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La National Football League non è una scienza esatta e spesso ciò che avrebbe più senso coincide con ciò che è più improbabile: le restrizioni imposte dal salary cap, la disponibilità di talento ben più economico portato dal draft ed a volte delle vere e proprie guerre di ego deragliano firme che sulla carta appaiono vantaggiose per entrambe le parti coinvolte.
Già l’anno scorso, in questo periodo, tentai qualcosa di simile ed i risultati non furono particolarmente brillanti – eufemismo per non dire disastrosi – ma ciò è ben distante dal poter contrastare il lavoro del mio meccanismo d’autodifesa grazie al quale una parte di me è ancora convinta di trovarsi nel ben mezzo della regular season: è passato quasi un mese dal Super Bowl e sono ancora in fase di negazione, incoraggiante.
Vediamo insieme dove, a settembre, potremmo trovare i migliori giocatori disponibili nell’imminente free agency.

In principio erano i quarterback

Non posso esimermi dal dovere morale di cominciare dai quarterback: considerati i nomi – più o meno – disponibili ed il potenziale effetto domino innescato da una firma – ehm, Tom Brady – è tassativo cominciare il nostro viaggio dalla posizione più importante del gioco.

Drew Brees, New Orleans Saints: mancano solo firma ufficiale e cifre, ma dall’istante in cui ha annunciato il proprio ritorno un suo addio ai Saints è apparso fuori questione.

Ryan Tannehill, Tennessee Titans: nonostante le varie voci che vedono i Titans come seri contendenti al cuore di Tom Brady, credo che finiranno per dare un lauto rinnovo annuale a Tannehill nella speranza di capire se il 2019 sia stato una stupenda aberrazione o il principio di una nuovo capitolo di quella che sembrava una carriera morta.

Tom Brady, New England Patriots: limite mio, ma non riesco a prendere seriamente l’ipotesi di vedere Brady con una maglia diversa da quella dei New England Patriots. Troveranno un modo per convincerlo a restare, ammesso lo vogliano veramente.

Dak Prescott, Dallas Cowboys: attaccargli la franchise tag in fronte potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol per i Cowboys, in quanto considerando l’andamento dei contratti dei quarterback ritardare di un anno il rinnovo potrebbe costare diversi preziosi milioni ai Cowboys.

Philip Rivers, Indianapolis Colts: assodato che Indianapolis sembri quasi sicuramente pronta a dare il benservito a Brissett, provare a spremere ciò che è rimasto di Philip Rivers ha decisamente senso, in quanto oltre che a beneficiare dell’affinità schematica – l’offensive coordinator è quel Nick Sirianni con cui Rivers ha lavorato dal 2013 al 2017 – il trentottenne verrebbe catapultato nel contesto più competitivo possibile in una franchigia timidamente in win now mode.

Jameis Winston, Tampa Bay Buccaneers: ultima possibilità, questa volta però sul serio.

Teddy Bridgewater, Los Angeles Chargers: un’eventuale firma di Bridgewater non precluderebbe al front office dei Chargers la possibilità di selezionare – se presente – un possibile franchise quarterback con la sesta scelta assoluta. Bridgewater ha sì dimostrato di poter dirigere abilmente e concretamente un attacco, ma non dimentichiamoci che si trovava nel miglior contesto possibile per avere successo.

Marcus Mariota, Chicago Bears: non credo succederà, Mariota costerebbe decisamente di più rispetto ad un normale backup, ma Chicago sarebbe alquanto saggia ad avere pronta un’alternativa qualora Trubisky, a metà stagione, non dovesse aver mostrato alcun miglioramento. Ripeto, reputo il tutto decisamente improbabile, ma sarebbe una mossa più che sensata che regalerebbe a noi ginnasti della tastiera un’infinità di spunti narrativi.

E tutti questi running back?

Nonostante il nome con la enne maiuscola sia quello di Derrick Henry, in questa finestra di free agency avremo modo di vedere una pletora di buoni running back saturare il mercato: non permettetevi di sottovalutare la loro importanza poiché, nonostante cifre e hype neanche lontanamente comparabili, stando a quanto dettoci dal campo ha avuto decisamente più impatto la firma di Mark Ingram ai Ravens che quella di Le’Veon Bell ai Jets.

