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Forse ho troppo tempo libero a disposizione, forse è colpa – o merito, dipende dai punti di vista – dei lunghi mesi di convivenza con la paura di non avere una stagione, forse è che mi piace troppo parlare di questo sport: tirare considerazioni dopo un mese è alquanto rischioso, soprattutto se pensiamo che lo scorso anno, esattamente il 6 ottobre, i Titans fossero scivolati su un 2-3 dal retrogusto di sentenza per poi risalire la china fino ad un incredibile AFC Championship Game.
In questo mesetto scarso abbiamo avuto l’occasione di vedere stelle nascere, di vederne ancor più lasciare il campo con il sostegno di un trattorino o dello staff medico, abbiamo visto roster denudarsi di ogni parvenza di talento a suon di infortuni, abbiamo visto stadi vuoti, stadi parzialmente vuoti, stadi occupati da cartonati, schermi davanti ai quali celebrare, mascherine, multe per il mancato uso delle mascherine, insomma, in questo primo mese abbiamo assistito all’ordinario caos NFL mischiato al nuovo, evitabile, caos comportato dalla pandemia.
Sarà mio dovere, quindi, tentare di mettere in ordine quanto successo finora, immolarmi al fine di farvi da cartina tornasole e restituirvi un quadro generale di quanto affermato dal campo in queste quattro domeniche.

Chi sale

Buffalo Bills

Se dividessero la stagione NFL in quattro quarti completamente indipendenti fra di loro molto probabilmente gli indiscussi vincitori del primo quarto sarebbero i Buffalo Bills: dopo due vittorie contro gli abbordabili Jets e Dolphins, arrivate in maniera pressoché identica, Buffalo ne ha inanellate altrettante contro Rams e Raiders.
Certo, la tendenza a scialacquare vantaggi consistenti nella seconda metà di gioco deve sì preoccupare, ma dopo l’ottima vittoria contro i Raiders, scevra da eccessivi drammi e giri a vuoto dell’intera squadra, celebrare Buffalo ha decisamente senso, soprattutto se si considera come stia giocando quel pazzo scatenato di Josh Allen, completamente trasformato dall’arrivo di Diggs: in una sola offseason Allen ha compiuto passi da gigante per quanto riguarda consapevolezza nella tasca, precisione sul passaggio lungo e, più in generale, sicurezza nel condurre un attacco NFL.
Nonostante un reparto difensivo stranamente non brillante come quello delle ultime versione dei Bills, Buffalo continua a vincere grazie ad un reparto offensivo capace di metterne più di trenta contro chiunque e che, soprattutto, gioca con la consapevolezza di poter guadagnare punti al termine di ogni singolo drive.
[Non inserisco il solo “Josh Allen” per non essere ridondante, ma sia chiaro che per me al momento è lui, insieme ai Bills, il più grande scalatore di questo primo mese di NFL.]

Pittsburgh Steelers

Tutti i nostri dubbi dell’offseason sembrano finalmente essere evaporati: sì, Roethlisberger ne ha ancora e sì, con un attacco perlomeno nella media Pittsburgh è in grado di vincere veramente contro chiunque.
Nonostante tre vittorie mai pienamente convincenti, Pittsburgh – complice il rinvio dell’interessante matchup con i Tennessee Titans – si trova su un ottimo 3-0 attribuibile principalmente all’incredibile lavoro del front seven: al momento gli Steelers occupano la seconda posizione nella graduatoria generale per sack messi a segno, dietro ai soli Philadelphia Eagles che, come già sapete, hanno giocato una partita in più rispetto agli Steelers.
Finché concedono 2.7 yards a portata e mettono a segno in media cinque sack a partita per vincere agli Steelers non serve un Roethlisberger formato MVP, ma un Roethlisberger in grado di imbroccare mezza dozzina di lanci a la Roethlisberger a partita.
Semplice, no?

Cleveland Browns

Come cambiano le cose in un mese: dopo l’imbarazzante sconfitta perpetrata dagli spietati Ravens ci si attendeva un’altra classica stagione da Browns da parte dei Browns, una stagione da sei-sette vittorie assolutamente non in grado di sciogliere importanti dubbi su Baker Mayfield.
Poi sono diventati la squadra di Kevin Stefanski.
Nei successi contro Bengals, Washington e Cowboys Cleveland ha guadagnato IN MEDIA più di 225 rushing yards cavalcando fino allo sfinimento il duo Chubb-Hunt: con Chubb potenzialmente fuori dai giochi per un po’ di tempo mi sento sicuro ad affermare che questi saranno comunque in grado di mettere insieme numeri fantascientifici anche solamente con Hunt.
Mayfield? Mayfield sta vivendo esattamente – circa – l’annata che il mio amato Kirk Cousins ha vissuto la scorsa stagione ed a suon di play-action potrebbe addirittura essere in grado di raddrizzare la propria carriera: ciò che è certo è che avergli tolto dalle spalle la responsabilità di trascinare l’attacco sembra avergli giovato e non poco.
Segnano, sognano e fanno anche divertire: siamo sicuri stiamo parlando dei Browns?

