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ARIZONA CARDINALS

Round 1, pick 8: Isaiah Simmons, S/LB, Clemson

C’è chi parlava di un tackle – ritorneremo sull’argomento a breve – e chi di un ulteriore ricevitore: nessuno poteva però aspettarsi che con l’ottava scelta Arizona si trovasse “costretta” a selezionare Isaiah Simmons, l’atleta più impressionante disponibile al draft.
Chiunque stia iper-ventilando da una settimana realizzando CHE.NON.HA.UN.RUOLO.PRECISO. deve calmarsi quanto prima, poiché la funzione dello staff tecnico è proprio questa, trovare il modo per ottimizzare il talento dei propri giocatori: in questa materia, signori, Simmons non è secondo a nessuno in quanto in grado di tradurre il mostruoso atletismo in produzione, poiché stiamo parlando dell’unico giocatore con più di 100 snap giocati lungo la linea difensiva, la slot, il box e come free safety. Occorre trovargli un ruolo più preciso, ma il successo riscosso dai vari James e Adams ci testimonia che atleti del genere in NFL possono fare la differenza e nel caso in cui dovesse riuscire a replicare i risultati dei due giocatori appena citati… aspettative basse, eh?

Round 3, pick 72: Josh Jones, OT, Houston

Il fatto che siano stati in grado di garantirsi Josh Jones con una stupidissima scelta al terzo giro continua a non aver senso, nonostante sia passata quasi una settimana: tranquillamente all’interno della top venti nella maggioranza dei big board, Jones è già in possesso di un ottimo uso delle mani che affinato da abbondanti dosi di tecnica potrebbe renderlo invalicabile.
Pass blocker sicuro, affidabile ed iper efficace, sembra ancora ben lontano dall’esprimere appieno il proprio illimitato potenziale: insomma, i Cardinals hanno risposto ad un bisogno primario di cui avrebbero dovuto preoccuparsi ben prima con una scelta al terzo round dopo essersi assicurati Simmons.
Non è giusto.

Round 4, pick 114: Leki Fotu, DT, Utah

Non tutti i defensive tackle devono per forza essere buoni pass rusher: giocatori come Michael Pierce ci hanno insegnato che spesso ciò che è richiesto ad un nose tackle altro non è che occupare spazio e, di conseguenza, offensive linemen durante in situazioni di corsa.
Tenendo ben presente la porosità della loro run defense, assicurarsi uno dei run stopper più dominanti disponibili al draft non può che essere visto come ennesimo successo di un weekend ricchissimo di soddisfazioni.

Round 4, pick 131: Rashard Lawrence, DT, LSU

Per Lawrence vale pressappoco quanto appena detto per Fotu: ripeto, non per forza un defensive tackle deve pressare con consistenza il quarterback avversario, Aaron Donald ci ha abituati decisamente troppo bene.
Ottima mossa pure questa, migliorare la run defense era un must.

Round 6, pick 202: Evan Weaver, LB, Cal

Tecnica e consistenza gli hanno permesso di stabilirsi come uno dei tackler più affidabili e prolifici dell’intero panorama collegiale, anche se la carenza di atletismo potrebbe risultare infinitamente più difficile da compensare fra i professionisti: per il momento è irrealistico vederlo come qualcosa più che un abile special teamer.
Il che, comunque, non è poco.

Round 7, pick 222: Eno Benjamin, RB, Arizona

Benjamin è sicuramente un giocatore divertente da vedere all’opera, un autentico diavolo della Tasmania costantemente alla ricerca della big play, ma ciò purtroppo per lui in NFL non è per forza un plus: a volte in questa lega è più saggio guadagnare due misere yards che perderne cinque alla disperata ricerca di buchi. Non possiede il fisico ideale per gestire un carico di portate da running back titolare, ma qualche tocca qua e là potrebbe pure guadagnarselo.

 

Voto finale: 9. Uno dei miei draft preferiti senza se e senza ma. Nei primi tre turni Arizona si è di fatto garantita un potenziale All-Pro in grado di rivoluzionare completamente l’intero reparto difensivo, un abilissimo left tackle scivolato inspiegabilmente fino al terzo turno e DeAndre Hopkins. Le scelte compiute nei turni successivi, poi, hanno dato profondità a settori che ne necessitavano disperatamente e spesso ciò è il fine ultimo del terzo giorno di draft: lavoro eccellente, Arizona rischia di diventare competitiva ben prima di quanto molti di noi possano aspettarsi.