Derrick Henry, Tennessee Titans: il front office di Tennessee sarà sicuramente al corrente della relativa importanza della posizione e dell’avvilente rapidità nel quale il periodo di prime di un running back si consumi, ma rinunciare ad Henry a questo punto vorrebbe dire rinunciare alla propria identità, identità che li ha trainati fino ad un passo dal Super Bowl.

Melvin Gordon, Miami Dolphins: Gordon regalerebbe a Miami una sana dose di star power ad un prezzo tutto sommato ragionevole, in quanto dubito potrà ambire alle cifre di Bell alla luce di quanto successo lo scorso autunno. Non mi sento di escludere un approdo a Tampa Bay.

Kenyan Drake, Arizona Cardinals: se la seconda metà di stagione ha avuto modo di insegnarci qualcosa, è proprio che Drake è l’uomo adatto all’attacco di Kingsbury. Nome e numeri mai estremamente esaltanti permetteranno ai Cardinals di assicurarselo a cifre più che ragionevoli e tutto sommato questa mossa avrà senso per entrambe le parti coinvolte.

Carlos Hyde, Detroit Lions: l’ottima stagione avuta con i Texans potrebbe permettergli di trovare il modo di chiamare Houston “casa”, ma un running back no-nosense nord-sud come Hyde potrebbe sicuramente far comodo ai Detroit Lions che a questo punto non hanno alcun motivo per fidarsi di Kerryon Johnson, o perlomeno della sua salute.

Jordan Howard, Frank Gore, Peyton Barber e LeSean McCoy: nessuno dei presenti sarà in grado di gestire un backfield ed a questo punto delle loro carriere li vedo più come veterani in grado di dare un solido contributo alla causa con una decina scarsa di tocchi a partita. Prevedere il loro destino è alquanto complicato, poiché a permettere loro di trovare un lavoro potrebbero pensarci infortuni durante il ben lontano periodo dei training camp.

Ricevitori per sedurre il proprio quarterback

Il gruppo di ricevitori – al quale annetto pure i tight end – non è particolarmente folto e situazioni come quella di A.J. Green ci costringono a tenere a freno il nostro entusiasmo: non sicuramente interessante come il gruppo dei quarterback, quello dei ricevitori pur non spostando cifre spaventose avrà modo di ridefinire il panorama e l’equilibrio delle forze NFL in quanto tutti siamo al corrente dell’importanza di un corpo ricevitori profondo nel football moderno.
Chiedere ai Chiefs per maggiori indicazioni.

A.J. Green, New England Patriots: Cincinnati spenderà la prima scelta assoluta per Joe Burrow e metterlo a proprio agio fin da subito potrebbe – e dovrebbe – essere la loro priorità numero uno, ma nonostante ciò mi piace pensare ai tentativi di un “disperato” Belichick di persuadere Brady a rimanere a suon di free agent. L’approdo di Green a Foxborough permetterebbe all’attacco dei Patriots di tornare ai fasti di qualche anno fa dando così a TB12 la possibilità di spremere un ultimo Lombardi dalla propria fantastica carriera.

Robby Anderson, Philadelphia Eagles: l’infortunio di DeSean Jackson ha esposto la dipendenza schematica dell’attacco degli Eagles dalla presenza di un velocista ed Anderson, nonostante una condotta non sempre irreprensibile, ha età e talento per tenere sulle spine per gli anni a venire le difese contro cui Philadelphia scenderà in campo.

Emmanuel Sanders, Baltimore Ravens: non sarà sicuramente economico e le priorità di Baltimore potrebbero essere altre, ma la presenza dell’affidabile Sanders garantirebbe a Jackson un vero ricevitore numero su cui contare nei momenti in cui correre non è più un’opzione.

Breshad Perriman, Green Bay Packers: la presenza di un velocista come Perriman garantirebbe a Davante Adams maggiore libertà sulla corta-media distanza. Il giocatore potrebbe essere ben cosciente che questa sia l’unica opportunità in carriera per ricevere il contratto della vita, pertanto potrebbe sacrificare la competitività della squadra a scapito di qualche milioncino in più: comprensibile.

