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Penserete io sia ipocrita in quanto passo la vita a pontificare calma e razionalità per poi pubblicare un articolo in cui esprimo giudizi sui quarterback, gli interpreti della posizione più complessa dell’intero panorama sportivo, giocatori il cui successo dipende da un insieme di variabili così vasto che star qua a spiegarvelo mi obbligherebbe a creare una nuova rubrica settimanale – cosa che non credo vi dispiacerebbe troppo -, giocatori su cui riversiamo fiumi di parole smentite prontamente nel giro di una settimana a seguito di una sconfitta, di un intercetto lanciato nel momento sbagliato o, ancora peggio, di numeri non esaltanti: parlare di quarterback è indubbiamente bello, ma espone signori, espone e non poco.
La maggior parte delle nostre discussioni NFListiche – concedetemelo – sono incentrate su di loro, sul loro rendimento, sul loro fit schematico, sulla loro relazione con allenatore, GM, backup, media, magazzinieri e parenti vari: c’è dunque da sorprendersi se neanche venti giorni dopo il kickoff io già senta l’impellente bisogno di dirvi la mia sull’operato di vari quarterback di nostro interesse?

Il protagonista indiscusso di quest’inizio di stagione è Russell Wilson, il miglior quarterback della storia di cui per un motivo o per l’altro la stampa si è sempre dimenticata di tesserne adeguatamente le lodi: complice un calendario favorevole soprattutto per quanto concerne le passing defense finora incrociate, Patriots a parte, Wilson ha elevato ad una nuova dimensione il concetto di one man band caricandosi ancor più, se possibile, i Seahawks sulle spalle facendo pentole, coperchi, tovaglia, tovaglioli e perché no pure i primi.
E gli antipasti.
Non credo riuscirà a mantenere tale ritmo per tutta la stagione, anche perché se continuasse così concluderebbe la stagione con 75 touchdown lanciati, qualcosa come venti in più rispetto al record di Manning, ma è indubbio che Seattle, squadra fedelmente run first per la maggior parte della carriera di Wilson, abbia adottato un cambio di filosofia che è stato indiscutibilmente favorito dall’incontro con un paio di secondarie morbide sul calendario: credo che andando avanti con la stagione i suoi numeri si ridimensioneranno, ma è indubbio che oggi più che mai il destino dei Seahawks sia legato al rendimento del numero 3 che, a mio avviso, sta giocando al livello di sempre.
Sì, ho questa considerazione di Wilson, quarterback che potrebbe concludere la carriera nella mia personalissima top five all-time.

A tentare di rubargli la scena in NFC troviamo il rigenerato Aaron Rodgers che nonostante l’offseason più passivo-aggressiva a cui io abbia mai assistito – e nonostante i mancati rinforzi al corpo ricevitori – sta giocando a livelli da 2011, quando era almeno cinque spanne sopra rispetto a qualsiasi altro collega: parte del successo di Rodgers è da attribuire a coach LaFleur, brillantissima mente offensiva che sta mettendo il suo prodigioso QB nella posizione di vincere partite senza dover indossare il mantello di Superman.
Se vi sembra poco guardatevi qualche partita degli ultimi anni di McCarthy, poi ne riparliamo: Rodgers, breaking news, è ancora in possesso del miglior braccio destro della storia del gioco.

