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Pensando alla NFC West non si può non pensare subito ai 49ers usciti sconfitti all’ultimo Super Bowl e alla loro voglia di rivalsa. Ma in realtà questa division presenta molto altro: una squadra che vuole migliorare il proprio record con un progetto dalle basi solide: Arizona. Una squadra che anno dopo anno si conferma come un’ottima compagine anche se vive sempre il difetto del paragone con la Legion of Boom del passato dominante: Seattle. E una squadra che vuole e deve riprendersi dalla batosta al Super Bowl di due anni fa e dalla scorsa annata ben al di sotto delle aspettative: Los Angeles, sponda Rams.

SAN FRANCISCO 49ERS

Partendo dai quasi campioni del 2019 iniziano già le gatte da pelare perché questa squadra con questo roster fortissimo e profondo sarà ai nastri di partenza quasi senza modifiche, ma lo sarà per l’ultimo anno visto le molte situazioni contrattuali che scoppieranno in mano alla dirigenza nel 2021 con l’impossibilità di trattenere tutti giocatori e nemmeno tutti quelli chiave.
L’attacco presenta una sola grande novità da menzionare, ovvero la scelta al primo giro del draft di Brandon Aiyuk per sostituire il partito Emmanuel Sanders. La scelta di Aiyuk si inserisce prepotentemente e perfettamente nella filosofia di Shanahan e nell’attacco che sta costruendo: un attacco che ha il suo punto centrale in yard after catch. Aiyuk la scorsa stagione è stato il giocatore con più guadagno dopo aver preso la palla (11.1) e gli altri due ricevitori già a roster, la star TE George Kittle e il WR Deebo Samuel sono stati rispettivamente il terzo e il tredicesimo della stagione 2019. Una scelta logicissima quindi che conferma la strategia dell’attacco che obiettivamente nel 2019 ha funzionato molto bene. Lo dicono i numeri. Altra scelta logicissima quella di blindare Kittle che è un giocatore chiave per questo sistema in grado di fare molte yard after catch ma anche di bloccare in caso di protezione extra per il proprio qb, e sulle corse, che giocano un ruolo importante proprio perché avendo un attacco poco propenso alla profondità è necessario avere un backfield consistente per non lasciare il lavoro facile alla difese avversarie e continuare ad allargare il campo per creare spazio al centro in un raggio medio e corto dove Jimmy Garoppolo ama lanciare e sa dare il meglio di sé. E Shanahan non gli chiede niente di più che di stare nella sua comfort zone e fare bene quello che sa fare bene. Senza strafare.

Forse ai romantici del gioco e a chi vuole passione e adrenalina questa squadra non piacerà, possiamo capirlo, perché è tutta razionalità e zero spettacolo, ma in fondo le corse di Kittle che ci ricorda Bud Spencer, che combatte su ogni contatto, e una squadra ben consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti che non si racconta favole e fa quello he sa fare portandolo al livello superiore, beh, per me è spettacolo anche questo. L’attacco dei 49ers arriva alla fine dei 60 minuti che è sempre sporco, sudato, ricoperto di fango e vernice e a volte pure sangue e ha messo in campo una battaglia che è spettacolo. Può non piacere però ti porta al Super Bowl.
Abbiamo detto quindi del trio Kittle-Aiyuk-Samuel (chiamato a diventare il numero 1 con un piede che ha giugno lo ha costretto a fermarsi) innescati dal meccanismo dei lanci di Garoppolo. Su Jimmy G bisogna spendere ancora due parole perché ci sembra arrivato alla stagione della consacrazione. Lo scorso anno ha vinto senza convincere, ma aveva saltato praticamente tutta la pre-season e si notava una certa fatica nel rincorrere uno stato di forma che non arriva mai, mentre quest’anno, per sua stessa ammissione lo stato di forma è arrivato, si sente pronto e si sente pronto soprattutto per vincere da protagonista. Il nostro consiglio non richiesto? Jimmy, non strafare che quest’anno va bene così.