 


LOS ANGELES RAMS

Round 2, pick 52: Cam Akers, RB, Florida State

Indicativo che la prima mossa del cruciale draft dei Rams sia stata trovare un sostituto a Todd Gurley: i giudizi su Cam Akers non sono trovano unanimità, anche se l’impressione generale è quella che Los Angeles lo abbia selezionato troppo presto.
Possiede le abilità necessarie per giocare tutti e tre i down, ma considerando i tanti bisogni a roster fatico a definire la scelta di usare la prima selezione al draft per un running back come buona: analogamente a quanto successo durante la carriera universitaria, la sua efficacia rischia di essere minata da una linea d’attacco che lascia molto a desiderare.

Round 2, pick 57: Van Jefferson, WR, Florida

Serviva qualcuno in grado di colmare il vuoto lasciato da Brandin Cooks e Los Angeles ha deciso di trasformare quel qualcuno in Van Jefferson: avrebbero probabilmente potuto selezionare qualcun altro РMims per esempio -, ma posso comprendere i perch̩ della loro scelta.
La velocità c’è, così come l’abilità nel correre le tracce, ma durante gli anni a Florida non è mai stato in grado di produrre come un ricevitore da secondo round: il fatto che a sostituire un ventiseienne abbiano preso un ventiquattrenne può far alzare qualche sopracciglio.

Round 3, pick 84: Terrell Lewis, EDGE, Alabama

I mezzi atletici e fisici non mancano, ma Lewis non può che essere visto come una gigantesca incognita, in quanto la sua carriera ad Alabama è durata solamente 685 snaps: campione troppo limitato per avere un giudizio fondato sul giocatore.
In questo caso non parliamo sicuramente di un reach, ma più che altro di un’incognita, in quanto aspettarsi che rimanga in salute per valutarlo in azione non è per niente banale.

Round 3, pick 104: Terrell Burgess, S, Utah

Ottima scelta ed interessante parallelismo: per rimpiazzare il ritirato Eric Weddle, prodotto da Utah, L.A. si è affidata ad un altro ex Utes.
Versatile – ha giocato sia nella slot che in entrambe le posizioni di safety – ed estremamente efficace nella copertura a uomo, Burgess sarà in grado di compensare sia all’addio del già citato Weddle che a quello del sottovalutato Robey-Coleman: in questo caso il front office dei Rams ha compiuto un mezzo furto.

Round 4, pick 136: Brycen Hopkins, TE, Purdue

Il gruppo di tight end a disposizione alla corte di McVay è già incredibilmente profondo, pertanto Hopkins avrà a disposizione tutto il tempo necessario per sistemare il problema nel ricevere l’ovale che lo ha condannato a droppare il 14.5% dei lanci a lui indirizzati.
Durante la propria carriera a Purdue ha comunque dimostrato di giocare ad una velocità non comune ad un tight end, pertanto con un po’ di tempo potrebbe trasformarsi in un’ulteriore, esplosiva opzione a disposizione di Goff.

Round 6, pick 199: Jordan Fuller, S, Ohio State

Versatile ed in grado di contribuire in diverse posizioni, Fuller dovrà decisamente faticare per trovare un posto a roster, in quanto non sembra possedere la velocità adatta a giocare come free safety: i propri snap li troverà nei pressi del box, pertanto dovrà sviluppare una tecnica di tackle consistente in grado di renderlo ultra-efficace nella run defense.

Round 7, pick 234: Clay Johnston, LB, Baylor

Johnston dovrà dimostrare che per un linebacker le dimensioni fisiche altro non sono che un’accozzaglia di numeri scevri di significati verificabili empiricamente in campo: nonostante la ridotta velocità è in grado di coprire con sorprendente efficacia e di trovare più spesso che non il ball-carrier avversario, pertanto insistendo sul proprio cervello con ulteriore lavoro in film room potrebbe diventare quel tipo di giocatore impossibile da lasciare andare.

Round 7, pick 248: Sam Sloman, K, Miami (Ohio)

Serviva un sostituto al dipartito Zuerlein.
Lo scorso anno ha realizzato 22 dei 25 piazzati tentati dentro le 50 yards, convertendone 4 su 5 oltre tale distanza solamente un anno dopo aver fallito ogni singolo tentativo del genere.

Round 7, pick 250: Treymayne Anchrum, OT, Clemson

A Clemson Anchrum ha giocato come tackle, ma in NFL molto probabilmente verrà schierato all’interno della linea d’attacco. Utilizzo delle mani e tecnica fanno ben sperare, ma carenza di forza ed atletismo minano la sua permanenza in questa lega.

