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In un tempo in cui il Romanticismo è l’unica strada da seguire per non perdere totalmente la fiducia nell’umanità e la voglia di vivere, leggere le storie dei vari steal al draft è quanto più di rassicurante possiate fare: la loro scalata al successo, permessa da duro lavoro e perseveranza, ci aiuta a credere che prima o poi anche noi potremmo realizzare i nostri sogni e, finalmente, tornare a vivere una vita normale nella quale bere uno spritz con gli amici non sia pura e semplice utopia.
Divagazione causata dal Covid-19 a parte, siamo oramai a ridosso del draft, ancora di salvataggio di questa primavera sportivamente morta, e nonostante tutti i nostri sforzi si concentrino sulle prime 32 chiamate, a definire l’esito dell’imminente tre giorni sarà, come sempre, il successo riscosso nei round più avanzati: se tifate Texans o Rams e siete disperati per l’assenza di scelte al primo round pensate per esempio ai Seattle Seahawks, squadra che ha costruito le proprie fortune a suon di ottime scelte durante il secondo ed il terzo giorno del draft.

Ma cos’è uno steal?
Qual è il suo campo di esistenza?
In questo articolo verranno presi in considerazione giocatori scelti esclusivamente durante l’ultimo giorno del draft, o in altri termini, dal quarto round in poi: vediamo dunque il migliore steal di ogni singolo draft del ventunesimo secolo.

[NdR: Russell Wilson è stato scelto al terzo round. Settantacinquesima scelta. Il terzo round ha luogo durante il SECONDO giorno, non il terzo: scusatemi, ma ho troppa esperienza dell’Internet per non aspettarmi insulti dinanzi all’assenza di Wilson.]

2000

Steal dell’anno: Tom Brady, QB, Michigan
Squadra: New England Patriots
Scelto con la chiamata: 199 (sesto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Dante Hall, Kabeer Gbaja-Biamila, Adalius Thomas, Neil Rackers, Shane Lechler.

Vabbè.

2001

Steal dell’anno: T.J. Houshmandzadeh, WR, Oregon State
Squadra: Cincinnati Bengals
Scelto con la chiamata: 204 (settimo round)
Altri giocatori presi in considerazione: Roberto Garza, Alex Bannister, Rudi Johnson.

Anno particolarmente povero per quanto riguarda gli steal, anche se Houshmandzadeh ha reso infinitamente più di quanto ci si potesse aspettare da una scelta al settimo round: con Chad “Ochocinco” Johnson, Houshmandzadeh diede vita ad una delle migliori coppie di ricevitori degli anni zero, una coppia tanto diversa quanto efficace poiché la fisicità dell’ex Oregon State permetteva al veloce Johnson di fare danni sul profondo.
In dieci stagioni T.J. – sì, sono stanco di scrivere il cognome – ha ricevuto più di 600 palloni per più di 7000 yards e 44 touchdown: mica male per un giocatore scelto all’ultimo round.

2002

Steal dell’anno: Brett Keisel, DE, BYU
Squadra: Pittsburgh Steelers
Scelto con la chiamata: 242 (settimo round)
Altri giocatori presi in considerazione: Aaron Kampman, Jonathan Goodwin, David Garrard, Larry Foote.

Pure in questo caso è la povertà a fare da padrona: nonostante la carriera di Kampman abbia raggiunto picchi ben più elevati ho deciso di premiare Keisel e la sua barba.
Malgrado il minor numero di Pro Bowl, Keisel è uno dei primi giocatori a venire in mente alla maggior parte dei tifosi una volta interrogati sugli Steelers del ventunesimo secolo: in dodici anni di carriera trascorsi interamente a Pittsburgh, Keisel ha potuto sollevare al cielo il Lombardi in ben due occasioni contribuendo consistentemente al reboot della Steel Curtain.

2003

Steal dell’anno: Robert Mathis, DE, Alabama A&M
Squadra: Indianapolis Colts
Scelto con la chiamata: 138 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Asante Samuel, Ovie Mughelli, Brandon Lloyd, David Diehl, Dan Koppen, David Tyree, Cato June.

Duro testa a testa fra Mathis e Samuel, ma ho deciso di premiare l’ex pass rusher per la maggior consistenza e longevità.
Uomo simbolo del Super Bowl dei Colts, Mathis oltre che ad arrivare al quarterback con ottima regolarità ha avuto modo di distinguersi anche per l’innata abilità di confiscare l’ovale dalle mani del malcapitato lanciatore, come testimoniato dal fatto che attualmente detiene il record all-time per il maggior numero di strip sacks: attualmente lavora come pass rush consultant per la franchigia della quale è leader, con margine, per sack.

2004

Steal dell’anno: Jared Allen, DE, Idaho State
Squadra: Kansas City Chiefs
Scelto con la chiamata: 126 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Nathan Vasher, Antonio Smith, Michael Turner, Andy Lee, Scott Wells.