La vera sorpresa – positiva – di questo inizio di stagione è stata senza ombra di dubbio Josh Allen, quarterback dal quale ci attendavamo sì un salto di qualità, ma non di queste dimensioni: nonostante i continui flirt di Buffalo con le rimonte subite – che sul lungo termine costeranno loro partite – ogni mossa fatta dai Bills negli ultimi due anni li sta facendo passare come geni in quanto il receiving corp ricamato attorno al giovane quarterback gli sta indubbiamente rendendo la vita immensamente più facile. Allen è migliorato sotto ogni aspetto del gioco, nonostante qualche inquietante passaggio mentale ancora a vuoto, e finalmente ha dotato di mirino il proprio bazooka, ehm braccio destro, iniziando a mettere la palla dove dovrebbe essere messa con consistenza: nelle ultime 14 partite Allen ha lanciato 33 touchdown a fronte di tre insignificanti intercetti.
Questo sembra uno di quei momenti in cui qualsiasi decisione prenda sia quella giusta e, sebbene prima o poi finirà, Buffalo ha fra le mani un gioiello che li renderà estremamente competitivi per molti anni e con un go-to-guy come Diggs su cui contare nei momenti più importanti, chi lo ferma più?

Ammetto che nonostante sia conscio del fatto che molti dei meriti vadano attribuiti a McVay sono estremamente impressionato dall’annata che sta vivendo Goff, finalmente di nuovo a suo agio in quel sistema che per quanto perfetto possa essere – o credere di essere – ha pur sempre bisogno di un braccio che lo traduca in yards e touchdown: Goff ha ritrovato l’autostima necessaria per attaccare in profondità e, finora, ha guadagnato in media 9.6 yards per lancio, numero che sovrasta le 7.4 del 2019. Come per tutti, è ancora lunga, ma con un Goff così preciso e deciso Los Angeles può centrare i playoff senza eccessivi patemi d’animo anche in quell’inferno di division che è la NFC West.

Ordinaria amministrazione per Lamar Jackson e Patrick Mahomes, due dei migliori quarterback della lega che si stanno esprimendo a livelli facilmente pronosticabili: la sconfitta dei Ravens contro i Chiefs ci fornisce chiare indicazioni sullo stato dei Ravens, non del loro quarterback, apparso sì nettamente inferiore al cospetto del diretto avversario, ma che comunque avrà modo di rifarsi già a partire da domenica e che prima di questa notte aveva palesato netti miglioramenti nella precisione sui lanci profondi.
Su Mahomes c’è poco da dire, in quanto dopo una domenica “giù” (per i suoi standard) ha umiliato una difesa costruita appositamente per limitarlo: stiamo sempre parlando del miglior giocatore della NFL – dopo Donald -, pertanto stupirci della sua brillantezza a questo punto non ha veramente più senso.

Il successo riscosso dall’esperimento Newton non mi sorprende particolarmente, in quanto non avevo dubbi che Belichick trovasse un modo di massimizzare i punti di forza del proprio quarterback, l’unica mia perplessità riguarda la sostenibilità del tutto, in quanto chiedersi quale sia il limite oltre al quale il martoriato fisico di Newton possa spingersi è decisamente legittimo dopo la pletora di infortuni patiti negli ultimi anni. A dir la verità mi trovo costretto ad interrogarmi sulle possibilità di rimonta dei Patriots in caso di fuga avversaria: hanno la potenza di fuoco necessaria per muovere le catene in fretta?
In ogni caso grandissimo colpo di quel geniaccio di Belichick, anche se era facilmente prevedibile che andasse così.

Breve, ma dovuto, inciso sui Bears: il panchinamento di Trubisky ha sortito sì gli effetti desiderati – leggasi vittoria sui putridi e sempre pazzeschi Falcons – ma non credo che Foles sarà l’uomo in grado di dare stabilità ad una posizione che storicamente è sempre stata un problema per questa gloriosa franchigia. Con Foles fai qualche miracolo qua e là, non un’intera stagione e nonostante le due vittorie conquistate sul campo Trubisky, a mio avviso, non ha mostrato alcun segnale di miglioramento: potrebbe essere veramente arrivata l’ora X per l’ex seconda scelta assoluta al draft.
È un peccato, ma il suo è stato un disastro annunciato.