Amari Cooper, Dallas Cowboys: dopo aver rinunciato ad una scelta al primo round del draft per liberarlo dai Raiders non vedo possibile che Dallas sia disposta a lasciarlo andare.

Hunter Henry, New England Patriots: Acquisire un tight end come Henry – a patto che resti sano – potrebbe essere la mossa giusta per togliere Brady dal mercato.

Austin Hooper, Green Bay Packers: con Graham quasi sicuramente fuori dall’equazione, Hooper diventerebbe pressoché immediatamente il miglior tight end su cui Aaron Rodgers abbia mai potuto contare.

Eric Ebron, Chicago Bears: mossa troppo sensata anche per i Chicago Bears. Decifrare l’enigma Ebron non sembra ancora essere possibile, ma Chicago ha assolutamente bisogno di un tight end e, con un contratto neppure troppo folle, potrebbero garantire a Trubisky una macchina da red zone.

Mai spettacolari ma più che mai necessari: la situazione degli O-linemen

La situazione non è delle più esaltanti per quanto concerne gli offensive linemen, però in un’annata non particolarmente profonda o spettacolare qualche investimento mirato potrebbe fare la differenza: giocatori come Castonzo, Conklin e Scherff possono essere in grado di rivoluzionare l’intera linea d’attacco della squadra in cui firmeranno.

Anthony Castonzo, Indianapolis Colts: non credo possibile che dopo aver visto Andrew Luck ritirarsi a seguito delle troppe botte subite Indianapolis trascuri ancora una volta l’importanza della linea d’attacco. Negli ultimi due anni l’O-line dei Colts è stata costantemente una delle migliori della lega, pertanto pagare per garantire continuità nel reparto è nel loro miglior interesse.

Brandon Scherff, Seattle Seahawks: pure quest’anno Seattle si approccia alla free agency con il chiaro bisogno di restaurare una linea d’attacco costantemente incapace di proteggere l’investimento Wilson. Scherff, seppur potenzialmente molto costoso, garantirebbe un contributo immediato ad eleverebbe un reparto bisognoso di tutto l’aiuto possibile.

Jack Conklin, Tampa Bay Buccaneers: Tampa Bay dispone dello spazio salariale necessario per permettersi questo tipo di mosse e la sua presenza pur non rispondendo ad una necessità primaria garantirebbe loro la possibilità di muovere le catene via terra con più convinzione ed efficacia.

Joe Thuney, Miami Dolphins: Miami ha bisogno di tutto e costruire una linea d’attacco per proteggere chicchessia quarterback deve essere una delle loro priorità. Noi tutti sappiamo quanto agli ex coordinatori dei Patriots piaccia attingere dall’ovile, pertanto tenete sotto controllo pure i New York Giants.

Daryl Williams, Denver Broncos: la carriera di Williams negli ultimi anni ha preso una piega poco incoraggiante, ma il suo valore assoluto è fuori questione. Denver potrebbe scommettere su di lui per indirizzare uno dei molti problemi della linea d’attacco: la sua versatilità posizionale potrebbe tornare immediatamente utile a coach Fangio.

Il reparto più interessante, la D-line

Non dobbiamo rimanere stupiti dinanzi alla crescente importanza dei pass rusher, in quanto in una lega sempre più quarterback-centrica riuscire a mettere loro le mani addosso con costanza sta garantendo contratti sempre più esorbitanti: in questo paragrafo includerò sia interior linemen che edge defenders, creando così il pool più profondo ed interessante dell’intero articolo.

Chris Jones, Tampa Bay Buccaneers: nonostante Jones abbia dichiarato a più riprese la propria intenzione di rimanere in Missouri – non Kansas! – per cercare di aggiungere quanti più anelli possibili all’appena nata collezione, Tampa Bay potrebbe semplicemente mettergli sul tavolo un’offerta che non può rifiutare. Il già ottimo front seven dei Bucs con Jones si trasformerebbe immediatamente nel migliore della lega e la tassazione in Florida deve essere sempre tenuta in conto quando si parla di free agency.