 

Voto finale: 6,5. Hanno sì indirizzato i loro bisogni, però alcune scelte non possono che lasciarci perplessi: per rendere l’idea della stranezza del loro draft, a mio avviso hanno utilizzato in modo decisamente migliore le scelte del terzo giorno piuttosto che quelle del secondo. Ho come l’impressione che valuteremo il loro draft in funzione della produzione dei soli Akers e Jefferson, ma spero di sbagliare.

 


SAN FRANCISCO 49ERS

Round 1, pick 14: Javon Kinlaw, DT, South Carolina

Vista la sorprendente disponibilità di Jeudy e Lamb, arrivato il momento di compiere una scelta molti tifosi avevano iniziato a salivare all’idea che sarebbero stati in grado di portarsi a casa uno dei due migliori ricevitori al draft avendoci inoltre guadagnato una scelta al quarto round: non è andata così, in quanto Lynch ha deciso di colmare il vuoto creatosi dallo scambio che ha portato Buckner ai Colts con l’incredibile Kinlaw, ottimo defensive tackle in grado di portare pressione al quarterback con costanza tipica di un defensive end.
Siamo nella golden age del gioco aereo, perciò tendiamo ad esaltarci quando la nostra squadra del cuore aggiunge potenza di fuoco al proprio reparto offensivo, ma attenzione, sottovalutare la scelta di affidarsi a Kinlaw potrebbe essere un errore, in quanto il suo innesto rischia seriamente di rendere ancor più competente un reparto rivelatosi impossibile da contenere per molte linee d’attacco.

Round 1, pick 25: Brandon Aiyuk, WR, Arizona State

Per assicurarsi l’ex Arizona State San Francisco ha scalato il tabellone con una delle tante trade che li ha visti protagonisti lo scorso weekend: ciò ci indica con assoluta decisione cosa il front office possa pensare del giocatore in questione.
Dinamico ed esplosivo, Aiyuk rende al meglio con la palla fra le mani, e ciò ce lo testimoniano le quasi undici yards after catch raccolte in media dopo ogni singola ricezione: non era sicuramente il prospetto più pulito disponibile al draft, soprattutto in un’annata così profonda nella posizione, ma mi piace pensare che l’aggressività che hanno mostrato per prenderlo sia prova del fatto che Shanahan abbia in mente grandissime cose pronte per lui.
Solitamente ciò è sinonimo di successo.

Round 5, pick 153: Colton McKivitz, OT, West Virginia

McKivitz avrà chiaramente bisogno di tempo prima di diventare un fattore, anche perché al momento agli estremi della linea d’attacco dei ‘Niners troviamo due mostri sacri come McGlinchey ed il neo-arrivato Williams, ma è indubbio che una stazza del genere possa spingere lo staff tecnico ad essere ultra-paziente e dargli il tempo che gli serve per diventare giocabile.

Round 6, pick 190: Charlie Woerner, TE, Georgia

Oh-oh: San Francisco ha aggiunto al proprio attacco un altro sensazionale run blocker che affiancato a Kittle avrà il ruolo di aprire tunnel per il running back di turno.
Negli ultimi due anni ha ricevuto solamente venti palloni, pertanto attendersi contributi numerici non ha assolutamente senso: l’unico attacco in cui un giocatore del genere può avere successo è quello di Kyle Shanahan, o al massimo quello dei Ravens.

Round 7, pick 217: Jauan Jennings, WR, Tennessee

Altro ricevitore che rende al meglio dopo aver ricevuto l’ovale: nonostante la posizione in cui è stato draftato credo che con un buon training camp avrà modo di ritagliarsi un posticino nel roster e, una volta in campo, di ripagare la fiducia di Shanahan a suon di yards after catch.

 

Voto finale: 8. Breve ma intenso: nonostante le sole cinque scelte, San Francisco ha avuto modo di rendersi protagonista del weekend passato a suon di trade e, a mio modesto avviso, essersi assicurati l’ottimo Trent Williams ad un prezzo così ragionevole non può che essere considerato la ciliegina sulla proverbiale torta. Sostanzialmente hanno utilizzato il draft per colmare immediatamente i buchi apertisi in free agency e, sempre a mio avviso, nel fare ciò hanno pure innalzato il livello del roster: preparatevi, che questi hanno pronto un altro assalto al Lombardi.