State aspettando che parli di Tom Brady, ammettetelo: mi spiace deludervi, ma ho ancora visto troppo poco per poter esprimermi. «In che senso troppo poco?», mi chiederete: contro New Orleans Brady non mi è minimamente piaciuto, ma ad onor del vero quella era la sua prima partita ufficiale con una squadra diversa dai Patriots, mentre non ritengo questi Panthers e Broncos banchi di prova sufficientemente impegnativi che mi permettano di formulare giudizi sensati.
Se proprio volete estorcermi un parere sincero su Tompa Bay… mi limiterò ad un perentorio «Mah».

A proposito di vecchiaia, che dire dei vari Rivers, Roethlisberger e Brees?
Il primo, fortunatamente per lui e per la sua squadra, fino a questo momento Рesclusa la sconfitta con i Jaguars Р̬ stato chiamato al compitino contro avversari nettamente inferiori lasciandosi trascinare di buon grado dallo squisito gioco di corse incentrato sul rookie Taylor: sempre a noi giovani tocca accompagnare alla pensione voi major non in grado di capire quando farvi da parte!
Roethlisberger, invece, ha confermato che il risultato di uno più uno sia due e, senza strafare, ha rimesso Pittsburgh nella condizione di vincere consistentemente “semplicemente” essendo complementare al reparto difensivo, facendo quello che deve fare quando deve farlo: attenzione, che probabilmente questo è tutto ciò di cui gli Steelers avranno bisogno per togliersi grossissime soddisfazioni.

Sul capitolo Brees, invece, occorre soffermarsi con un tono tristemente diverso: il braccio destro di Brees, purtroppo per i sempre allegri e mai petulanti tifosi dei Saints, è morto. Brees lancio dopo lancio sta ribadendo la propria età, togliendo dal menù il gioco sul profondo: la testa è ancora quella dei giorni migliori, le immacolate ginocchia – solo per pochi questa – pure, ma il braccio molto semplicemente non è più in grado di metterla dove dovrebbe.
Volete il dato che corrobori la mia banale tesi? Nella partita contro Green Bay Brees la profondità media di yards aeree per lancio di Brees è stata pari a 4.8: 4.8 yards sono dati che nemmeno Flacco ai tempi d’oro, quando avendo capito di essere élite si trasformò in Mr. Checkdown, sarebbe stato in grado di far registrare.
New Orleans è in un brutta situazione e, paradossalmente, il roster infinitamente talentuoso e completo a disposizione di coach Payton sembra avere un solo grande handicap, ossia l’uomo attorno al quale è stato costruito tutto: dovranno trovare un modo per convivere con questa nuova realtà.

L’altra grande, grandissima delusione della stagione è stata fino a questo punto Carson Wentz, giocatore sul quale non ha nemmeno senso spendere troppe parole poiché capire i motivi dietro la sua terrificante regressione non mi è al momento possibile: lasciando da parte per un istante la iella che perseguita la linea d’attacco è indubbio che Wentz stia mancando lanci che un quarterback NFL dovrebbe completare dieci volte su dieci e che lui, fino a qualche settimana fa, avrebbe completato undici volte su dieci. Le origini della sua involuzione sembrano tecniche, anche se credo che la colpa sia da additare a qualsivoglia cosa abbia in testa: qualcuno dia una mano a questo potenzialmente splendido quarterback.

I giovani?
Troppo presto per parlare, anche se Burrow settimana dopo settimana continua a darmi motivi per credere che la svolta per Cincinnati sia dietro l’angolo: certo, finché subisce otto sack in una partita parlare di futuro ha poco senso, in quanto non so se sia una buona idea sottoporre il proprio franchise quarterback – si spera – a mattanze del genere domenica dopo domenica.
Herbert? Credevo peggio, sinceramente, Lynn per il momento sta usando quanta più cautela possibile per esporlo al minor numero di rischi possibile, ma alcuni lanci non possono che lasciarmi/ci ottimista/i.