Qui non c’è storia: Jared Allen non solo è stato uno dei più devastanti pass rusher di tutti i tempi, ma anche una delle persone più genuinamente divertenti che abbiano mai parlato dinanzi ad un microfono.
Dall’anno prossimo potrà essere inserito nella Hall of Fame e, sinceramente, non credo esista qualcuno con qualcosa di sensato da obiettare: avesse giocato qualche partita in più sarebbe comodamente entrato nella top ten all-time per sack, ma ciò non diminuisce minimamente la brillantezza della sua stupenda carriera.

2005

Steal dell’anno: Darren Sproles, RB, Kansas State
Squadra: Los Angeles Chargers
Scelto con la chiamata: 130 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Trent Cole, Matt Cassell, Marion Barber, Chris Myers, Jay Ratliff.

Il recente posto – doppio! – nella squadra della decennio chiarisce ogni dubbio: Darren Sproles è stato uno dei giocatori più d’impatto della nostra generazione e, nonostante la ridotta statura, ha sempre trovato il modo di punire le difese avversarie con la propria disumana agilità.
Chris Myers e Trent Cole hanno avuto due ottime carriere, ma personalmente non premiare il favoloso Sproles mi risulta impossibile: a chi pensa che questo sia un reach porgo l’invito di guardare la classifica all-time per all-purpose yards.
Chiaro ora?

2006

Steal dell’anno: Brandon Marshall, WR, UCF
Squadra: Denver Broncos
Scelto con la chiamata: 119 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Jahri Evans, Owen Daniels, Elvis Dumervil, Stephen Gostkowski, Kyle Williams, Delanie Walker, Antoine Bethea, Sam Koch, Cortland Finnegan.

Bacino molto profondo, devo ammettere che non è stato facile: avrei potuto facilmente optare per uno fra Dumervil, Williams, Evans o addirittura Gostkowski, ma non premiare la fantastica consistenza di Marshall era francamente impossibile.
Nonostante la travagliata vita personale – resa difficile da una condizione psicologica molto seria – Marshall è stato in grado di mettere insieme – dal 2006 al 2016, lasciamo perdere le ultime due stagioni giocate – numeri che potrebbero valergli un busto a Canton: a compromettere il suo caso, però, troviamo la totale mancanza di successo in quei playoff che lo hanno eluso per tutta la carriera a causa dei costanti fallimenti della squadra costruitagli attorno.
Fra le sue più grandi imprese vanno sicuramente menzionate le 21 (VENTUNO!) ricezioni messe a segno in una singola partita contro gli Indianapolis Colts: il fatto che nonostante tutto ciò sia comunque uscito sconfitto riassume perfettamente la sua carriera.

2007

Steal dell’anno: Le’Ron McClain, FB, Alabama
Squadra: Baltimore Ravens
Scelto con la chiamata: 137 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Jermon Bushrod, Dashon Goldson, Corey Graham, Nick Folk, Mason Crosby.

Come avrò modo di rimarcare a breve, per me il prestigio di un giocatore non deve essere sminuito dalla relativa importanza del proprio ruolo: certo, avremo sempre un occhio di riguardo per i quarterback, ma come testimoniatoci dall’importanza di Kyle Juszczyk nello scacchiere di Shanahan anche un fullback può contribuire in modo determinante al successo della propria squadra.
Durante i sei anni trascorsi in NFL, McClain è costantemente stato uno dei più temuti run blocker e, soprattutto, una garanzia nel momento in cui tutto ciò che serviva per chiudere un fondamentale down era poco più di una iarda.

2008

Steal dell’anno: Matthew Slater, WR, UCLA
Squadra: New England Patriots
Scelto con la chiamata: 153 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Josh Sitton, Gary Barnidge, Justin Forsett, Peyton Hillis, Pierre Garçon.

E rieccoci: non conta la posizione, conta la brillantezza con la quale la si interpreta.
Avete dubbi sull’utilità di Slater?
Guardatevi gli highlights di Super Bowl LIII e noterete come un eccellente gunner sia in grado di trasformarsi nel delta fra vittoria e sconfitta.
Tre volte campione, otto volte convocato al Pro Bowl e cinque volte First Team All-Pro, Matthew Slater merita indubbiamente un posto nella Hall of Fame: qui non accetto assolutamente di essere contraddetto.

2009

Steal dell’anno: Glover Quin, S, New Mexico
Squadra: Houston Texans
Scelto con la chiamata: 112 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: T.J. Lang, Henry Melton, Johnny Knox, Cedric Peerman, Thomas Morstead, Pat McAfee.