Il backfield si ripresenta con un Mostert rinnovato nel contratto e speriamo per i 49ers anche nel voler replicare l’incredibile 2019, Con Tevin Coleman e Matt Breida pronti a completare un trio versatile che sarà spesso utilizzato fino in fondo da un coach a cui piace cambiare i propri RB perché se non costruisce un attacco iperbolico, lo costruisce però minuziosamente capace di limitare il più possibile i punti di riferimento per la D avversaria.
La propria D invece anche nel 2020 si presenta come una delle migliori. Sicuramente la partenza di Buckner ha sorpreso non poco i tifosi, ma ha contestualmente permesso di firmare i rinnovi al compare (ormai ex) di linea Armstead e alla safety Jimmy Ward, firma quest’ultima molto importante perché in un reparto che potrebbe essere un po’ più esposto rispetto allo scorso anno. In cambio di Buckner è arrivata una scelta al primo giro spesa proprio per chiamare il suo naturale sostituto: Javon Kinlaw che lo scorso anno era probabilmente il miglior prospetto di linea con abilità di pressione sui qb avversari. In questo modo la devastante linea del 2019 si ripresenta ancora assetata con Bosa e Armstead pronti a un 2020 che se in linea al 2019… molto dipenderà da quanto in fretta Kinlaw si inserirà negli schemi. Completano il front seven un trio di LB tra i migliori della lega in copertura sui lanci con Greenlaw, Alexander e soprattutto Fred Warner che oltre alle doti fisiche mette in campo una intelligenza di gioco straordinaria. Ho ancora negli occhi e nelle orecchie il suo comandare tutto e tutti al divisional contro Minnesota dove in un secondo leggeva l’attacco avversario e comandava ai suoi le misure necessarie. Quella partita l’ha vinta ancora prima di giocarla e con lui in campo i 49ers hanno un allenatore in più.

Arriviamo a quello che potrebbe essere il punto dolente perché se è vero che il rinnovo a Ward è fondamentale è anche vero che lui e Sherman sono gli unici due giocatori davvero di livello. Moseley, Whiterspoon e gli altri non assicurano prestazione costanti ed eccellenti, ma lo scorso anno questo punto debole è stato praticamente cancellato dalla pressione pazzesca messa ai qb avversari (un po’ quello che avrebbe dovuto fare Atlanta), mentre quest’anno con la partenza di Buckner non è detto che ci sarà vita facile per questa secondaria che dovrà farsi trovare pronta e non mostrarsi per il tallone d’achille che rischia di essere.
Tanta pressione al qb avversario e yard after catch sono le due regole granitiche e chiare su cui i 49ers baseranno la propria stagione. Sarà sufficiente per l’anello? Mah.. sarà sufficiente però per almeno 12 W.

ARIZONA CARDINALS

Da una squadra chiamata a migliorarsi per vincere l’anello a un’altra squadra chiamata a migliorarsi per non arrivare ultima di nuovo: gli Arizona Cardinals. L’investimento fatto con Kyle Murray ha dato i suoi frutti sperati anche se le W sono state poche (ma Murray non è Superman), e il premio di Offensive rookie of the year è stata la conferma di una chiamata che per tutto il 2019 è stata sulla bocca di tutti, sopratutto per la questione altezza. È Murray troppo piccolo per giocare in NFL? Riuscirà a vedere i ricevitori nascosti dietro gli omoni delle linee? Sembrerebbe di sì, e magari qualche volta no, ma questo succede anche a giocatori del calibro di Russell Wilson, Drew Brees e succedeva a Doug Flutie. Anche Murray ci ha chiaramente detto che l’altezza non è problema. È bravo, può migliorare molto e intorno a lui possono migliorare tutti Cardinals, anche se di lavoro da fare per migliorare ne hanno parecchio.
Iniziando dai punti deboli c’è sicuramente la linea di attacco che in offseason è passata in secondo piano. Troppi punti da sistemare e poco tempo par farlo hanno obbligato a confermare quello di buono fatto e portare veterani quali Kevin Beachum da affiancare ai giovani per farli crescere.

