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Titolo impegnativo, forse il più impegnativo che io abbia mai usato per un articolo.
Quando uno ha vinto tanto come Tom Brady, o anche solo la metà, riferirsi ad una vittoria come la più bella, dolce o significativa ha poco senso, si rischia di risultare irrispettosi verso altre imprese di una carriera che dovrebbe essere narrata da chi di dovere in un libro d’epica, non da gente come me, un po’ stanca di trovarsi costretta a narrare le sue gesta.
La premessa è sempre quella, la più grande vittoria – e per vittoria intendo singola partita – di Tom Brady coincide senza ombra di dubbio con l’impossibile rimonta contro gli Atlanta Falcons, poiché non occorre sforzarsi più di tanto per comprendere come mai ogni singolo film sul football sia costruito attorno a rimonte, non a domini schiaccianti come quello perpetrato ieri sui per una volta umani Kansas City Chiefs: questo titolo, però, non fa sicuramente riferimento alla partita di ieri, o perlomeno, non esclusivamente a quella.

Questo titolo viene da lontano, più precisamente dallo scorso marzo, quando Tom Brady decise di stupire il mondo annunciandoci che avrebbe portato il suo talento in Flo… no, non era lui.
Ammettiamolo, il difficile 2019 ci aveva portato a pensare che fosse suonata la mezzanotte per lui, che l’incantesimo avesse perso il proprio effetto e che – per fortuna per il resto del mondo NFL – l’età lo avesse reso umano, che insomma, a quarantadue anni forse Tom Brady fosse finito, che finalmente il regno del terrore suo e dei Patriots fosse destinato a diventare un qualcosa a cui riferirsi al passato, che la NFL fosse libera dalla dittatura Brady e chi più ne ha più ne metta: vedendo l’attacco dei Patriots arrancare per tutta la seconda metà di stagione interrogativi del genere, anche se in alcuni casi non particolarmente rispettosi, avevano guadagnato apprezzabile legittimità.
Anche se, ad onor del vero, era difficile avere una risposta unitaria e soddisfacente sull’origine del problema: Brady finito o attacco dei Patriots troppo povero di talento per arrivare fino in fondo?
Tom Brady, individuo che non ha mai avuto particolari problemi a mettersi in discussione, ha deciso di giocare un all-in che francamente noi umani non possiamo comprendere: che senso ha mettere a repentaglio la propria legacy quando si è già il giocatore più titolato, decorato e rispettato di sempre?
Parte di noi temeva che Brady rischiasse di deturpare un curriculum senza eguali nella lunga storia NFL, che il rosso bucaniere non gli donasse, che la scelta di andare in Florida coincidesse con un triste canto del cigno di un maniaco che senza football apparentemente non riesce a sopravvivere: insomma, noi appassionati e più o meno giornalisti eravamo preoccupati per lui, in un certo senso volevamo salvarlo da sé stesso e dalla propria ossessione.
Che ingenui.

La storia ci ha ribadito che dubitare di Tom Brady non sia mai una buona idea, anzi, è il miglior modo per motivarlo e renderlo ancor più pericoloso, però l’età, signori, stiamo pur sempre parlando di un quarantatreenne che nell’anno precedente aveva giocato come un quarantaduenne e che le analytics non avevano avuto problemi a definire come bollito: che dolci che siamo a parlare di una divinità servendoci di asettici e stupidi numeri.
Con il senno di poi ripensare a tutto ciò fa alquanto ridere, ma a quei tempi eravamo sicuramente in buona fede.
Il più grande di sempre che trova ospitalità alla corte del brutto anatroccolo della NFL, una squadra reduce dal fallimento Winston, una squadra che non si qualificava ai playoff da più di un decennio, la squadra con la peggior percentuale di vittorie nella storia della NFL e tanti altri poco lusinghieri titoli: le premesse non erano sicuramente le migliori, anche se dopo il punto dovrò fare qualche precisazione.
Il brutto anatroccolo, ad onor del vero, era una squadra allenata da un signor allenatore abituato a lavorare con quarterback di un certo livello, una squadra con massicce dosi di talento pressoché ovunque e, soprattutto, una profondità che sarebbe stata destinata a migliorare in funzione di Tom Brady: quando il GOAT si muove, generalmente, la gente lo segue.
Brady si è preso un rischio, un rischio gigantesco, non aveva assolutamente più nulla da dimostrarci, eppure per lui ritirarsi a testa bassa non era un’opzione e come un trentenne qualunque ha iniziato con entusiasmo da ventenne il proprio nuovo capitolo ai Tampa Bay Buccaneers.
A quarantatre anni, giusto per ricordarlo.