Indianapolis Colts

Se mi chiedeste un giudizio sintetico sulle prime uscite stagionali di Rivers con la maglia – l’effetto è ancora strano – dei Colts mi mettereste in seria difficoltà, in quanto le statistiche sono tutto fuorché esaltanti: Indianapolis, dall’alto di una delle linee d’attacco più forti della lega è chiaramente e dichiaratamente un run first team che per l’appunto vuole correre a più non posso, ed a ragione.
Il grande problema dei Colts fino a questo momento è stata l’inspiegabile sterilità nei pressi della red zone, in quanto hanno saputo portarsi a casa i sei punti solamente nel 46.67% dei viaggi effettuati in questa particolare regione del campo: peggio hanno fatto solamente Broncos, Bengals e le due Newyorkesi, non esattamente la migliore delle compagnie.
Perché dunque ho riservato loro un posto in questa parte dell’articolo?
Molto semplicemente perché la loro difesa ha compiuto un salto di qualità esagerato che vi esporrò servendomi del più potente mezzo espressivo mai creato, l’elenco puntato:

  • Concedono la percentuale più bassa di terzi down convertiti, il 31.1%;
  • Concedono il minor numero di passing yards a partita, la miseria di 159.3;
  • Ça va sans dire pure il passer rating concesso in media è il più basso nella lega, 68.4;
  • Solamente tre squadre permettono ai giochi di corse avversari di guadagnare meno yards a partita;
  • Sono la miglior scoring defense della lega.

L’avvilente sconfitta contro i Jacksonville Jaguars sembra essere parte di un passato così remoto da appartenere all’era Brissett.

Kansas City Chiefs

Super Bowl hangover?
Non questi Chiefs, non Andy Reid, non Patrick Mahomes.
La AFC pure quest’anno passerà da Kansas City e considerando la fragorosa batosta inflitta ai Ravens la scorsa settimana per batterli serve molto di più che investire massicciamente sulla secondaria nella speranza di limitare la batteria di staffettisti che è il loro receiving corp.

Green Bay Packers ed Aaron Rodgers

Tutto ciò che dobbiamo sapere su Aaron Rodgers è che nonostante la mancata scelta di un ricevitore al draft stia comunque giocando a livelli da MVP malgrado numerosi infortuni riguardanti perlopiù proprio i ricevitori: senza Adams, Lazard e St. Brown contro i putridi Falcons Rodgers ha lanciato per più di 300 yards e 4 touchdown così, in totale scioltezza, utilizzando il running back Jamaal Williams principalmente come ricevitore.
Vederlo giocare così, vederlo così rilassato e divertito deve generare brividi lungo una trentina di schiene: Rodgers è finalmente sereno e la pazzesca sinergia con coach LaFleur stride con ogni narrativa da offseason – a cui pure io avevo aderito, fra le altre cose – di un inevitabile divorzio al termine di una burrascosa convivenza che avrebbe dovuto compromettere il loro 2020.
Green Bay vince e convince nonostante una preoccupante penuria a ricevitori, Rodgers è felice e l’intera squadra fila che è una meraviglia.

Russell Wilson

Contro i Dolphins è tornato sulla terra – forse – ma Wilson è stato protagonista della più esaltante terna di partite probabilmente mai messa insieme da un quarterback: ne abbiamo senza ombra di dubbio parlato ad nauseam, pertanto ripetersi sarebbe noioso, ma lasciatemi dire che il semplice fatto che sia finalmente accostato da favorito alla parola “MVP” è condizione sufficiente per trovargli un posto quassù.

