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La domanda, che molto probabilmente potete già immaginare quale sia, è solo una: bastava così poco? Bastava veramente spedire in panchina il traumatizzato Carson Wentz per assistere alla rinascita degli Eagles? È bastata una sconfitta per rendere nuovamente mortali gli Steelers? Tutto ciò che serviva ai Bears per vincere nuovamente una partita di football era il quarterback selezionato con la seconda scelta assoluta? Perché devo sempre sfociare nel ridicolo?
Basta con le domande retoriche, vediamo un po’ cos’è successo in quest’ultima domenica di football NFL.

La partita della settimana non può che coincidere con il ritorno dei Kansas City Chiefs a Miami, città nella quale un tot di mesi fa riuscirono a spezzare il tetro incantesimo – o digiuno – che aveva trasformato il Super Bowl in una terra promessa inaccessibile?
Non è stato sicuramente il suo miglior pomeriggio, ma Patrick Mahomes pure ieri ha trovato un modo per trascinare i suoi Chiefs alla vittoria, un relativamente convulso 33 a 27 contro i soliti indomabili Dolphins: per la prima volta in tantissime settimane abbiamo avuto modo di constatare l’umanità di Mahomes, spinto a lanciare tre intercetti da un reparto difensivo che a quanto pare non guarda in faccia veramente nessuno.
L’inizio dei Chiefs è stato un incubo, in quanto un paio di intercetti di Mahomes nel primo periodo hanno “affossato” i Chiefs sotto di dieci punti, anche se da quel momento i ragazzi di Andy Reid non hanno avuto particolari problemi a ricordarci come mai siano la squadra più forte del campionato: prima Hill ha tramutato un “innocuo” end around in sei punti con una galoppata da 32 yards, poi, dopo che la difesa è riuscita ad intercettare il primo lancio della carriera di Tua, il classico touchdown di Travis Kelce ha permesso agli ospiti di mettere il muso davanti per la prima volta in giornata.

Si riparte ed ecco che come per magia Kansas City moltiplica per due il proprio bottino grazie alla letalità dei suoi velocisti, in quanto prima Hill mette a segno il secondo touchdown del proprio pomeriggio ricevendo un’apprezzabile bomba di Mahomes da 44 yards e poi Hardman riporta in end zone un punt: 28 a 10 Chiefs, partita ufficialmente finita?
Assolutamente no in quanto nonostante un safety di Chris Jones porti KC sul 30 a 10 l’attacco, molto atipicamente, continua ad inanellare errori dando nuova linfa vitale a Tua e soci: il terzo intercetto di Mahomes – spettacolare ricezione ad una mano dello spettacolare Xavien Howard – galvanizza l’attacco che con chiefsiana metodicità percorre il campo trovando velocemente i sei punti grazie ad un ottimo touchdown di Gesicki che malgrado l’abbondanza di maglie bianche nei propri paraggi riesce ad assicurarsi il pallone ed a riaprire la contesa. Un raro three n’ out dei Chiefs permette all’attacco di cavalcare la mano calda di Tua che in cinque minuti porta i suoi sotto di sei misere lunghezza grazie ad un touchdown messo a segno con le proprie gambe: c’è ancora una partita!
Gli esperti Chiefs a questo punto cominciano a gestire con maestria il cronometro e dopo che un paio di corse del buon Edwards-Helaire vengono soffocate da un muro di delfini inferociti viene affidato a Butker il compito di portare i suoi sopra di due possessi e dare loro una quasi certa vittoria: l’esperto kicker senza troppi problemi converte un complicato piazzato da 46 yards arrivato con poco più di un minuto rimasto da giocare e Miami con tantissimo cuore riesce a ritoccare ulteriormente il punteggio grazie ad un piazzato di Jason Sanders.

L’onside kick, però, viene recuperato dagli ospiti e la partita a questo punto è ufficialmente finita.
Sono rimasto impressionato dalla difesa dei Dolphins, uno dei pochi reparti in grado di mettere una museruola attorno alla vorace bocca di Mahomes e indurlo all’errore, anche se ritengo enormemente preoccupante – per la concorrenza – che nonostante quattro turnover una squadra riesca a scollinare il trentello: Patrick Mahomes, signore e signori, è anche questo.
Contro New Orleans i ragazzi di Reid dovranno assolutamente evitare tutti questi errori poiché vincere distribuendo allegramente la palla agli avversari non è un qualcosa di sostenibile settimana dopo settimana.