 


SEATTLE SEAHAWKS

Round 1, pick 27: Jordyn Brooks, LB, Texas Tech

Messo immediatamente in chiaro che Jordyn Brooks ha tutte le carte in regola per diventare un buonissimo giocatore in NFL, devo confessarvi che non riesco tuttora a capire i perché di tale scelta: oltre al fatto che aggiungere un altro linebacker non era assolutamente la loro priorità, hanno selezionato un giocatore da secondo round decisamente troppo presto lasciandosi incredibilmente sfuggire Patrick Queen, prospetto più completo e pulito nonché adatto alla NFL moderna.
Come già detto durante lo scorso fine di settimana, il big board di Seattle è spesso alquanto strano – in modo particolare a ridosso del primo o secondo round -, ma sinceramente nessuno poteva aspettarsi che selezionassero un linebacker al primo round e, soprattutto, che tale linebacker fosse qualcuno all’infuori di Queen, Murray o Baun.
Si sono comunque garantiti un ottimo tackler estremamente efficace nella run defense, ma ciò non diminuisce le mie perplessità.

Round 2, pick 48: Darrell Taylor, EDGE, Tennessee

Questa scelta sancisce di fatto l’addio ufficioso di Jadaveon Clowney, giocatore che evidentemente aveva pretese contrattuali troppo elevate ma che avrebbe potuto comunque tornar loro utile: Taylor è un buon pass rusher in grado di sopraffare i tackle avversari grazie ad un ottimo bull-rush.
Per avere successo in NFL, però, dovrà ampliare il proprio arsenale di mosse in quanto probabilmente gli staff tecnici avversari troveranno un modo per arginare il sopracitato bull-rush: fisicamente, però, fa paura.

Round 3, pick 69: Damien Lewis, IOL, LSU

La linea d’attacco dei Seahawks ha bisogno d’aiuto da quando ho memoria, e senza ombra di dubbio l’innesto di Lewis tornerà utile, anche se ammetto di essere un po’ perplesso, in quanto l’efficacia con la quale blocca in situazione di corsa non è riscontrabile nel pass blocking: con un po’ di lavoro, però, Lewis potrebbe diventare titolare in un nonnulla ed aprire crateri per una squadra che nonostante tutto rimane run first.

Round 4, pick 133: Colby Parkinson, TE, Standford

Parkinson è fisicamente impressionante, in quanto stiamo parlando di un mostro che supera i due metri di altezza e pertanto in grado di prenderla in testa a chiunque; altezza a parte, però, le cose positive sono ben poche, in quanto non è in possesso dell’esplosività necessaria per guadagnare separazione.
Il route-running lascia decisamente a desiderare e l’unico motivo per cui è elencato come tight end è da ricollegare alla stazza: non è a mai apparso a proprio agio nel run blocking, pertanto al momento non è nulla più che un red zone threat da rifornire di fifty-fifty jump ball incrociando le dita.

Round 4, pick 144: DeeJay Dallas, RB, Miami

Dallas ha tutti i tratti atletici desiderabili in un running back, però necessita di allenamenti mirati per migliorare un istinto che lascia decisamente a desiderare: nel momento in cui riuscirà a leggere meglio i blocchi davanti a sé potrà diventare ambire ad un carico di lavoro da titolare, anche perché avendo giocato come ricevitore può contare su delle mani piuttosto affidabili per il ruolo.

Round 5, pick 148: Alton Robinson, EDGE, Syracuse

La produzione di Robinson è arrivata principalmente contro avversari di secondo livello, e nonostante l’esplosività e la forza non manchino non possiamo che coltivare seri dubbi.
Deve ampliare l’arsenale di movimenti da pass rusher in quanto in NFL si fatica ad arrivare al quarterback esclusivamente grazie alla propria forza.

Round 6, pick 214: Freddie Swain, WR, Florida

La stazza c’è, le mani sicure anche: il problema di Swaim lo si trova senza ombra di dubbio nella produzione, in quanto il career high di yards ricevute in una stagione sono le circa cinquecento dello scorso anno, numero che chiaramente non impressiona.
Come già detto più volte, un paio di mani sicure in NFL fa sempre comodo e qualora trovasse il modo di migliorare il proprio route-running immagino che un posto a roster non glielo possa togliere nessuno, soprattutto in una squadra che più spesso che non si è affidata a ricevitori scelti tardi o non scelti proprio.

Round 7, pick 251: Stephen Sullivan, TE, LSU

Il potenziale fisico non manca, ma credo proprio che dovrà passare del tempo in practice squad prima di poter dare un contributo in NFL: la sua velocità, però, potrebbe portarlo a diventare un sovradimensionato slot receiver in grado di creare costanti mismatch.
Servirà tempo.

