0Shares
0 0

Le parole di denuncia pronunciate nel giorno della sua entrata nella Pro Football Hall of Fame hanno fatto storia “Spero che i giocatori di colore si uniscano per affrontare il problema che non c’è nessun allenatore nero, nessun manager nero e ci sono pochi quarterback neri nel football professionistico” e allo stesso tempo furono un atto di enorme coraggio in quel luglio del 1974, quando la segregazione razziale negli States era stata cancellata ufficialmente da anni ma ufficiosamente continuava ad essere presente in alcuni stati e teneva ancora banco in diversi frangenti della società statunitense.

Parole dure come duro d’altronde era sempre stato sul campo, “duro come una bistecca da due dollari” l’aveva definito in un’intervista Pat Sumerall, cronista sportivo che aveva incrociato casco e paraspalle diverse volte con Lane sul terreno di gioco e una volta sedutosi dietro la scrivania non aveva perso occasione per esaltare le doti dell’avversario, del compagno, dell’amico con cui aveva condiviso tante avventure in un Football di un’altra epoca, dove si giocava per il semplice gusto di farlo, senza velleità di inseguire i compensi remunerativi e un contratto migliore di quello già sottoscritto.

Un football in cui Dick ci era arrivato un po’ per caso, cambiando le stelle e un destino che sembrava così avverso fin dalla sua nascita, avvenuta ad Austin, Texas, il 16 Aprile 1928; abbandonato in un cassonetto dell’immondizia dai genitori naturali, una prostituta ed un magnaccia, venne salvato e cresciuto dalla signora Ella Lane, una vedova che con già due figli da mantenere optò per un’educazione ferrea, volta a tenerlo lontano dai guai e introdurlo precocemente al mondo del lavoro, trasmettendogli il dovere e la responsabilità di contribuire alle scarse finanze familiari.

Star multisport della LC Anderson High School, condotta fino alla finale del campionato della Praire View Interscholastic League nell’anno da senior al liceo, 1945, dopo essersi diplomato riallaccia i rapporti con la madre Johnnie Mae King e si trasferisce in una piccola cittadina dell’Iowa, Council Bluffs, dove oltre ad aiutarla nella conduzione di una taverna gestita con il nuovo compagno, prima fa qualche apparizione in una lega minore di baseball, con la divisa degli Omaha Rockets, poi si iscrive al Scottsbluffs Junior College, in Nebraska, e da unico giocatore afroamericano dei Cougars sul campo mostra tutto il suo valore, alternandosi con successo sia in attacco che in difesa.

Lasciata l’università dopo un solo anno si arruola nell’esercito prendendo parte alla guerra di Corea, giocando con la squadra di football di Fort Ord e ottenendo diversi riconoscimenti sportivi a livello militare come l’inserimento, in due occasioni, nel All-Army Team durante i suoi quattro anni passati sotto le armi; esperienza che Lane conclude nel 1951, prima di trasferirsi in California e lavorare come operaio in una fabbrica che produceva pezzi di aereo, con il senno di poi il trampolino di lancio per la sua intera carriera.

Sulla costa ovest e precisamente a Los Angeles si trovava anche il suo ex commilitone Gabby Sims che gli consigliò di presentarsi al campo di allenamento dei Rams, squadra con cui aveva giocato fino al 1950 prima di diventarne scout; presentatosi negli uffici con un raccoglitore che conteneva tutti i ritagli di giornale che raccontavano le sue imprese sportive, Dick venne messo sotto contratto dopo aver dimostrato di saper tenere testa al fenomenale Elroy “Crazylegs” Hirsch, inseguito a perdifiato sul terreno di gioco dopo una ricezione da un ragazzo che, nel medesimo ruolo, aveva fatto cose importanti sia a Scottsbluff che Fort Ord.

Purtroppo per lui però la concorrenza in quella determinata posizione e in quei Rams è spietata e dopo pochi allenamenti coach Joe Stydahar decise di passarlo sul lato difensivo della palla, nel ruolo di cornerback, in cui avrebbe fatto l’esordio in NFL da li a pochi mesi, all’alba della stagione 1952; una rookie season giocata in maniera splendida da Lane che alla fine fece registrare il record di 14 intercetti messi a segno, ancor oggi un primato mai superato ne eguagliato da nessun giocatore in regular season, ne tantomeno da nessuna matricola.

Veloce, fisico, terribilmente aggressivo, acquisì il soprannome di “Night Train” non per le prestazioni fornite sul campo ma per la sua passione per il ballo e in particolare per l’omonima canzone di Jimmy Forrest che l’amico e compagno di squadra Tom Fears era solito inserire ripetutamente nel grammofono personale durante le pause del training camp del 1952; ed ogni volta che la musica partiva Dick si metteva a ballare, in corridoio, nella sala comune, nella propria stanza, fino a quando, un bel giorno, un suo teammate entrò in camera, lo vide all’opera, ed esclamò “ehi, qui c’è Night Train”, mutuando così il nickname con cui sarebbe successivamente diventato famoso.

