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Titolo assolutamente valutativo ed altisonante, ne sono consapevole, come sono altresì al corrente del fatto che a molti di voi non importi minimamente sapere cosa io pensi dell’unico videogioco ufficiale della National Football League, ma non potevo resistere: lasciatemi parlare – anche se ritengo più appropriato utilizzare il verbo “sfogare” – di Madden NFL 21 ed una situazione che dopo anni di frustrazione fine a sé stessa potrebbe essere destinata a cambiare.

Crescendo ho sempre avuto modo di giochicchiare a Madden, ma il momento di svolta fu l’agosto 2012 quando per curiosità scaricai la demo di Madden NFL 13: come qualcuno di voi probabilmente ricorderà, nella demo era possibile giocare solamente due partite, Giants contro 49ers e Seahawks contro gli un tempo Redskins e ricordo piuttosto nitidamente che dopo un game-winning touchdown realizzato dal mio amato Anquan Boldin pensai che quello era per forza di cose il miglior videogioco sportivo a cui avessi mai “giocato”.
Fu amore a prima vista in quanto i miei ingenui occhi non avevano mezzi di comparazione credibili ed affidabili, pertanto decisi di attingere dal fondo – principalmente le mancette di Natale, compleanno e Santa Lucia perché come sapete sono veronese – ed investire qualcosa come sessanta euro per un videogioco, una mezza eresia dato che il mese dopo sarebbe uscito l’irrinunciabile FIFA.

In ogni caso, da lì Madden iniziò a diventare sempre più parte integrante della mia vita ed anno dopo anno, sessanta euro dopo sessanta euro, che nel tempo sono diventati settanta e poi novanta – per garantirmi i vantaggi del pre-order -, un giusto mix di invecchiamento e migliaia su migliaia di ore passate a giocare mi consegnarono il peggior potere possibile, il senso critico.
Sapevo che l’ultimo capitolo di Madden, come spesso accade con i titoli sportivi, consisteva in poco più che un aggiornamento di roster e divise condito da qualche minuscola – e spesso trascurabile – “miglioria” sul gameplay ed aggiunte minime, spesso sovrastate dalle perdite, sulle poche modalità di gioco disponibili: ciò nonostante non potevo privarmi di una delle mie fonti d’intrattenimento principali, pertanto chiudevo un occhio e religiosamente a luglio preordinavo il mio meritato Madden… che negli ultimi anni altro non era che un codice da riscattare su XBox Live.

Passano gli anni, gli impegni sull’agenda si infittiscono, ma Madden rimane una costante: non mi vergogno ad ammettere che in molte – troppe – occasioni mi sono inventato scuse più o meno elaborate per non uscire per una birra che mi avrebbe allontanato dalle mie sfidine su Ultimate Team.
Le sfidine… fortunatamente i miei più cari amici non leggono mai i miei articoli – scorgete la correlazione? – sennò potrebbero tempestare la sezione commenti su aneddoti incentrati sulla mia ossessione per le sfidine.
Dicevo, Madden Ultimate Team: se siete neofiti non preoccupatevi, sostanzialmente l’Ultimate Team altro non è che una modalità nel gioco nella quale l’utente completando sfide – ed accumulando valuta virtuale – può comprarsi i giocatori che preferisce dando così vita alla “squadra dei propri sogni” con la quale sfiderà altre “squadre dei sogni” di altri utenti.
Devo purtroppo fare una piccola precisazione riguardo il concetto di valuta virtuale, poiché completare sfidine non è l’unico modo per ottenerla, come facilmente potrete immaginare si possono anche comprare con soldi assolutamente veri: questo è un fenomeno che per quanto assurdo possa suonarvi è fra le principali ragioni per cui Madden è caduto così in basso, ma andiamo con ordine.

