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No, non è l’esito della terza settimana a determinare la qualificazione – o meno – ai playoff di una squadra, ma è chiaro che dopo tre partite, per noi poveri scribacchini del football, farci un’idea su chi sia legit e chi non lo sia inizia ad essere decisamente più facile: un 3-0 – o uno 0-3 per quel che mi importa – non è sinonimo di playoff, può succedere assolutamente di tutto, ma finalmente posso iniziare ad usare meno periodi ipotetici nelle mie considerazioni e trarre parziali conclusioni che, molto probabilmente, saranno smentite già a partire da domenica prossima.
Precisato ciò sento di poter iniziare con la narrazione della terza settimana di football NFL.

Let Russ cook è diventato il mantra ufficiale dei Seahawks per un motivo ben preciso: con un Wilson così uscire dal campo sconfitti è altamente improbabile e ieri Seattle, a termine di una partita assai divertente e convulsa, si è portata sul 3-0 scampandola 38 a 31 su dei buoni ma mai ottimi Cowboys. Pronti-via e Seattle con un touchdown lungo dell’incontenibile Lockett ed un safety si porta sul 9-3, trasformatosi immediatamente in nove pari a seguito di un touchdown di Zeke ed un errore di Zuerlein sull’extra point: chef Wilson, per essere equo, pesca Metcalf completamente libero in profondità e, stranamente, a seguito di una flatulenza cerebrale per motivi a noi non ancora chiari decide di entrare in end zone al rallentatore permettendo così al rookie Diggs di strappargli l’ovale dalle manone a pochi centimetri dalla linea di meta, prevenendo così i sei punti subiti.
Mai più D.K, mai più.
Il conseguente scambio di punt viene interrotto dal secondo touchdown di Lockett a cui però Dallas risponde immediatamente con un touchdown di Cedrick Wilson: poco dopo Dak si fa intercettare da Griffin e Wilson, con poco meno di un minuto rimasto da giocare nella prima metà di gioco, connette con Lockett per altri sei punti grazie al terzo touchdown della giornata di entrambi.

Sotto di otto punti Dallas si sente stranamente generosa e regala immediatamente il possesso a Seattle dopo uno strip sack di Dak: chef Wilson la regala al tight end Hollister per il TD del 30 a 15.
Dallas non ci sta e nel giro di due drive ricuce lo strappo grazie al secondo touchdown di Cedrick Wilson e ad un pregevole TD di Gallup: la conversione da due punti, purtroppo per loro, non viene convertita e così, dal nulla, i Cowboys si trovano sotto solamente di due lunghezze con un intero quarto da giocare.
Wilson, a seguito di qualche atipico problema ai fornelli, non riesce a muovere le catene e Dallas, con un tipico drive da 16 giocate che rosicchia quasi sei minuti dal cronometro, mette la testa avanti per la prima volta dal primo quarto con un piazzato di Zuerlein: Wilson, però, ha ben quattro minuti per condurre i suoi al nuovo vantaggio.
In realtà di minuti gliene bastano due, poiché invece che accontentarsi di un piazzato Wilson pesca Metcalf, questa volta attento a non mollare il pallone, in end zone per il touchdown del più cinque che si trasforma in più sette grazie ad una conversione da due punti di successo convertita da Hollister.
Dallas ha tempo per mettere insieme un ultimo drive ben ragionato, ma dopo aver mosso la palla con estrema lentezza Prescott è costretto a cercare la end zone e, ad una manciata di secondi dal fischio finale, trova le mani di Neal di Seattle per l’intercetto che garantisce loro la terza vittoria consecutiva.
Come sempre, grandissima prestazione di Russell Wilson che con i cinque touchdown – che avrebbero dovuto essere sei – ha raggiunto quota 14 TD lanciati in tre partite: nessuno prima di lui era riuscito in questa impresa.
Probabilmente, signori, abbiamo già l’MVP.

A proposito di MVP, che dire di Josh Allen? Il quarterback al terzo anno ha condotto i suoi Bills ad una preziosa e sudata vittoria contro degli ottimi Rams, un 35 a 32 arrivato in circostanze che la Bills Mafia preferirebbe non si verificassero mai più: sopra 28 a 3 i Bills hanno subito quattro touchdown consecutivi che li hanno fatti precipitare sul 32 a 28 Rams con quattro minuti rimasti da giocare. Allen ha però risposto presente e nonostante sack e penalità ha condotto i suoi alle porte della red zone: sul 4&8 che di fatto valeva la partita gli arbitri hanno deciso di far volare una bandierina gialla per defensive pass interference per un dubbio fallo di Williams sul rookie Davis, regalando così a Buffalo un nuovo set di down e la possibilità di rimettere la testa avanti, possibilità sfruttata appieno da Allen che senza pensarci due volte ha pescato Tyler Kroft in end zone per il touchdown della vittoria.