Benvenuti al primo, e credo ultimo, episodio di “non è sicuramente colpa sua se la stagione della propria squadra sta andando così male”, permettetemi di presentarvi i protagonisti di quest’avvincente serie che vorrei vendere a Netflix che intanto di ‘sti tempi prende veramente di tutto:

  • Matt Ryan, Atlanta Falcons: sì, gira tutto intorno ai quarterback, ma togliere la parola “Falcons” dagli Atlanta Falcons è impossibile anche per un ex-MVP come lui;
  • Deshaun Watson, Houston Texans: la difesa fa acqua e l’attacco necessita disperatamente di un go-to-guy al quale rivolgersi nei momenti più delicati… è un peccato, perché lo avevano un giocatore così, mi sembra che il suo cognome facesse rima con Poppins;
  • Kirk Cousins, Minnesota Vikings: io il mio Kirkuzzo lo difenderò a spada tratta fino alla morte;
  • Daniel Jones e Sam Darnold, “squadre” di football di New York: i Giants ed i Jets ora come ora non sono degni di essere definiti squadra e la vera tragedia risiede nel fatto che questa fallimentare stagione rischia seriamente di costare la carriera a Darnold;
  • Gardner Minshew, Jacksonville Jaguars: la loro stagione doveva andare molto peggio, l’importante è che si smetta quanto prima possibile di parlare dei suoi baffi;
  • Matthew Stafford, Detroit Lions: non è mai colpa sua. #freeMatthewStafford;
  • Dak Prescott, Dallas Cowboys: certo, qualche errore l’ha commesso anche lui, ma se la difesa è questa pensare di vincere partite è veramente stupido, anche se in NFC East vincere partite sembra essere passato di moda;
  • Ryan Fitzpatrick, Miami Dolphins: sta facendo il Fitzpatrick.

Nel limbo, a seguito di prove altalenanti o di prove dalle quali non sono stato in grado di trarre conclusioni troviamo Kyler Murray, benissimo fino al patatrac di ieri sera, Dwayne Haskins, giocatore sul quale dopo un anno non sono ancora in grado di formulare un giudizio sensato e ragionato, Teddy Bridgewater, che a dir la verità sta giocando da Teddy Bridgewater, Baker Mayfield, che si è fatto da parte e sta facendo quello che deve fare, ovvero il comprimario in un attacco completamente in mano ai running back e Jimmy Garoppolo, infortunato e reduce da una brutta sconfitta contro Arizona che, specialmente dopo l’ottima prova di Nick Mullens, sta sollevando qualche dubbio a suo conto.
Senza valutazione il povero Drew Lock che fino a questo punto ha giocato la miseria di cinque quarti, mentre se volete sentire due parole su Driskel forse è meglio cambiato sito, mi è rimasto ancora un bricioli di amor proprio.

Pollice in alto, non in imitazione del like di Facebook, per Derek Carr e Ryan Tannehill, due quarterback che si stanno esprimendo a livelli altissimi e che stanno inanellando più vittorie che complimenti, traguardo discretamente importante in NFL, e che per quanto qualcuno possa parlarne male a me personalmente non smetteranno mai di piacere e, soprattutto, di convincere: non stiamo parlando di Rodgers e Wilson, ma queste ex-prime scelte al draft nel contesto ideale sanno vincerne di partite in NFL.

Come potete vedere ho finito per parlare del quarterback di ogni singola squadra mancando clamorosamente di rispetto al titolo ed al patto di fiducia fra “giornalista” e lettore, ma credo che ogni singolo quarterback sia una matrioska ricolma di storie che per essere comprese appieno devono essere lette in un ordine ben preciso ed accompagnate sempre e comunque da un contesto che non trasformi tali storie in fredde ed asettiche statistiche.