Nell’introduzione vi ho accennato alla rinascita degli Eagles, scendiamo nel dettaglio: contro uno dei reparti difensivi più arcigni della lega il rookie Hurts, alla prima partita da titolare, è riuscito a condurre i suoi ad un’impressionante vittoria, un impensabile 24 a 21 arrivato – quasi – senza i tipici turnover che hanno scandito la stagione di Philadelphia. Hurts mi ha impressionato in quanto si è dimostrato calmo e sostanzioso nella tasca quando chiamato al lancio rivelandosi poi infermabile quando messo in posizione di fare danni con le proprie gambe: il redivivo attacco di Philadelphia ha accumulato 246 rushing yards contro uno dei migliori front seven della NFL, dato impreziosito da due rushing touchdown del finalmente convincente Miles Sanders che, tra le altre cose, ha avuto modo di togliersi un enorme sfizio terminando in end zone una mezza maratona da 82 yards.
New Orleans, molto semplicemente, si è svegliata troppo tardi poiché tutti e 21 i punti messi a segno sono arrivati nella seconda metà di gioco quando Philadelphia, sostenuta da un pass rush che ha atterrato Hill in cinque occasioni, è riuscita a trovare un modo per non dilapidare l’ottimo vantaggio.
Di Philadelphia ieri mi ha particolarmente impressionato il carattere, in quanto malgrado quanto successo finora i ragazzi di Pederson sono scesi in campo con rabbia e voglia mai viste fino a questo punto dell’anno e mettendo in evidenza, tra le altre cose, quanto New Orleans abbia bisogno di Drew Brees: i Saints difficilmente faranno strada con un attacco così monodimensionale e, dopo una manciata di vittorie arrivata grazie alle gambe di Hill, appare ben chiaro che per provare a fare strada in postseason sarà necessario l’aiuto di Brees.

Quando Derrick Henry vede i Jacksonville Jaguars sul proprio calendario potete stare certi che succederà qualcosa di bellissimo per noi ed al contempo tragico per gli avversari: grazie ad un Henry da più di 200 yards e due touchdown Tennessee è tornata alla vittoria marciando con un agevole 31 a 10 sui resti di Jacksonville. Molto semplicemente, non c’è mai stata partita poiché la difesa dei Jags è apparsa inadeguata al cospetto di King Henry mentre l’attacco ha passato la metà significativa della contesa a chiedere manforte al proprio punter, anche se ad onor del vero il rientro di Minshew under center ha visibilmente galvanizzato il reparto.

Vittoria decisa e decisiva pure per i Colts che con un netto 44 a 27 si sono scrollati di dosso i Las Vegas Raiders: Rivers e compagni hanno sfruttato alla perfezione tutti e tre i turnover dei padroni di casa aggrappandosi al rinato T.Y. Hilton – cinque ricezioni per 86 yards ed un paio di TD – ed al sempre più convincente Jonathan Taylor che con 150 rushing yards ed un paio di touchdown ha fatto quello che ha voluto contro il debole front seven di Las Vegas. Prestazione veramente convincente quella dei Colts, apparsi nettamente superiori agli avversari in tutte e tre le fasi del gioco.

A proposito di vittorie importanti per il tabellone playoff della AFC, che dire dell’ottimo successo dei Bills sugli Steelers nel Sunday Night Football? Buffalo ha inflitto la seconda sconfitta stagione – consecutiva – agli ora non più lanciati Steelers grazie ad una fantastica prestazione del reparto difensivo: meritato, quindi, il 26 a 15 finale. Pittsburgh, vi snocciolo qualche dato, è riuscita a convertire solamente uno dei dieci terzi down giocati, commettendo due turnover – fra cui una pick six – e dandoci modo di pensare che l’attacco si sia tristemente spento: il gioco di corse, malgrado il rientro di Conner, continua ad essere preoccupantemente asettico ed il passing game, fondato su lanci corti e veloci, non sembra più essere in grado di cogliere di sorpresa le difese avversarie. Buffalo continua a volare e con un Diggs da 130 yards ed un touchdown ha ribadito un fatto che non può e deve passare innoservato: il lavoro fatto da Brandon Beane in questi ultimi anni deve essere messo accuratamente nero su bianco, stampato, pubblicato, distribuito e studiato da chiunque voglia costruire dal nulla una contender.
Chapeau ai Bills.