Ottima pure ieri la prova di Allen che nonostante un paio di errori ha mostrato maturità e freddezza nel guidare i suoi ad una doppiavù che ad un certo punto sembrava esser loro scivolata dalle mani nel modo più beffardo possibile: dall’altra parte non possiamo non essere impressionati da quanto fatto da L.A. che nonostante la sconfitta ha confermato il fatto di esserci e di aver trovato una possibile stella nel backfield dal nome di Darrell Henderson.
Fatico a trovare le parole adatte per commentare quanto successo fra Bears e Falcons, pertanto proverò ad essere sintetico: nel giorno in cui Mitch Trubisky è stato fatto accomodare in panchina i Falcons hanno trovato un nuovo modo per dilapidare un altro vantaggio – sulla carta – rassicurante perdendo 30 a 26 una partita che fino a sei minuti dalla fine conducevano 26 a 10. Poco da dire su Atlanta, squadra che a questo punto sembra quasi godere della propria inettitudine, mentre per Chicago la giornata di ieri è stata sicuramente interessante, in quanto Nagy ha forse alzato definitivamente bandiera bianca con Trubisky preferendogli Foles che, ad onor del vero, ha ripagato la fiducia del proprio allenatore con tre touchdown nell’ultima frazione di gioco: Chicago, in un modo o nell’altro, è sul 3-0 e dopo una rimonta del genere non vedo verosimile l’ipotesi che domenica prossima under center troveremo ancora una volta Trubisky.
Sul 3-0 troviamo pure i Titans, passati 31 a 30 su dei rigenerati Minnesota Vikings: Tennessee soffre, si trova costretta a rincorrere per la maggior parte della contesa ma, quando più conta, riesce a mettere consistentemente punti a tabellone grazie ad un Tannehill che nonostante lo zero sotto la voce “touchdown” ha mosso le catene portando più e più volte i suoi compagni in zona field goal. Partita veramente importante per Gostkowski che, dopo un inizio di stagione incredibilmente complicato, ha trasformato in tre punti tutti e sei i field goal tentati, tra cui quello decisivo da 55 yards con il quale Tennessee è riuscita a vincere. Niente da fare per Minnesota, che nonostante le ottime prestazioni individuali di Cook e Jefferson si trova ad annaspare nel fondo della NFC su uno 0-3 che sa già di sentenza.

Riparte la marcia dei Patriots che grazie ad un gioco di corse assolutamente dominante riportano sulla terra i lanciati Las Vegas Raiders battendoli 36 a 20. New England, come sempre, continua a generare turnover e controllando il pallone per quasi 35 minuti riesce ad imporre il proprio ritmo sulla sfiancata difesa dei Raiders guadagnando 250 yards terrene: sugli scudi l’aleatorio Burkhead che, dal nulla, tira fuori una prestazione da tre touchdown che ci permette di dire che New England c’è e che la loro nuova identità faccia, se possibile, più paura di quella a cui ci avevano abituati.

