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Stadi più o meno vuoti popolati da cartonati di tifosi, vip vari ed eventuali e abitanti di South Park, volti dei giocatori occultati da mascherine a bordocampo, la spasmodica attesa di novità, notizie riguardo le partite della domenica ché vuoi mai che qualche nuovo contagio possa farne saltare qualcuna: la stagione appena conclusa è stata tutto fuorché normale, ma considerando la situazione del mondo reale, quello fuori dalla nostra bolla – a proposito, novità dal fronte “trentadue mini-bolle”? -, potevamo aspettarci normalità?

No, non credo proprio ed anzi, fatico ancora a capacitarmi del fatto che siamo stati in grado di vivere una stagione NFL senza interruzioni e senza partite cancellate: ammetto che il focolaio in casa Titans mi aveva spinto a venire a patti con la dura realtà che nel giro di un mese tutto sarebbe finito, o perlomeno, sarebbe stato interrotto.
Avevo, avevamo buoni motivi per pensarlo considerata l’assiduità di cinguettii che ci annunciavano, circa ogni ora, nuove positività: in un modo o nell’altro tutto è andato per il verso giusto e, non so come, sono state giocate tutte e 269 le partite in programma, due in più rispetto a quanto fossimo abituati a causa dell’allargamento dei playoff.
Il momento più critico in assoluto è coinciso con il secondo testa a testa stagionale fra Ravens e Steelers, originariamente previsto come atto finale del giorno del ringraziamento ma che a forza di continui rinvii è stato giocato il mercoledì successivo: considerando quanto successo nelle altre leghe professionistiche americane – e non – credo vivamente che lamentarsi sia impossibile.

È stato un bell’anno, o almeno, se vi piacciono i fuochi d’artificio probabilmente avrete avuto modo di apprezzare il football giocato in questi ultimi mesi: mi limiterò a dirvi che nella regular season 2020 sono stati messi a segno 12692 punti, nuovo record che ha eclissato di più di 700 punti quello stabilito nel 2013.
Una squadra – Jets compresi – in questa stagione ha in media segnato 24.8 punti ad allacciata e ben sette di loro hanno concluso la stagione mettendo a referto più di 29 punti a partita, numeri fantasmagorici che – a ragione – potrebbero far storcere il naso a più di un tifoso: è risaputo che la NFL negli ultimi anni abbia deciso di rimodellare i regolamenti in favore dell’attacco al fine di aumentare lo spettacolo nel tentativo di rendere il gioco più appetibile a potenziali nuovi tifosi e se a ciò aggiungiamo l’assenza dell’offseason credo che comprendere tali numeri diventi più semplice.

Ammettiamolo, tecnicamente parlando il livello medio non è stato particolarmente alto, i naturali effetti dell’assenza della preseason e l’offseason snaturata dal Covid-19 hanno avuto modo di farsi sentire nella prima metà di stagione lasciandoci spesso e volentieri costernati dinanzi ai nostri schermi dopo azioni mosce ricolme di tackle sbagliati, missed assignments e superficialità varia: insomma, per metà stagione ci siamo un po’ tutti sentiti tifosi degli Houston Texans.
A proposito di Texans, che dire di loro? Dopo aver smantellato quella che negli anni sembrava essere diventata una semi-contender hanno dato il benservito a O’Brien a capolavoro ultimato, ossia nel momento in cui il ricco martire Watson, esasperato dall’inettitudine della società e del coaching staff, ne ha ufficialmente avuto abbastanza: come ben saprete ora Watson vuole essere ceduto.
Abbiamo la storia dell’offseason davanti al naso da più di un mese, di che possiamo lamentarci?

Il 2020 sarà ricordato anche come l’ultimo anno di quarterback che hanno scritto pagine di storia di questa disciplina come Philip Rivers, ufficialmente ritirato, e Drew Brees, prossimo ad annunciare il ritiro: a mio avviso pure Roethlisberger farebbe bene a dare l’addio al gridiron, ma chi sono io per convincerlo ad arrendersi all’evidenza?
Tifando Ravens, tra l’altro, dovrei essere il più grande fautore della sua personalissima last dance ché tutti abbiamo visto in che condizioni fosse il suo braccio da dicembre in poi, stiamo pur sempre parlando della squadra che malgrado un’esaltante partenza da undici vittorie consecutive è collassata nel momento più importante della stagione venendo umiliata dai Marroni ai playoff.

