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Da qualche settimana a questa parte le uniche notizie riguardanti la NFL anche solo lontanamente definibili “succose” hanno visto come protagonisti NFLPA, lega, test, prevenzione e più o meno spontanei – e genuini – cambi di nome: di football vero e proprio neanche l’ombra, almeno fino alla tarda serata di ieri, quando una serie di cinguettii hanno scosso l’intero mondo NFL dandoci finalmente qualcosa “di vero” di cui scrivere e parlare per le prossime settimane.
Dopo mesi di tira e molla scanditi da dichiarazioni al vetriolo e tweet molto aggressivi e poco passivi, i New York Jets hanno assecondato i desideri di cambio di scenario di Jamal Adams spedendolo dall’altra parte del continente ai sempre reattivi Seattle Seahawks insieme ad un’ignorata scelta al quarto round del prossimo draft: per assicurarselo John Schneider ha rinunciato ad una scelta al primo giro dei draft 2021 e 2022, una scelta al terzo giro del draft dell’anno prossimo ed al solido Bradley McDougald.

Inizierò dicendo che questa trade per modalità, prezzo pagato e talento del giocatore coinvolto mi ricorda molto da vicino quella che ha visto l’eccellente Khalil Mack migrare a Chicago in cambio di diverse scelte al draft: l’impatto avuto da Mack sui Bears, almeno il primo anno, può portarci a dire che abbiano fatto bene a soddisfare le richieste del vulcanico Gruden anche se Trubisky ed uno sciagurato reparto offensivo li hanno ridimensionati pressoché immediatamente.
Non voglio fare paragoni e spingervi a cercare analogie fra le due trade, sarebbe eccessivamente pigro anche per me, poiché il peso specifico di un pass rusher è ben diverso da quello di un safety, ma se prendiamo come comune denominatore il talento dei due giocatori coinvolti puntare il dito in direzione delle palesi somiglianze ha improvvisamente senso, almeno in questo articolo; Adams, signori, è un talento generazionale assolutamente capace di rivoluzionare un intero reparto che si aggrega ad una squadra che soprattutto in quel lato del pallone necessitava disperatamente di migliorie: non credo che la sua presenza ci permetta di parlare di resurrezione della Legion of Boom, ma pure in questo caso forzare paragoni non ha alcun senso.

Seattle necessitava di aggiungere alla propria rotazione difensiva un safety da schierare nel box in grado di dare quel contributo che manca dal ritiro di Kam Chancellor, anche se Adams è un giocatore ben diverso dall’iper-fisico martello della LOB: ciò che rende Adams speciale è la propria versatilità, versatilità che gli permette di allinearsi pressoché ovunque nello scacchiere difensivo in quanto come già detto mesi fa l’ex sesta scelta assoluta lo scorso anno ha giocato almeno 75 snaps nel box, nella slot, come edge rusher e come free safety dimostrando così di essere uno di quegli individui grazie ai quali un defensive coordinator è in grado di sbizzarrirsi a suon di formazioni e pacchetti esotici.
Messo a fianco del sottovalutato Diggs, Adams darà manforte ad una secondaria che da qualche anno a questa parte fatica a contenere l’attacco aereo avversario e che, nel 2019, ha concesso circa 260 yards di passaggio a partita; il prezzo pagato, però, merita di essere analizzato con estrema attenzione e lucidità, in quanto il front office dei Seahawks per assicurarsi l’All-Pro ha rinunciato a ben due scelte al primo round al draft: è ancora troppo presto per esprimersi sul contributo di Penny e Collier, entrambi recentemente selezionati al primo round, ma credo che noi tutti nell’ultimo decennio abbiamo avuto modo di constatare il fatto che poche squadre svolgano un lavoro migliore di quello dei Seahawks nel secondo e terzo giorno del draft.
Ciò non sminuisce assolutamente la magnitudine dell’esborso di Seattle, in quanto sarei ipocrita a liquidarlo con una scrollata di spalle dopo aver passato mesi a deridere i Rams per essersi volontariamente messi nell’angolo a seguito della trade che ha permesso loro di acquisire il rumoroso Ramsey: Seattle ha rinunciato ad una parte consistente del proprio futuro ipotetico per rafforzare il presente, un presente che ad onor del vero prevede anche quell’implicito rinnovo contrattuale che l’ex LSU reclama a gran voce da tempo.
Seattle, in definitiva, ha dato maggior credibilità alle proprie aspirazioni da contender garantendosi un giocatore che facilmente si trasformerà in uno dei volti della franchigia e che per il prossimo lustro sarà uno dei principali artefici del loro successo: tutto ciò, ovviamente, ad un prezzo che sarà tirato in ballo ogni qualvolta il rendimento di Adams sarà al di sotto delle aspettative o, peggio, quando in qualche sua dichiarazione sarà rintracciabile una minima percentuale di malcontento e dubbio.

