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Ne abbiamo viste di ogni: abbiamo visto individui rompere record che fino a quest’estate erano pressoché considerati inattaccabili, giocatori stabilirsi come i più giovani di sempre nel raggiungimento di una qualche pietra miliare, ma ciò che comunque continua ad interessarci maggiormente è senza ombra di dubbio la continua metamorfosi della griglia dei playoff.
Abbiamo quindici partite da sviscerare, ovverosia una mano intera di terne: non me ne vogliano i tifosi di una qualche squadra in particolare, ma dato il periodo dell’anno considero appropriato dare maggior spazio alle partite che hanno contribuito a modificare – o consolidare – la conformazione della sopracitata griglia.

Andiamo in ordine cronologico ed iniziamo il nostro viaggio da quanto successo sabato, giorno atipico per assistere a del sano football: il primo testa a testa settimanale ha visto gli Houston Texans limitarsi a sfruttare, ancora una volta, i ripetuti errori degli avversari per imporsi 23 a 20 in una giornata nella quale gli schizofrenici Tampa Bay Buccaneers hanno commesso ben cinque turnover. Nonostante le misere 3.6 yards guadagnate a giocata, per vincere ed aggiudicarsi con una giornata d’anticipo la AFC South a Houston è bastato semplicemente sfruttare una prima metà da incubo per Tampa Bay – conclusasi comunque sul diciassette pari – e, nell’ultimo periodo, contenere le sfuriate di un Winston privo delle proprie migliori armi Evans e Godwin: sotto di tre punti, Tampa Bay si è prima vista chiudere la porta in faccia su un decisivo quarto down – pallone droppato clamorosamente da Brate – e poi, nel drive della disperazione, Winston ha pensato di completare l’opera lanciando il quarto intercetto della sua giornata. Ciò che sembra palese è che i Texans dovranno trovare un modo per muovere più consistentemente le catene durante i playoff, in quanto è utopico pensare di poter continuare a vincere partite semplicemente capitalizzando i ripetuti svarioni degli avversari.
Messi in dubbio e con le spalle al muro, riecco finalmente i veri New England Patriots: contro i sempre più ostici Bills, Brady ed il reparto offensivo hanno messo insieme la miglior prestazione offensiva da qualche mese a questa parte conducendo così New England al 24 a 17 finale ed al decimo titolo divisionale consecutivo. Non stiamo sicuramente parlando di Greatest Show on Turf, ma contro una difesa di prima fascia New England è riuscita a guadagnare più di 400 yards di total offense convertendo il 50% dei terzi down giocati: ciò ha permesso loro di dominare la battaglia sul tempo di possesso – 39 minuti a 21 – e di tenere fresco il reparto difensivo che con una goal line stand a due minuti dal termine ha suggellato la vittoria finale.

Tornano a vincere, seppur sudando qualche camicia in più delle proverbiali sette, i San Francisco 49ers: contro dei Rams dai due volti i ‘Niners, in extremis, si sono portati a casa un preziosissimo 34 a 31 arrivato grazie ad un piazzato di Gould a tempo scaduto. Come suggerisce il risultato finale, non è stata una giornata facile per i ragazzi di Shanahan, sotto 21 a 10 a metà del secondo periodo di gioco: a raddrizzare le loro sorti ci ha pensato una fondamentale pick six di Warner – arrivata dopo che Mostert ha ridotto il passivo a quattro con un rushing touchdown – arrivata pochi secondi prima della pausa lunga. La seconda metà è stata incredibilmente convulsa ed avara di emozioni, o almeno ciò poteva risultare vero fino a metà dell’ultimo quarto: un touchdown di Kittle ha ridato a San Francisco tre punti di vantaggio prontamente annullati da L.A. con un piazzato di Zuerlein al quale il veteranissimo Gould ha risposto poco dopo con un assai agevole esemplare da 33 yards arrivato principalmente grazie ad una grandissima ricezione di Sanders su 3&16 nella quale è riuscito a bruciare un sonnolento e disgraziatamente distratto Ramsey. Con questa sconfitta Los Angeles è ufficialmente eliminata dalla lotta playoff mentre San Francisco controlla il proprio destino per il primo seed NFC.