Marroni ai playoff?
Ve l’ho detto più volte che questo 2020 è stato veramente un anno particolare, così particolare che i Cleveland Browns potrebbero finalmente essere sul trampolino di lancio per approdare definitivamente nella “NFL rilevante”, quella stratosfera nella quale parlare di una squadra non è una grossa e divertente perdita di tempo.
Per squadre come i Jets, per esempio, la “NFL rilevante” sembra destinata a rimanere un miraggio ancora per tanti anni, anche se Saleh in panchina potrebbe dare il via ad un cambio di mentalità che, eventualmente, potrebbe renderli nuovamente… rilevanti.

A farla da padroni nella stranezza abbiamo trovato sempre e comunque loro, i quarterback, o come preferisco chiamarli io i candidati all’MVP: tutti i quarterback più forti, tranne uno, hanno vissuto una stagione ricolma di alti e bassi che ci hanno spinto a porci interrogativi svuotati di ogni senso nel giro di pochissime settimane.
Esempi?
Partirei da Russell Wilson ed il suo inizio di stagione da libro di storia seguito da un deprimente calo sfociato nella precoce eliminazione ai playoff contro i malconci Rams, poi passerei senza ombra di dubbio a Josh Allen, quarterback che se dividessimo la stagione in quarti ha giocato primo, terzo e quarto quarto da MVP e secondo un po’ così e così: ma ancora, l’ex-MVP Jackson ha vissuto una stagione difficile salvata da un buonissimo dicembre – reso possibile anche da un calendario non particolarmente complicato -, Mahomes ha giocato da Mahomes per tutto l’anno tranne che in alcune decisive partite a dicembre dando così a Rodgers l’occasione di compiere il sorpasso decisivo che gli ha permesso, per la terza volta in carriera, di essere dichiarato il miglior giocatore della NFL… in regular season.

Se si parla di quarterback non possiamo dimenticarci di lui, il dittator… ops, tutto ciò è facilmente fraintendibile, scusatemi.
Che dire di Tom Brady?
Dopo una prima metà di stagione non propriamente brillante nella quale aveva dato a ciarlatani come me buoni motivi per considerarlo al capolinea, ecco che prende fuoco come un Eli Manning qualsiasi a dicembre per poi farla veramente grossa vincendo tre partite in trasferta ai playoff ed il meritato Super Bowl qualche giorno fa: che noioso che sa essere questo Brady.
Tranne quando è ubriaco, vederlo finalmente mortale mi ha fatto bene allo spirito.

Abbiamo visto gli ultimi snap del sottovalutato Stafford a Detroit, Cousins mettere insieme numeri da All-Pro grazie anche all’ottima produzione durante il garbage time, Carr ed i Raiders collassare dopo essersi messi – per il secondo anno consecutivo – nella posizione di avere un ruolo da protagonisti nella corsa ai playoff, Tannehill dare continuità a quanto iniziato l’anno scorso, Newton arrancare a New England – salto a piè pari l’argomento per non espormi al rischio di dover leggere commenti blasfemi riguardanti Belichick -, Trubisky essere Trubisky, i Jets essere i Jets e…
Solo di quarterback devo parlare?
Giro di applausi per eroi fantasy come Derrick Henry e la sua stagione da più di 2000 yards, per Travis Kelce, Stefon Diggs, Davante Adams, James Robinson e Dalvin Cook e tanti altri; non dimentichiamoci di difensori come Aaron Donald, T.J. Watt, Xavien Howard, Devin White, Fred Warner, Bobby Wagner, Jamal Adams e tanti altri: mi fermo che non voglio che questo articolo si trasformi in un elenchino puntato senza elenchino puntato.

Avete presente all’inizio dell’articolo quando vi ho parlato di tifosi di cartone?
Questa stagione ci ha dato modo di constatare definitivamente che, seppur visivamente gradevoli, questi tifosi di cartone non sono particolarmente bravi ad incitare la propria squadra ed a creare un clima insostenibile per quella avversaria: per la prima volta nella storia della National Football League, le squadre padrone di casa hanno perso più partite di quante ne abbiano vinte, poiché queste sono state in grado di agguantare la doppiavù solamente in 127 delle 256 partite giocate in regular season, una in meno della metà.
Se solo gli Eagles avessero trovato un modo di battere i Cincinnati Bengals invece di doversi accontentare di un misero pareggio… anche se immagino che con tutti i problemi avuti negli ultimi cinque mesi là in Pennsylvania non siano particolarmente interessati al fatto che una loro vittoria avrebbe permesso al fattore campo di sopravvivere pure quest’anno.