Cambiando prospettiva, è facile vedere come New York almeno questa volta sia stata in grado di cadere in piedi e concludere la trattativa rispettando i propri termini: in tutto ciò hanno anche avuto modo di assicurarsi l’immediato rimpiazzo di Adams, quel McDougald che anche se non comparabile al giocatore che va a sostituire può tranquillamente essere visto come un affidabile starter.
Tempo fa ebbi modo di esprimere i miei dubbi su un eventuale scambio affermando che rinunciare a giocatori del genere raramente è nel miglior interesse della franchigia, in quanto l’obiettivo del draft è proprio quello di trovare il Jamal Adams di turno, sfruttarne il contratto da rookie, soddisfare le sue richieste e circondarlo di gente in grado di non rendere vano ogni suo sforzo: non sono in possesso di una sfera di cristallo ma sono piuttosto convinto che New York con le scelte gentilmente donate da Seattle difficilmente troverà un giocatore dello stesso livello di Adams, anche se vista la tossicità del rapporto giocatore-front office la cessione era l’unico scenario plausibile.
Metabolizzato il fatto che a spingerlo fuori da New York ci abbiano pensato incompetenza e disfunzionalità – le specialità della casa – non si può assolutamente dire che almeno questa volta il front office non sia riuscito ad ottimizzare la sgradevole situazione portandosi a casa un paio di preziosissime scelte al draft – presumibilmente – nelle fasi avanzate del primo round: questa mossa, però, sembra voler privilegiare il futuro non prossimo, e ciò mi lascia decisamente dubbioso considerando l’importanza dell’imminente – devo continuare a mettere asterischi? – stagione.
Il 2020 per New York sarà un anno delicato poiché terzo fra i professionisti di quel Darnold che per draft status e talento è spesso stato considerato come potenziale salvatore della patria: Darnold non giocava direttamente insieme a Adams, certo, ma le ripercussioni della perdita di un giocatore così talentuoso si faranno sentire pure in attacco e ciò non è certamente ideale per un quarterback davanti al primo grande bivio.
Il futuro dei Jets ad un certo punto dell’offseason 2019 sembrava promettere particolarmente bene grazie ad un paio di audaci acquisizioni in free agency, il potenziale di Darnold e la leadership – ed abilità – di Jamal Adams in difesa: dopo poco più di un anno ciò fa particolarmente sorridere in quanto l’entusiasmo intorno ai vari Mosley e Bell si è immediatamente smorzato a causa di infortuni ed inefficienza, l’eventuale esplosione di Darnold è stata ritardata dalla mononucleosi e Adams… beh.
Ci penserà la prossima stagione a farci capire se tali scelte al draft saranno utilizzate per puntellare una squadra pronta al grande salto di qualità o come fondamenta per il processo di rebuild.

Raramente in NFL si può parlare di win-win scenario, ma viste le premesse credo che New York possa guadarsi allo specchio ed essere soddisfatta del proprio operato così come credo che lo stesso discorso sia applicabile a Seattle: entrambe le squadre hanno ottenuto esattamente ciò che volevano anche se i rischi non mancano.
Personalmente, tenendo in considerazione storia ed attitudine, fatico a capacitarmi di come una squadra possa rinunciare ad un talento come Adams solamente tre anni dopo averci speso una scelta altissima al draft: servirà molto tempo per poter tirare le somme su questa trade, ma dopo mesi di letargo e dubbi una mossa del genere era esattamente ciò di cui l’intera comunità NFL aveva bisogno.

Post By Mattia Righetti (365 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman.

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5 thoughts on “Analisi della trade che ha portato Jamal Adams ai Seattle Seahawks

  1. Direi che soprattutto per sfruttare questi anni di Wilson seattle ha fatto una grandissima mossa. Arrivata dal sito dei jets la notizia poi. Io lo vedo un super colpo

    • È un super colpo per entrambi, vedremo se aiuterà la difesa dei Seattle a tornare ad essere un reparto da ALMENO top ten

      • Un po come in tutti gli sport quando si ha avuto un giocatore/reparto élite per un po quello che viene in seguito viene necessariamente messo a confronto. Adams già viene detto un ibrido di kam e Thomas ma appunto perché piace fare questi giochi, semplicemente per me Co diggs per tutta la stagione e un migliorato griffin c’è un ottima base dietro poi vedremo

  2. La maggior parte dei commenti su questa trade dà come vincenti i Jets e come pazzi i Seahawks x aver dato via 2 primi giri (e non solo) x Adams. Io non mi trovo d’accordo: Adams è chiaramente, come anche sottolineato da Mattia nell’articolo, un talento generazionale, che secondo me ha messo in bacheca quest’anno il primo di tanti All-Pro della sua futura carriera. Se usato in modo furbo può cambiare le sorti di una difesa ed è uno di quei giocatori con una personalità così forte da poter trascinare un intero reparto col suo entusiasmo e la sua strabordanza emotiva. Per quanto riguarda i 2 primi giri bisogna ricordare che Seattle, dall’alto delle sue costanti partecipazioni ai playoffs, non ha mai picks da top 10 al draft, ed è ben comprensibile la differenza tra il poter chiamare con la 5a scelta piuttosto che con la 28ma. E poi ci sono centinaia di esempi di giocatori scelti tra i primi 10 che non hanno poi avuto carriere degne di tale rango. Adams è una garanzia che merita questa trade aggressiva e secondo me può essere quella scintilla che, come avevo detto in altri commenti ad articoli precedenti, Seattle stava aspettando x potersi sedere con fiducia al tavolo delle contenders.
    p.s. New York avrà anche accumulato primi giri nei prossimi Draft, ma se fossi un loro tifoso sarei sconcertato dall’arrendevolezza con cui la società sta facendo naufragare il progetto iniziato (e bene) un paio di anni fa

    • Anche perché se devi avere una scelta alta e prendere l Adams di turno tanto vale averlo in squadra. Anche perché non è scontato ne che ci sia in un draft ne che lo becchi con le prime scelte. Poi come detto da tutti seattle fa sempre meglio nei giorni successivi del draft. Se Adams riesce anche a far salire di livello i compagni può rivelarsi davvero una gran mossa. Vincente non voglio dirlo

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