Jadeveon Clowney, Indianapolis Colts: come già detto, Indianapolis sembra essere in modalità win now e rafforzare la difesa con un giocatore del calibro di Clowney darebbe legittimità alle loro ambizioni. Nonostante un numero di sack mai troppo elevato, Clowney è costantemente uno degli edge defenders più distruttivi e meno contenibili in circolazione.

D.J. Reader, Seattle Seahawks: Seattle dovrà assolutamente trovare modo di puntellare il front seven ed un’eventuale acquisizione di Reader darebbe una grossa mano alla run defense. Ci troviamo forse davanti al rischio di one year wonder, ma Seattle deve capitalizzare in ogni modo possibile i migliori anni della carriera di Wilson: ciò include pure prendere rischi nell’altro lato dell’ovale.

Leonard Williams, New York Giants: Williams non si è trasformato nel giocatore che tutti ci aspettavamo, ma ciò nonostante rimane un buon defensive lineman in grado di esprimersi al meglio nella run defense. Al prezzo giusto, senza strapagarlo in base alla posizione in cui i cugini dei Jets lo selezionarono al draft, potrebbe aver senso proseguire la convivenza con i Giants.

Arik Armstead, San Francisco 49ers: la volontà di squadra e giocatore sembra essere quella di proseguire il proprio cammino insieme, pertanto Armstead potrebbe abbassare le proprie pretese economiche per restare nella squadra in cui è esploso. Salvo offerte irrinunciabili da parte di squadracce dalle mani notoriamente bucate, credo San Francisco troverà il modo di tenerlo “a casa”.

Robert Quinn, Baltimore Ravens: l’età è un fattore e l’ottimo 2019 non deve occultare i tanti anni d’infortuni ed inconsistenza, però Quinn andrebbe a rafforzare ad un prezzo più che ragionevole il pass rush di Baltimore.

Matthew Judon, Baltimore Ravens: non vedo possibile che Baltimore, un anno dopo essersi lasciata scappare Smith ed averlo visto trasformarsi in una stella, non faccia il possibile – e di più – per assicurarsi Judon. La franchise tag non è da escludere.

Yannick Ngakoue, Buffalo Bills: Ngakoue andrebbe a rafforzare un reparto che dovrà sopperire al ritiro di Alexander ed alla partenza di Lawson. Lo spazio salariale non è sicuramente un problema, Buffalo potrà ricoprire il giovane pass rusher d’oro nella speranza che compia il passo definitivo che lo separa dall’essere un perenne Pro Bowler.

Shaquil Barrett, Tampa Bay Buccaneers: la tassazione in Florida è un fattore da tener ben presente – ciò è stato menzionato pure dallo stesso giocatore! – e Barrett si è dichiarato più che interessato a prolungare la sua permanenza fra le fila dei Buccaneers.

Dante Fowler Jr., Houston Texans: gli infortuni hanno reso veramente difficile poter fare affidamento su J.J. Watt ed il bisogno di Houston di un pass rusher è piuttosto urgente. Garantirsi Fowler non sarà sicuramente economico, ma l’upside è veramente alto.

Markus Golden, New York Giants: New York dovrebbe dare a Golden un meritato ma comunque ragionevole rinnovo contrattuale che garantisca continuità ad un reparto che ha bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Vic Beasley, Las Vegas Raiders: credo sia il caso di dargli un contratto da un anno, il classico prove it deal con il quale Beasley possa essere in grado di raddrizzare una carriera che sta sempre più deragliando.

Javon Hargrave, Seattle Seahawks: ad un prezzo più che ragionevole Seattle potrebbe potenziare il proprio pass rush con uno dei giocatori più sottovalutati offerti dal mercato.

Jason Pierre-Paul, Los Angeles Rams: L.A. ha bisogno di aiuto ma il ridotto spazio salariale sembra condannarli a mosse low-risk high-reward. Pierre-Paul, trentunenne con troppi infortuni a carico sembrerebbe essere proprio l’uomo che fa per loro.

Linebacker, pochi e non troppo buoni

Probabilmente è la posizione meno profonda in assoluto: il rapporto qualità/quantità non è dei migliori e fra i pochi giocatori a disposizione solamente Cory Littleton sembra essere nella posizione di battere cassa.