Il grande aiuto alla linea è arrivato dal parco ricevitori per togliere pressione sulla protezione e per dare a Murray la possibilità di lanciare (o correre) molto velocemente. Larry Fitzgerald tornerà per un altro anno a occupare i CB avversari, ma accanto a lui ci sarà un DeAndre Hopkins acquisito via trade dai Texans che ancora una volta ci sorprendono facendo andare via giocatori quando meno te lo aspetti. Dal punto di vista Cardinals questa mossa è perfetta perché come faranno i coordinatori delle difese avversarie a scegliere su quale dei due wr mettere il proprio miglior qb? Io grazie a Dio non devo scegliere, perché non saprei proprio come fare. Proviamo a immaginare: Hopkins è una bestia ci va il miglior CB, ok allora lasciamo Fitzgerald un po’ più libero. Uhm… forse non è una buona idea per uno che sono 50 anni che con costanza è li a prendere palloni e non sembra invecchiare. Ok allora su Larry il CB numero 1, ottimo, così togliamo a Murray un’arma efficace. Ok, però così Hopkins ha più chance di prendere palloni. Non se ne esce.

Ma non solo, perché con questo grattacapo da sciogliere, probabilmente in diretta sul campo in base a come va la partita, snap dopo snap, si infilano Andy Isabella e soprattutto Christian Kirk che si troveranno davvero molto spesso liberi dalla pressione dei CB e saranno liberi di divertirsi. Isabella non è un top player ma con la libertà che si prospetta può davvero farsi valere, mentre Kirk già lo scorso anno ha fatto vedere quanto buono può essere e in una situazione così favorevole per lui.. io lo prenderei al fantasy. Questo parco ricevitori può davvero farci divertire.
Non dimentichiamo però che anche il RB Drake può essere un quinto ricevitore perché sa prendere palloni. In questo modo di gioco il suo rinnovo di un anno si inserisce in maniera funzionale perché la versatilità è tutto quello che serve a un RB obbligato dietro una linea non pronta a fargli strada ed è una coppia perfetta per lavorare insieme a.. no, a nessuno degno di nota. Ma occhio che Murray corre, è un qb molto mobile e tra wr e Drake il campo di Arizona sembrerà più largo e lungo di quello degli altri e Murray negli spazi si infila bene. Questa Arizona comincia davvero a piacermi!

Il lato difensivo è il motivo principale per cui sulla linea di attacco sono stati fatti pochi investimenti mirabolanti. Ma d’altronde il 2019 è andato davvero male e qualcosa andava fatto. E qualcosa è stato fatto tra draft e free agency. I cambi sono stati tanti, ma la difesa doveva cambiare volto. Prima di veder ei nuovi innesti più significativi ricordiamo che Patrick Peterson quest’anno partirà da subito e non farà sentire la sua assenza, ma mancherà di nuovo Robert Alford che probabilmente salterà per la seconda volta, di seguito, una stagione intera. Le buone notizie arrivano però dalla free agency con l’arrivo di Jordan Phillips che può riportare quella pressione che Arizona era in grado di mettere in campo con Calais Campbell. Altre acquisizioni importanti sono quelle di Kennard e De’Vondre Campbell che rimpolpano un reparto con Chandler Jones pronto a ricevere un po’ di aiuto. Da evidenziare la selezione di Isaiah Simmons al draft, che personalmente non conosco, ma leggendo un po’ in giro è stato definito “lo steal del draft”. Di lui il coach della difesa Vance Joseph ha solo avuto parole di lode, sottolineando come la sua versatilità sarà un’arma da sfruttare anche in Nfl come al college dove con Clemson ha ricoperto 5 ruoli diversi. Si è così guadagnato il primo giro e la fiducia dei coach che vogliono semplicemente che Isaiah faccia Isaiah.
Le mosse qui sono state tante ed erano chiaramente obbligate. La dirigenza si è mossa bene con tanti cambi importanti e innesti che faranno da subito la differenza. Non sottovalutiamo questi Cardinals, anche se nella NFC West rimangono anche per il 2020 come la quarta forza.