Post By Mattia Righetti (471 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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19 thoughts on “Considerazioni frettolose sui vostri quarterback del cuore

  1. Io con lamar jackson non ce la faccio. Ieri mi sono collegato inizio secondo quarto. Aveva 7 yds su passaggio. SETTE. E così fino a fine primo tempo. Appena la palla lascia il centro il suo primo pensiero è posso correre? Certo su un 3&14 tocca usare il braccio, gli ho visto fare forse 3 completi ieri. Ah in tutto ciò ancora non lo stavo confrontando con quell altro dei chiefs, che invece ha fatto due tre cose da mani nei capelli.
    Per correttezza verso questo e tutti gli sport spero non vinca mai e non credo ci riesca così.
    Capitolo russ: è vero non grandi secondarie ma non penso che viks giants jets e FT che sono in calendario possano fermarlo. Poi ci sono i divisionali e vedremo.
    Ah devo tornare su jackson perché mi sono ricordato di aver letto una cosa: è 0/5 quando sotto di almeno 10 in qualunque momento della partita. Perché dovrebbe lanciare?
    Mahomes è 3/3 solo negli scorsi PO.

  2. Con tutto il rispetto Mattia, Lamar Jackson non può essere accostato al Gotha dei Qb Nfl attuali. E accostarlo a Mahomes è poco meno di una bestemmia. Capisco la tua fede Ravens e capisco pure che il buon Lamar stia facendo bene per quello che gli viene chiesto, ma un VERO BUON QB è tutta un’altra cosa!!! Il buon Lamar corre divinamente e crea grossi scompigli nelle difesse avversarie, ma se deve lanciare…siamo ai tempi di Tim Tebow e poco più. E infatti cercano di farglielo fare il meno possibile, peccato che non sia un halfback, bensì proprio un Qb. Ha un braccio ancora grezzissimo ed è lentissimo nello scegliere il target secondario. Resto dell’idea che non è e non sarà mai un top Qb della Lega. In ogni caso, ho visto parecchie squadre vincere anche dei Superbowl con Qb mediocri ben sfruttati, quindi potreste farlo anche voi a Baltimora, dato che la squadra è tosta e dura come al solito. Ai playoffs però, quando il braccio e le scelte del QB valgono triplo… vi vedo male come l’anno scorso. Per gli altri, sono d’accordo su tutto, soprattutto sulla sottovalutazione di Wilson…un grandissimo! Chiudo ricordando che nel panorama attuale della Nfl manca ancora l’esordio di un certo Tua Tagovailoa, uno che nel football universitario ha spakkato tutto e tutti, salvo poi …spaccare se stesso!

    • non credo sia giusto paragonarlo a Tebow dopo una sconfitta, la quarta in 28 partite da titolare in regular season
      Ognuno ovviamente la vede come più preferisce, soprattutto con un QB mobile, ma credo che la narrativa del braccio grezzissimo faccia parte del passato e che stia dimostrando precisione, accuratezza e buon arm talent da un anno a questa parte.
      Ripeto, dopo sconfitte del genere cagargli addosso è veramente facile, ma sono convinto che avrà modo di far ricredere un bel po’ di gente: la partita l’hanno vinta i Chiefs, con merito, non persa i Ravens e Jackson.
      Se un MVP con le sue stats in quasi due anni non è fra i top di lega non credo abbia più senso parlare di quarterback.

  3. Ciao Mattia, ho grande stima di te e leggo sempre tutti i tuoi articoli con grande piacere. Ma davvero da un esperto di Football come te, non comprendo questa tua simpatia per Lamar Jackson. Per me semplicemente non è un QB. Come dimostrano i suo illustri predecessori Vick, RGIII, Tebow, ecc…, queste caratteristiche non sono sufficienti a ricoprire il ruolo al di la dell’effetto sorpresa che può durare qualche mezza stagione.
    Lamar ha il braccio? Ha le gambe? Bene.
    Ma un QB per me deve avere tra caratteristiche fondamentali:
    – leggere i ricevitori
    – avere il senso della posizione nella tasca
    – annusare i blitz
    Lamar non ne ha nessuna di queste. Trattasi di super-atleta che passa di moda in fretta: se per disgrazia, col suo modo di giocare, subisce un torn ACL conclude la carriera.
    Poi Baltimore può vincere anche con lui, perché è un gioco di squadra, ma pensare a lui come elite QB è inaccettabile per me.