Il primo seed in AFC invece ha già un padrone, i Baltimore Ravens: nonostante quasi due quarti di assoluta sofferenza, i Ravens sono riusciti a schiacciare 31 a 15 i tristemente inetti Cleveland Browns. Tenere a secco l’attacco dei Ravens per metà partita è di per sé una mezza vittoria, ma una volta che questi ragazzi trovano il ritmo è finita per qualsiasi reparto difensivo: con due touchdown di Andrews negli ultimi due minuti della prima metà di gioco Baltimore ha spaccato in due una partita nella quale Cleveland non è più stata in grado di riacciuffare. Non stupisce che dopo tali touchdown ogni singolo possesso di Baltimore – escluso per ovvi motivi quello finale conclusosi con gli “inchini” di rito – abbia visto portato punti a tabellone. Ottima prestazione del futuro MVP Jackson che con 238 yards di lancio – tre touchdown e zero turnover – e 103 di corsa ha vendicato l’ultima sconfitta patita in questa esaltante stagione.
Poco da dire dal punto di vista balistico, concentriamoci piuttosto sulle implicazioni playoff conseguenti il sorprendente successo – un pirotecnico 16 a 10 – dei New York Jets sui Pittsburgh Steelers: in una giornata in cui il buon Duck Hodges è stato fatto accomodare in panchina salvo poi essere rispedito con altrettanta velocità in campo a causa di un infortunio patito da Rudolph, ai Jets è bastato affidarsi al proprio reparto difensivo per avere la meglio sui favoritissimi avversari.
Tale risultato permette ai Tennessee Titans di essere padroni del proprio destino playoff a causa di un tie breaker riguardante il valore delle vittorie ottenute in funzione del livello delle squadre battute: nonostante il 38 a 28 con cui Drew Brees ed i New Orleans Saints hanno silenziato Nashville, Tennessee è nell’invidiabile posizione di poter raggiungere la postseason non dovendo dipendere da nessuno, al di fuori di loro stessi. Eppure la situazione si era fatto piuttosto intricata per i Saints, sotto 14 a 0 dopo nemmeno dieci minuti di gioco: l’inesorabile rimonta di New Orleans si è concretizzata a cavallo fra la fine della prima metà di gioco ed il terzo quarto, quando un paio di touchdown a testa di Kamara e Cook hanno dato ai ragazzi di Payton le dieci lunghezze di vantaggio che Tennessee non è più stata in grado di rimontare, anche se un touchdown di Sharpe li aveva riportati sotto di tre punti con pochi minuti rimasti da giocare. A mettere in ghiaccio l’esito della partita ci ha però pensato Michael Thomas che con un touchdown a circa due minuti dal termine delle ostilità ha festeggiato nel miglior modo possibile la propria impresa erculea: tramite un passaggio da 13 yards Thomas ha ricevuto il pallone numero 144 della sua annata, quello con cui ha battuto il record di catch in una singola stagione messo a segno da Marvin Harrison nell’oramai lontanissimo 2002.

A seguito di un 24 a 17 contro gli stranieri in casa propria Los Angeles Chargers, gli Oakland Raiders hanno ancora una possibilità di andare ai playoff, anche se non saprei dire se sia più intricata o irrealistica: qualora Baltimore dovesse battere Pittsburgh –  improbabile visto che facilmente i titolari tireranno il fiato -, Houston imporsi su Tennessee ed Indianapolis regolare Jacksonville, i ragazzi di Jon Gruden strapperebbero l’ultimo pass disponibile per la postseason. Quasi dimenticavo: ovviamente affinché ciò sia possibile loro dovranno sbrigare la pratica Broncos in trasferta.

Partita tanto importante quanto brutta, ma che vittoria quella degli Eagles: nonostante una miriade di infortuni ed un corpo ricevitori che ad un certo punto non ha potuto nemmeno contare su Zach Ertz, i Philadelphia Eagles hanno annullato i Dallas Cowboys battendoli 17 a 9 in quello che è stato ribattezzato – a ragione – NFC East Bowl. A salire in cattedra questa volta ci ha pensato il reparto difensivo, capace di annullare quasi completamente Zeke Elliott – 13 portate per 47 yards per il solitamente ottimo running back dei Cowboys – e di limitare Dallas ad un osceno 3 su 14 su terzo down: nonostante ciò i ‘Boys hanno comunque avuto l’occasione di raddrizzare la situazione, ma la loro quest per il pareggio si è spenta con un incompleto per Gallup su un decisivo 4&8 sulla linea delle 23 di Philadelphia. Per centrare la postseason agli Eagles “basterà” avere la meglio sui New York Giants a New York domenica prossima.
Capitombolo disastroso dei Seattle Seahawks che a Seattle, davanti ai propri scatenati tifosi, sono stati shockati da dei magnifici Arizona Cardinals: definire il 27 a 13 finale sorprendente sarebbe un enorme eufemismo, in quanto Arizona è stata in grado di vincere nonostante abbia dovuto rinunciare per quasi metà partita a Kyler Murray per uno strappo muscolare. A permettere ai Cardinals di prevalere ci ha senza ombra di dubbio pensato il running game che guidato dal sempre più esaltante Drake ha raccolto 253 yards totali. Oltre che alla partita, Seattle ha pure perso Chris Carson per il resto della stagione a causa di un infortunio all’anca: considerando la sua importanza nel reparto offensivo dei Seahawks, le possibilità di fare strada in postseason sono drasticamente calate, anche se bisogna prima aspettare il testa a testa con San Francisco per capire da che porta entreranno ai playoff.

Non c’è semplicemente stata partita fra i Kansas City Chiefs ed i Chicago Bears: davanti al proprio pubblico i Bears di Nagy hanno rimediato l’ennesima umiliazione stagionale venendo annientati 26 a 3 da una squadra la cui pericolosità aumenta esponenzialmente giorno dopo giorno. Immagino voi tutti abbiate ben presente che Patrick Mahomes se la cavi piuttosto bene a lanciare l’ovale, dunque dilungarsi in encomi sarebbe alquanto prolisso: permettetemi, piuttosto, di elogiare un reparto difensivo che dopo la disastrosa sconfitta contro Tennessee ha concesso in media solamente 9.6 punti a partita durante le ultime cinque partite, tutte nettamente vinte. I ragazzi di Reid zitti zitti potrebbero essere diventati la squadra più pericolosa dell’intera NFL ed immagino che nessuno in AFC abbia particolare voglia di incrociarli ai playoff.

