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Il cambio di decennio, specialmente negli sport americani, invita noi e chi fa l’analista di professione a riassumere il tutto nel modo più ingiusto possibile, ovvero tramite “formazioni ideali” o riduttive top ten: il grandissimo limite di questo genere di iniziative è che molto spesso si condanna all’oblio giocatori che hanno contribuito a rendere piacevolissima la decade precedente.
I nostri posteri, quando dovranno farsi un’idea sugli anni ’10 del ventunesimo secolo, potrebbero tranquillamente guardare su Wikipedia la formazione All-Decade e trovare come quarterback Brady e Rodgers: indubbiamente padroni assoluti della scena, questi due signori non bastano a compendiare le quasi 2700 partite precedenti nelle quali abbiamo assistito alle imprese più o meno epiche dei vari Wilson, Brees, Roethlisberger, Ryan, Rivers e molti, moltissimi altri leader.
Anche fra questi altri, però, alcuni hanno sempre avuto la parvenza di figli di un Dio minore: questi dimenticati eroi si prenderanno oggi una rivincita aggiudicandosi un posto nella squadra più sottovalutata di cui sentirete mai parlare.
Per l’attacco userò l’11 personnel – un RB, un TE e tre WR -, mentre la difesa la schiererò seguendo lo schema 4-3.
Pronti a dare un po’ di meritata gloria a questi eroi?

Offense

Quarterback: Matthew Stafford

Squadra: Detroit Lions (2009-oggi).

Dite quello che volete di Matthew Stafford, ma a mio avviso il quarterback dei Lions passerà alla storia come uno dei quarterback peggio serviti di ogni epoca: pensate a cosa avrebbe potuto fare se solo gli fosse stato fornito un gioco di corse perlomeno adeguato.
O una difesa.
Se mi rinfacciate la presenza di Calvin Johnson Jr., mi toccherà farvi immediatamente presente che l’incompetenza cronica dei Lions lo ha spinto a ritirarsi a soli 30 anni, come un certo loro running back e sì, sto parlando della stessa incompetenza cronica per la quale Stafford finora non è mai stato in grado di vincere una partita di playoff.
Non è colpa sua, che vi piaccia o meno.

Running back: LeGarrette Blount

Squadre: Tennessee Titans (2010), Tampa Bay Buccaneers (2010-2012), New England Patriots (2013), Pittsburgh Steelers (2014), New England Patriots (2014-2016), Philadelphia Eagles (2017), Detroit Lions (2018).

Vagabondo, problematico e sospeso: la prima metà di carriera di Blount sembrava destinarlo all’anonimato, ma dal 2014 in poi la sua vita professionale è stata completamente rivoluzionata: la seconda avventura ai Patriots gli ha dato infatti la possibilità di vincere due anelli, chiudere una stagione come leader per touchdown messi a segno e trasformarsi in uno dei running back più clutch di sempre ai playoff.
Il terzo Super Bowl con gli Eagles, poi, fa sicuramente curriculum.
Non pensiate però che si tratti della classica meteora da playoff, in quanto stiamo sempre parlando dell’ottavo giocatore per rushing yards del decennio, nonché del sesto per rushing TD: carriera sottovalutata ma alquanto titolata.

Tight end: Delanie Walker

Squadre: San Francisco 49ers (2006-2012), Tennessee Titans (2013-2019).

Viaggio sicuramente interessante il suo: a San Francisco, principalmente a causa dell’ingombrante presenza di Vernon Davis, Walker è stato usato principalmente come blocker, di rado come ricevitore.
Nel 2013, una volta approdato ai Titans, la storia è decisamente cambiata poiché dal 2014 al 2017 ha ricevuto almeno 800 yards ogni singola stagione: completo, affidabile e leader nello spogliatoio Walker è uno di quei giocatori la cui carriera non verrà mai celebrata a dovere.
Tranne in questo articolo.

Wide receiver: T.Y. Hilton

Squadra: Indianapolis Colts (2012-oggi).