Ci sono anche gli Steelers che mettono la museruola nei momenti chiave della partita a Watson e si portano a casa un preziosissimo 28 a 21 che li catapulta sul 3-0: Houston, ad onor del vero, è protagonista di una prestazione indiscutibilmente migliore rispetto a quelle viste finora, ma nei momenti più caldi della partita – leggasi quarto quarto – non riesce a trovare un modo per muovere le catene. Emblematico è il loro bottino nell’ultimo periodo di gioco, tre punt ed un intercetto che palesano ancora una volta l’assoluto bisogno di un playmaker, un go-to-guy per Watson nei momenti chiave della partita: è un peccato visto che un giocatore del genere lo hanno avuto a roster fino allo scorso marzo. Incontenibile, ancora una volta, il pass rush degli Steelers che con cinque sack ha reso la vita impossibile al povero franchise quarterback dei Texans: dopo tre partite possiamo ufficialmente dire che gli Steelers siano tornati?
Seconda vittoria consecutiva dei Browns che passano 34 a 20 sull’anonima squadra di football: come sempre a decidere la partita ci pensa il duo Hunt-Chubb che permette ai Browns di controllare il cronometro costringendo così Haskins a lanciarla a più non posso e ciò, per ora, raramente è sinonimo di successo per la squadra di football. Cleveland, sul 2-1, sta progressivamente scoprendo la propria identità e grazie a vari playmaker su entrambi i lati del pallone sta finalmente riuscendo a fare le giocate che servono per vincere una partita di football.
Poco da dire sulla seconda dei ‘Niners al MetLife Stadium, in quanto i ragazzi di Shanahan nonostante una lista di infortunati sinistramente simile ad un vero e proprio bollettino di guerra passeggiano 36 a 9 sui putridi Giants: Mullens, onore al merito, è autore di una solidissima prestazione nella quale non commette errori, anche se questi Giants non sono un banco di prova particolarmente impegnativo.
Altrettanto lo si può dire per l’altra squadra di New York, i Jets, schiacciati 36 a 7 dai Colts: il povero Darnold, costretto a giocare con ricevitori da practice squad, lancia ben due pick six e per Rivers e soci controllare il cronometro e mettere a tabellone i punti necessari per liquidare velocemente la pratica è un gioco da ragazzi. È veramente complicato parlare di questi Jets, squadra assolutamente priva di qualsivoglia direzione o progetto tecnico: ciò che mi sento di dire, a naso, è che Gase non sia l’uomo di cui hanno bisogno e che se continuano così il rischio di bruciare Sam Darnold è veramente alto.

Primo urrà stagionale per i Carolina Panthers che passano 21 a 16 sui Los Angeles Chargers: il risultato finale sa di beffa, in quanto L.A. è arrivata ad un hook and ladder di distanza dal portarsi a casa una vittoria che, ad onor del vero, nemmeno avrebbero meritato. Il rookie Herbert, autore di una discreta prestazione, si è svegliato decisamente troppo tardi quando Carolina, a suon di piazzati, aveva già costruito un vantaggio rassicurante: prima vittoria per Teddy Bridgewater con la casacca dei Panthers.
Pochi problemi per i Tampa Bay Buccaneers che si impongono 28 a 10 sui poveri Broncos: Brady questa volta non commette alcun errore e con tre touchdown mette insieme un vantaggio che una squadra guidata da Driskel difficilmente sarà in grado di recuperare. Singolarissima la prestazione di Mike Evans che ha chiuso con due ricezioni per due misere yards… e due touchdown: Jerome Bettis, ne sono sicuro, sarebbe fiero.
Bruttissima sconfitta per gli Arizona Cardinals che, in un pomeriggio in cui Murray è stato atipicamente impreciso e scellerato con il pallone, hanno capitolato 26 a 23 contro dei buoni – finalmente – Detroit Lions: nonostante un paio di highlights da Lamar Jackson, Murray ha sparacchiato tre intercetti dai quali Detroit ha ricavato dei preziosissimi punti arrivati principalmente grazie ad un buonissimo Stafford che nuovamente aiutato da Golladay e da un discreto running game ha evitato qualsivoglia sciocchezza. Si rifaranno, ne sono sicuro, ma sconfitte del genere in quella follia di division che è la NFC West rischiano di costare caro a fine stagione.
Continua la caduta libera degli Eagles che contro dei buoni ma neanche per sogno ottimi Bengals pareggiano 23 a 23: continua il periodo no di Carson Wentz, anche ieri autore di un paio di errori da rookie che hanno tagliato le gambe al ritmo offensivo degli Eagles. Emblematici i sei punt che hanno punteggiato i supplementari: Philadelphia a dieci secondi dalla fine ha deciso di accontentarsi del pareggio puntando piuttosto che cercare la vittoria con un complicatissimo piazzato da 64 yards.
Fortunatamente per loro Dallas è ancora lì, ferma ad una vittoria ad attenderli, ma l’inspiegabile involuzione di cui si sta rendendo protagonista il quarterback degli Eagles mi rende difficile associarli ai playoff.