Un anno dopo, un Super Bowl dopo, possiamo dire che pure questa volta Tom Brady ha avuto ragione.
Intendiamoci, non serviva certamente un altro anello per consolidare il suo status di Greatest Of All Time, di GOAT, sei o sette quale vuoi che sia la differenza, rido – e non poco – leggendo alcuni titoli che parlano di un “Tom Brady entrato nella storia”: nella storia questo ragazzo – chiamiamolo così, si può? – ci è entrato decenni fa: serviva questo titolo per farlo entrare nella storia con la esse maiuscola? Seriamente?
Ha avuto ragione lui, non tanto per il Super Bowl vinto, ma perché pure quest’anno ha dato prova di essere uno dei migliori quarterback della NFL, un quarterback in grado di completare qualsiasi lancio in un sistema offensivo estremamente esigente con gli interpreti della posizione: avete presente il no risk no biscuit di Bruce Arians? Ecco, era normale temere il risultato della reazione chimica fra un quarterback estremamente bravo a proteggere il pallone ed un allenatore che ama – eufemismo – attaccare la profondità su primo, secondo e terzo down: chiedere di attaccare così insistentemente la profondità ad un quarantatreenne poteva suonare ridicolo.
C’è voluto tempo, questo non possiamo negarlo, in quanto durante la prima metà di stagione Tom Brady non è apparso particolarmente a proprio agio nell’attacco di Arians, ma in una stagione senza preseason ciò è più che giustificato: settimana dopo settimana, però, Brady ha progressivamente fatto i suoi i meccanismi di quell’attacco mettendoci davanti agli occhi miglioramenti tangibili come un giovane qualunque.
E la NFL ha cominciato a sudare freddo.

Non serviva questo Super Bowl, o almeno, ai miei occhi non cambia certamente ciò che è Tom Brady, ma quanto deve essere soddisfacente mettere a tacere una volta per tutti annoiati analisti che attribuivano il suo successo alla genialità di Bill Belichick?
La grandezza si può apprezzare senza sminuire il prossimo, inciso importante, adesso non iniziamo un processo sommario nei confronti di Bill Belichick, individuo per il quale nutro un’ammirazione che non può essere spiegata a parole.
Brady, consapevole del proprio valore, non ha mai perso la calma, e malgrado le nostre risate dopo la bizzarra sconfitta contro i Bears in cui a fine partita non sembrava essere pienamente consapevole di trovarsi di fronte ad un quarto down decisivo, non ha mai detto niente: trust the process?
A questo punto è obbligatorio, visto il rischio preso.
Durante la seconda metà di stagione l’attacco dei Buccaneers ha cominciato ad ingranare sempre più, fino a diventare uno dei reparti più terrificanti della lega: ciò che più spaventa, almeno a me, è il fatto che Brady abbia completato consistentemente lanci che un quarantatreenne non avrebbe nemmeno motivo di tentare.
A quarantatre anni un quarterback non può attaccare la profondità con la miglior efficienza della lega, non è umano, non è morale, non è giusto.
Eppure lo ha fatto.

