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Privarsi di qualcosa per un certo periodo di tempo, magari in un contesto generale tragico come lo è stato – e lo è ancora, purtroppo – quello dell’ultimo anno, è probabilmente il miglior modo per comprendere una volta per tutte quanto quel qualcosa possa essere importante nella nostra esistenza: solitamente, sottoporsi a questo masochistico esercizio fornisce sufficienti elementi per deliberare con una certa sicurezza sull’importanza di questo qualcosa a cui continuo a fare riferimento, ma che per scoprirne l’identità dovrete attendere la conclusione di questa proposizione.

Sto ovviamente parlando della preseason NFL, care lettrici e lettori.
Il 2020 NFL, passato alla storia per una serie di ineluttabili privazioni, verrà anche raccontato ai posteri come l’anno “senza preseason” e, per un certo intervallo temporale, le nostre dita andavano a cercare affannosamente quel “senza preseason” per trovare una spiegazione più o meno adeguata a certe giocate d’inizio stagione che aumentavano la nostra accidia: intercetto stupido? Colpa della mancanza di una preseason.
Scarso affiatamento nel reparto offensivo? Non c’è stata la preseason.
Grossolani errori in secondaria? Eh, ci fosse stata la preseason cose del genere non sarebbero accadute.
Pioggia di penalità? Quando c’era lei…

Personalmente queste spiegazioni le ho trovate alquanto esilaranti, poiché basta un po’ di consapevolezza storica per rendersi conto che certi errori rimano con settembre da decenni, ben prima che il Covid-19 costringesse la National Football League a rinunciare pure alla preseason, oltre che al pubblico e tante altre diavolerie: signori, a volte determinate cose hanno luogo o per la bassa qualità dei giocatori in campo o perché, molto semplicemente, gli ingranaggi che devono girare per permettere a certi meccanismi di consolidarsi hanno bisogno di un’oliata garantita anche e soprattutto da errori.
In un mondo ossessionato dalla perfezione e dalla smaniosa ricerca d’essa, sovente si tende a dimenticare l’importanza didattica dell’errore e di quanto, a volte, per fare consistentemente le cose giuste sia necessario innanzitutto sbagliare; tornando alla NFL, il motivo per cui la scusa “dell’assenza di offseason” mi è sempre suonata alquanto esilarante è lapalissiano: oramai vedere in campo ad agosto i titolari di qualsivoglia squadra sta diventando sempre più raro.
Siamo sicuri che basti una mezza dozzina di drive giocati dall’attacco titolare a garantire una partenza a razzo una volta arrivati a metà settembre?
Ne vale la pena rischiare di veder conclusa anzitempo la stagione di un veterano chiave per un’insignificante partita di offseason?
In entrambi i casi, a mio avviso, la risposta non può che essere negativa.

Il football d’agosto, analogamente al calcio, raramente è in grado di soddisfare i nostri canoni estetici e, se lo si prende troppo seriamente, si rischia di andare in iperventilazione per niente: concedetemi di utilizzare, a titolo d’esempio, la partita giocata – e vinta, come tradizione vuole a questo punto dell’anno – dai “miei” Ravens contro i Saints, la partita che per forza di cose ho seguito con maggior interesse in assoluto.
Vittoria a parte, sono contento di quanto visto? Assolutamente no, poiché sono stato costretto a venire a patti con l’idea che la linea d’attacco, reparto che lo scorso anno non è stato in grado di replicare quanto fatto nell’oramai remoto 2019, possa costare ai ragazzi di Harbaugh l’opportunità di competere per il Super Bowl: asserzione giusta? Sì, non fosse per un dettaglio: tre quinti di quella a settembre dovrebbe essere la linea d’attacco titolare non hanno giocato un singolo snap, così come non hanno preso parte alla contesa Lamar Jackson e tutti i ricevitori – Bateman, Brown e Watkins – dai quali, sempre a mio avviso, passeranno le possibilità di successo dei Ravens.
Che senso ha, quindi, reagire a quanto visto aprendo le braccia alla tristezza, mia fedele compagna di vita? In questo caso nessuno, poiché la partita non ha fornito alcun tipo d’indicazione a me utile per intavolare una discussione sui progressi offensivi di Baltimore.