Gardner Minshew

I Jaguars sono inchiodati ad una vittoria da circa un mese e non si trovano sul fondo della AFC South solamente grazie alla presenza della ex-band di Bill O’Brien, ma Minshew in questo mese – mi – ha dimostrato tanto: le ottime statistiche dello scorso anno, a mio avviso, altro non erano che diretta conseguenza della morbidezza dei reparti difensivi nelle fasi finali di partite già perse.
Beh, sicuramente quest’anno non potrò muovere critiche del genere, in quanto Minshew oltre che a tenere a galla una squadra scandalosamente povera di talento sta consistentemente sfoggiando lanci da quarterback di primo livello, oltre che a mostrare la solita, buona, consapevolezza nella tasca: i numeri ancora una volta si lasciano guardare, ma ciò che più mi rincuora è lo spirito con cui sta giocando, uno spirito da vero leader che non dà alcuna importanza al contesto disastroso che lo circonda e che sta ostinatamente tirando fuori il meglio da ogni compagno.
Minshew si sta giocando il proprio futuro in Florida e, ora come ora, sembra aver costretto il front office dei Jaguars a molte ore di riflessione: questa è già una vittoria.

Justin Herbert e Joe Burrow

Il primo, entrato “in corsa” a causa dello sfortunatissimo incidente occorso a Taylor ha impressionato contro Kansas City, intrigato contro Carolina e convinto contro Tampa Bay, dando prova di possedere un braccio in grado di fruttargli parecchi milioni di dollari, il secondo, invece, nonostante partite più o meno buone – soprattutto della linea d’attacco – ha dato prova di grandissima freddezza, leadership e tranquillità, anche se contro Philadelphia ammetto di aver temuto per la sua salute: entrambi i rookie stanno dimostrando buonissime cose e, mentre attendiamo Tagovailoa, stanno facendo sembrare veramente radioso il futuro delle loro franchigie giustificando, lancio dopo lancio, l’ingente sacrificio da loro compiuto per assicurarseli.
E Tua, nel mentre, scalpita voglioso di essere inserito nella metà vincente di un futuro articolo di Mattia Righetti.

Chi scende

L’intera NFC East

Non serve approfondire troppo il discorso, mi limiterò a farvi presente il fatto che a condurre questa “division” – si può continuare a definire come tale? – ci siano i Philadelphia Eagles, una delle più grandi delusioni della stagione, dall’alto di un difficilmente commentabile 1-2-1.
Ho poca voglia di iniziare una sterile polemica come quelle NBA incentrate sullo squilibrio fra Eastern e Western Conference, ma trovo scandaloso che una fra queste quattro squadre possa giocare una partita in casa ai playoff.

Chicago Bears

Calmatevi, calmatevi: sono ben conscio del fatto che i Bears siano 3-1 e totalmente in corsa per i playoff, ma andiamo con ordine.
Il panchinamento di Trubisky sancisce la fine – ufficiosa – della sua avventura a Chicago e, presumibilmente, pure di quella di Ryan Pace, GM che ha letteralmente fatto i salti mortali per assicurarselo, nonostante quell’anno al draft fossero disponibili… già lo sapete. È difficile, molto semplicemente, guardare una partita dei Chicago Bears e provare a convincersi che questi possano seriamente puntare ai playoff: andando al di là del record stiamo pur sempre parlando di una squadra che converte il 33.9% dei terzi down – solo Washington è peggio -, di una squadra che fatica a superare i venti punti a partita e, soprattutto, di una squadra il cui record è imputabile alla patologica incompetenza delle tre squadre contro le quali sono arrivate tutte e tre le vittorie.
Fazioso – probabilmente – ma giusto, non mi aspetto molte altre vittorie da parte loro, anche se so che potrei essere smentito.

Houston Texans

Ed eccoli qua, gli Houston Texans, quegli Houston Texans che hanno rinnovato il contratto a Deshaun Watson privandolo di ogni playmaker o, come tradizione vuole, non fornendogli la protezione su cui un quarterback che vorresti tenere in casa per i prossimi dieci anni dovrebbe sempre e comunque contare.
Houston deve ancora vincere, la division è più dura che mai e l’assenza di Hopkins pesa come un macigno, ma i problemi aumentano esponenzialmente se ci si concentra sulla difesa, reparto nel quale nessuno è in grado di completare tackle o correre insieme al proprio ricevitore: notte fonda a Houston, anche se con il licenziamento di Bill O’Brien Watson è finalmente libero e nonostante la stagione appaia appesa ad un filo il futuro di Watson è tornato a promettere bene.

Il football americano a New York

Semplicemente imbarazzanti.
Soprattutto i Jets, anche se pure Danny Dimes non scherza.