Ottima annata per portarsi a casa ad un ottimo prezzo un punter: nonostante la penuria di opzioni, mi sento totalmente a mio agio a premiare Glover Quin, giocatore per il quale ho sempre avuto un debole di cui, anni fa, vi avevo parlato.
Quin ha purtroppo avuto una carriera relativamente anonima e priva di successi, ma la mancanza di riconoscimenti individuali non cambia il fatto che, ai miei occhi, durante i propri anni in NFL sia sempre stato uno dei migliori safety della lega.

2010

Steal dell’anno: Antonio Brown, WR, Central Michigan
Squadra: Pittsburgh Steelers
Scelto con la chiamata: 195 (sesto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Geno Atkins, Kam Chancellor, Everson Griffen, Reshad Jones, Greg Hardy.

Probabilmente la classe più ricca di rubate del ventunesimo secolo: abbiamo tre papabili Hall of Famer – perlomeno per quanto fatto vedere in campo – e l’unico motivo per cui ho optato per Brown piuttosto che Atkins è la mia totalmente condizionata infatuazione per i ricevitori.
Prima che la follia si appropriasse del suo corpo, Brown è stato con ogni probabilità uno dei tre ricevitori più dominanti del secolo e per quanto fatto vedere in campo meriterebbe senza ombra di dubbio un busto a Canton: giustamente, però, dare immortalità ad un personaggio del genere non è più scontato.
In un mondo senza Aaron Donald, Atkins sarebbe certamente visto come il D-tackle più dominante della nostra generazione, mentre la fisicità di Kam Chancellor è ciò che concretamente portava il boom alla leggendaria Legion of Boom.

2011

Steal dell’anno: Richard Sherman, CB, Stanford
Squadra: Seattle Seahawks
Scelto con la chiamata: 154 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Jason Kelce, K.J. Wright, Julius Thomas, Tyrod Taylor, Anthony Sherman.

La struttura dell’articolo mi obbliga a scegliere solamente un giocatore, ma in questo caso potrei proporvi un ufficioso ex-aequo fra Sherman e Kelce: entrambi sono stati per tutto il decennio fra i migliori in assoluto nel proprio ruolo, entrambi hanno giocato un ruolo chiave nella vittoria di un Super Bowl ed entrambi hanno reso infinitamente più di quanto ci si potesse aspettare.
Riassumervi la carriera di Sherman a questo punto non ha senso, anche se probabilmente vale la pena sottolineare la resurrezione avuta ai 49ers: un cornerback, normalmente, non è così longevo e grazie alla propria abilità in campo ed ad una personalità esplosiva è diventato uno dei giocatori più emblematici di questa generazione.
Per quanto concerne Kelce… beccatevi questo.

2012

Steal dell’anno: Kirk Cousins, QB, Michigan State
Squadra: Washington Redskins
Scelto con la chiamata: 102 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Lamar Miller, Mike Daniels, Malik Jackson, Josh Norman, Greg Zuerlein, Alfred Morris.

Sì, probabilmente Cousins mi piace più di quanto possa piacere al tifoso medio NFL, ma oggettivamente l’ex quarterback dei Redskins ha avuto – e sta avendo – la miglior carriera fra i giocatori menzionati: probabilmente non sarà mai in grado di giustificare il mega-contratto firmato un paio d’anni fa, ma se il 2019 ci ha insegnato qualcosa è proprio il fatto che Kirk nelle condizioni giuste possa essere un quarterback iper-efficiente ed affidabile.
L’ottima vittoria ai playoff contro i New Orleans Saints, poi, non può che aiutare.

2013

Steal dell’anno: David Bakthiari, OT, Colorado
Squadra: Green Bay Packers
Scelto con la chiamata: 109 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Kyle Juszczyk, Micah Hyde, Ricky Wagner, Latavius Murray.

Juszczyk, come già detto, si è trasformato nel miglior interprete della propria, oramai estinta, posizione e la tentazione di premiarlo era alta, ma vista l’importanza assoluta del left tackle e la sfavillante brillantezza di Bakthiari non ho avuto scelta: anno dopo anno il protettore del lato cieco di Aaron Rodgers ha mostrato tangibili miglioramenti fino a stabilirsi, nelle ultime due stagioni, come uno dei migliori tre left tackle della lega.
Pass blocker tecnico e pressoché insuperabile, l’ex Colorado ha garantito a Green Bay la produzione di un giocatore solitamente preso fra le prime cinque scelte del draft, non al quarto round.

2014

Steal dell’anno: Devonta Freeman, RB, Florida State
Squadra: Atlanta Falcons
Scelto con la chiamata: 103 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Tre Boston, James White, Telvin Smith, Charles Leno, Matt Paradis, Quincy Enunwa.