Che dire di questi Packers? Nonostante l’assenza di Davante Adams, Rodgers e compagni hanno portato a termine il proprio lavoro passando 37 a 30 su dei buoni New Orleans Saints: dopo un’offseason passata ad interrogarci sulla convivenza fra LaFleur e Rodgers siamo costretti a cambiare radicalmente giudizio, in quanto il sopraffino playcalling del coach dei Packers sta mettendo Rodgers nella posizione di vincere consistentemente partite senza essere costretto ad indossare il mantello da Superman.
La partita, come si poteva facilmente prevedere, è stata combattuta e spettacolare, ricolma di sorpassi e controsorpassi, ma alla fine a deciderla ci ha pensato un touchdown del tight end Tonyan a due minuti dal termine: Green Bay, signori, ha tutto il necessario per togliersi grosse soddisfazioni poiché mettere a referto 37 punti nonostante l’assenza di Adams dovrebbe fornirci una precisa indicazione circa lo stato di forma di Rodgers e la brillantezza schematica di LaFleur.
New Orleans, ancora inchiodata ad una vittoria, avrà il modo di rifarsi, anche se l’assenza di Thomas ha messo in chiaro che il parco ricevitori è ancora troppo scarno per poter pensare di arrivare fino in fondo.

Post By Mattia Righetti (486 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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4 thoughts on “Il riassunto della terza domenica del 2020 NFL: distinguersi o estinguersi

  1. Mattia, grazie davvero per l’immancabile report del lunedì che è una splendida finestra con vista sulla giornata NFL.
    Però io non capisco come sia umanamente possibile: le partite iniziano alle 7 di sera (italiane) sono almeno una dozzina e vanno avanti tutta la notte. Ma come fai? Le segui tutte per tutta la notte e poi scrivi il pezzo? Ne segui un paio e vedi gli highlights delle altre al risveglio? Lo so che un prestigiatore non svela mai i suoi trucchi, però…

    • Beh gli highlights sono in rete dopo mezz’ora dalla fine della partita in pratica.
      Che dire di Wilson finalmente ha più libertà, anche io ho pensato la stessa cosa se continua così basta sempre lui per fare un punto in più degli avversari. Bene anche la OL, in molti casi ha lasciato tanto tempo a Wilson per decidere.
      Certo non puoi sempre farti tornare gli avversari a una segnatura di distanza ma vanno anche valutate le squadre affrontate, che non si chiamavano jets giants o football team.
      Unica nota dolente gli infortuni che si mettono da conto si, ma carson è un arma e soprattutto in difesa si è visto nel secondo tempo dallas sfondava sempre (jamal Adams al più presto)
      Finalmente intercetto, decisivo anche, di Griffin

    • Ciao Larry!
      Dalle 7 in poi seguo la RedZone fino alle due di notte – circa -, perciò tutte le partite le ho per forza di cose ben presenti: il “segreto”, diciamo, è che durante la RedZone tengo sempre il telefono sottomano sull’app di ESPN con la quale leggo “dal vivo” gli aggiornamenti di ogni partita, per farmi un’idea di cosa stia facendo una squadra soprattutto se non sta trovando un modo di mettere punti a tabellone.
      Del Sunday Night solitamente me ne guardo un pezzetto, uno o due quarti, poi per legge, più che per bisogno fisiologico, dormo un paio di ore che poi c’è sto caz*o di recap da fare!
      In ogni caso, vuoi per l’età o perché effettivamente mi piace veramente tanto fare questa cosa, non mi pesa minimamente, anche se immagino che fra qualche anno non sarò più in grado di fare queste tirate… anche se la stagione NFL dura poco perciò è meglio godersela tutta.

  2. Io ci impiego tre giorni a vedere tutti gli highlights!!!

    Ho visto Bills-Rams e sono rimasto basito dall’arbitraggio. Prima concedono ai Rams un intercetto che non so come abbiano fatto a vedere: Mike Pereira, in studio, aveva gli occhi sgranati e non riusciva a credere a un errore simile. Tra l’altro mi dispiace perché sporca le statistiche di Allen: adesso risulta che abbia commesso il primo intercetto stagionale, quando in realtà non ne ha commesso nemmeno uno.

    Poi quella flag nel finale che io non lancerei mai.

    Da tifoso Bills dovrei essere contento del 3-0, ma non lo sono: siamo una squadra troppo instabile. In tutte e tre le gare abbiamo avuto lunghi passaggi a vuoto che avrebbero potuto compromettere l’esito dell’incontro. Mi chiedo dove sia finita la difesa dello scorso anno: non possiamo pensare di vincere sempre gare sopra i 30 punti.

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