Volete altre prime volte?
Che dire del fatto che per la prima volta nella storia della lega si sia giocata una partita di regular season ogni giorno della settimana?
O di quella partita in cui i poveri Denver Broncos a causa del tracciamento dei contatti sono stati obbligati a schierare un ricevitore della practice squad come quarterback titolare? Kendall Hilton, non ti dimenticheremo mai.
Non è ascrivibile nella categoria “prime volte”, ne sono cosciente, ma sono più che convinto che quanto fatto da Alex Smith molto difficilmente si ripeterà poiché pochi esseri umani possono essere folli a tal punto da tornare in campo dopo aver rischiato vita e gamba a causa di un infortunio: il Comeback Player of the Year Award mi sembra riduttivo, meriterebbe quasi un posto nella Hall of Fame semplicemente per l’amore per il gioco da lui esibito.

È stato un anno difficile, alcuni infortuni ci hanno messo davanti a momenti di una mestizia semplicemente disarmante, come quelli occorsi a Burrow o Prescott, anche se credo che nessuna squadra abbia vissuto una stagione più complicata, dolorosa e provante di quella dei San Francisco 49ers che, oltre ad aver dovuto rinunciare alla maggior parte dei titolari per porzioni consistenti di stagione, sono stati costretti a far fronte alle difficoltà ed incertezze comportate dagli incendi che hanno terrorizzato la California ed un vero e proprio trasloco in Arizona, a casa dei Cardinals, per le ultime partite della stagione a causa delle leggi locali in prevenzione del Covid-19: tutto ciò è naturalmente da aggiungere alla lunga lista di complicazioni implicate dal Covid-19 con le quali ogni squadra si è trovata costretta a fare i conti.
Per assistere ad una stagione più iellata di quella appena vissuta dai ‘Niners credo dovrete pazientare per decenni.

Non è stato sempre semplice e gradevole, ma alla fine ce l’abbiamo fatto, la NFL è riuscita a portare a termine il proprio capolavoro a rendere il più normale possibile una stagione che, in tutta onestà, a luglio credevo non sarebbe nemmeno iniziata: in tutta sincerità parte di me sapeva che la National Football League non si sarebbe lasciata sfuggire dalle mani miliardi di dollari fumanti e che avrebbe, in un modo o nell’altro, portato a termine la stagione, però malgrado il mio inevitabile cinismo questa stagione rimane un miracolo e come tale va narrato.

A proposito di narrazione di football, mi trovo costretto per l’ennesima volta a ringraziare tutti voi lettori: sapete i perché, non costringetemi a metterli nero su bianco.

Post By Mattia Righetti (478 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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7 thoughts on “Un ultimo sguardo alla folle stagione NFL

  1. Secondo me i Jets potranno rilanciarsi nel 2021. Hanno preso Saleh, che era la miglior opzione disponibile. Hanno 11 picks, salary cap. Tenendo Darnold come qb (che a me non dispiace) potrebbero fare una trade down dalla due.

  2. Tra tanti quarterback nominati, due parole due sulla folle stagione statistica del miglior rookie QB della storia NFL le avrei però inserite. Forse il suo peccato è giocare nei miei Chargers…

    • In effetti Herbert è stato una grande sorpresa.
      Come vedi i Chargers nel 2021? Cosa serve al draft? Ti piace il nuovo head coach?

  3. Seguo Mattia e in generale il sito da molti anni ma per un motivo o l’altro non ho mai commentato, lo faccio oggi per girare il suo ringraziamento verso noi lettori a lui ed in generale agli altri autori del sito.grazie.un piacere leggervi, magari anche non essendo sempre d’accordo con analisi e opinioni ma riconoscendo sempre una grande onestà, grande competenza, grande voglia ed un’enorme passione.una stagione strana ( e per me ancor di più in quanto innamorato Niners) ma che avete saputo accompagnare splendidamente come sempre.

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