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Ennesimo lunedì d’autunno, ennesimo lunedì nel quale leccarsi le ferite o cercare – spesso non riuscendoci – di porre un freno alle proprie emozioni servendosi di quanta più razionalità possibile: come già detto in altra sede una sconfitta a questo punto dell’anno “vale doppio”, soprattutto se arrivata per mano di una diretta concorrente ai playoff.
Iniziamo da quella che a mio avviso è stata la partita della domenica, ovvero il testa a testa fra Colts e Packers.

Nonostante una miriade di penalità – probabilmente prima della fine dell’articolo gli arbitri fischieranno altre due holding contro l’attacco dei Colts – Indianapolis è riuscita ad imporsi, a seguito di un’ottima rimonta, sui Green Bay Packers: 34 a 31 per Rivers e soci.
Come già accennato la partita si era incanalata su binari tutt’altro che favorevoli per Indy, in quanto Rodgers e compagni si sono presentati alla pausa lunga sopra 28 a 14: durante la seconda metà di gioco, però, la portentosa difesa dei Colts è riuscita a limitare divinamente il potente attacco degli ospiti.
Ma l’attacco?
L’attacco, con metodicità – ed una buona dose di penalità fischiate contro – è riuscito a fare esattamente ciò che doveva fare, ovvero tenere a bordo campo Rodgers e mettere a tabellone fondamentali punti: certo, di touchdown ne è arrivato solamente uno, ricevuto da Jack Doyle e seguito da una fondamentale conversione da due punti, ma costringendo Blankenship agli straordinari Indianapolis ha pazientemente limato il largo preso dai Packers durante l’esplosiva prima metà a suon di piazzati.
Indianapolis, però, non ha saputo chiudere i conti durante un ultimo drive costellato da penalità arrivando addirittura a rischiare il patatrac dopo un apparente fumble riportato in end zone da Kirksey: fortunatamente per loro, però, dopo vari replay gli arbitri sono riusciti a stabilire con certezza che il risultato finale della giocata fosse un innocuo incompleto, anche se con Rodgers dall’altra parte qualsiasi cosa contribuisca a riportarlo in campo difficilmente può essere definita innocua.

Punt e palla a Rodgers costretto a rimontare tre punti: niente di più facile per il 12 che su terzo down pesca Valdes-Scantling per 47 immediate yards che portano immediatamente Green Bay dall’altra parte del campo. Dare nuova vita Rodgers non è mai una buona idea per avviarsi ad un finale sereno e così, con una naturalezza sconvolgente, inizia a muovere le catene connettendo a ripetizione con Adams, fino a catapultare il proprio attacco in red zone dove, però, non riesce a trovare modo di portarsi a casa sei punti e partita con il touchdown della vittoria: Crosby, tre punti, supplementari.
Green Bay vince il coin toss e, con l’attacco nuovamente in ritmo, il finale sembrerebbe scontato, vero?
Nulla di più falso, poiché su 2&2 Rodgers connette con Valdes-Scantling per un veloce screen pass che, purtroppo per i tanti formaggini italiani e non, si trasforma in sciagura per la scarsa ball security del ricevitore che commette un sanguinoso fumble nel momento meno opportuno della serata: Indianapolis è già in piena zona field goal e dopo aver guadagnato qualche iarda per mettere quanto più a proprio agio possibile il rookie Blankenship si porta a casa la vittoria con un agevole piazzato.
Vittoria fondamentale questa per Indianapolis che, con una seconda metà di grandissima personalità ed intensità, ha dimostrato a sé stessa di poter vincere contro chiunque e che, nonostante la predisposizione naturale all’errore strappacuore di Rivers, ha un reparto difensivo che può compensare più che egregiamente ai passaggi mentali a vuoto del proprio quarterback: Green Bay, dall’altra parte, dovrà riflettere con lucidità e spirito autocritico su quanto successo nella seconda metà di gioco, in quanto scialacquare vantaggi del genere a causa di un attacco incapace di muovere le catene dopo aver messo a segno 28 punti in trenta minuti non è una prerogativa di una vera contender.