Un qb bravo, con potenziale crescita, un parco ricevitori migliorato e profondo, una difesa in costruzione che difficilmente potrà fare peggio dello scorso anno. Le premesse per fare meglio ci sono tutte, basterà lanciare in fretta e non fare troppo affidamento sulla protezione.. di certo che GM, coach e qb hanno già vinto perché le chiacchiere del 2019 si sono praticamente spente. Che fine hanno fatto il GM incompetente, il coach arrivato dal college con record negativo e licenziato dalla sua università e il qb troppo piccolo per giocare? Alla fine zitti zitti avevano ragione, ora devono continuare a crescere, e lo faranno, ma la NFC West non è il posto giusto per una linea offensiva come questa, che sarà il punto di attenzione principale del prossimo anno, e le W difficilmente saranno più 6-7, ma attenzione: come per lo scorso anno anche le W non devono essere il parametro con cui valutare la stagione, le conferme possono arrivare anche a fronte di sconfitte, quello che conta è il gioco, e la pazienza.

SEATTLE SEAHAWKS

Quando parli di Seattle pensi subito a Wilson e pensi subito a quanto è stato bello il suo 2019 dove ha letteralmente condotto i suoi Seahawks a vincere la propria division e qualificarsi ai playoff per la settima volta in 8 stagioni. Un risultato che è stato un po’ una sorpresa perché ogni anno Seattle viene data come sul punto di crollare e puntualmente ogni anno smentisce le congetture d’estate dimostrando di essere una delle franchigie che più hanno cambiato ma che rimangono sempre ai vertici. L’offseason è stata dominata dal lavoro per migliorare la linea offensiva perché i 48 sacks subiti sono quasi una vergogna e se pensiamo che a prenderli è stato un qb mobile come Wilson allora la situazione peggiora pure. Il ricambio qui è stato quasi totale, ma ancora si punta su Iupati e Duane Brown che faticano con molti infortuni e prestazioni un po’ sotto le aspettative ma sono due giocatori che se sani possono blindare la posizione. Tanto ricambio e tante incognite. Questa linea non da molte certezze e temo che Wilson dovrà fare gli straordinari anche quest’anno nella speranza che almeno un pochino di protezione in più gli arrivi, permettendogli di fare le sue magie.

Gli infortuni hanno maltrattato non solo la O-line ma anche il reparto RB con Carson e Penny, duo fenomenale di improvvisazione e potenza, entrambi finiti in infermeria, Penny con il crociato rotto per questo la dirigenza e il coach Carroll hanno rimpolpato il reparto con il veterano Carlos Hyde in uscita da Houston e con la chiamata di DeeJay Dallas (la situazione nomi in NFL sta andando fuori controllo). I due sono più che altro un’assicurazione e se i titolari rimangono sani e si ripetono sui livello dello scorso anno non vedranno molto il campo con Hyde che potrebbe diventare una pedina di scambio per qualche aggiustamento in corsa e Dallas tenuto al caldo a crescere senza bruciarlo buttandolo in campo. 4 running back a roster sono davvero tantini, ma in fondo nessuno convince davvero al 100% e coach Carroll vuole avere profondità.

Il reparto WR si ripresenta con pochissime modifiche avendo in Lockett e Metcalf due valide armi, una furba ed esperta, l’altra giovane e potente. Dopo il lavoro con la linea d’attacco la squadra ha provato a offrire un terzo target ai lanci di Wilson, ma qui si va davvero sugli azzardi con Olsen in posizione di TE che è davvero affidabile, ma ultimamente poco in salute e spesso costretto a bordocampo, e Dorsett che ovunque sia andato non ha espresso il proprio potenziale. Prima di tacciarlo come bust, Seattle ci vuole provare che magari mai dire mai. Certo l’impressione è che nessuno sia davvero un’alternativa valida e Wilson dovrà un po’ accontentarsi anche se il duo Lockett-Metcalf non vuol dire davvero accontentarsi.

