Shares

Una sola partita, una sola vittoria, non è in grado di cambiare la narrativa sulla carriera di nessun giocatore: valutare giocatori in questa disciplina non è assolutamente facile e, a mio avviso, è indispensabile liberarsi dal giogo delle emozioni prima di parlare di un giocatore.
Una vittoria – od una sconfitta – non può e non deve cambiare le valutazioni su un giocatore, soprattutto su un giocatore che ha appena compiuto 24 anni: ciò detto sono veramente felice per Lamar Jackson, ma andiamo con ordine.

I Tennessee Titans, per un motivo o per l’altro, sono consistentemente riusciti ad annullare i Baltimore Ravens mettendo in evidenza ogni loro inadeguatezza e, almeno per quindici minuti, quella di ieri più che una partita di football americano sembrava la terza puntata di un doloroso ed umiliante processo pubblico: pronti-via e Tennessee vola sul 10 a 0 grazie principalmente ad un incontenibile A.J. Brown che ha sverniciato il buon Marlon Humphrey in tre occasioni distinte.
A rendere possibile quel 10 a 0 ci ha anche pensato un intercetto di Lamar Jackson che, dopo il touchdown di Brown, ha pensato di rispondere al fuoco con il fuoco cercando di connettere con Boykin in profondità: il lancio, però, più che un lancio è sembrato un punt e per Malcolm Butler, giocatore che di intercetti ai playoff ne sa giusto qualcosa, assicurarsi il pallone è stato incredibilmente facile.
Ravens sotto di 10, Jackson subito impreciso, grossolano ed ansioso: game over?

Non così in fretta, stiamo dopotutto parlando di football, playoff football.
Dopo il field goal di Gostkowski Jackson ed i Ravens hanno cominciato una nuova partita nella quale sono tornati a dilettarsi in ciò che viene bene, ovvero correre e, di tanto in tanto, cercare la big play su passaggio: bella pensata, poiché in men che non si dica Baltimore si è portata in red zone dove però è stata costretta ad accontentarsi di un piazzato grazie ad un provvidenziale sack su terzo down di Reed.
Meno male che i Titans non avevano il pass rush.
Il drive di Tennessee, però, si è protratto giusto quattro giocate, poiché su terzo down Ryan Tannehill è stato atterrato da Wolfe; palla di nuovo a Baltimore che, continuando a giocare il proprio football, si porta nei pressi della metà campo dove è attesa da un discretamente importante 3&9: Jackson termina la sua progressione, nessuno è libero e la tasca sta collassando, per prendere il primo down sarà costretto a ricorrere alle gambe, quelle gambe che gli hanno tolto la dignità di quarterback.
Il problema – per Tennessee – è che Jackson non si accontenta del primo down ma con la bava alla bocca comincia a macinare yards e sverniciare difensori che, poveretti, non sono stati costruiti per correre insieme a lui: il primo down si trasforma in touchdown, un touchdown da 48 yards che ci ha dato prova di quanto questa partita sia importante per lui.
La prima metà termina così, su un 10 a 10 che sa quasi di sorpresa poiché «Baltimore è la squadra che non rimonta».

Si torna in campo e Baltimore, con l’inerzia della partita finalmente dalla propria parte, mette insieme il drive più Baltimore della storia, un drive in cui un defensive tackle trasformatosi in fullback riceve l’ovale in tre occasioni distinte: fra queste ricezioni troviamo corse di Jackson e Dobbins che dopo una prima metà complicata – a parte il touchdown – cominciano a correre con brillantezza e così, su first and goal il rookie Dobbins timbra il cartellino e mette a segno il touchdown quotidiano.
Lamar Jackson è in vantaggio ai playoff per la prima volta in carriera, pazzesco.

L’attacco di Tennessee, criminalmente scomparso dopo il piazzato del 10 a 0, torna a produrre ed una ricezione di Brown abbinata ad un roughing the passer commesso da Wolfe li trascina già in zona field goal, ma ovviamente vogliono di più: arrivati in red zone, però, non trovano modo di agguantare il pareggio in quanto la difesa di Baltimore sembra essere un passo avanti su tutto.
Derrick Henry, oltre che re pure cuore dei Titans, fino a questo punto della partita non è stato un fattore: il front seven di Baltimore sta controllando magistralmente la linea di scrimmage e con un mix di ferocia e disciplina questi stanno riuscendo a mettergli le mani addosso dietro la sopracitata linea di scrimmage.
Tennessee deve dunque accontentarsi di un piazzato, quello del 17 a 13.

Inizia l’ultimo periodo, un ultimo periodo di gioco che si preannuncia teso e nevrotico.
Baltimore continua a muovere la palla con lodabile efficacia e grazie ad un paio di ricezioni del brillantissimo Marquise Brown – che ieri ha finalmente avuto modo di dimostrare come mai sia stato scelto al primo round del draft – varca la metà campo: su 3&7 Jackson cerca proprio Brown in end zone per il colpo di grazia, ma il pallone è troppo lungo, dovranno accontentarsi di un piazzato dell’automatico Tucker che, però, tanto automatico non è e da 52 yards spinge il pallone un po’ troppo a destra.
Tucker che sbaglia i piazzati, brutto segno.

