eagles è riuscita a togliere Austin Ekeler dall’equazione.

Niente Murray, Green ed Hopkins per gli Arizona Cardinals? Nessun problema, in quanto trascinati da uno stupendo Colt McCoy – e da un indescrivibile James Conner – sono passati 31 a 17 contro i San Francisco 49ers.
Le debilitanti assenze, potenzialmente in grado di ribaltare i pronostici, non hanno minimamente pesato ai lanciatissimi Cardinals che facendo affidamento alla precisione di McCoy e ad un Conner da più di 170 yard totali e tre touchdown hanno dominato un incontro deciso anche da un paio di sanguinosi fumble di San Francisco in red zone: Kittle ed Aiyuk, infatti, perdendo il controllo del pallone hanno stroncato sul più bello un paio di drive che molto probabilmente avrebbero portato loro punti che avrebbero quasi sicuramente riscritto la storia dell’incontro.
Una vittoria del genere, arrivata in condizioni che definire impervie sarebbe un eufemismo, ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sulla maturità dei ragazzi di Kingsbury.

Vincono, ma non convincono i Kansas City Chiefs, passati 13 a 7 sui Packers di Jordan Love al termine di una partita tutt’altro che esaltante nella quale i due attacchi hanno enormemente faticato a muovere le catene.
Per rendere l’idea delle difficoltà dei Chiefs mi limiterò a dirvi che Mahomes lanciando 37 volte il pallone è riuscito a guadagnare la miseria di 166 yard, ossia 4.5 yard a tentativo: questo è un dato inaccettabile per qualsiasi attacco, tanto meno per quello che dovrebbe essere uno dei più esplosivi e terrificanti della NFL.
È chiaramente successo qualcosa a Mahomes e compagni che malgrado la vittoria pure ieri sono stati irriconoscibili: questo Mahomes è troppo sciatto, impaurito ed impreciso per essere il vero Patrick Mahomes.
Jordan Love? Mi limiterò a dire che si è pesantemente notato che fosse alla prima partita da titolare in NFL.

Chiudiamo la nostra rassegna con il sorprendente 28 a 16 con cui i Titans, orfani di Henry, si sono imposti sui Los Angeles Rams: molto sorprendentemente la partita è stata decisa dalla brillantezza del reparto difensivo dei Titans che ha costretto Stafford al peggior pomeriggio losangelino della carriera.
Oltre che a cinque sack, fra cui tre del mostruoso Simmons, la difesa di Tennessee ha pure intercettato due lanci – uno dei quali trasformato in pick six -: l’attacco, occorre dirlo, non ha assolutamente impressionato in quanto capace di guadagnare solamente 3.5 yard a giocata, numero che difficilmente può vincere partite in giornate in cui la difesa non è in stato di grazia.
Nonostante tutto, però, Tennessee ora sul 7-2 è al comando della AFC e sta consistentemente trovando modo di vincere partite: attenzione, sono pericolosi.

Post By Mattia Righetti (516 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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3 thoughts on “Il riassunto della nona domenica del 2021 NFL

  1. Da tifoso Bills ero tranquillo, poiché convinto di dover giocare contro i Jaguars del 2021: poi ho scoperto, con mio sommo sgomento, che stavamo giocando contro i Bears del 1985.

    Afc indecifrabile: Bills e Chiefs non convincono, i Ravens stanno in una division terribile e credo che qualche gara divisionale la perderanno, i Titans sono fortissimi ma hanno perso il loro miglior giocatore.

    Avevo qualche certezza in più sulla Nfc, ed ecco che arrivano le inopinate sconfitte di Rams, Cowboys e Packers.

    Staremo a vedere: l’unica previsione che mi sento di fare con una certa sicurezza è che alla fine il Super bowl lo vincerà la squadra di Tom Brady. Ma non bisogna essere grandi esperti di football per capirlo!

    • La sconfitta coi giaguari ci può stare, credo che Bills, Titans, Ravens (spero) possano arrivare lontano, Chiefs..un grosso punto interrogativo quest’anno…vedo meglio la parte Ovest, non dimentichiamoci del campionato che stanno facendo i Cardinals la cui sconfitta coi packers alla fine poteva essere evitata se non ci fosse stata quella dormita di Aj green. Vedremo cosa faranno i Bucs anche perchè ripetersi è difficile

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