L’Ultimate Team negli anni è diventato sempre più importante, basti pensare che i tornei di Madden si giocano in Ultimate Team, non con squadre reali, e Electronic Arts – al secolo EA – se ne è accorta piuttosto in fretta: da Madden 13 ad oggi, il gioco è diventato sinonimo di Ultimate Team, comprare Madden significa ricominciare da capo con l’Ultimate Team, non comprare la simulazione videoludica del nostro campionato preferito e guidare la propria squadra del cuore al Super Bowl.
Per anni ho aderito a tutto ciò con fedeltà che spesso sfociava nel fanatismo, ma l’anno scorso qualcosa cominciò ad essere diverso, non avevo alcuna voglia di riprendere con le sfidine per farmi una squadra che nel giro di un paio di mesi non avrei nemmeno più usato perché impegnato a costruirmene un’altra che nel giro di un anno non avrei più avuto modo di usare poiché impegnato a… sì, è un circolo vizioso.

Non mi divertivo più, l’esito delle partite online era chiaramente predeterminato ed il gioco era diventato insopportabilmente animation based, ovvero una sequenza interminabili di animazioni che di fatto toglievano all’utente il controllo dell’azione in campo: ad esacerbare un problema già fastidioso ci ha pensato l’introduzione dell’X-factor, ossia poteri magici che rendono giocatori già tremendamente forti assolutamente infermabili, indipendentemente dal fatto che sia tu che il giocatore che stai controllando abbiate capito cosa stia per succedere.
La mancanza di divertimento mi ha fatto prendere coscienza della pochezza di Madden come gioco, della mia stupidità come persona ad accettare di investire tutto quel tempo – per non spendere tutti quei soldi – in un’attività assolutamente inutile come l’Ultimate Team, attività nella quale non vince il giocatore più abile ma quello più disposto a spendere soldi veri per aggiudicarsi figurine che nel giro di un mese risulteranno obsolete ed inutili; non era certamente il gioco di football che volevo e guardandomi intorno sull’Internet ho notato che non fossi l’unico a coltivare questo genere di pensiero: sempre più gente, principalmente adulta, chiedeva a gran voce un deciso ed immediato miglioramento di quella che dovrebbe essere la modalità di gioco regina di Madden, la franchise mode.
Pensiamoci un attimo: non è quello l’obiettivo di un gioco simulativo di football americano? Prendere la propria squadra, costruirla, migliorare il roster, prendere decisioni importanti, migliorare lo stadio et cetera?

La cosa più beffarda della vicenda è che la franchise mode di Madden NFL 2005, per citarne uno a cui abbia giocato, è infinitamente più profonda, completa, piacevole e ricca di attività con le quali svagarsi per mesi: potevi, per esempio, gestire i tuoi giocatori ai training camp, allenare individualmente un running back che avevi preso in simpatia sottoponendolo a divertentissimi drill al fine di migliorarlo e fargli prima guadagnare un posto a roster e poi, eventualmente, una maglia da titolare.
C’era il maledetto Tony Bruno’s Show, uno show nel quale Tony Bruno ti sciorinava statistiche delle altre partite della settimana precedente: non l’ho mai ascoltato, lo ammetto, ma quanto bello era il semplice fatto che gli sviluppatori si spingessero fino a quel punto per regalarti la miglior esperienza di gioco possibile?
Piccole cose, piccole cose che già erano presenti e che anno dopo anno EA ha deciso di togliere a scapito dell’altra modalità di gioco, l’Ultimate Team, attività infinitamente più remunerativa e facile da gestire: nel 2019 EA ha guadagnato un miliardo e mezzo di dollari attraverso gli Ultimate Team dei vari Madden e FIFA.
Un miliardo e mezzo di dollari che non tiene presente il costo del videogioco al momento dell’acquisto: potete capire dunque quale sia la loro filosofia.

Vari youtuber, tra i quali l’ottimo SOFTDRINKTV, negli ultimi anni hanno instancabilmente provato ad aprire gli occhi ai milioni di giocatori di Madden chiedendo loro di sacrificare “l’intrattenimento” offerto dal gioco al fine di causare un calo di vendite così consistente da rendere impossibile ad EA continuare ad ignorare le richieste della propria comunità.
Madden NFL 21, signori, è molto semplicemente il peggior gioco di football americano mai realizzato: se non ci credete immagino che lo 0.3 di valutazione degli utenti su Metacritic frutto di quasi 2000 recensioni negative a fronte delle meno di diciotto positive possa rendere l’idea.
Oppure il 6 di IGN che, detto in tutta sincerità, è ancor più rumoroso della valutazione di Metacritic in quanto nel corso della mia vita non ho mai avuto modo di vedere IGN dare un voto così basso ad un gioco della EA Sports, nonostante la qualità sia in picchiata da anni.