Partite tanto insignificanti quanto divertenti: lasciatemi parlare velocemente dei successi dei Dolphins e dei Giants.
Sopra 35 a 19 con poco più di tre minuti da giocare contro i solitamente inetti Bengals, Miami era pronta a suggellare il quarto successo stagionale con un piazzato del solitamente affidabile Sanders: dopo il suo errore, signori, è semplicemente successo l’impossibile, in quanto tramite un lungo drive culminato in un touchdown di Boyd seguito da una conversione da due punti di Eifert, Cincinnati si è riportata sotto di un singolo possesso con soli ventinove secondi rimasti sul cronometro. Vuoi mai che… ovvio signori, Cincinnati ha recuperato l’onside kick, ma con ventinove secondi e zero timeout è irrealistico pensare che… l’Hail Mary di Dalton venga ricevuta da Tyler Eifert?! Calma signori, serve la conversione da due pun… wow, Dalton che si improvvisa Lamar Jackson e porta l’ovale in end zone. I supplementari, sfortunatamente, non sono stati altrettanto esaltanti e dopo un infinito scambio di punt Sanders si è redento con il piazzato della vittoria, il piazzato del 38 a 35 Dolphins: tutta questa fatica per poi perdere lo stesso? Lo so, il football non è sempre giusto, ma permettetemi di confidarvi che raramente mi sono divertito così tanto guardando una partita; con questa sconfitta la prima scelta assoluta è ufficialmente proprietà dei Cincinnati Bengals.

Grazie ad un Saquon Barkley d’antologia – 279 yards e due touchdown totali – i New York Giants hanno espugnato Washington 41 a 35 una partita trascinata ai supplementari dalla resilienza dei Redskins, che guidati da Keenum subentrato all’infortunato Haskins hanno preso i capelli un incontro apparentemente già deciso ristabilendo la parità a tempo pressoché scaduto grazie ad un drive da 99 yards culminato in un touchdown di corsa dello stesso Keenum: una volta ricevuto l’ovale a seguito della vittoria del coin toss, però, New York non ha più guardato indietro e grazie al quinto touchdown della sua magnifica giornata Daniel Jones si è riguadagnato, almeno per una settimana, il nomignolo Danny Dimes.

Concludiamo con tre partite senza la benché minima implicazione playoff, utili però a far esultare qualche fantasy owner in giro per il mondo.
Partiamo con il successo degli Atlanta Falcons sui Jacksonville Jaguars: il 24 a 12 finale non rende minimamente l’idea del dominio messo in scena dai Falcons, poiché sei dei dodici punti dei Jaguars sono arrivati tramite la classica big play fine a sé stessa di Gardner Minshew. Sugli scudi pure ieri Julio Jones che con le sue 166 yards ha sfondato quota dodicimila yards in carriera: a soli trent’anni è diventato il giocatore più giovane della storia a tagliare questo traguardo.
Il 38 a 6 con cui Indianapolis è tornata al successo regolando i Carolina Panthers verrà probabilmente ricordato come il giorno di Nyheim Hines, in quanto l’esplosivo running back di Indy è riuscito nella singolare impresa di riportare in end zone per il touchdown ben due punt: poco da dire sul versante Panthers, in quanto la prestazione del debuttante Grier è stata il prevedibile disastro che molti si aspettavano.
Chiudiamo la rassegna con il 27 a 17 con cui Denver ha avuto la meglio sui Detroit Lions: il livello della competizione non era sicuramente il più alto in assoluto, ma pure ieri Drew Lock è stato in grado di sfoderare una buona prestazione nella quale è riuscito ad evitare ogni genere di errore. Ottima prova pure quella di Lindsay che guadagnando più di cento rushing yards si è portato a sole 42 yards di distanza dalla seconda stagione consecutiva sopra quota mille yards.

Post By Mattia Righetti (324 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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2 thoughts on “Il riassunto della sedicesima settimana del 2019 NFL: record, playoff mancati e centrati

  1. Contento x baltimore e spero veramente che giochino le riserve coi steelers, visto l acciacco di ingram al polpaccio … e predervare lamar , visto che zoppiacava mi pare all ultimo quarto.
    Onore agli eagles, che con tutti gli infortuni occorsi ha vinto coi cowboys. Forse nn andranno lontano ma meritano applausi

  2. Mattia, ti leggo sempre, ma questa assenza del Monday Evening rimuove dai tuoi commenti un sacco di cose interessanti! Non è che il prossimo anno si riesca a trovare un piccolo spazio anche per quello?

    Per quanto riguarda le partite, i miei Packers vincono, ma mi convincono sempre meno :(

    Ancora una all’inizio dello show!

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