Tom Brady ieri ha giocato una partita di una banalità disarmante, ma non una banalità negativa, una banalità terrificante: è apparso sempre e comunque in controllo muovendo le catene con un’efficienza disumana, completando ogni tipo di lancio e gestendo l’attacco con la saggezza che solo un giocatore del suo calibro può avere.
Non ha avuto bisogno di lanciare per più di 500 yards come fatto contro gli Eagles qualche anno fa, non ha avuto bisogno di tentare sessanta lanci, non ha avuto bisogno di mettere insieme rimonte epiche: non ha avuto bisogno di nulla di simile e ciò è francamente terrificante.
Ha giocato una partita non spettacolare ma perfetta, ha fatto esattamente tutto quello che doveva fare, non ha commesso mezzo errore, ha azzeccato i lanci importanti, si è accontentato del checkdown quando in profondità tutto era chiuso, insomma, ha giocato un Super Bowl con la tranquillità di una partita di preseason contro una squadra così forte ed esplosiva che solitamente l’attacco avversario perde il lume della ragione incappando in erroracci auto-inflitti nel tentativo di fare qualcosa di più «che poi quelli lì ci mettono cinque minuti a segnarti tre touchdown in faccia».
No, Brady pure ieri è rimasto calmo e lucido e con la consapevolezza del valore proprio e della squadra si è fidato del process.
Questa, signori, è la banalità dell’essere il più grande di sempre.

La vittoria di ieri chiude un cerchio, in quanto Brady non solo ha vinto la propria scommessa, ma è riuscito a vincerla facendo affidamento a quei principi che lo hanno portato a prendere tale scommessa: consapevolezza, calma e fiducia.
Non possiamo dubitare di lui, non ne abbiamo più motivo e ieri, contro gli esplosivi Chiefs, Brady era consapevole dell’efficacia del gameplan architettato con Arians, si fidava dei propri ricevitori – malgrado qualche drop di troppo ai playoff avrebbe potuto fargli passare la voglia di farlo – ed era calmo malgrado i disperati tentativi di portargli pressione da parte del front seven dei Chiefs.

È difficile parlare di Tom Brady in modo innovativo, fresco e non ripetitivo, certo, lui ci ha dato una mano cambiando squadra e prospettive, ma a questo punto cosa si può dire di lui che non sia già stato detto?
Cosa si può dire di uno che si è messo al dito il settimo anello? Sette anelli in carriera, in questa lega, non dovrebbero essere possibili, eppure lui ha trovato un modo di piegare il possibile alle proprie esigenze, modellarlo secondo la propria volontà al fine di stupirci, di sbandierarci in faccia un “ve l’avevo detto” che non esce dalla sua bocca ma traspare dalle sue azioni.
La vittoria di questa notte non cambia niente, non è che sia salito di livello nella scala GOAT e sia un po’ più GOAT di prima, l’unico insegnamento che ci ha dato, oltre a quello lapalissiano di non dubitare di lui, è che non ci sarà mai nessuno come Tom Brady nella storia dello sport, non ci sarà mai nessuno che a quarantadue anni decide di uscire dalla propria comfort zone nel tentativo di vincere ancora, vincere di più: non ci sarà mai nessuno, soprattutto, che a quarantatre anni riuscirà a vincere un Super Bowl con la propria squadra nuova alla prima stagione.

Non ci sarà mai nessuno che, appena dopo aver vinto il settimo titolo della propria carriera a quarantatre anni, ci costringa a pensare che questo probabilmente non sarà l’ultimo anello della sua vita.
Dobbiamo aver paura di lui e dei Buccaneers, poiché a questo punto sto cominciando a convincermi che fra un paio d’anni staremo ancora parlando di lui come giocatore in attività.
Ho paura e chiunque all’infuori dei Tampa Bay Buccaneers deve aver paura.

Post By Mattia Righetti (440 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se mi seguiste su Twitter (@matiofubol) sarei contento

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20 thoughts on “La più grande vittoria di Tom Brady

  1. Brady ha squadra che oltre alla potenza difensiva è completa in ogni reparto e questo renderà i bucs una forza in.nfc anche nei prossimi anni

  2. Bellissimo articolo, alla faccia di quelli che lo consideravano “un QB di sistema”.
    E poi, cari Chief, non potete farlo incazzare durante la partita!