 

Voto finale: 6+. Il tempo, come sempre, avrà modo di trasformare questa striminzita sufficienza in un otto o addirittura nove, ma è indubbio affermare che Seattle abbia compiuto delle scelte alquanto strampalate. Si sono assicurati un paio di interessanti project player che avranno modo di contribuire in futuro, ma sinceramente con le prime due scelte avrebbero potuto fare molto di più: ripeto, troveranno il modo di farci rimangiare le critiche, come sempre.

 

 

 

 

Post By Mattia Righetti (473 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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5 thoughts on “NFL Draft Grades 2020: NFC West

  1. Da tifoso di Seattle è al tempo stesso sconfortante ed esaltante vedere cosa sta diventando la NFC West. Con l’allargamento delle squadre ammesse ai playoffs non credo sia utopistico pensare che, x la prima volta, una division possa portare tutte e 4 le squadre oltre la regular season. San Francisco sembra, se possibile, ancora più forte e la trade x Williams vale da sola tutto il draft; i Rams vengono da una stagione in cui sono stati ipercriticati, ma il talento presente a roster dovrebbe essere dimostrato dal fatto che questa stagione, descritta come fallimentare, sia stata in realtà un campionato da 9 vittorie! Arizona mi fa paura.. Murray secondo me quest’anno esploderà, e Hopkins sarà una concausa importantissima. In più si sono accaparrati al draft Simmons, che, secondo il mio parere, era il miglior giocatore selezionabile, un mostro a più teste capace di fare danni in quasi tutti i ruoli difensivi.. A cui hanno aggiunto un potenziale LT titolare x il prossimo decennio.. Seattle, con Wilson alla guida, parte sempre con ambizioni da playoff, ma onestamente quest’anno sarà durissima superare la concorrenza delle altre 3 squadre divisionali e raggiungere la postseason. Vedremo..
    p.s.: Mattia lo so che non ci credi, ma diverse fonti, anche indipendenti da Seattle, hanno riportato che Brooks fosse l’obiettivo primario dei Ravens e che Queen sia stato una forma di ripiego dopo che i Seahawks hanno selezionato il LB da Texas Tech.. Chissà..

    • Penso ogni anno la stessa cosa detta da roquinho qui sopra. Prima c eramo i 49ers competitivi, poi i rams si sono trasformati in un paio d anni in una squadra da superbowl, i niners ci sono tornati e ora anche Arizona non è più la squadra cuscinetto di prima. A nessuno piace vincere facile, almeno non a me, però bisogna dire che forse l nfc west sarà la divisione più tosta nel 2020. Per quanto riguarda il draft proprio i seahawks ci hanno sorpreso a più livelli e più volte, si può stare relativamente tranquilli, anche perché secondo me hanno fatto molto bene in zona free agents. Sulla carta. Ma questo è.
      Tifoso hawks ovviamente

      • Sono sincero, la selezione di Brooks mi ha inizialmente fatto incacchiare! A mente fredda, però, e soprattutto dopo che l’altro giorno il GM Schneider ha detto ai media che K.J. Wright si è operato alla spalla (senza precisi tempi di recupero..), questa scelta ha decisamente più senso e diciamo che potrebbe essere una scommessa vincente dei Seahawks. Sul resto del draft niente da dire, tranne che per un punto: in un anno pieno di talento nel settore degli OT, io avrei speso un 3o-4o giro per un tackle di prospetto a cui dare un annetto di ambientamento prima di gettarlo nella mischia. Il LT Brown è forte, ma ha 35 anni, e quest’anno si sono visti tutti. Il RT Shell non lo vedo un progetto a lungo termine, tanto più che gli è stato fatto un contratto di soli 2 anni. Jones può essere al massimo un backup e l’anno scorso, nell’unica partita giocata da tackle, Chandler Jones gli ha mangiato in testa (gli ha concesso 4 sacks!!!). Inoltre la classe 2021 degli OT non sembra forte come quella di quest’anno, quindi io avrei puntato su un ragazzone da far crescere più quest’anno

        • Ho letto per caso di kj Wright proprio dopo aver letto il tuo commento, in un articolo che spiegava quali giocatori potevano essere appena stati “spodestati” da quelli appena presi al draft. E c era kj Con brooks. A questo punto si la scelta ha più senso comunque. Sono contento poi dei ritorni di mayowa e irvin, vediamo come finisce per clowney che a quanto apprendo l offerta migliore e quasi unica è proprio quella dei seahawks..

      • Quest’anno la squadra “materasso” sono i Rams del bambolotto MandoVay. 49ers e Arizona (se Murray resta in salute) ai playoff in carrozza, Seattle a ruota (per uscire presto come al solito).

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