Siate onesti: quanti di voi, in questo ultimo decennio, hanno inserito senza alcuna esitazione T.Y. Hilton nella conversazione dei migliori ricevitori della lega?
Nonostante abbia potuto contare sull’amico Luck ad intermittenza, Hilton ha accumulato il settimo maggior numero di yards ricevute negli anni ’10 confermandosi sempre e comunque uno dei più temibili deep threat della lega: nel 2016, tra le altre cose, ha concluso la stagione come receiving leader, ma nessuno lo ha celebrato a dovere.
Criminalmente sottovalutato.

Wide receiver: Mike Wallace

Squadre: Pittsburgh Steelers (2009-2012), Miami Dolphins (2013-2014), Minnesota Vikings (2015), Baltimore Ravens (2016-2017), Philadelphia Eagles (2018).

Il contrattone firmato con i Miami nel 2013 non sembra suggerirci sottovalutazione, ma nonostante ciò credo che il nome di Wallace non sia mai stato incensato a dovere: come nel caso di Hilton stiamo parlando di uno dei più letali deep threat della nostra generazione, ed il fatto che si posizioni al quindicesimo posto per quanto concerne le yards ricevute nella scorsa decade legittima senza ombra di dubbio la mia scelta.
Avrei potuto selezionare qualcuno come Keenan Allen, Doug Baldwin o Golden Tate, ma credo che tutti e tre questi giocatori siano stati celebrati decisamente più di Wallace.

Wide receiver: Anquan Boldin

Squadre: Arizona Cardinals (2003-2009), Baltimore Ravens (2009-2012), San Francisco 49ers (2013-2015), Detroit Lions (2016).

Sì signori, so che ho omesso la fugace avventura ai Bills nel 2017, ma considerando il fatto che a Buffalo abbia passato solamente due settimane di agosto mi sento di poter tranquillamente ignorare questo capitolo.
Nonostante negli anni trascorsi a Baltimore non sia mai riuscito a sfondare quota 1000 yards, Boldin ha avuto modo di trasformarsi in uno dei ricevitori più dominanti della lega durante la cavalcata al Lombardi dei Ravens del 2012 in quanto per tutta la postseason è stato in grado di ricevere letteralmente qualsiasi cosa lanciata in sua direzione.
Gli anni a San Francisco lo hanno aiutato a pompare un po’ le statistiche, anche se mi preme parlare del suo ultimo anno a Detroit: nonostante velocità ed esplosività pressoché assenti, Boldin è stato comunque in grado di ricevere 8 touchdown.
A 35 anni.
Definizione vivente di affidabilità e durezza.

Offensive tackle: Anthony Castonzo

Squadra: Indianapolis Colts (2011-oggi).

Secondo long-time Colts in questa squadra, secondo giocatore incredibilmente sottovalutato: emergere come left tackle è alquanto difficile e soprattutto grazie all’ottimo lavoro dei dispotici Peters, Williams, Smith e Thomas, Castonzo non è mai riuscito a guadagnarsi una convocazione al Pro Bowl o un posto in una delle due formazioni All-Pro.
Poco male, in quanto il tackle di Indy ha sempre e comunque svolto un ottimo lavoro e vale la pena rimarcare il fatto che dall’arrivo di Quenton Nelson il lato sinistro della O-Line dei Colts è diventato pressoché ermetico.
Rivers ringrazierà.

Offensive tackle: Taylor Lewan

Squadra: Tennessee Titans (2014-oggi).

A differenza di Castonzo, Lewan qualche riconoscimento lo ha avuto, in quanto stiamo parlando di un tre volte Pro Bowler, ma a mio avviso il suo contributo è spesso e volentieri dimenticato e/o dato per scontato: i maggiori meriti per la magica seconda metà di stagione e postseason sono stati ovviamente attribuiti a Tannehill ed Henry, ma attenzione a sottovalutare l’impatto di Lewan, uno dei tackle più fisici e ruvidi che esistano.
Ciò che amo più di Lewan è la leadership, in quanto un giocatore non viene soprannominato Dad Father of Nashville a caso; ah sì, sono perfettamente consapevole di aver incluso due left tackle: non agitatevi.

Offensive guard: Kelechi Osemele

Squadre: Baltimore Ravens (2012-2015), Oakland Raiders (2016-2018), New York Jets (2019).