  3. Brady immortale letteralmente ma ieri a parte i due gioiellini per Gronkowski qualunque QB in grado di stare in piedi avrebbe vinto al timone di Tampa (esattamente come Manning coi Broncos – lui però in piedi ci stava colle stampelle).

  4. La storia ricorda un po’ quando Manning andò ai Broncos e rivinse il Superbowl ( anche se non ci riuscì al primo tentativo ). Sia Brady che Manning erano già grandissimi anche senza rivincerlo con un’altra franchigia, entrambi lo hanno vinto con una difesa impressionante. Onestamente a Tampa è riuscito il miracolo, contro NO, GB e KC è andato tutto bene, i primi due quarti di GB e KC sono stati un suicidio sportivo dove gli errori sono stati molto più grandi dei meriti dell’avversario. Con Brady i miracoli sono sempre dietro l’angolo ma non vedo Tampa Bay una squadra così dominante negli anni a venire.

  5. Scusate ma non sono d’accordo. Ieri la partita Brady se l’è vinta, anche grazie a Gronco e ai Rb, ma il paragone con Manning proprio non regge. Quando vinse il Sb non ricordo un lancio oltre le 10 yards!
    Confrontate il rating a fine partita dei due e poi ne riparliamo.
    PS: Brady premiato come miglior giocatore della partita, se non ricordo male per i Broncos fu un Rb.

    • Mi pare invece che fu Von Miller MVP dei Broncos, ma ad ogni modo non si discute la grandezza di Brady.
      Semplicemente la prestazione di squadra di Tampa è stata spaziale (offensive line e pass rush in particolare) e contemporaneamente la difesa di KansasC fuori fase.
      Furnette ha beneficiato di una marea di placcaggi mancati (solito vizio idiota dei linebacker di cercare il fumble invece di fermare l’avversario) mentre Evans ha fatto letteralmente cacare (il suo lavoro l’ha fatto Gronkowski, praticamente un ex giocatore fino a 6 mesi fa, tanto per capirsi). Il pacchetto linebacker dei Buccaneers è stato impressionante.
      Manning ha smesso perchè rischiava di passare il resto della vita in sedia a rotelle, Tom7errific con quel front7 può continuare fino a 50 anni.
      In tutto ciò Reid e Spagnulo sono stati surclassati da Arians e Bowles.

      • Vero, manning era al minimo e pensavo (sbagliando) che carolina vincesse quel SB , cmq tra i piu brutti della storia x me

      • Ciao bellissimo articolo condivido in pieno. Volevo solo un tuo parere sugli episodi arbitrali del primo e secodno quarto. Intendiamoci, Tampa ha strameritato e dominato però diciamo che hanno influito anche psicologicamente. Mathieu era furibondo tireek hill quasi piangeva in panchina alla fine del primo tempo e poi nel secondo si è visto…..

      • Troppa fretta nel considerare Mahomes all’altezza di Brady. C’è sempre bisogno di mangiare un po’ di polvere, l’anno scorso polvere di stelle quest’anno polvere vera ma più salubre. Attenzione piuttosto, la botta è stata forte ma proprio forte, non vorrei ne portassero gli effetti per troppo tempo, anche perché Arians e Bowles hanno spiegato come metterli buoni

        • Mahomes è giovane avrà tempo e modo di vincere, se arriverà ai livelli di brady lo dirà il tempo, diciamo che è sulla.buona strada rispetto alla media dei QB presenti oggi in nfl. Vero che dovrà mangiare anche la.polvere per essere tra i migliori

          • Che poi secondo me Mahomes ha pure giocato, quasi, una gran partita. Tipo 15 soluzioni credibili in condizioni estreme. Linea colabrodo, praticamente braccato e ricevitori coperti. E magari 10 le ha pure completate. Probabilmente ci si rende meglio conto rivedendole in fila negli highligts che live. Si è confermato uno che riscrive la storia, altro che no

    • Il. Premiato come MVP fu VON MILLER un linebacker…. Denver vinsee con la difesa e i sack tutti calci e un mezzo touch down Con la palla storta.