Denver Broncos

La stagione era partita sotto i migliori auspici dopo un’ottima – a mio avviso – offseason: dopo neanche un mese tutto è degenerato a suon di infortuni che vi elencherò nei prossimi secondi.
Von Miller, Drew Lock, Courtland Sutton, Jurrell Casey, A.J. Bouye, Phillip Lindsay, Noah Fant, K.J. Hamler, Dre’Mont Jones, Jeremiah Attaochu, Davontae Harris, Elijah Wilkinson, Justin Strnad, DeMarcus Walker, Mark Barron, Austin Calitro e Austin Fort: dove si può arrivare senza tre quarti dei propri top player?
Altro anno buttato, questa volta però non per colpa loro.

New Orleans Saints

Sono sul 2-2, non sullo 0-4 come i Texans, ma non nascondiamoci dietro un dito, non dovevamo aspettarci tutti molto di più da questi New Orleans Saints, squadra ricolma di talento in ogni ruolo?
Nonostante un roster profondo ed iper-competente i Saints sono stati finora traditi dall’uomo attorno al quale è stato costruito tutto, Drew Brees, poiché il suo braccio destro non è più in grado di far volare l’ovale per più di 20 yards: nonostante le buone statistiche l’impossibilità di attaccare sul profondo sta rendendo estremamente prevedibile l’attacco di New Orleans che al momento sta facendo fortissimo affidamento sul duo Kamara-Murray, reincarnazione di quell’Ingram-Kamara che nel 2018 li trascinò ad una pass interference di distanza dal Super Bowl.
La difesa, altro aspetto preoccupante, imbarca una trentina di punti ad uscita come in una qualsiasi annata della prima metà della scorsa decade ed ora come ora l’attacco non sembra in grado di farne consistentemente altrettanti: non l’inizio che si aspettava una squadra in chiarissima modalità Super Bowl or bust.

Carson Wentz

Cos’è successo a Carson Wentz?
Cos’è successo ad un quarterback che qualche anno fa, prima di uno sfortunatissimo infortunio, era il candidato numero uno all’MVP?
Cos’è successo a quel guerriero che ha trascinato la practice squad dei Philadelphia Eagles ai playoff?
Wentz appare insicuro, meccanicamente regredito ed insopportabilmente impreciso, basti pensare al fatto che in sole quattro partite ha lanciato tanti intercetti quanti ne ha lanciati durante le intere stagioni 2017, 2018 e 2019: non possiamo sapere se stia giocando acciaccato o meno, ma al momento appare evidente che in lui qualcosa si sia rotto, mentale o fisico che sia.
Ciò nonostante Philadelphia, militando in una division di cui ho già parlato troppo, è comunque in corsa per i playoff, anche se con un Wentz così pensare di andare oltre al primo turno, o addirittura concludere con un record positivo, è pura utopia.

Matt Patricia e Dan Quinn

Ritengo alquanto inverosimile che l’anno prossimo, verso settembre, ci riferiremo ancora ad entrambi come head coach, ma per il momento la realtà dei fatti mi obbliga a parlare di Matt Patricia come allenatore dei Lions e di Dan Quinn come allenatore dei Falcons nonostante entrambi abbiano fallito miseramente.
Appassionati sostenitori della choking art, Patricia e Quinn, entrambi sedicenti guru difensivi, da anni continuano a mandare in campo due dei peggiori reparti difensivi che possiate vedere all’opera e, soprattutto, ad aver problemi a vincere partite, aspetto discretamente importante per un allenatore: l’alibi degli infortuni non può e non deve contare, stiamo parlando di due allenatori che da tempo continuano imperterriti a sprecare i migliori anni della carriera dei propri ottimi quarterback e che non sono riusciti a dare un’identità alle proprie compagini nonostante abbiano avuto modo di utilizzare draft e free agency a loro piacimento.
Urge un rebuilding totale per entrambe.

Post By Mattia Righetti (486 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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3 thoughts on “Chi sale e chi scende in NFL dopo il primo quarto di regular season 2020

  1. Il termine putrido per i falchi ci sta tutto… vedere atleti come julio jones perdere anni senza vincere nulla fa strano

  2. So che hai preso spunto dal mio commento sulla giornata per descrivere la nfc east (scherzo ovviamente)
    Tutto vero per la difesa dei colts, bisogna anche dire che hanno affrontato jaguars vikings jets e bears quindi insomma…non proprio i migliori attacchi, con i jags hanno pure perso, i viks hanno più valenza ma anche loro non hanno proprio iniziato nel migliore dei modi ecco, io aspetterei qualche test più attendibile, con difesa più impegnata e rivers che deve vincere la partita

  3. Newyorkesi vergognose, Atlanta vergognosissima, Nfc east da abolire!
    Vorrei vedere Chiefs vs Seahawks al SB…..i migliori QB mai visti da anni. Sperem

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