    • Agree to disagree, credo che abbia già dimostrato abbastanza in questi due anni, ma niente, finché non vince il SB sarà un running back.
      Ok.

  4. Non è un running back. È un running qb. Period. Poi ognuno lo paragoni al proprio Vick o al proprio Cam Newton. Ma quello è. Non ho mai visto un suo lancio in tight windows, né scalare in progression reads su 2 o 3 target. Se vince il Superbowl, cosa che auguro ai Ravens che peraltro mi sono stati sempre simpatici (grazie Dio di avermi fatto godere tutta la carriera di Ed Reed) diventerà un qb capace di vincere un Superbowl. Come Trent Dilfer.

  5. Per me ha ragione Mattia. Ora Lamar non è, e forse non lo sarà mai, a livello élite, ma i miglioramenti che ha fatto in questi 2 anni sono evidentissimi. E nelle prime 2 partite quest’anno qualche lancio strappa applausi l’ha fatto anche lui. Come detto altre volte, secondo me non ha WR all’altezza a cui lanciare: a parte Brown, sfido tutti a ricordare il nome degli altri ricevitori dei Ravens.
    Jackson ha solo 23 anni e mi sembra abbia l’attitudine giusta e la work ethic x continuare la sua evoluzione come QB più da tasca. Poi sicuramente non arriverà ai livelli di Mahomes, ma qui si parla di umani…

  6. Oltre che x Mattia, vi dovete sorprendere pure del giudizio dell’Associated Press, che ha eletto Jackson MVP come secondo unanime nella storia NFL…..

    • Ironia?
      L anno scorso i ravens sono stati la rivelazione e miglior squadra in regular season, e lui era il miglior giocatore di quella squadra. Ma questo non c entra niente col discorso QB

  7. L’anno scorso Jackson ha portato in dote alla sua squadra 43 TD complessivi (36 su lancio e 7 su corsa): scusate, ma secondo voi a chi doveva andare il titolo di MVP (cioè Most Valuable Player, che se non sbaglio non vuol dire il più forte della lega, ma il più determinante x la sua squadra)?

  8. I Ravens erano bolliti e lui li ha rigenerati rendendoli quasi imbattibili.. è un dato di fatto!! Oggi sono soltanto lui, Rodgers e Wilson a rendere prodigioso in autonomia l’attacco del proprio team, limando i numerosi difetti offensivi, piaccia o meno! Mahomes è un fenomeno xò CONTORNATO DA FENOMENI! Tua o Hurts, acclamati lo scorso anno quali futuro del gioco, pensano prima a correre che lanciare..non dite niente?.. è questo ormai il prototipo! Se poi ai PO si perde è più x un playbook limitato, anche se la storia e i mantra dei Ravens, dai tempi di Ogden e RLewis, sono corsa e difesa!!

    • Ormai il prototipo di qb è prima correre? In un lega in cui si corre sempre meno e i RBs ricevono 10 volte a partita? Mi sono perso qualcosa
      Ripeto mvp meritato l anno scorso, è stato il giocatore migliore e più determinante, ma col discorso del qb non c entra. Un conto è lanciare e poi saper anche correre, ma il contrario vuol dire che poi gli avversari ti prendono le misure come successo agli scorsi playoff e l altra sera, e fai la figura del Novellino. Magari quest anno arriva in fondo fa tanti miglioramenti e io dico non me l.aspettavo, bravo.
      Ma fino ad adesso la storia racconta questo