Osemele, per anni, è stato uno dei giocatori meno piacevoli da affrontare della NFL, in quanto la sua impressionante fisicità lo rendeva – uso l’imperfetto perché dopo la brutta vicenda dello scorso anno con i Jets non so quanta voglia abbia ancora di giocare – una vera e propria macchina in grado di aprire autostrade al fortunato running back di turno: ciò che odio della sua carriera è quanto sia stata sottovalutata la sua tenuta a Baltimore, in quanto i riconoscimenti – come spesso succede agli offensive linemen – sono arrivati solamente dopo la firma del contrattone con i Raiders nonostante il fatto che dal 2012 al 2017 sia stato costantemente una delle migliori cinque guardie della NFL.

Offensive guard: T.J. Lang

Squadre: Green Bay Packers (2009-2016), Detroit Lions (2017-2018).

Lang ha per anni svolto in modo encomiabile uno dei lavori più delicati che esistano, ovvero proteggere Aaron Rodgers: le sue migliori stagioni sono arrivate fra il 2013 ed il 2017, anni nei quali riuscì a confermarsi puntualmente una delle migliori guardie nella lega.
Nonostante ciò, però, se chiedete di lui a qualcuno che non tifi Packers o che non sia malato di statistiche, molto probabilmente riceverete un irrispettoso “boh” come risposta: come detto da Jerry Kramer, nessun bambino sogna di diventare una offensive guard da grande, ma il loro contributo è vitale per fare girare i complessi meccanismi di un attacco NFL.

Center: Brandon Linder

Squadra: Jacksonville Jaguars (2014-oggi).

Il contratto firmato nel 2017 non sembra suggerire sottovalutazione, ma lasciatemi spiegare: Linder, da anni, si sta confermando essere uno dei migliori centri della lega, anche se il suo contributo è spesso e volentieri offuscato dalla pessima squadra costruitagli attorno.
Giocare in un mercato piccolo e marginale come quello di Jacksonville, poi, non aiuta sicuramente, ma l’obiettivo di questo articolo è proprio questo, portare sotto la luce dei riflettori alcuni giocatori troppo spesso ignorati.

Defense

Defensive tackle: Kyle Williams

Squadra: Buffalo Bills (2006-2018).

Kyle Williams, signori, è una bandiera in uno sport nella quale è raro imbattersi in una: l’ottimo defensive tackle ha speso tutta la propria carriera ai Bills, ritirandosi proprio nel momento in cui la squadra ha iniziato a mettere in mostra il potenziale per fare un salto di qualità che dovrebbe concretizzarsi definitivamente quest’autunno.
Williams, sei volte Pro Bowler, molto difficilmente troverà spazio in una frettolosa top ten posizionale, ma se ci si arma di calma ed onestà intellettuale lasciarlo fuori da questo genere di discussione diventa pressoché impossibile: dal 2010 ad oggi lo troviamo almeno all’ottavo posto nelle graduatorie riguardanti sacks, QB hits e tackles for loss.
Tutto ciò essendo sempre e comunque un ottimo leader e compagno di squadra.

Defensive tackle: Akiem Hicks

Squadre: New Orleans Saints (2012-2015), New England Patriots (2015), Chicago Bears (2016-oggi).

Akiem Hicks è un problema.
Akiem Hicks è un bad man.
Ho paura di Akiem Hicks.
La sua carriera è sbocciata nel 2016 con l’approdo a Chicago grazie alla sempre efficace cura Fangio: correre contro un front seven ancorato da Hicks è molto difficile, anche se la cosa che più mi affascina di lui è l’abilità nel contribuire al pass rush, abilità messa in risalto dall’arrivo di Mack che gli ha permesso di godere più uno contro uno.
Hicks è uno di quei giocatori il cui contributo trascende le stupide statistiche.

Defensive end: Michael Bennett

Squadre: Seattle Seahawks (2009), Tampa Bay Buccaneers (2009-2012), Seattle Seahawks (2013-2017), Philadelphia Eagles (2018), New England Patriots (2019), Dallas Cowboys (2019).