Cory Littleton, Las Vegas Raiders: la difesa dei Raiders è senza mezzi termini un disastro. I linebacker, in modo particolare, da anni si stanno continuamente mostrando inadeguati a svolgere la più importante delle mansioni, ovverosia coprire: Littleton ovvierebbe una necessità più che impellente e rappresenterebbe il colpo ad effetto di una offseason che necessita per forza di cose di fuochi d’artificio.

Joe Schobert, Cleveland Browns: il nuovo – ennesimo – regime dei Browns sembra essere piuttosto entusiasta all’idea di affidare le chiavi della difesa a Joe Schobert, macchina da tackle sempre in grado di mettere insieme buoni numeri ma non di coprire adeguatamente i running back/tight end avversari.

Blake Martinez, Philadelphia Eagles: tenendo presente il rilascio di Bradham, Philadelphia potrebbe garantire a Martinez un contratto che ricompensi più i suoi buoni numeri che l’effettiva efficacia in campo.

De’Vondre Campbell, Baltimore Ravens: l’atletismo di Campbell potrebbe spingere Baltimore a scommettere su un linebacker con l’esperienza necessaria per comandare un intero reparto difensivo.

Secondaria, non d’importanza

Al giorno d’oggi giocare con tre o quattro cornerback contemporaneamente rappresenta sempre più la norma, pertanto una squadra per sentirsi sicura ha bisogno di almeno un paio di cornerback in grado di svolgere il proprio lavoro in modo adeguato: ciò risulta essere vero pure per quanto riguarda i safety, o almeno ciò è quanto ci hanno insegnato gli anni d’oro della Legion Of Boom.
Contrariamente a quanto appena visto e detto per i linebacker, il mercato sembra essere piuttosto ricco quest’anno – soprattutto per i safety – e potenzialmente potremmo assistere a molti investimenti interessanti: it’s a passing league!

Chris Harris Jr., Houston Texans: Houston deve assolutamente fare qualcosa per indirizzare l’imbarazzante problema che è diventato la secondaria ed investire sull’attempato ma savio Harris potrebbe pagare immediati dividendi. Sarà interessante vedere se chiederà di essere pagato da slot defender o da outside corner, ma in ogni caso il suo contratto potrebbe essere uno dei più remunerativi in assoluto.

Byron Jones, Las Vegas Raiders: scrollate velocemente in su per leggere quanto detto su Littleton. Il discorso è applicabile in toto pure ai cornerback ed il misto di atletismo e versatilità offerto da Jones fa decisamente al caso di Las Vegas.

Bradley Roby, Minnesota Vikings: l’assenza di spazio salariale rende tutto ciò estremamente complicato ed improbabile, ma un cornerback esperto e di qualità come Roby aiuterebbe decisamente una secondaria divenuta l’ombra di se stessa.

Jimmy Smith, Philadelphia Eagles: gli infortuni e l’età che avanza condanneranno Smith ad un contratto relativamente modesto, ma alla giovane e iellata secondaria di Philadelphia potrebbe far più che comodo la presenza di un veterano del suo calibro.

Prince Amukamara, Tampa Bay Buccaneers: verso la fine della scorsa stagione i giovani cornerback dei Buccaneers hanno via via iniziato ad esprimersi a livelli più che incoraggianti e la presenza di Amukamara gioverebbe alla loro crescita dando a Tampa Bay una rotazione di tutto rispetto.

Justin Simmons, Denver Broncos: Denver si è già dichiarata pronta a ricorrere alla franchise tag nel caso di un mancato accordo. Non mi appaiono intenzionati a rinunciarvi, ed a ragione.

Anthony Harris, Cleveland Browns: la connessione fra Harris ed il nuovo coach dei Browns Stefanski potrebbe sicuramente aiutare. Cleveland ha lo spazio salariale necessario per ricompensare le ultime due più che brillanti annate di Harris rendendolo l’uomo chiave del proprio reparto difensivo.