Continua la caduta libera dei Baltimore Ravens, battuti ai supplementari dai più che resilienti – termine un po’ boomer – Tennessee Titans: analogamente ai Packers i Ravens hanno dilapidato un buon vantaggio nella seconda metà di gioco fino a capitolare definitivamente 30 a 24.
A seguito di un ottimo touchdown di Mark Andrews che li aveva portati sul 21 a 10 circa a metà del terzo quarto, Baltimore si è fatta via via rimontare a suon di field goal ed errori, tra cui uno stupido intercetto di Jackson su una deep ball che definire mal calibrata sarebbe un eufemismo: ciò che più dovrà far riflettere Harbaugh, oltre che alla deprimente staticità dell’attacco, è la mollezza con la quale hanno “difeso” il drive del sorpasso Titans, reso possibile da un touchdown in cui A.J. Brown avrà rotto circa mezza dozzina di tackle.

Sotto di tre punti a seguito di un’importante conversione da due realizzata da Tannehill, Baltimore si è portata – pure qua analogamente a Green Bay – in red zone dove non è stata però in grado di trovare il touchdown della vittoria dovendosi accontentare di un triste piazzato per i supplementari: vinto il coin toss Baltimore è stata costretta ad un emblematico three n’ out dando ai Titans l’occasione di vincerla con qualsiasi sorta di segnatura, arrivata ovviamente via Henry con un fantastico touchdown da 29 yards.
È notte fonda a Baltimore, l’attacco non riesce a sostenere drive fruttuosi e, in particolar modo, il gioco aereo sembra assolutamente privo d’idee e troppo prevedibile: giovedì Jackson e compagni si incroceranno nuovamente con i lanciatissimi Steelers e, stando a quanto visto nelle ultime settimane, le probabilità di vittoria sono tetramente vicine allo zero.

Altra vittoria sporca, altra vittoria nella quale oltre che all’avversario sono stati in gradi di battere le condizioni meteorologiche avverse: sotto una pioggia battente i Browns sono riusciti ad avere la meglio sugli Eagles imponendosi 22 a 17. Magistrale la prestazione del reparto difensivo, reparto in grado di mettere a tabellone punti con una pick six e di sackare cinque volte – nonostante l’assenza di Garrett – Wentz, pure ieri terribilmente impreciso e scellerato con il pallone: Cleveland continua a vincere partite che deve vincere malgrado tutto e tutti e, sul 7-3, dobbiamo vederli come papabili alla postseason, in quanto personalmente vittorie del genere mi dicono tutto quello che devo sapere sullo spirito, la cazzimma di una squadra che a questo punto non ha più alcuna voglia di perdere.
Al momento la seconda forza della AFC North sono proprio loro, i Marroni da Cleveland.
Sono in grado di battere squadre diverse dai Jaguars, pazzesco: a seguito di una partita piacevolmente combattuta e modestamente spettacolare i Texans hanno avuto la meglio sui Patriots, 27 a 20 il punteggio finale. Watson e compagni hanno sfruttato alla perfezione una buonissima prima metà, controllando poi con maestria l’ovvia sfuriata Patriots: Newton e compagni, però, a poco meno di due minuti dal termine erano ancora vivi ai confini della red zone, ma purtroppo per loro su 4&4 Newton ha dovuto capitolare alla pressione portata dal pass rush texano. Questa sconfitta, a mio avviso, toglie ogni linfa vitale alle rinnovate speranze di playoff dei Patriots.

Vittoria “facile”, se così si può definire, quella degli Steelers sui Jaguars: il 27 a 3 ci dipinge fedelmente il dominio/superiorità degli Steelers, ora sul 10-0. L’attacco ha fatto quello che doveva fare muovendo con buona costanza le catene, anche se come sempre a far la voce grossa ci ha pensato la difesa che con quattro intercetti ed un paio di sack ha evidenziato ogni singola inadeguatezza dei Jags.
Si può definire facile pure la vittoria dei Panthers sui Lions? Con l’ex-XFL – allitterazioni e consonanze come piovessero – Walker under center Carolina ha demolito con un sonoro 20 a 0 dei patetici Lions: la difesa dei Panthers, cari lettori, è sicuramente migliorata rispetto alla scorsa stagione, ma mi viene difficile commentare la prestazione dell’attacco dei Lions, attacco abulico, inconsistente, senza idee e semplicemente inguardabile in grado di rimanere in campo solamente per 23 minuti e di convertire tre miseri terzi down sui quattordici tentati. Sinceri applausi a coach Rhule per il gameplan magistralmente confezionato, anche se con dei Lions così diventa difficile complimentarsi senza evidenziare tutte le inadeguatezze di una squadra senza anima e direzione.