Il gioco è semplicemente la versione aggiornata di Madden NFL 20 ancor più ingiocabile, in quanto al momento è così ricolmo di bug che questi costituiscono la stragrande maggioranza degli highlights che potete trovare su YouTube o Twitter; perfino Pat McAfee nel suo show ha discusso dell’argomento, lasciando intervenire l’ex compagno di squadra Darius Butler, poveraccio malato di Madden come me che ha spiegato i perché dell’origine di un hashtag che per forza di cose non può lasciare EA tranquilla, #NFLdropEA: su richiesta del sopracitato SOFTDRINKTV sempre più utenti stanno firmando i loro cinguettii con questo hashtag che oramai è presenza fissa sotto qualsiasi post social riguardante il mondo NFL.
Quest’esortazione spero abbia modo di far nascere una conversazione in NFL, poiché posso capire che alla lega possa lavarsi le mani circa la qualità del gioco e consolarsi con il miliardo e mezzo di dollari che EA pagherà fino al 2026 per tenersi stretti i diritti esclusivi NFL, però un gioco di qualità così bassa non rappresenta in maniera adeguata la lega sportiva professionale americana più ricca che ci sia: com’è possibile che NBA 2K, in America, venda sempre e comunque più copie di Madden NFL?

Electronic Arts è riuscita nella difficile impresa di alienare gente come me, gente che ha passato il tempo in sala d’attesa pre-esame telematico facendo sfidine gente per cui Madden è da decenni parte importante importante del proprio tempo libero, gente esasperata dall’ossessione di EA per i soldi di poveri bambini facilmente impressionabili che sperperano, due dollari alla volta, cifre immonde sulla carta di credito dei propri genitori: a EA, sostanzialmente, della qualità non interessa più niente ché intanto avendo l’esclusiva chi potrà mai mettere in discussione la loro posizione?
Noi, cari lettori, noi: non ne possiamo più di un gioco che aiutato dal fatto di non aver competizione renda il football americano una parodia costringendoci così a continuare a patchare l’antico NFL 2K5 che nonostante l’età avanzata rimane ancora un gioco indiscutibilmente migliore di Madden.
Pertanto se tu che leggi ti senti tradito da EA e Madden, per favore, utilizza con maniacale insistenza l’hashtag #NFLdropEA e se pensi che tutto ciò sia inutile posso capirti, anche se il semplice fatto che gente come Pat McAfee ne parli dovrebbe farti comprendere che quello che è nato come un timido lamento di pochi brontoloni è diventato un vero e proprio movimento, un movimento di gente che vorrebbe solo giocare ad un gioco di football americano che rispetti l’idiota che ha ancora voglia di scucire settanta euro per amare un po’ di più la NFL nel proprio tempo libero.

Post By Mattia Righetti (378 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Seguitemi su Twitter @matiofubol

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2 thoughts on “Madden sta iniziando ad essere un problema per la NFL

  1. Mi sono fermato a franchise mode perché dovevo commentare subito
    A fifa ho smesso da un bel po, nba mi sono fermato al 18 e ti dirò a madden gioco al 15.
    Conoscendo questi mezzucci per far comprare il nuovo inutile gioco ogni anno, sebbene tentato non ho mai fatto il passo successivo. E a quanto leggo qui e un po ovunque ho fatto bene. E si non c ho mai trovato niente nell ultimate team anzi, quando ormai era diventato solo questo ho abbandonato anche gli altri giochi. Per non parlare dei soldi veri che è meglio non commentare. Vado con i seahawks a cercare di battere ogni record verso il superbowl. Al tempo aggiornai i roster e mi ritrovo anche con lockett e compagnia uscente dal draft 15 che neanche mi ricordavo (diggs, kwon Alexander ecc)
    E ancora si, rinnoverò la legion of boom fino alla morte

  2. Ciao Mattia, condivido in pieno il tuo pensiero tanto è vero che gioco ancora al mitico NFL2K5.
    A tal proposito dove è che lo posso patchare per aggiornarlo ai roster attuali? Grazie mille 😊

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