Ha Ha Clinton-Dix, Philadelphia Eagles: come già detto poco fa con Jimmy Smith, l’esperienza di Clinton-Dix aiuterebbe immediatamente un reparto rivelatosi troppo spesso essere il tallone d’Achille di una delle squadre altrimenti più complete della lega. Accoppiarlo con Jenkins garantirebbe agli Eagles un paio di safety d’esperienza in grado di dirigere l’intera difesa.

Jimmie Ward, San Francisco 49ers: lo so, Lynch non sarà in grado di confermare sia lui che Armstead, pertanto mi affido alla legge dei grandi numeri e mi godo la consapevolezza che – teoricamente – in almeno un caso avrò avuto ragione.

Devin McCourty, New England Patriots: McCourty mi sembra essere quel genere di giocatore che morirà indossando la divisa dei Patriots. Non vedo Belichick disposto a rinunciare al leader di quello che per lunghi tratti della scorsa stagione fu il miglior reparto in assoluto della lega.

 

Post By Mattia Righetti (324 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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4 thoughts on “Dove firmeranno i migliori free agent NFL secondo noi

  1. Mattia spero che Seattle non segua i tuoi consigli!! Puntare su 2 nose tackles quando si è chiusa la stagione al penultimo posto per sacks (28.. sigh..), non mi sembrerebbe la mossa vincente. Urgono un paio di pass rushers esterni con gli attributi, per dare nuovo slancio alla difesa dei Seahawks, con positivi effetti anche sui giovani cornebacks su cui Carroll ha puntato.

      • Mattia cosa penseresti di Brady ai Colts (a cui tra l’altro nel corso della sua ventennale carriera ha dato tanti dispiaceri)? Secondo me ci sarebbero diversi interessanti motivi per portare avanti questo progetto (magari un contratto di 2 anni):
        – avrebbe prima di tutto una tra le prime 3 O-line della lega, che per un 42-enne mai stato esattamente esempio di mobilità potrebbe essere un ottimo inizio
        – il gioco di corse di Indianapolis è tra i + efficienti e credibili della lega e TB12 avrebbe un bel po’ di play actions con cui sbizzarrirsi
        – il parco ricevitori di Indianapolis, al di fuori del sottovalutatissimo T.Y. Hilton, è un po’ scarno, ma questo draft potrebbe tranquillamente avere 6-7 ricevitori già NFL-ready dalla prima partita (Ruggs, Jeudy, Reagor, Lamb, ecc)
        – Reich è una brillante mente offensiva, che ha già lavorato con campioni quali Manning e Rivers e che da coordinatore offensivo ha fatto sembrare Foles il figlio di Montana!
        – la difesa dei Colts è giovane e Ballard in questi anni ha già piazzato un po’ di steals nei vari drafts, quindi penso possa solo migliorare
        – ultimo, ma non meno importante, i Colts hanno una vagonata di soldi da poter spendere e, oltre a pagare lautamente il buon Tom, Ballard potrebbe piazzare qualche bel colpaccio in free agency per rinforzare la squadra, portarla a livello di contender e convincere Brady a provare un ultimo giro di giostra, con realistiche probabilità di lottare per il settimo anello

        • Roquinho, siccome stiamo parlando nei commenti dirò quello che penso in quanto Mattia, non in quanto wannabe giornalisto Mattia.
          Non lo leggerai mai in un mio articolo, in quanto è un parere mio personale che preferisco non condividere, ma sinceramente non so quanto sia rimasto in Brady: il deludente 2019 non è da imputare esclusivamente a lui, il corpo ricevitori dei Patriots era veramente tristissimo, però in più occasioni l’ho visto… ultraquarantenne?
          Certo, probabilmente fra Rivers e Brady sarebbe preferibile Brady, ma Indianapolis con il talento che ha – magnificamente esposto da te – dovrebbe puntare, a mio avviso, su qualcuno di più giovane: Brady e Rivers garantiscono al massimo due anni di… qualità? Forse?
          Punterei piuttosto su Bridgewater o Tannehill, quarterback sicuramente meno talentuosi dei due vecchietti appena menzionati ma più giovani e malleabili: costruire sul lungo termine attorno a loro è possibile e credo sia la strada giusta. In NFL non vinci in un anno, purtroppo.

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