Washington ha vinto 20 a 9 contro Cincinnati, ma non m’interessa: il motivo per cui ricorderemo questa partita è, purtroppo, il grave infortunio rimediato da Joe Burrow. Il fantastico rookie, durante il terzo quarto, è rimasto vittima di una terribile rottura del legamento crociato che pone indiscutibilmente fine alla sua sensazionale stagione: fanno parte del gioco gli infortuni, dirlo è cliché, ma quando la vittima è un giovane così brillante e genuinamente divertente da veder giocare il dolore aumenta esponenzialmente. Non posso che augurargli tutto il bene possibile e, ovviamente, la migliore delle guarigioni.
Diverso quarterback, stesso risultato: i Saints, che a quanto pare non ne vogliono sapere di fermarsi, si sono imposti senza alcun problema su degli impalpabili Falcons con un netto 24 a 9. Hill ha messo insieme un’ottima prestazione nella quale ha alternato precisi e sicuri lanci ad ovvie ma ciò nonostante efficaci corse, venendo magnificamente aiutato da un reparto difensivo che ha costretto Atlanta a tre miseri piazzati: quel martire di Ryan ha subito ben otto sack. Ci è voluto tempo ma ora la difesa di New Orleans si sta consistentemente esprimendo a livelli pazzeschi che, per forza di cose, ci costringono ad eleggerli come miglior squadra della NFC.
Per il momento.

Sorprendente vittoria dei rognosi Broncos sui Dolphins: il 20 a 13 di Denver è arrivato al termine del primo pomeriggio no di Tagovailoa, panchinato nel quarto quarto per Ryan Fitzpatrick. L’attacco dei Dolphins, dopo aver trovato i sette punti a seguito di un immediato turnover di Lock, non è più stato in grado di muovere le catene con consistenza e Denver, grazie ad un buonissimo Melvin Gordon – due touchdown per lui – è riuscita a crearsi un vantaggio sapientemente protetto dal reparto difensivo. Tua, giornate del genere fanno parte della vita di un quarterback, ciò che veramente conta ora è vedere come riuscirai a scrollarti di dosso la delusione e riportare la squadra sulla retta via: partite come queste sono importanti tanto quanto ben più gioiose vittorie nella maturazione di un quarterback.

Importante vittoria degli ancora vivi Cowboys sui Vikings: il 31 a 28 finale è arrivato a seguito di una piacevolissima partita nella quale le due squadre si sono risposte colpo su colpo. Nonostante un Cousins da tre touchdown Minnesota non è stata in grado di mettere in ghiaccio la partita, permettendo così a Dalton di confezionare un fantastico game winning drive culminato in un touchdown di Dalton Schultz ad un minuto e mezzo dal termine. Questa sconfitta pesa come un macigno sulle rinnovate ambizioni playoff dei Vikings, ghettizzati ora su un poco incoraggiante 4-6: dietro la lavagna, questa volta, un reparto difensivo che non ha trovato una risposta al gioco di corse di Dallas e che nei momenti chiave della partita si è rivelato incredibilmente molle.
Finalmente una vittoria! Nonostante i soliti – apprezzabili – sforzi per tenere gli avversari in partita fino all’ultimo istante, i Los Angeles Chargers hanno avuto la meglio sui New York Jets del mio amato Joe Flacco: 34 a 28 il punteggio finale. Sensazionale la prestazione di Herbert che, contro una secondaria difficilmente definibile tale senza costringere chi legge ad interrogarsi sulla sanità mentale di chi scrive, ha lanciato per 366 yards e tre touchdown: il beneficiario principale è stato, manco a dirlo, Keenan Allen, autore di quella che credo possa essere definita la miglior prestazione della carriera. Come definireste 16 ricezioni per 145 yards ed un touchdown?

Importantissima e bellissima vittoria per i Kansas City Chiefs, passati in extremis su degli ottimi Raiders: 35 a 31 il punteggio finale di una partita incredibilmente tesa e combattuta. Le due rivali si sono scambiate scoring drive con regolarità matematica, fino ad arrivare ad un sorprendente +3 Raiders a poco meno di due minuti dal termine a seguito di un touchdown del futuro Hall of Famer Jason Witten: con le spalle al muro Mahomes ha messo insieme un raro – principalmente perché non si trova mai costretto a rimontare – game winning drive concluso dal solito touchdown di Travis Kelce. Nonostante la sconfitta Las Vegas non può che ritenersi soddisfatta dalla propria prestazione, in quanto dopo averli battuti un mese fa pure in quest’occasione hanno costretto i campioni in carica agli straordinari: se trovano un modo di qualificarsi ai playoff possono dare fastidio veramente a chiunque.