Spostiamoci ora in NFC, dove di partite con implicazioni playoff ce ne sono state giusto un paio: partiamo dal buonissimo successo di Washington sui ‘Niners? Malgrado uno Smith costretto ad assistere alla seconda metà di gioco da bordocampo Washington è riuscita a sfruttare l’ottimo lavoro del sempre più letale reparto difensivo ed a portarsi a casa un fondamentale 23 a 15 reso possibile da due touchdown difensivi: prima l’indemoniato Young è riuscito a riportare in end zone un fumble patito da Mullens e poi Kamren Curl ha sfruttato alla perfezione un pessimo lancio del quarterback per mettere a segno la pick six che ha di fatto determinato l’esito della partita. Washington, in virtù della sconfitta dei Giants di cui sto per parlarvi, è al comando in solitaria in NFC East.

Poco da dire sul 26 a 7 con cui Arizona ha ridimensionato New York: malgrado il buon lavoro del reparto difensivo i Giants non sono stati in grado di trovare un modo per arginare l’improvvisamente mostruoso pass rush di Arizona che cavalcando un Reddick da cinque sack ne ha accumulati complessivamente otto, mettendo Murray e soci nella rara posizione di vincerla evitando inutili forzature. È molto difficile vincere una partita in NFL quando il proprio attacco rimane in campo solamente per 22 minuti: fondamentale questa vittoria per i Cardinals, ora nuovamente “ai playoff” grazie anche ad un aiutino dall’esterno.

L’aiutino esterno è ovviamente la vittoria dei Buccaneers sui Vikings, una vittoria molto strana: malgrado il dominio cronometrico dei Vikings, il cui attacco è stato in campo per quasi quaranta minuti, Tampa Bay ha ringraziato Dan Bailey per la scandalosa imprecisione imponendosi 26 a 14. Il reparto offensivo dei Buccaneers non è apparso sicuramente infermabile ma come già detto Minnesota è stata sabotata dall’imprecisione del proprio kicker che sbagliando ogni singolo calcio tentato – tre piazzati ed un extra point – ha compromesso le possibilità di vittoria dell’intera squadra: l’importanza del kicker, eh?

A proposito di kicker che sbagliano cose, pure nel 40 a 3 con cui i Seahawks hanno piallato i Jets abbiamo avuto modo di vedere un kicker faticare tremendamente a portare a termine il proprio lavoro: Castillo, specialista dei Jets, ha infatti fallito tre dei quattro piazzati tentati. Per Wilson e compagni liquidare la pratica Jets è stato piuttosto semplice in quanto già a fine del terzo quarto l’un tempo favorito per l’MVP è stato fatto accomodare in panchina per lasciare spazio a Geno Smith: per il cuoco di Seattle quattro touchdown a fronte di un solo – spettacolare – intercetto.

Miglior prestazione dell’anno per i Chicago Bears che grazie ad una buona prova di Trubisky hanno avuto vita facile contro i poveri Texans: i tre touchdown di Trubisky hanno permesso a Chicago di vincere 36 a 7 una partita mai stata aperta. Questi Texans sono veramente poca roba – soprattutto in difesa -, quindi dobbiamo prendere il risultato di questa partita con le proverbiali pinze, ma ieri Trubisky ha giocato veramente bene dimostrandosi consistente nelle scelte, attento e preciso con il pallone e sempre in controllo: Watson, poveretto, meriterebbe di meglio.

Tornano al successo i Cowboys, passati 30 a 7 sui Cincinnati Bengals: è difficile vincere una partita quando il proprio attacco conclude ognuno dei primi tre drive con un fumble, fra cui uno riportato in touchdown da Aldon Smith. Cincinnati, legittimamente sconvolta dall’ondata di errori, si è vista scivolare dalle mani una partita che era partita sotto buoni auspici grazie ad un attacco finalmente in grado di muovere le catene ma come ben sapete in questa lega difficilmente si vince commettendo così tante ingenuità; ottima domenica per l’ex-Dalton che tornato a casa propria ha sfoderato la miglior prestazione della propria stagione regalandosi una vittoria che non avrà sicuramente importanza per eventuali playoff ma che, come ogni vittoria, dà morale.

