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Finalmente la prima scelta assoluta ha assaggiato il sapore della vittoria in NFL coi suoi Jaguars, dopo 5 devastanti sconfitte che hanno ridimensionato l’ambiente e riportato un po’ tutti coi piedi per terra, dato che molti pensavano grossolanamente a Trevor Lawrence come ad un salvatore della patria capace da solo di ricostruire un club disperso nei bassifondi NFL.

La vittoria londinese contro Miami (23-20) serve eccome a Jacksonville per interrompere un’imbarazzante striscia di 20 sconfitte consecutive, col primato in negativo dell’expansion team di Tampa Bay del 1977 drammaticamente nel mirino (26), ma non avrà quasi certamente quell’effetto deflagrante che implichi streak attive. Si punta al massimo ad una stagione di transizione con “Sunshine” in cabina di regia, assieme a un core giovane pere tentare magari di accaparrare 4 vittorie stagionali.

D’altronde prima di emettere facili verdetti, oltre a verificare la (fragile) consistenza di una franchigia in completo rebuilding e lontana parente di quella che sfiorò il viaggio al Super Bowl grazie a una difesa invalicabile oggi emigrata altrove, sarebbe bastato seguire le gesta di Lawrence nei tre anni alla corte di Dabo Swinney a Clemson. Lì oltre al talento dell’angelico ragazzone da Cartersville, c’era anche un sistema di gioco perfetto, creato per agevolare al massimo le caratteristiche di una generazione top ritrovatasi assieme in Sud Carolina.

Oggi invece tra i tanti “buchi” tecnici dei giovani Jaguars si è aggiunto anche l’ansia da prestazione del talentuoso regista, costretto spesso a performare in hurry-up offense per salvare la pelle, usufruendo soltanto di 2 secondi in media per lanciare, cifra più bassa fra i rookie e causa di disavventure sul lungo.

Tutto ciò influisce sulla precisione e sulla fiducia nei propri mezzi, adesso scalfita rispetto ai fasti NCAA, e risalta nelle pessime statistiche avanzate che ne fanno il peggiore fra le matricole in offensive grade (50.4), il secondo peggiore di lega per intercetti (8), il 26° per passing yards (1.146), il 22° e 20° nei lanci da td e tentativi.

A parte il difficile ambientamento e la poca accuratezza di Lawrence, le feroci scorribande nei suoi confronti e l’immaturità del roster, concausa di un così pessimo reparto vanno ascritte ai numerosi drop dei ricevitori, alla poca consistenza dei pass protector e ad un playcalling privo di inventiva.

Valvole di sfogo e finora uniche fonti di reddito in attacco sono le galoppate di James Robinson, specialmente in play action sui primi due down, che innalzano leggermente la O-efficiency generale, come detto affossata dalle medie al lancio.

L’unica speranza per il prosieguo è che una delle prime scelte più attese di sempre, ma finora deludente, possa scorgere d’ora in avanti e per i prossimi anni quelle migliorie di gruppo che stanno permettendo ai suoi giovani colleghi Herbert e Burrow di fare rumore. Purtroppo l’eccellenza di Allen e Murray appare invece lontana anni luce!

Post By Lucio Di Loreto (266 Posts)

"Malato" di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal "fulmine finlandese". Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell'hockey.

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One thought on “Boccata d’ossigeno per Lawrence e i suoi Jags

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