  6. Fu un superbowl penoso e a senso unico con Cam che ad un certo punto capì che come unico obbiettivo poteva avere solo quello di prenderne il meno possibile. Con Manning che sembrava uno di quei vecchietti spesso usati al SB per il lancio della monetina.

  7. Sicuramente io ero tra quelli che a inizio stagione non credeva in tale risultato di Brady a Tampa. Mi pareva una forzatura continuare a giocare dopo una carriera tale a Boston. Indubbiamente ha avuto ragione Brady. Durante l’anno non ha giocato sempre bene, anzi, soprattutto nella prima metà di stagione ha commesso molti errori. Sono almeno 3 anni, inevitabilmente, che il suo rendimento complessivo scende a vista d’occhio. Ma una volta ai playoffs, non mi sono più sbilanciato perchè un giocatore così, con la sua esperienza mostruosa…fa la differenza!!! Nei playoffs tutto cambia, tutto vale doppio, ti giochi tutto in una partita, in un down… Tampa è fortissima e il tutto ha sicuramente aiutato Brady (soprattutto nella mitica vittoria al Lambeau field dove il buon Tom ha sì giocato bene, ma ha anche collezionato ben 3 picks…), ma l’esperienza e la carica che ha messo lui in questi playoffs hanno fatto la differenza. Quando c’è il sangue sul campo, allora uno come Brady vale il triplo e con lui Gronk, che dopo una stagione non fenomenale, ha fatto il fenomeno quando contava. Quello che noi non vediamo di questi campioni veri è la mentalità vincente, la calma che gli consente di essere sempre se stessi in ogni situazione, la freddezza davanti all’ansia. Brady è un mostro in tutte queste cose e ha guidato la squadra nei plyoffs con una sicurezza incredibile. La dirigenza ha puntato tutto all-in con lui e gli ha costruito un roster fortissimo. Hanno avuto ragione. Vittoria strameritata, con una pass rush che ha letteralmente disintegrato la offensive line di Mahomes che ha corso tantissimo, ma solo per salvare la pellaccia. Se poi un ignorante come Mathieu pensa di far innervosire Tom Brady con qualche minaccia da oratorio…beh la cosa fa abbastanza ridere soprattutto ad uno che si sta vincendo il settimo superbowl della carriera su 10 giocati!

  8. Oramai ha superato Michael Jordan. Il problema è che Babe Ruth ha vinto sette volte le world series; e se torniamo al football antico, quello precedente all’era super bowl, Otto Graham ha vinto sette campionati. E non sia mai detto che Brady voglia stare sullo stesso piano di Babe Ruth e Otto Graham: cercherà senza dubbio l’ottavo anello. Poi, forse, smetterà. A meno che qualcuno non si azzardi a informarlo che Bill Russell ha vinto undici volte l’Nba!!!

  9. Gran bell’articolo complimenti. E se ripenso allo stato in cui era Manning e come ha vinto il secondo anelllo…Immenso

  10. Di Manning ci si ricorda sempre quel super bowl in cui, in effetti, giocò male. Ma non ci si ricorda mai che due settimane prima, nel championship, umiliò proprio Brady:

    Manning: 2 td, 0 intercetti, 90.1 rating.
    Brady: 1 td, 2 intercetti, 56.4 rating.

    Senza dimenticare che giocò in condizioni precarie, perché aveva saltato gran parte della stagione ed era tornato proprio ai playoff!

    • Capisco il tifo ma nonostante Brady mi sia antipatico non sono così ottuso da non ammettere il fatto che sia stato determinante per Tampa , x la crescita, la mentalità vincente, il carisma, senso del lavoro… non si vincono 7 titoli col solo talento, devi avere una forza mentale superiore e questo c’è l’ha

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