Il migliore amico dell’offseason, sia in senso positivo che negativo, è l’hype, poiché questa sconclusionata sequenze di partite ci fornisce la ghiotta occasione di vedere all’opera per la prima volta quarterback rookie sui quali abbiamo speculato per interminabili mesi: sabato, per esempio, abbiamo visto per la prima volta dirigere un attacco NFL i vari Justin Fields, Trevor Lawrence, Zach Wilson e Trey Lance, mentre nella notte fra giovedì e venerdì Mac Jones ha lanciato la propria candidatura alla spinosa maglia da titolare dei Patriots.
Per quanto sia adorabile vedere i tifosi dei Bears gonfiarsi di speranza per una manciata di snap di un quarterback che, ad onor del vero, sembra sia pienamente consapevole di ciò che sta facendo, è fondamentale non perdere di vista il fatto che tali snap possano essere arrivati o contro seconde linee – e in alcuni casi terze – o contro difese che si trovavano ad agosto tanto quanto il reparto offensivo che dovevano tenere lontano dalla red zone.
Lo ammetto, è stato bello vedere Lance firmare una giocata che Garoppolo non è umanamente in grado di concepire così come è stato interessante constatare come Corey Davis sembri già essere il go-to-guy di Wilson, ma tali giocate nel grande schema delle cose si dimostreranno essere completamente irrilevanti e, plausibilmente, hanno già evacuato la testa di un tifoso accorto: perché, quindi, esaltarsi od abbattersi?

Uno potrebbe farmi notare che la preseason NFL abbia lanciato i vari Dak Prescott, Russell Wilson – che vinse il posto da titolare dei Seahawks a scapito di Matt Flynn proprio ad agosto, pensate voi che momento sliding doorse Victor Cruz, ma io con arguzia e una buona dose di Google vi risponderei che è anche vero che eroi estivi come Blaine Gabbert, Blake Bortles, Marcus Rush e Stephen Williams non siano riusciti ad aver alcun tipo di impatto nella lega che tanto amiamo: non sono sicuro di aver ancora chiaro il punto d’approdo di questo discorso, ma credo abbiate capito cosa voglia dire.
La preseason è fondamentale per undrafted free agent o gente selezionata tardi al draft, giocatori nella così detta bubble – non quella che credete voi od i professionisti dell’informazione – che si giocheranno un posto a roster fino all’ultima falciata di settembre: in un roster NFL di 53 uomini credo che solamente una decina scarsa di posti possa essere vinta in estate, quindi per ogni Dak o Cruz di questo mondo ci sono centinaia, se non migliaia, di special teamer o cornerback che probabilmente vedrete in campo solo in caso di catastrofi la cui carriera si compendierà in pochi snap e tanti tagli.

In definitiva, affermare che la preseason sia indispensabile è a mio avviso un azzardo, ma in un 2021 nel quale noi come esseri umani stiamo affannosamente – provando a – imparando a camminare di nuovo, essere nella posizione di fabulare di preseason NFL è un incoraggiante segnale di ritorno alla normalità, anche se in quest’avventura gli imprevisti dietro all’angolo sono catastrofi in grado di ridefinire i nostri concetti di vita e routine: certo, indipendentemente dalla nostra fantasia e dalla nostra abilità nell’edulcorare cose continuerà ad essere complesso esaltarsi per questo genere di football, guardare le statistiche – una delle mie cose preferite in assoluto dell’esperienza “football americano”, mi fa sentire un po’ Rain Man – è uno strazio e le partite raramente sanno regalare emozioni che durino più di una manciata di secondi, ma dopo mesi di vuoto cosmico un assaggio di football, seppur acerbo, per qualche minuto può rallegrare anche il più fine dei palati.

L’importante è che, sia in positivo che in negativo, non prendiate troppo sul serio quello che state vedendo poiché, purtroppo, non c’è correlazione fra successo in preseason ed ai playoff: se così fosse i Baltimore Ravens, ad una vittoria dall’eguagliare il record dei Packers di Lombardi di 19 vittorie estive consecutive, starebbero dominando la NFL da un lustro abbondante.
Ciò che invece dovrebbe, spero, rallegrarvi è il fatto che manchino sempre meno lunedì a quei lunedì autunnali nei quali la vostra mattina sarà molestata da ben altro genere d’articolo: ormai ci siamo, resistete.

Post By Mattia Righetti (486 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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4 thoughts on “NFL: Bentornata preseason?

  1. Fields e Mac Jones mi sono piaciuti, grande entusiasmo a Chicago. A breve potrebbero essere giá titolari.
    Dei Ravens Queen, Ty’son Williams (che forse vedrei come terzo RB) e Tyler Huntley.

  2. eh sí, è vero sta giocando bene anche lui, in secondaria c’è l’imbarazzo della scelta

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