E mai soprannome probabilmente fu più azzeccato di quello, perché effettivamente Lane era davvero un treno quando giocava, agile, rapido, si avventava sugli avversari all’improvviso, come una locomotiva quando esce dal buio di una galleria e di colpo te la ritrovi davanti; i suoi interventi sulla linea di scrimmage o la furia con cui impattava gli avversari in prossimità del primo down, comparendo quasi dal nulla, sono diventati leggendari, la ferocia dei suoi placcaggi, la cattiveria dei suoi colpi hanno addirittura costretto la NFL a cambiare il regolamento sui tackle nel corso degli anni, e la sua “Night Train Necktie” rimane ancor’oggi un marchio di fabbrica, sicuramente violento, ma comunque indelebile.

“Il mio obiettivo è quello di fermare l’avversario prima che guadagni un altro centimetro. Di solito ho a che fare con tight end che stanno cercando di ricevere i passaggi, se li colpisco alle gambe possono cadere in avanti per un primo down e non c’è niente che odio più di un first down; se invece li afferro al collo cadono all’indietro, non prendono il primo down e io posso tornare in panchina a sedermi” questo rispose a chi lo accusava di essere fuori di testa a fermare gli avversari cosi, ma anche quando la lega dichiarò giustamente fuorilegge i colpi “head-hunting” Dick continuò a dominare sui campi da football.

“È uno dei ragazzi che ha trasformato la posizione di cornerback, un CB fisico in grado anche giocare per la palla” lo definì qualche anno fa Aeneas Williams, tra i migliori interpreti della posizione negli anni di a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, “Lane era uno straordinario cornerback che copriva come Champ Bailey, correva come Deion Sanders e colpiva come Dick Butkus” lo definiscono fior di esperti che lo vedono all’opera nei video dell’epoca, e a scorrere i racconti uniti alle uniche statistiche arrivate fino a noi, c’è sicuramente da credergli.

68 intercetti, 1207 yards di ritorno, 5 touchdowns totali in 157 match disputati in una carriera divisa tra Los Angeles Rams, Chicago Cardinals e Detroit Lions, con i quali ha giocato le ultime sei stagioni da professionista riuscendo a centrare tre convocazioni al Pro Bowl consecutive tra il 1960 e il 1962 nonostante fosse ormai stato bollato come “finito”; sugli scudi fino al 1965, Night Train Lane è entrato in tutti i team celebrativi della NFL, 50th, 75th e 100th Anniversary All-Time Team, è stato inserito in due Hall of Fame statali, quella del Michigan nel 1998 e quella del Texas nel 2001, e in altrettanti Ring of Honor, degli Arizona Cardinals e dei Detroit Lions, del quale è stato uno dei membri fondatori.

Assistant football coach presso la Southern University nel 1972 e la Central University nel 1974, sposato tre volte, famoso il suo secondo matrimonio con la cantante jazz Dinah Washington nel 1963, dal 1975 al 1992 ha gestito la Detroit’s Police Athletic League, attraverso la quale con lo sport ha fornito un supporto e una guida a tutti i giovani svantaggiati; ragazzi e bambini meno fortunati, che come lui rischiavano di crescere nella povertà, trascurati dai genitori, e che al suo stesso modo meritavano una prospettiva di vita migliore, di trovare una persona di cuore che si sarebbe occupata di loro.

E di affetto da offrire agli altri Dick ne aveva davvero tanto, voleva fare la differenza nella stessa maniera in cui Emma Lane la fece con lui tanti anni prima, seguendo il suo modello, il suo esempio; lo stesso che gli ha permesso di affrontare tutto ciò che si è parato dinnanzi al proprio cammino con il passare degli anni e non ultimo affrontare gli acciacchi della vecchiaia, lottando con il diabete, i dolori al ginocchio, un cuore impazzito, che non voleva più saperne di battere regolarmente e che ha cessato definitivamente di farlo il 29 Gennaio 2002.

Post By Andrea Cresta (421 Posts)

Folgorato sulla via del football dai vecchi Guerin Sportivo negli anni '80, ho riscoperto la NFL nel mio sperduto angolo tra le Langhe piemontesi tramite Telepiù, prima, e SKY, poi; fans dei Minnesota Vikings e della gloriosa Notre Dame ho conosciuto il mondo di Playitusa, con cui ho l'onore di collaborare dal 2004, in un freddo giorno dell'inverno 2003. Da allora non faccio altro che ringraziare Max GIordan...

Website: → FootballNation.it

Connect

One thought on “Football Graffiti – Dick Lane, The Night Train

  1. Bell’articolo e bellissimo trafiletto finale per chiuderlo!
    p.s.: ho cercato qualche “Night Train Necktie” su internet.. poveri ricevitori…

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.