In difesa sono sicuramente i LB a trascinare il reparto con Bobby Wagner e KJ Wright che continuano a dominare, Wagner soprattutto, a cui affiancano la prima scelta al draft Jordyn Brooks che si presenta simile a questi per modo di giocare ed godrà del suo accompagnamento per prendersi il campo e gli onori della cronaca. Il potenziale c’è tutto. Questo bellissimo trio si schiera dietro una linea che cambia molto con qualche ritorno, Irvin e Mayowa, e un paio di selezioni al draft. Nessuno potrà sostituire Clowney a cui non hanno voluto (o potuto) dare i soldi che chiedeva e che si è accasato a Tennessee, e allora si lavora di profondità con volti noti accanto a giovani sperando di lavorare così per costruire un reparto unito, solido e che faccia della forza dell’unione l’arma per superare la mancanza di talento individuale.

Completa la difesa una secondaria che vive nella soggezione costante della Legion of Boom ormai lontano ricordo, ma ancora nei cuori e nei ricordi di tanti. Carroll ha voluto fare una mossa forte cercando di sbarazzarsi dei ricordi e cercando di proiettarsi al futuro. Con un trade davvero un po’ cara hanno portato quella che discutibilmente è la miglior safety in gioco: Jamal Adams. Nonostante Adams avesse messo in chiaro che non intendeva continuare a vestire la maglia dei Jets, il prezzo pattuito non è secondario. La mossa qui è quella di portare talento e provare a scuotere un reparto che vive in soggezione del passato e che ha le carte in regola per scrollarsi di dosso quel passato e imporsi come una secondaria di rispetto con il CB Griffin solidissimo nelle difese, pur senza intercetti e un Diggs che arrivato in corso ha da subito messo in chiaro di poter contare. Rimane un buco con l’altro CB e qui il buco rimane…

Seattle si presenta quindi molto rimaneggiata e forse un po’ fragile viste le tante incertezze fisiche, ma se tutti in salute posso tranquillamente imporsi di nuovo come i migliori in division, e se anche la salute del roster dovesse fare scherzi, beh c’è sempre Wilson e con lui stai cerco che almeno 11 W arrivano, per averne di più Seattle deve avere tutti i suoi giocatori arruolabili e sani.

LOS ANGELES RAMS

Chiude la NFC West la squadra che più di tutte ha deluso nel 2019 mostrando ancora una volta come perdere al Super Bowl non sia uno scherzo e perdere contro i Patriots lo sia ancora meno, perché ti battono sul tuo terreno, facendo cedere le tue certezze e mandando in tilt l’intero sistema. Cosa che poi si porta notevoli strascichi l’anno successivo (NON chiedere ad Atlanta come fare per superare lo stress post-traumatico).

I Rams sono arrivati a tanto così dalla vittoria finale e hanno fatto quello che farebbero in tanti: la all-in season spendendo a più non posso per portare talenti pronti subito e fare la cavalcata finale prima che il salary cap ti obblighi a disfare tutto, ma tutto è andato male soprattutto per un qb poco mobile e che fa molto affidamento sulla protezione che è puntualmente mancata. E ora nel 2020 tutto è saltato con molti cambiamenti importanti, anche nel coaching staff, e un ritorno nella mediocrità.