Tennessee a questo punto deve trovare un modo di sfruttare il sorprendente errore di Baltimore ma coach Vrabel prende una decisione su cui rimuginerà per tutta la offseason: su 4&2 dalle 40 di Baltimore, sotto di quattro, opta per un punt.
Un codardo punt con il quale restituire la palla ad un attacco che nell’ultima mezz’ora è stato pressoché incontenibile?
Brutta scelta, anche se credo che di football ne capisca più di lui di me.
Con grandissima personalità l’attacco dei Ravens riprende la propria marcia portandosi nei pressi della red zone, dove Harbaugh, contrariamente al meno coraggioso collega, decide di rischiare il tutto per tutto su 4&2: la conversione va a buon fine ma gli arbitri fischiano una discutibile pass interference su Willie Snead che costa la conversione e dieci yards a Baltimore, costretta così ad affidarsi nuovamente a Justin Tucker che, questa volta, non sbaglia e porta i suoi sul 20 a 13.

Più di quattro minuti da giocare, un touchdown da rimontare, Tennessee e Tannehill hanno dimostrato in più occasioni di essere brillanti in situazioni del genere.
Dopo aver convertito con fatica un 4&1 grazie ad uno sneak di Tannehill, il forte quarterback cerca di connettere in profondità con Raymond, chiamato a sostituire l’acciaccato Corey Davis, che però scivola e mette Marcus Peters nella posizione di essere l’eroe di giornata: Peters ringrazia, mette a segno l’intercetto e poi, liberandosi di un peso che apparentemente portava in seno da un paio di mesi, si esibisce in un improvvisato flash mob sullo stemma di Tennessee con il resto del reparto difensivo.
Quindici yards di penalità, ma probabilmente la possibilità di vendicare la mancanza di rispetto dello scorso novembre ai loro occhi valeva ben più di quindici yards, anche perché a chiuderla definitivamente ci pensa Jackson con una cavalcata da 33 yards coadiuvata da un paio di corse dell’esplosivo Edwards.
Venti a tredici Ravens, prima vittoria in carriera per Jackson.

Permettetemi di dire che il quarterback-barra-running-back si è reso protagonista di un’ottima partita che va ben oltre le statistiche individuali: dopo l’intercetto, lo ammetto, ero pressoché sicuro che la partita fosse finita ma, con grandissima personalità e cuore, Jackson è stato in grado di scrollarsi di dosso il gratuito errore e di dirigere l’attacco dei Ravens con estrema lucidità.
È stato preciso, accurato e determinato rimanendo paziente, in quanto ad un certo punto sembrava che i Titans fossero in grado di togliere dall’equazione il suo atletismo difendendo con estrema brillantezza le sue corse: Jackson è rimasto tranquillo e fiducioso nel gameplan ed ha avuto ragione.
Ottima pure la partita di Marquise Brown che con la propria velocità è stato in grado di muovere le catene guadagnando preziose yards after catch: ciò che più mi ha impressionato è stata la sua ritrovata sicurezza nel ricevere il pallone, qualità che solamente un mese fa contro i Browns sembrava averlo abbandonato.

Decisiva, a mio avviso, la prestazione del reparto difensivo che con disciplina e violenza è stato in grado di imporre la propria volontà sulla linea d’attacco dei Titans vincendo così la battaglia in trincea: per contenere Derrick Henry è necessario rimanere lucidi, rispettare i gap al fine di permettere ai linebacker di avere una possibilità di atterrarlo e, semplicemente, essere più fisici degli avversari.
Il front seven dei Ravens ha giocato la partita perfetta concedendo al Re la miseria di 40 yards su 18 portate – 2.2 a tocco -, costringendo così Tannehill a cercare di batterli via aria sfruttando i tanti uno-contro-uno a sua disposizione: dopo il primo drive la difesa dei Ravens è riuscita a mettere la museruola pure ad A.J. Brown raddoppiandolo in più istanze.
Per quanto riguarda Tennessee non c’è molto da dire, Baltimore ha semplicemente giocato la partita che doveva giocare e, purtroppo per loro, quando Henry non è in grado di portare a casa la giornata il loro attacco senza la play action non è poi così spaventoso.

Ora ad attendere Baltimore troviamo Buffalo e malgrado il loro obiettivo stagionale non fosse sicuramente quello di vincere una partita ai playoff, questa vittoria ha un gusto particolarmente dolce per Jackson e per i Ravens: il lavoro, però, è appena iniziato.

Post By Mattia Righetti (478 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

Connect

6 thoughts on “Finalmente, Jackson: i Ravens passano sui Titans

  1. Vrabel avrebbe dovuto giocare il 4&2, mai e poi mai andare al punt. Meravigliosa la difesa tutta di Baltimore, DL Lbacker Secondaria. Lamar gooo!

  2. Ma quell’utente garbato che osanna sempre Vrabel e percula Sean McVay si è (finalmente) messo in auto isolamento? Chiedo per un amico.

    • Vrabel ha fatto la sua cazzata, McVay il Signore Dell’Attacco lascia condurre le operazioni a Staley (in pratica i Rams gli pagano lo stipendio giusto per onorare il contratto).
      Tra Titans e LA ci balla un Donald…

  3. Lamar è l esempio che a volte avere un QB con le sue caratteristiche è un valore aggiunto

  4. Un lungo articolo che, secondo me, non centra per nulla la chiave della partita.
    Certo che LJ è stato a tratti devastante ma la chiave di tutto sta nella statistica a cui la diesa Ravens ha costretto uno dei più grandi fenomeni offensivi della Lega: King Henry.
    40 yds su 18 portate con 2,2 yds di guadagno medio.
    La sua statistica peggiore in tutta la carriera.
    Il risultato della partita sta tutto qui.
    Si potrebbe invece parlare a lungo di come e perché ci sono riusciti….

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.