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Niente da fare, non sono fisiologicamente in grado di fingere felicità per l’inizio dei playoff: questa notte, in un tempo indeterminato fra una e mezza e due, assistere all’arrivederci di Scott Hanson mi ha causato una tanto lapalissiana quanto dolorosa epifania, ovvero che il nostro tempo insieme il lunedì ed il venerdì mattina è terminato, la RedZone è terminata, i fallimenti in mondovisione dei Cleveland Browns sono terminati, insomma, ora non ci resta che stringere i denti, aguzzare l’ingegno e trovare un modo di tirare avanti fino a settembre.
Sono ben consapevole che dobbiamo ancora assistere alla fase veramente interessante del campionato, i playoff, ma questi sono formati da undici misere partite e vi ho già abbondantemente esplicato i perché della mia irrazionale infatuazione con la regular season: vediamo di capire insieme quali squadre scriveranno la storia di queste undici partite.

Nonostante ad un certo punto le telecamere abbiano seriamente dedicato più attenzioni alla tenda blu che al campo, i rattoppati Philadelphia Eagles hanno avuto ragione ancora una volta sui New York Giants battendoli 34 a 17: fino all’ultimo quarto la contesa è stata più convulsa, chiusa ed imprevedibile di quanto ogni mia possibile combinazione di parole possa farvi intendere, ma dando il suo contributo alla stesura di un nuovo capitolo di una narrativa già vista più e più volte in questa stagione – titolare degli Eagles fuori per infortunio, sconosciuto entra e spacca il mondo – Boston Scott ha completamente monopolizzato gli ultimi quindici minuti della contesa mettendo a segno touchdown numero due e tre della sua incredibile giornata. Nonostante un corpo ricevitori interamente composto da rattatuia di ex membri di varie practice squad, una secondaria già di per sé debole falcidiata da un numero ancora maggiore di infortuni ed una mancanza di salute generale che ha travolto ogni reparto, Philadelphia è riuscita a riemergere da un lapidario 5-7 risalendo la china fino ad aggiudicarsi una NFC East che probabilmente è stata più persa dai Cowboys che vinta da loro, but still: non mi esprimo sulle loro possibilità in postseason, ma credetemi, portare a gennaio una squadra così pesantemente modificata dagli infortuni è un fatto che ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere sul carattere di Pederson e di Wentz.

A seguito della vittoria degli Eagles, il roboante 47 a 16 con cui i Dallas Cowboys hanno asfaltato i Washington Redskins si è immediatamente tramutato in un’accozzaglia di numeri e statistiche offensive prive di ogni significato; Dak è stato magnifico – più di 300 yards e quattro TD -, Zeke idem – due TD totali ed altra giornata conclusa con più di cento rushing yards – e Gallup ha dimostrato per l’ennesima volta di poter tranquillamente essere considerato un WR1: tutto ciò però è squisitamente fine a sé stesso in quanto perdendo quattro delle ultime sei partite giocate Dallas ha clamorosamente gettato alle ortiche la corona di una NFC East che fino a domenica scorsa sembrava essere fuori discussione. Sarà una lunga offseason in Texas, in quanto le probabilità di un – dovuto e doveroso – divorzio con Jason Garrett sono incredibilmente alte: mettere insieme l’ennesima annata da 8-8 con un roster così talentuoso è un vero e proprio crimine di cui qualcuno sarà costretto a rispondere.

Il loro accesso ai playoff sarebbe stato garantito da più combinazioni di risultati o da una “semplice” vittoria: Tennessee ha saggiamente preferito non rischiare contando esclusivamente sui propri mezzi e grazie ad un perentorio 35 a 14 ai danni della brutta copia dei Texans – guidati da McCarron – si è portata a casa l’ultimo pass AFC per la postseason. Sorvolando lo spauracchio iniziale – touchdown di Duke Johnson per concludere con stile il primo drive – Tennessee ha dominato in lungo ed in largo grazie principalmente al proprio trio di playmaker, Tannehill, Brown ed Henry: l’ex Dolphins ha immediatamente ripristinato la parità e regalato a coach Vrabel il primo vantaggio della giornata affidandosi spesso e volentieri al proprio fenomenale ricevitore rookie, mentre Henry, fresco di un turno di riposo contro New Orleans, si è aggiudicato il titolo di rushing leader macinando 211 mostruose rushing yards accompagnate da tre sempre apprezzabili touchdown. Questa qualificazione in extremis ripaga coach Vrabel del coraggio avuto nell’affidare la squadra ad un quarterback da molti considerato bollito e che a questo punto si ritrova ad essere uno dei free agent più interessanti della prossima offseason.

