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Il draft, per nostra fortuna, si sta avvicinando a grandissime falcate e questo sarà l’ultimo episodio “banale” di Eligibles, poiché vi anticipo che la settimana prossima, visto il buon successo dell’anno scorso, ci saranno gli imperdibili Eligibles Award nei quali, indovinate un po’, parlerò dei migliori e peggiori colpi della free agency, delle migliori o peggiori squadre di quest’ultimo mese e di tante, forse troppe, frivolezze che rendono Eligibles la vostra rubrica preferita, almeno credo.
Nell’ultima settimana – fosse una novità – non è successo tanto ed avrete modo di intuirlo guardando velocemente il primo punto, punto che non ha poi così tanto a che fare con il football americano o con la free agency.
Portate pazienza che la settimana prossima ci divertiremo… più del solito, ovviamente.

1) Innocente, per fortuna

Avete presente quando la scorsa settimana vi ho lasciati con la notizia di Aaron Donald indagato per aggressione?
Ecco, nel giro di un paio di giorni Donald ha eluso tali accuse manco fossero una offensive guard passando da possibile colpevole a vittima di un malinteso che racchiuderei fra un paio di virgolette, cosa che farò dopo i due punti: vittima di un “malinteso”.
De’Vincent Spriggs, colui che voleva avviare il procedimento legale contro l’onnipotente giocatore dei Rams, è stato infatti costretto a scusarsi poiché il fatto non sussiste: le telecamere all’esterno del locale hanno ripreso la scena e Donald, il magnanimo Donald, non solo non ha nemmeno sfiorato Spriggs, ma lo ha addirittura salvato da potenziali botte allontanando dall’iracondo ubriaco gente pronta a fargli passare la sbornia a suon di ben assestati sganassoni.
In un’offseason orribile funestata dall’osceno caso Watson, avevo bisogno di un Aaron Donald innocente.

2) Diverso dagli altri

Chiudiamo il capitolo Donald – anche perché non ho molto altro da raccontarvi, ma LEGGETELO TUTTO MI RACCOMANDO – con quanto dichiarato dal giocatore al suo avvocato nel momento in cui lo ha contattato: «Ti ho assunto per risolvere questa storia alla svelta perché non ho fatto niente. Non sono disposto a pagare nulla a nessuno. Possiamo andare al commissariato insieme e raccontare la storia. Procurati il video, procurati i testimoni, non ho fatto niente. Voglio solo andare in palestra e non avere nessuno che mi faccia domande a riguardo perché non è successo niente.»
Come potete vedere Aaron Donald è tutto business 24/7 e forse è anche per questo che ha completamente cambiato il nostro modo di vedere un defensive tackle: puoi allenarti sereno Aaron, anche se la tua serenità è l’incubo di ogni quarterback.

3) Povertà di contenuti

A voi le nuove maglie dei Cincinnati Bengals con tanto di “hype video”.

Personalmente mi aspettavo un cambiamento un po’ più deciso, anche se non sono assolutamente malvagie: sinceramente delle maglie mi interessa relativamente, il mio unico desiderio è che questi disgraziati forniscano a Burrow la protezione necessaria per sopravvivere ad una stagione NFL intera.

4) Per ogni Donald c’è sempre un Aldon Smith

Aldon Smith, recentemente messo sotto contratto dai Seattle Seahawks nella speranza di rafforzare l’anemico pass rush, è ricercato dalla polizia per aggressione aggravata di secondo grado.
Questa, purtroppo, non sarebbe la prima volta in cui Smith ha problemi con la legge e, dopo aver ottenuto una seconda possibilità lo scorso anno con i Dallas Cowboys, un’eventuale colpevolezza potrebbe costargli definitivamente una carriera potenzialmente storica deragliata da troppi problemi fuori dal campo ed una condotta tutt’altro che irreprensibile.
Peccato.

5) Ciao Alex!

Lunedì Alex Smith ha annunciato il proprio ritiro dal football giocato, permettendo a tutti noi di tirare un grosso sospiro di sollievo poiché, diciamocelo, l’anno scorso un po’ tutti siamo stati in apprensione ogni volta che collassava la tasca ed era costretto a fronteggiare la pressione portata dal pass rush avversario.
Quanto fatto da Smith nel 2020 è semplicemente leggendario, e sono discretamente convinto che non assisteremo mai più a qualcosa di simile: quanti sarebbero disposti a rischiare così tanto dopo essere stati veramente vicini alla morte? Quanti, a quell’età e dopo una già buona carriera ben compensata, troverebbero la forza, la voglia ed il coraggio per scendere in campo dopo averci quasi rimesso una gamba?
Smith ci ha fatto stare male, lo confesso, non riuscivo a vivere una partita di Washington serenamente, ero troppo allerta, ma la lezione di vita che ci ha impartito in quella manciata di incontri giocati lo scorso autunno a mio stupidissimo avviso vale più di un Lombardi e di tanti altri riconoscimenti individuali e di squadra.
E per favore, non iniziamo pure in questo caso con i discorsi sulla Hall of Fame, sono appena riuscito a convincere il mio gatto che Edelman sia stato un ottimo giocatore ma non sicuramente uno da Hall of Fame.