Qua entriamo in un terreno sdrucciolevole, in quanto con Michael Bennett di mezzo la mia oggettività rischia di passare in secondo piano eclissata dalla pura adorazione che nutro per lui: molto semplicemente, Bennett lo amo.
Amo la sua armatura da kicker che lo rendeva un simil-Slender lungo la linea di scrimmage, amo la sua barba insensata e bruttissima ma soprattutto amo la distruzione che causa nei vari backfield avversari: la mia adorazione ha raggiunto livelli mai visti durante le Wild Card NFC della stagione 2015, la partita del calcio di Blair Walsh per intenderci, in quanto Bennett molto semplicemente quel giorno mi insegnò cosa significasse veramente football americano.
Di cosa sto parlando? Sto parlando del fatto che nonostante concluse la giornata con solamente tre tackles totali a referto, Bennett praticamente da solo costrinse Adrian Peterson a 45 misere yards in 23 portate: era ovunque, l’esplosività del suo primo passo gli permise di piantare una tenda nel backfield di Minnesota e dominare per tutta la giornata.
Tutto ciò, nonostante un box-score decisamente scarno ed anonimo: i numeri in NFL sono belli ma spesso e volentieri lasciano il tempo che trovano.

Defensive end: Carlos Dunlap

Squadra: Cincinnati Bengals (2010-oggi).

Avevo inizialmente messo Brandon Graham, ma spulciando qualche stats ho avuto modo di rendermi conto che pressoché anonimamente l’enorme Dunlap è riuscito a mettere a segno ben 81.5 sacks – settimo fra i defensive lineman – e 223 QB Hits, secondo miglior dato lungo la linea difensiva dopo quello dell’impareggiabile Watt: ciò che ci ha spinto a sottovalutarlo è il fatto che abbia trascorso la seconda metà dello scorso decennio in una delle difese più putride ed inette della lega, anche se ad onor del vero ad inizio anni ’10 – ci abitueremo mai a chiamarli così? – tale reparto era fra i più feroci e temuti della lega.
In ogni caso, nell’ultimo difficile lustro Dunlap ha messo comunque a segno 46.0 sacks, mica bruscolini.

Outside linebacker: Cameron Wake

Squadre: New York Giants (2005), BC Lions [Canada] (2007-2008), Miami Dolphins (2009-2018), Tennessee Titans (2019).

Lo so, Wake è un defensive end, ma il fatto che abbia giocato anche come outside linebacker mi ha dato modo di non dover rinunciare ad uno fra Bennett e Dunlap – entrambi in nessun caso OLB – e trovare un posticino per un giocatore pazzesco come Wake: la sua strada verso la NFL è stata particolarmente tortuosa ed a tratti quasi utopica, ma con perseveranza, umiltà ed etica del lavoro dal 2009 in poi ha dominato la NFL con una costanza tipica dei più grandi di sempre.
Nonostante i quattro anni di carriera “buttati”, Wake può vantare la presenza nel ristretto club dei 100 sacks e se vi state – legittimamente – chiedendo perché lo abbia inserito in questa formazione la risposta è molto semplice: non tollero che un giocatore del genere non rientri nella conversazione dei migliori della sua generazione in quanto non ha assolutamente niente da invidiare ai vari Watt, Miller, Campbell, Jordan, Peppers e Mack.

Outside linebacker: Ryan Kerrigan

Squadra: Washington Redskins (2011-oggi).

Se solo avesse potuto trascorrere tutti questi anni in una franchigia non altrettanto disfunzionale…
Trivia time: chiudete gli occhi e provate a pensare ai cinque giocatori con il maggior numero di sacks totali dello scorso decennio.
Watt? Presente.
Miller? Presente.
A corto di idee? Tranquilli, ci penso io: la top five la completano Chandler Jones, Cameron Wake e Ryan Kerrigan.
Possibile che nessuno parli mai di quanto sia costantemente fenomenale Kerrigan? L’unico anno concluso con meno di 7.5 sacks è stato lo scorso, nel quale ha però perso l’ultimo quarto di stagione a causa di un infortunio: quelle quattro partite saltate – tra le altre cose che lo rendono grande – sono le prime di tutta la sua carriera.
Consistentemente eccellente.