Avrebbero avuto bisogno di una loro vittoria in concomitanza di una sconfitta Titans, ma purtroppo per i loro sogni di gloria la prima condizione non si è avverata: nonostante i molti titolari in borghese a bordocampo, i Ravens hanno regolato 28 a 10 i Pittsburgh Steelers affidandosi principalmente a difesa e special teams. In una giornata fastidiosamente bagnata, Baltimore pur non potendo contare su Jackson ed Ingram ha trovato comunque modo di guadagnare più di 200 rushing yards e grazie ai quattro piazzati di Tucker e ad un fumble del punter Berry recuperato in end zone dall’attento special ha messo una pietra tombale sopra le flebili speranze di playoff degli Steelers; nel fare ciò Baltimore ha pure trovato modo di demolire un record che resisteva da più di quarant’anni, ovverosia quello delle yards terrene guadagnate in una singola stagione: con 3296 (!!) rushing yards i Baltimore Ravens hanno spodestato i New England Patriots del 1978 che dall’alto delle loro 3165 erano facilmente convinti che in un’era in cui la palla sta volando come non mai tale numero fosse inattaccabile.
Si chiude con una sconfitta estremamente beffarda l’era degli Oakland Raiders: nonostante gli altri risultati li avessero condannati ad assistere alla postseason da casa, Oakland ha provato comunque a vincere in ogni modo contro dei sempre più convincenti Denver Broncos. Il risultato finale, però li ha condannati ad ingerire l’ennesimo boccone amaro del 2019, in quanto Denver è stata in grado di sopravvivere alla loro furiosa – ma non troppo – rimonta e di vincere 16 a 15 grazie all’incompleto sulla conversione da due punti che avrebbe di fatto permesso a Gruden di chiudere il 2019 con un sorriso. Interessante la situazione in casa Broncos: forte del 4-1 con cui ha chiuso la stagione, Drew Lock deve essere visto come il titolare per l’inizio della prossima stagione? Cercheranno per l’ennesima volta di trovare una risposta nella free agency? O si affideranno nuovamente al draft?

Ho appena usato il termine beffa almeno tre volte in due righe – viva la varietà lessicale! – ma probabilmente sarò costretto ad abusare ulteriormente di tale vocabolo parlando dei New England Patriots: come altro definireste il clamoroso 27 a 24 con cui i Miami Dolphins hanno sostanzialmente consegnato ai Kansas City Chiefs un pass speciale per il Divisional Round? A circa quattro minuti dal termine di una partita attorno alla quale nessuna delle due contendenti sembrava volerci mettere le mani, Ryan Fitzpatrick ha condotto un maestoso drive da tredici giocate terminato con il touchdown della vittoria del promettente Mike Gesicki: questo TD condanna New England a giocare il turno delle Wild Card per la prima volta in dieci anni.
Ringraziano dunque i Kansas City Chiefs che, in quella che potrebbe essere l’ultima partita di Rivers con i colori dei Chargers, hanno battuto 31 a 21 i rivali divisionali: a fare la voce grossa ci ha pensato Damien Williams che con due touchdown frutto di erculei sforzi individuali ha permesso alla squadra intera di resistere all’assalto finale dei losangelini.

Hanno faticato, per lunghi tratti della partita sono sembrati tutto fuorché una squadra da playoff ma pure in questa occasione sono riusciti a portare a casa un’altra fondamentale doppiavù: nonostante metà partita di completa inettitudine, i Green Bay Packers sono riusciti ad avere la meglio sui Detroit Lions, mettendo in ghiaccio il secondo seed NFC grazie ad un risicato 23 a 20. Ai playoff molto probabilmente non potranno concedersi il lusso di girare a vuoto per metà partita e nonostante ciò trovare comunque un modo di vincere, principalmente a causa del livello sensibilmente più alto delle avversarie: in ogni caso va comunque lodato il lavoro di coach LaFleur che in meno di dodici mesi ha trasformato la più grande delusione del 2018 in una compagine da 13-3.
A garantirsi il fattore campo in NFC ci hanno però pensato i 49ers che hanno rovinato il ritorno di Beast Mode a Seattle imponendosi 26 a 21 sui padroni di casa: nonostante tre quarti di difficoltà, Seattle in pieno stile Seahawks ha trovato il modo di scaldarsi durante gli ultimi quindici minuti di gioco mettendo a segno quattordici punti e, con poco più di due minuti rimasti sul cronometro, si è trovata nella posizione di portare a casa l’intera posta in palio con un ultimo decisivo drive. Dopo aver convertito un 4&10 in piena red zone, Seattle ha avuto quattro opportunità per tirare il più mancino dei tiri a San Francisco, ma sciaguratamente Jacob Hollister è stato fermato pochi centimetri prima della goal line. Credo sia alquanto poetico che il destino di una conference equilibrata come la NFC – tre squadre hanno chiuso a quota tredici W – sia stato deciso da miseri centimetri: nonostante la continua evoluzione che sta travolgendo la disciplina dello sferoide prolato – un saluto all’amico Giovanni di Huddle Magazine – è sempre bello constatare come questa continui ad essere a game of inches.