Indeciso fino all’ultimo fra White, protagonista spesso dimenticato della più grande rimonta di sempre al Super Bowl, e Freeman, giocatore che con un paio di handoff in più non avrebbe permesso a tale rimonta di concretizzarsi: ho deciso di premiare Freeman per l’ottima produzione fra 2015 e 2016, periodo nel quale mise a segno complessivamente 27 touchdown.
Dimenticarsi della grandezza di Telvin Smith potrebbe essere alquanto facile, specialmente dopo l’anno sabbatico preso in concomitanza della scorsa stagione, ma il suo impressionante atletismo era stato fondamentale ai defunti Sacksonville Jaguars e finché in campo è consistentemente stato uno dei migliori linebacker della lega, almeno per quanto riguarda la copertura.

2015

Steal dell’anno: Grady Jarrett, DT, Clemson
Squadra: Atlanta Falcons
Scelto con la chiamata: 137 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Jay Ajayi, Kwon Alexander, Za’Darius Smith, Jamison Crowder, Shaq Mason, Adrian Amos, Trent Brown.

Classe discretamente ricca, anche se il ballottaggio finale ha coinvolto solamente Mason e Jarrett: nonostante l’assenza di Pro Bowl a curriculum, Mason è un due volte campione che ha giocato un ruolo chiave nel garantire a Tom Brady una protezione più spesso che no impeccabile.
Detto ciò, non ho potuto esimermi dal dovere di riconoscere l’eccellenza individuale di Grady Jarrett che in una difesa costantemente ridicola è sempre riuscito a produrre a livelli eccellenti: per il momento potrei indicare Jarrett come uno dei giocatori più sottovalutati della lega, anche se tale mancanza di riconoscimenti non deve sorprenderci poiché corre nel sangue della famiglia, in quanto l’ex Clemson è figlio di Jessie Tuggle, con ogni probabilità il linebacker più forte di cui alcuni di voi non abbiano mai sentito parlare, Karl Mecklenburg a parte.

2016

Steal dell’anno: Dak Prescott, QB, Mississipi State
Squadra: Dallas Cowboys
Scelto con la chiamata: 135 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Matt Judon, Jordan Howard, Tyreek Hill, D.J. Reader, Pharoh Cooper.

Difficile, estremamente difficile, ma permettetemi di spiegare: sono consapevole che da anni Hill è il deep threat più spaventoso della lega ed il suo connubio con Mahomes dà vita al 90% degli incubi che animano i sogni dei defensive coordinator, ma chiamarlo steal non è pienamente corretto, in quanto dietro il suo scivolone al draft troviamo questioni caratteriali che sono riemerse durante la sua carriera fra i professionisti.
Prescott, apparentemente uscito dal nulla, si è invece guadagnato uno dei lavori più difficili ed ambiti d’America, ovverosia quello di condurre l’attacco dei Dallas Cowboys: la mancanza di successo in postseason, a mio avviso, non è imputabile a lui ed in questi quattro anni si è costantemente espresso ai livelli di uno dei migliori dieci quarterback della lega.

2017

Steal dell’anno: George Kittle, TE, Iowa
Squadra: San Francisco 49ers
Scelto con la chiamata: 146 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Eddie Jackson, Tarik Cohen, Marlon Mack, Desmond King.

Kittle è senza se e senza ma il miglior tight end della NFL: certo, Kelce potrà anche ricevere più palloni e touchdown, ma l’abilità dell’ex Iowa nel bloccare non può e non deve essere dimenticata.
Immaginarsi la versione 2019 dei ‘Niners demolire sistematicamente gli avversari grazie ad un running game troppo efficiente per essere vero è pressoché impossibile se si toglie Kittle dall’equazione, e la sua completezza non finirà mai di meravigliarmi: con ogni probabilità a breve diventerà il tight end più pagato della storia del gioco e, francamente, qualsiasi cifra offertagli impallidirà dinanzi alla sua importanza nella fase offensive di coach Shanahan.

2018

Steal dell’anno: Michael Dickson, P, Texas
Squadra: Seattle Seahawks
Scelto con la chiamata: 149 (quinto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Will Dissly, Tre Flowers, Richie James.

È chiaramente ancora troppo presto per esprimere giudizi fondati sugli steal degli ultimi due draft, pertanto qua ho premiato l’unico Pro Bowler selezionato oltre al quarto round: interessante notare come tre dei giocatori menzionati militino nei Seahawks.
Il motivo vero per cui ho ritenuto opportuno non omettere le ultime due annate è semplicemente che il titolo “Il miglior steal di ogni draft NFL del ventunesimo secolo esclusi gli ultimi due” suonava eccessivamente male, troppo male anche per un mio articolo.

2019

Steal dell’anno: Maxx Crosby, DE, Eastern Michigan
Squadra: Las Vegas Raiders
Scelto con la chiamata: 106 (quarto round)
Altri giocatori presi in considerazione: Gardner Minshew, Darius Slayton.

Quanto sopra.

Post By Mattia Righetti (475 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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2 thoughts on “Il miglior steal di ogni draft NFL del ventunesimo secolo

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