Post By Mattia Righetti (491 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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6 thoughts on “Il riassunto dell’undicesima domenica del 2020 NFL: sconfitte che pesano

    • Quoto!! Tempo fa dissi che Mattia era in realtà un tifoso di Dallas, così si spiegava la sua acredine!! Ovviamente scherzo, però per noi tifosi dispiace vedere la nostra squadra liquidata così, visto che ha giocato bene. Allo stesso modo, dispiace tantissimo per un così grave infortunio subìto dal talentoso Joe e mi unisco al tuo augurio di pronta guarigione!! Grazie Mattia e buon proseguimento 👍🏻

  1. Mattia, la sconfitta coi titans ci può stare come anche la prossima contro gli steelers. vedendo il calendario , premesso che ogni partita fa storia a sé i Ravens hanno cowboys, Giants, Jaguars e Bengals senza Burrow e i rognosissimi Browns. Speranze playoff ancora ci sono.. se si svegliano…

  2. Ieri abbiamo visto giocare Tysom Hill da titolare: giocatore dalle limitate capacità di visione di gioco, con poca sensibilità nel braccio. Nonostante questo i Saints hanno dominato grazie alle sue capacità di scrambler e alla imprevedibilità offerta dal suo gioco. Per brevi periodi, questi QB atipici possono funzionare in determinate squadre, quindi non mi sorprenderebbe se I Saints avessero un bel record con lui in campo per altre partite. Ma con Hill under center non si vince il SB, e non si costruiscono dinastie vincenti, e non gli si dà l’MVP neppure se la sua squadra concluderà la stagione 13-3
    Ora, se nel caso di Hill questo è tutto chiaro e limpido, come mai nel caso di Lamar Jackson si è fatto tanto clamore, quando è evidente che lui ha le stesse caratteristiche di Hill???

    • Perchè Jackson ha vinto l’Heisman e ha ricevuto in regalo un unanime NFL MVP.
      Hill limitato come QB? Grazie al gatto, finora ha giocato TUTTE le posizioni tranne O-tackle e difesa. Orribile il fumble a fine partita (si è giocato un ennesimo TD) ma nel frattempo ha scardinato ogni defensive-plan previsto contro i Saints. Tanto Brees è paracarro quanto Hill è kylermurrayano. Poi è tornato Michael Thomas, male non fa. Ai playoff si vince con la difesa. L’attacco deve solo evitare di perdere la palla in maniera idiota.

      Arrivederci a Burrow per l’anno prossimo ma a Washington c’è vita: Alex Smith è recuperato al 90% e sembra propenso a scrollarsi di dosso tutta la ruggine accumulata.

  3. Ho finalmente visto un decente Rivers portare i Colts a una grande rimonta. Il grosso lo ha fatto la sua difesa, ma lui almeno non ha fatto disastri (quest’anno ne sta facendo di ogni purtroppo e mi spiace perchè pensavo potesse fare ancora bene nonostante l’età…). Mi spiace molto per Burrow perchè è sempre una cosa orrida per un rookie beccarsi un infortunio così brutto agli esordi: la stoffa c’è davvero comunque e spero possa tornare alla grande! Steelers lisci come l’olio come da pronostico, mentre i Ravens li capisco sempre meno: la squadra c’è, la difesa c’è, lo spessore c’è, il coach c’è…, ma si perdono per strada troppe partite non impossibili!!. Ho già detto in passato che a mio parere con Lamar e le pochi mani buone in ricezione non si andrà mai molto lontano nei playoffs per questa squadra, ma i playoffs non possono non essere centrati! Non voglio nemmeno credere che non “clinchino” un posto… Boh… Chiudo coi miei Dolphins tornati coi piedi per terra: se il defensive coordinator avversario batte il nostro coach e la difesa non fa big plays, il nostro attacco continua a essere deficitario soprattutto sulle corse. Sulle corse siamo imbarazzanti da inizio stagione, ma se anche il nostro Qb viene sackato 4 o 5 volte e messo sistematicamente sotto pressione… buonanotte, sembra di rivedere le offensive line degli anni scorsi dove passava di tutto. I Broncos hanno massacrato la nostra offensive line e con le loro corse hanno tritato la nostra difesa. Poco da dire, vittoria Denver netta e meritata a livello strategico. Tua o non Tua, non può essere lui a risolvere questo genere di problemi. Non quest’anno. Flores lo ha messo in panca spero solo per non farlo massacrare. Altro motivo non vedo. Alla prossima.

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