Ora che abbiamo sviscerato ogni partita con implicazione playoff possiamo concentrarci su quelle senza niente in palio, le mie preferite in assoluto.
Galeotto fu lo scivolone contro i Cincinnati Bengals: potremmo iniziare così, rifacendoci al Poeta, l’ultimo paragrafo per descrivere la disastrosa avventura di Kitchens ai Browns in quanto l’apparentemente innocuo 33 a 23 con cui Cincinnati ha raccolto il secondo successo stagionale è costato estremamente caro all’ex pupillo del GM Dorsey, prontamente messo alla porta durante la nottata. Come da un mese a questa parte, sugli scudi un fantastico Joe Mixon capace di guadagnare 176 yards totali e di trovare i sei punti in due occasioni: Henry a parte, nessun running back ha vissuto una seconda metà di stagione migliore.
A proposito di stagioni concluse male, che dire dei Carolina Panthers? Il loro disastroso 2019 si è concluso con l’ottava sconfitta consecutiva, un umiliante 42 a 10 per mano dei Saints che non lascia molto spazio all’immaginazione: New Orleans ha semplicemente fatto quello che ha voluto contro una squadra che, McCaffrey a parte, da due mesi a questa parte sta costantemente mettendo in mostra uno dei peggiori football in assoluto. Kudos a CMC che con sette ricezioni per 72 yards ha abbattuto quota mille receiving yards: è il terzo giocatore nella storia – Roger Craig e Marshall Faulk gli altri due – a riuscire in tale impresa.
Poco da dire sul 13 a 6 con cui il ricchissimo Adam Gase si è regalato la settima vittoria stagionale a spese dei Bills: sotto una pioggia torrenziale e con Barkley under center per la maggior parte della contesa, Buffalo ha chiaramente dimostrato di non aver la benché minima intenzione di rischiare infortuni in vista dei playoff concedendosi un bye week anticipato.
Si conclude – finalmente – la deludente stagione dei Bears: nonostante la massiccia dose di titolari a riposo dei Vikings, Chicago ha trovato un modo per soffrire il più possibile e portarsi a casa un’inutile vittoria grazie ad un 21 a 19 arrivato al termine di una partita alla quale associare il termine “noiosa” non sarebbe comunque utile a rendere l’idea di quanti sbadigli sia stata in grado di suscitare.

Non lo comprendo e probabilmente mai ne sarò in grado, ma signori, io amo Jameis Winston: prima giocata dei tempi supplementari, Winston cade in un sofisticato tranello scrupolosamente fabbricato dalla difesa dei Falcons e direziona l’ovale nei pressi di Brate, solo che Deion Jones aveva letto alla perfezione il tutto da circa un’ora e tre quarti e fra l’ilarità generale ha prima intercettato l’ovale e poi trovato i sei punti, quelli della vittoria, joggando fino alla end zone. Winston, signori, ha deciso di lanciare così il proprio trentesimo intercetto stagionale: questo 28 a 22 Falcons è la fotografia perfetta della stagione dei Buccaneers che con un errore in meno del kicker Matt Gay – tre piazzati falliti miseramente – non avrebbero avuto bisogno dei supplementari per provare a vincerla, anche se col senno di poi non possiamo che essergli grati.

Si conclude con un urrà la stagione dei Jacksonville Jaguars che contro dei debosciati Colts hanno portato a casa il sesto successo stagionale imponendosi 38 a 20 al termine di quella che per forza di cose credo sia stata la miglior partita dell’anno di Minshew: avrà sì lanciato un intercetto, ma a fronte di quasi trecento yards e tre touchdown – finalmente non arrivati in garbage time – si può pure chiudere un occhio dinanzi ad un errore.
Successo – inutile – pure per i Rams che con un sofferto 31 a 24 hanno avuto la meglio su dei pasticcioni Cardinals: perdere solamente di un possesso una partita nella quale si commettono cinque turnover ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere sui Cardinals, squadra dall’intrigante potenziale che se riuscirà a continuare organicamente il processo di maturazione potrebbe diventare competitiva prima di quanto molta gente possa realizzare.