Ma attenzione che giocare nell’ombra e lontano dai riflettori potrebbe essere un punto a vantaggio di questi Rams che seppur feriti, non sono ancora domi. Le partenze sono importanti con Gurley, Cooks, Fowler e Littleton partiti per altri lidi, soprattutto per motivi di salario e quindi con nessuna possibilità di firmare potenziali sostituti. Si è quindi lavorato ai fianchi assumendo un coordinatore dell’attacco che non chiamerà i giochi ma che faccia un po’ da assistente al coach McVay e lo aiuti nelle preparazioni. Non un lavoro pieno, ma almeno McVay sta lasciando un po’ di controllo per circondarsi di aiuto. Ci vorrà un po’ di fantasia perché il reparto running back vede l’arrivo di Cam Akers attraverso il draft che sembra essere più che altro una scommessa in un backfield che non schiera grandi stelle. Come un po’ di fantasia ci vorrà per trovare un terzo ricevitore accanto ai confermati Kupp e Woods. I nomi in lizza sono diversi ma tutti con pregi e difetti e senza una preseason giocata in campo non abbiamo avuto modo di vedere gli esperimenti di McVay. In questo schema potrebbe imporsi il TE Higbee che in chiusura di 2019 si è messo in luce come buon ricevitore e ottimo bloccatore convincendo McVay a modificare un po’ il suo schema mentale e coinvolgerlo di più.

Quest’anno con tante partenze e pochi arrivi aspettiamoci di vederlo più coinvolto perché il lavoro qui è chiaro: massimizzare ciò che si ha. Esattamente quello che è stato fatto con la linea offensiva che dopo aver ballato come non mai tra infortuni e pessime prestazioni, ha trovato la quadra verso il finale di stagione, che guarda caso è coinciso con il miglioramento di Goff. La dirigenza ha quindi valutato che quel set era ok per questo nuovo anno e potrebbero anche avere ragione, ma in fondo non è che avessero molte scelte oltre al già citato massimizzare.
La difesa anche si presenta davvero cambiata e anche qui ai partenti non sono arrivati sostituti all’altezza. Di nuovo la mossa obbligata è stata quella di cambiare il coordinatore Philips per sostituirlo con il ben più giovane Brandon Staley perché anche qui bisognerà lavorare di fantasia e rinvigorire un reparto che si sente a pezzi. Una scossa era davvero necessaria. La certezza da cui ripartire è la linea difensiva che potendo schierare Aaron Donald si presenta solida, affidabile e da la possibile di lavorare con creatività ai 4 LB schierati dietro visto che il 50 % di attenzioni degli avversari sono per Donald.

D’altronde una linea che schiera Donald può definirsi solida e affidabile in qualsiasi caso. Se poi torna Brockers dopo essere stato a un passo dai Ravens allora vai davvero sul sicuro anche se al terzo posto ancora non sappiamo chi ci sarà, essendo Robinson finito sulla lista infortunati. In attesa di avere news dal campo, si lavora per costruire un gruppo di LB completamente nuovo. Questo è davvero il tallone d’achille della squadra con qualche selezione al draft e qualche seconda linea promossa titolare per cercare di limitare i danni sapendo che davanti c’è Donald e dietro c’è Jalen Ramsey a guidare una secondaria di tutto rispetto con Troy Hill e Taylor Rapp che fanno sperare di essere una coppia forte e giovane di safeties. Qui è forse l’unico caso in cui si può immaginare di sostituire i partenti Weddle e Robey-Coleman con carne fresca e promettente per il resto però le uscite sono state sanguinarie. Ma allora perché il mio cauto ottimismo? Un po’ perché i Rams sono a pezzi e non hanno niente da perdere ad azzardare, perché in fondo McVay ci sa fare anche se la scoppola presa da Belichick lo ha bruciato non poco, ma soprattutto perché Goff è forte, davvero, e con Kupp e Woods ha già l’intesa protetto da una linea che alla fine del 2019 si è stabilizzata facendo sensibilmente crescere l’intera squadra. Certo siamo nella NFC West e difficilmente i Rams potranno fare meglio di un terzo posto, ma occhio che potrebbe essere abbastanza per un posto da wild card.

Post By Michele Comba (100 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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2 thoughts on “NFC West 2020 preview

    • Sì riferiva penso al fatto che potrebbe non giocare la stagione o che comunque la sua posizione è ancora in dubbio
      Comunque sono tornati anche Paul Richardson e Josh Gordon nel frattempo

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