      • Si!!Ti sei perso che ci sono tanti playbook offensivi che prevedono la corsa non casuale del qb, che anziché uscire dalla tasca e lanciare incompleto si avventura in avanti, proprio xchè il prototipo di regista che arriva dal college è questo..in tre partite Jackson, Murray, Newton, Jones, Trubisky, Wilson, Allen e Mahomes vanno dalle quasi 200 alle 100 yd via terra..ovvio qcuno ha più talento nel braccio di Lamar, che che xò ha tempo x progredire e comunque sopperisce con molti altri skillset x aiutare i suoi a vincere e a TRASFORMARSI dall’apatia dell’ultimo Flacco…dagli il roster dei Browns e poi ne riparliamo.. PS ti sei perso pure che i Panthers stavano x vincere il Superbowl con un half back al lancio senza che nessuno gli prendesse le misure rendendolo un novellino..

        • Se parliamo si statistiche vogliamo snocciolare tutti quelle sui lanci con annessi record degli ultimi anni? Che c entra. È una passing League è un dato di fatto.
          E hai detto bene ancora una volta, stavano per vincere

  9. Perdonatemi ma si sta entrando in una spirale dalla quale è difficile uscire. L’autore del pezzo ha scritto correttamente che Jackson è migliorato nei lanci sul profondo, grazie anche alle caratteristiche dei wr a disposizione. Ciò che stona è inserire Jackson nella stessa frase di Mahomes che è tutt’altra tipologia di qb. Jackson non sa fare diversi lanci di Mahomes, non per una questione di braccio, ma di vision. Jackson non potrebbe mai correre una wco o comunque la si voglia definire oggi. È un tipo di qb che va sfruttato per le caratteristiche che gli sono proprie, al pari di (mi vengono in mente) RG3, Kaepernick, Newton. È vero che oggi dal college vengono fuori principalmente running qb, ma Mahomes e altri, come ad es. Murray (che è si principalmente un runner, ma che è comunque messo nella condizione di dover leggere nella Air Raid e in quel sistema può mostrare qualcosa in più), oppure Herbert dei Chargers (strabiliante!), stanno lì a dimostrare che probabilmente il prossimo futuro è di una “nuova” (mica tanto, è Steve Young?) categoria di qb che è si capace di correre (per vivere, ma soprattutto per lanciare in corsa e dare nuova vita ai drive) ma pur sempre di leggere le difese avversarie e all’occorrenza di improvvisare, sfruttando le diverse situazioni disponibili che può concedere la difesa sul corto medio o lungo raggio, una volta rotto il gioco. Insomma, quelli per me sono dei QB, capaci sia di lanciare con freddezza dalla tasca (ma non solo pocket passer), sia di scramblare, lanciare in corsa e tenere viva l’azione (non solo dual threat), non atleti (peraltro alcuni stratosferici, come lo stesso Jackson) che corrono mettendosi in proprio ogni santa volta che l’opzione numero uno va a farsi benedire.

  10. Dopo “stavano x vincere” concludo la discussione..già xchè c’è chi dimentica 17 vittorie dominanti da protagonista in RSeason e ai PO x uscire fuori dal trespolo e tirare fuori Von Miller all’ultima partita…no comment

    • Era per accentuare il fatto che non avesse vinto come jackson l anno passato, poi se ti vuoi soffermare su quello e non leggere tutto il resto come vuoi.
      Ho scritto nel primo commento un dato che spiega molto: quando sotto di 10 in qualunque momento della partita è 0/5. Forse perché è forzato a lanciare? E se andiamo sotto che facciamo?
      Nessuno ha detto sia un qb scarso o cose così. Ma non è al livello dei mahomes wilson rodgers, poi se il suo gioco di corse lo porterà a vincere buon per lui, io continuerò a non preferirlo

    • Sai chi mi ricorda per fare un paragone?
      Westbrook. Mvp, record di triple doppie, doti fisiche eccezionali. Tutti d accordo. Poi?
      Di lamar si parla finora ovviamente, ma tant è.

      • Allora il paragone più corretto è Antetokoumpo: MVP, freak atletico, miglior record in regular season, fuori al primo o secondo turno dei playoff.

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