6) Saluti pure a te Jordan

Si è ritirato pure Jordan Reed, uno dei più grandi ‘what if’ della NFL contemporanea: Reed, quando in campo, era un matchup nightmare, un tight end fisico ed al contempo estremamente veloce spesso e volentieri semplicemente immarcabile… quando era in campo.
Nel corso della propria carriera non è mai stato in grado di giocare tutte e 16 le partite che compongono una stagione, arrivando al massimo a 14 nel 2015, casualmente il suo miglior anno in NFL: 87 ricezioni per 952 yard e 11 touchdown sono numeri speciali – resi un po’ banali dal dominio di Kelce, ma questo non c’entra – che ci mettono davanti a quello che questo giocatore avrebbe potuto essere con un po’ più di fortuna.
Come nel caso di Smith, sono sollevato dalla sua decisione poiché negli ultimi anni Reed aveva sofferto un numero impressionanti di concussion che spero non gli compromettano il futuro su questo pianeta: grazie di tutto Jordan, soprattutto per le emozioni che mi hai regalato nel 2015 quando ero riuscito a prenderti dal waiver al fantasy football.

7) Una storia triste

Nel 2017 molti pochi running back sembravano avere un futuro più radioso di quello di Bryce Love, che a Stanford era riuscito a mettere insieme con stucchevole nonchalance una stagione da più di 2100 yard e 19 touchdown, candidandosi con ottime credenziali all’Heisman Trophy: un 2018 un po’ sottotono, condizionato da parecchi infortuni, non sembrava averne compromesso le quotazioni al draft, anche se purtroppo la beffa era dietro l’angolo, poiché durante l’ultima giocata della sua ultima partita universitaria contro i Golden Bears di Cal-Berkeley Love si ruppe il crociato.
Ciò nonostante Washington lo selezionò con la 112esima scelta al draft del 2019, il talento era troppo per non prendersi un rischio calcolato – locuzione interessante di questi tempi -: purtroppo per lui e per Washington una convalescenza travagliata punteggiata da una miriade di ricadute gli ha impedito di fare il proprio esordio in NFL dove, sfortunatamente, potrebbe non giocare mai in quanto qualche giorno fa è stato mollato da Washington dopo due anni di de facto inattività.
La sua storia è veramente triste e nonostante gli auguri tutto il meglio possibile a questo punto non sono particolarmente convinto che troverà un’altra squadra e che, soprattutto, avrà una vera opportunità di giocare snap significativi.

8) Una buona notizia per me

Mike Tomlin sarà l’allenatore dei Pittsburgh Steelers fino al 2024, o almeno, così dice il suo contratto dopo l’estensione di tre anni ricevuta martedì: sono contento, e ciò dovrebbe dirla lunga.
Gli Steelers nell’era Tomlin sono stati costantemente al vertice della NFL, questo è fuori discussione, ma la mancanza di successi “veri” dovrebbe fornirvi un’idea sul suo valore come allenatore: non ritengo possibile che gli Steelers di Brown, Roethlisberger, Bell, Bryant ed una delle migliori linee d’attacco NFL non si siano mai avvicinati al Super Bowl, così come ritengo emblematico il collasso della scorsa stagione.
Per un motivo o per l’altro Tomlin continua a racimolare vittorie in regular season – sempre apprezzabili, ci mancherebbe – ma a fallire nel momento della verità e l’arroganza esibita dai suoi giocatori durante gli scorsi playoff può spingermi a pensare che forse non sia più in grado di gestire uno spogliatoio ricolmo di ego abnormi: bene così, anche se poi alla fine la AFC North sarà dominata da Cleveland, non dai miei corvetti.

9) It’s always cloudy in Philadelphia

Il nuovo allenatore dei Philadelphia Eagles Nick Sirianni si è rifiutato di eleggere Jalen Hurts titolare per il season opener – non che ci sia da meravigliarsi, con il GOAT Joe Flacco sotto contratto non poteva essere altrimenti – dichiarando che vuole “competizione” fra i vari quarterback: il football americano è meritocratico – almeno quello – quanto volete e, di fondo, il messaggio è giusto, ma per un motivo o per l’altro le squadre che “vogliono competizione” nella posizione più importante del gioco incappano sempre in stagioni altamente deludenti e melodrammatiche, quindi questo non depone certamente a favore degli Eagles 2021.
Sirianni ha immediatamente fatto retromarcia dichiarando che vuole “competizione” in qualsiasi posizione, ma appare chiaro che la situazione a Philly è piuttosto convulsa e che Hurts è già immensamente sotto pressione: ingiusto?

10) Nuggets!

I Chicago Bears, nella speranza di mettere a disposizione di Dalton un arsenale offensivo rispettabile, si sono aggiudicati Marquise Goodwin, uno dei giocatori più esplosivi e veloci dell’NFL reduce però dall’opt out; i Philadelphia Eagles hanno migliorato la profondità del backfield dando a Jordan Howard un contratto privo di guaranteed money ed a questo punto della carriera è legittimo chiedersi se l’ex-(quasi)stella dei Bears troverà un posto nel roster dei 53. Ottima mossa dei Cardinals che hanno tolto Dennis Gardeck dalla free agency dandogli un contratto annuale da più di 3 milioni di dollari: Gardeck, lo scorso anno, ha messo a segno 7.0 sack giocando solamente 93 snap. Probabilmente l’anno prossimo non sarà così efficiente. I Texans si sono assicurati Lane Taylor, buonissima guardia ex-Packers che per anni ha protetto Aaron Rodgers: nelle ultime due stagioni, però, ha giocato solamente tre partite, classic Texans.

Post By Mattia Righetti (478 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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One thought on “Eligibles: tutta la free agency NFL in una rubrica, quinta settimana

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