Buonissima vittoria pure quella dei Denver Broncos, che soffrendo forse un po’ più del dovuto – soprattutto considerata la piega che aveva preso la partita – si sono imposti 32 a 27 sui Carolina Panthers: sugli scudi Lock, autore della miglior prestazione della propria carriera con 280 yards e quattro touchdown, due dei quali ricevuti dal rookie Hamler, incontenibile sul profondo. Carolina, ad onor del vero, era riuscita a riprendere la partita per i capelli portandosi sotto di cinque punti grazie al secondo touchdown della giornata di Mike Davis e, soprattutto, spedendo Denver fuori dal campo con grandissima autorità, ma purtroppo per loro l’ultimo drive è morto in un anonimo turnover of downs a meno di due minuti dal termine.

Nel derby delle squadre che non vogliono vincere una partita di football la spuntano i Los Angeles Chargers, 20 a 17: direi che per compendiare la narrazione di questa partita mi basterà fornirvi la sequenza finale. Quattro minuti – circa – dal termine, Atlanta è nella metà campo dei Chargers pronta a mettere a segno qualsivoglia genere di punti per portarsi in vantaggio: intercetto di Ryan. Los Angeles ringrazia e con il destino della contesa in mano comincia piano piano a muovere le catene: cinquanta secondi dal termine, una quindicina di yards dal mettere l’inaffidabile Badgley in posizione di calciare il piazzato della vittoria, intercetto. Palla nuovamente ai Falcons, a questo punto ad un paio di primi down dal Koo time: intercetto di Ryan. Los Angeles, esausta da questo entusiasmante match di ping pong, decide di farla finita e grazie ad un paio di completi di Herbert dà a Badgley l’opportunità di trasformarsi in eroe: il suo piazzato da 43 yards pone fine all’agonia più divertente a cui io abbia mai assistito.

Concludiamo la nostra rassegna con il fondamentale successo dei Packers sui Detroit Lions: Green Bay ha faticato a scrollarsi di dosso Stafford e compagni, ma in un modo o nell’altro è riuscita a portarsi a casa un prezioso 31 a 24. Fantastica pure ieri la prestazione di Aaron Rodgers che lanciando solamente sette incompleti ha accumulato quasi 300 yards impreziosite da tre touchdown di passaggio ed uno di corsa: con questa vittoria i Packers non solo si sono garantiti l’ennesimo titolo divisionale, ma pure il momentaneo primo posto nel tabellone NFC.

Post By Mattia Righetti (471 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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5 thoughts on “Il riassunto della quattordicesima domenica del 2020 NFL: bastava così poco?

  1. Eagles bravi e fortunati: kick di Lutz fallato altrimenti ciao.
    Certo che pure Tebow sarebbe stato un upgrade dell’ultimo Wentz.

  2. Nonostante la sconfitta, sono molto orgoglioso dei miei Dolphins perchè c’è una squadra finalmente, che lotta, che suda, che prova a vincere sempre. La difesa ha fatto di tutto contro Mahomes, ma i Chiefs sono davvero incontenibili e non mollano mai: hanno meritatamente vinto e sono ancora di un livello superiore, ma si ricorderanno a lungo della trasferta a Miami. I 3 intercetti e i sacks subiti (di cui uno con perdita di quasi 30 yards) saranno ricordati a lungo nel Kansas. Poi però la differenza è venuta inesorabilmente fuori: la offensive line Chiefs ha imposto la sua legge nel terzo quarto soprattutto e i ricevitori hanno aperto voragini (Kelce su tutti, più il solito Hill). Tua ha giocato bene, ma senza gioco di corse e, a un tratto, senza nemmeno più ricevitori decenti (una raffica di infortuni si è verificata nel reparto durante il match), ha dovuto segnare il passo. Onore e merito ai più forti in Nfl, ma anche onore e merito ad una ricostruzione sempre più concreta in Florida. Mancano 3 partite durissime e onestamente non so se Miami andrà ai playoffs, ma in ogni caso ha già fatto vedere in questo campionato tre cose che da anni erano attese con impazienza: un Coach e un’organizzazione vera, un QB vero e una difesa coi fiocchi. Per adesso c’è già da essere contenti così. Chiudo dicendo che ho visto malino il buon “ciccio” Roethlisberger e quindi i Bills ne hanno approfittato subito e bene. A occhio, al momento, mi pare ci sia una abisso tra Chiefs e Steelers, ma vedremo ai playoffs….

    • A meno di sorprese nn vedo in AFC una squadra piu forte dei Chiefs. Nella National non so. Dico solo che tifo x Rodgers

  3. nn sono un grande intenditore (seguo da pochi anni NFL ma secondo voi la classifica degli Steelers sia stata favorita anche da un calendario abbastaza agevole??

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