Inside linebacker: Lavonte David

Squadra: Tampa Bay Buccaneers (2012-oggi).

Qua non c’è molto da dire: Lavonte David è una robotica macchina da tackle che a causa dei vari Kuechly, Willis e Wagner non è mai stato apprezzato a dovere.
Il fatto che nonostante statistiche grezze e rendimento analitico pressoché impeccabili sia stato convocato ad un solo Pro Bowl ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere circa l’inettitudine della difesa dei Buccaneers che, stando a quanto visto l’ultimo anno, dovrebbe essere pronta ad un salto di qualità che renderà finalmente possibile che la grandezza del buon David venga cantata adeguatamente.

Cornerback: Johnathan Joseph

Squadre: Cincinnati Bengals (2006-2010), Houston Texans (2011-2019), Tennessee Titans (2020-oggi).

Mettiamola così: non rimani in NFL per quindici stagioni se non sei in grado di svolgere il tuo lavoro ad un livello più che accettabile. Prima che gli infortuni – e l’età – ne limitassero il rendimento, Joseph era silenziosamente uno dei migliori dieci cornerback della lega, ed a testimoniarci ciò ci pensano i 126 passaggi sporcati, secondo miglior dato fra tutti i defensive back nell’ultimo decennio.
La longevità in questa lega è merce rara, soprattutto in una posizione del genere.

Cornerback: Jason McCourty

Squadre: Tennessee Titans (2009-2016), Cleveland Browns (2017), New England Patriots (2018-oggi).

Analogamente al caso di Joseph, la durata della carriera mi semplifica assai il processo di scelta: dopo aver speso quelli che avrebbero dovuto essere i migliori anni della propria carriera a Nashville, McCourty ha predicato nel deserto a Cleveland in una squadra incapace di concludere l’anno con una singola vittoria anche se riuscì comunque ad essere letteralmente l’unica nota lieta di quella che potrebbe essere la peggior squadra di sempre.
Tutto finito?
Neanche per sogno, in quanto il sempre scaltro Belichick non ci ha pensato due volte ad affiancarlo al fratello gemello Devin nella secondaria dei Patriots che, guarda caso, si è trasformata in una delle migliori della lega.
Meglio tardi che mai.

Free safety: Glover Quin

Squadre: Houston Texans (2009-2012), Detroit Lions (2013-2018).

Ho sempre avuto un debole per Quin, giocatore affidabile, solido e con un ottimo fiuto per il pallone, come testimoniatoci dai sette intercetti che nel 2014 gli fecero vincere il fittizio ma ambito premio di leader NFL per intercetti: non a caso fu l’anno in cui venne schierato come free safety al fianco del più-pericoloso-nel-box James Ihedigbo.
Ho già avuto modo di parlarne negli scorsi anni, ma Quin è uno di quei giocatori mezzi-sconosciuti che apprezzarne la grandezza ti fa sentire meglio come persona.
Provare per credere.

Strong safety: Patrick Chung

Squadre: New England Patriots (2009-2012), Philadelphia Eagles (2013), New England Patriots (2014-oggi).

Premessa: non sopravvivi così a lungo nel roster dei Patriots se non sei in grado di dare qualcosa che solo tu puoi offrire.
Tra alti e bassi Chung ha avuto modo di contribuire sempre e comunque al dominio dei Patriots, e dal 2014 ad oggi si è confermato come uno dei fedelissimi di Belichick in grado di fare quello che deve fare con l’efficienza richiesta: non è sempre stato impeccabile – soprattutto in coverage – ma se usato a dovere Chung è in grado di garantire una stabilità che può portare una squadra a prendere parte alla metà dei Super Bowl giocati in un decennio.

 

Post By Mattia Righetti (376 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Seguitemi su Twitter @matiofubol

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One thought on “NFL 2010s All-Decade Underrated Team: i giocatori più sottovalutati dello scorso decennio

  1. I 30 sacks a stagione che Bennett mi mette su Madden non me lo fanno sottovalutare per niente ahahahahah

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