Signori, pure quest’anno i recap del lunedì sono ufficialmente finiti, dilungarmi in saluti eccessivamente emotivi non mi sembra essere la migliore delle idee in quanto non ho certamente bisogno di gettare ulteriore benzina sul persistente fuoco della depressione; permettetemi di ringraziarvi per l’incredibile entusiasmo con il quale avete accolto i miei “riassunti del lunedì” nella vostra routine settimanale: certo, farci qualche soldo dal movimento meccanico delle dita su tastiera rimane sempre l’obiettivo principale, ma ammetto che vedere certi numeri mi aiuta spesso e volentieri a sentirmi in pace con me stesso dinanzi a ciò a cui sto rinunciando da tre anni a questa parte per fornire agli schermi dei vostri device il miglior “prodotto” possibile.
Ci sono i playoff, c’è l’offseason, c’è qualsiasi cosa abbia voglia ed entusiasmo di raccontarvi, ma nonostante siano ben lontani dall’essere i miei articoli preferiti, non c’è nulla come il recap del lunedì: grazie, veramente.

Concludo dandovi ciò che volevate, ovvero il risultato delle mie scelte finora: 147-94-1. Sono sopra il 60%.
Felicitazioni.

Post By Mattia Righetti (472 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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9 thoughts on “Il riassunto dell’ultima domenica del 2019 NFL

    • Mattia, che bello sarebbe un rematch ravens, 49ers al superbowl…. ma forse meglio di no :)
      Scherzi a parte ne vedremo delle belle,
      Anche se tifo ravens, mi piacerebbe vedere brees in finale

  1. Dopo 16 week con almeno 8 partite viste ho chiuso con sole 4 la regular season.
    La vittoria dei Titans e il conseguente 6to posto del sedi della AFC dice due cose. Quanto conta il calendario (arrivi in fondo e ti giochi la postseason contro una squadra che è 4ta qualsiasi cosa accada) e quanto modesta sia la AFC se una squadra come i Titans (e un QB come Tannerhill) può arrivare ai playoff.
    Meritatissima la W degli Eagles. Con tutti gli infortuni che hanno subito (in giocatori chiave) la vittoria nella division è un risultato straordinario. No Mattia non l’hanno persa i Cowboys l’hanno vinta loro. E l’ha vinta soprattutto Doug Pederson. Quando un HC riesce a far giocare una squadra chiunque giochi è solo un grande. Abbiamo visto Nick Foles vincere un SB contro Tom Brady pensavate che Brandon Scott non fosse sufficiente a portare la squadra alla postseason?
    Pausa dalle partite che contano con i miei Broncos. Lasciamo perdere. Forse abbiamo un QB ma non abbiamo una squadra. Anche contro i Raiders abbiamo subito un drive mortale nel 4to. Abbiamo vinto solo perché Gruden è pazzo e a quel punto di un OT non gli importava nulla. Visto che John Elway avrà tanto lavoro nella offseason un consiglio: si tolga di torno Fant. Improbabile. Una sola notazione: abbiamo perso subendo l’ultimo drive con Bills Jaguars e Colts. Ne sarebbero bastate due e saremmo andati ai play off noi. Un altra conferma della pochezza della AFC.
    Gran finale con la battaglia per la NFC West. San Francisco l’ha dominata per 3 quarti ma non lha chiusa mai. E quando difronte hai Russel Wilson e Pet Carrol se fai così devi solo pregare e incrociare le dita. l’hanno fatto e li han fermati a poche inches dalla goal line. Chiudo l’nfs game pass e penso …. #ilovethisgame.

    PS: che tristezza rivedere Marshall Linch

  2. A Linch è rimasto il mode. Gli anni passano e soprattutto troppe le botte prese. Mattia grazie per questa fantastica galoppata che hai concesso anche a me che in quanto a visione mi nutro soltanto degli highlitghs di Youtube del lunedì. Ora potrò vedere le dirette dei playoff ma mi raccomando, che i tuoi report preziosi e puntuali continuino a dilettarci. Ciao

    • Grazie Mattia per le tue disamine prima delle partite e per le tue analisi del lunedì.
      Consenti così di cogliere diversi dettagli che altrimenti avremmo difficoltà a comprendere visto che il 90% delle notizie sportive nostrane sono per il calcio..
      Mi piacerebbe vedere alle Championship un Ravens – Chiefs da una parte ed un 49ers – Saints dall’altra. Chissà se i Patriots per una volta ce lo consentono..
      Buoni playoff a tutti.
      Alessandro

  3. Se ti interessa avere un termine di raffronto sui pronostici, io ho chiuso la stagione regolare 163-92-1: il totale è leggermente più alto perché io faccio il pronostico anche degli anticipi del giovedì!

    Un grazie per tutti questi splendidi articoli: oramai è diventata una tradizione, a inizio settimana, guardare le sintesi delle partite e poi venire ad approfondire il tutto su Play it Usa!

    Mi accodo a Giancarlo: go Bills! Due anni fa siamo entrati ai playoff per caso e sapevo che saremmo subito usciti, ma quest’anno un pensierino a superare il primo turno lo faccio!

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