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Ci piace fare i puristi, ci piace esaltare le battaglie in trincea spesso e volentieri sinonimo di partite a basso punteggio ma signori, quanto successo ieri è la prova che, per quanto il nostro lato vecchia scuola possa soffrire, vedere tanti punti è sempre incredibilmente divertente: fra autentici shootout, rimonte e partite decise all’ultimo respiro abbiamo avuto modo di assistere ad una domenica veramente esaltante nonché, a mio modestissimo avviso, la migliore della stagione in corso.
Perdersi ulteriormente in convenevoli non ha alcun senso: mettetevi comodi che ho un paio di cose da raccontarvi.

Che molto probabilmente ne venisse fuori una bella partita già lo sapevamo, ma che Saints e 49ers mettessero a tabellone un totale di 96 punti era assolutamente impensabile, soprattutto considerata la brillantezza di entrambe le difese: quella che verrà ricordata come la partita dell’anno è stata vinta in extremis dai San Francisco 49ers 48 a 46. 
Permettetemi di liquidare la prima metà di gioco in un’unico e tortuoso periodo: pronti-via touchdown di Jared Cook a cui risponde immediatamente Bourne, passa qualche minuto e Cook trova nuovamente i sei punti a cui ne fanno seguito poco dopo altri sei di Josh Hill, 20 a 6 Saints che forse si adagiano troppo precocemente sugli allori e permettono a Sanders di ridurre il passivo a sei lunghezze grazie ad un folle touchdown da 75 yards a cui Brees è lesto a rispondere con un quarterback sneak e… ed ecco entrare in scena la rivelazione della scorsa settimana Mostert che prima riceve un passaggio vincente da Sanders e poi trova il varco giusto per permettere ai compagni di mettere la testa avanti per la prima volta, in quanto si va alla pausa lunga con San Francisco sopra 28 a 27. Il terzo quarto vede il vantaggio di San Francisco raddoppiare, poiché fra due piazzati di Lutz Kittle riesce a trovare gloria personale tramite un touchdown e come per magia eccoci arrivati all’ultimo quarto; dopo che New Orleans ha fallito una poco probabile trick play su 4&18, San Francisco ha sapientemente consumato sette minuti per mettere a segno il touchdown del 42 a 33, il secondo della giornata di Bourne. New Orleans, con le spalle al muro, ha fatto ciò che New Orleans sa fare meglio, ovvero mettere insieme chunk plays ed in sole cinque giocate eccoli nuovamente sotto di due lunghezze grazie al touchdown dell’inesorabile Michael Thomas: fermare San Francisco, o perlomeno non concedere loro un touchdown, è categorico ed il successivo drive termina con un piazzato di Gould realizzato a poco più di due minuti dal fischio finale. Sotto di cinque, New Orleans non ha alcun problema a marciare il campo e, forse con troppo tempo rimasto sul cronometro, Brees pesca Smith per il quinto touchdown su lancio della sua poderosa giornata: la fondamentale conversione da due, però, è un fallimento totale e New Orleans dovrà riuscire a proteggere la singola lunghezza di vantaggio nonostante i 53 secondi ed i tre timeout rimasti a San Francisco. Dopo che Kittle ha guadagnato otto yards, Garoppolo incappa in due incompleti consecutivi e con la partita in bilico su 4&2, ecco la giocata della giornata: Jimmy G torna nuovamente dal proprio tight end che dopo essersi assicurato di aver coperto l’esigua distanza necessaria per muovere le catene si invola in una cavalcata travolgente lungo la sideline dove resiste a ben due tackler per guadagnare 30 yards a cui ne vanno aggiunte altre quindici a causa di un face mask del povero Marcus Williams, assolutamente incapace di fermare la locomotiva con il numero 85 che con tale giocata regala un successo di inenarrabile importanza ai suoi compagni in quanto Gould, da 30 yards, non ha problemi a realizzare il piazzato della vittoria.

Partita assolutamente pirotecnica fra due squadre che potrebbero aver modo di incontrarsi nuovamente fra un mesetto o poco più: gli attacchi sono stati in grado di guadagnare complessivamente 981 yards, grazie principalmente a due quarterback che hanno concluso la giornata con 349 yards – entrambi hanno racimolato lo stesso numero di yards – e nove touchdown, a cui potremmo aggiungere quello di corsa di Brees.

In una partita infinitamente meno elettrizzante ma non per questo considerabile brutta, Baltimore è sopravvissuta a Buffalo imponendosi 24 a 17: con questa vittoria i Ravens diventano la prima squadra della AFC ad essersi assicurata la matematica qualificazione ai playoff. In un pomeriggio ventoso l’attacco di Baltimore viene limitato egregiamente dalla difesa di Buffalo, particolarmente efficace a contenere Jackson sulle corse: il candidato principe per l’MVP è stato però in grado di mettere a segno tre touchdown con il proprio braccio e con un paio di questi nella seconda metà di gioco – uno ricevuto da Hurst ed uno da Snead – ha portato i suoi sul 24 a 9 con poco meno di dieci minuti rimasti sul cronometro. Dopo soli tre minuti, però, Allen ha connesso con Beasley sia per il touchdown che per la conversione da due, portando i suoi sotto di sole sette lunghezze: un three n’ out di Jackson ha ridato immediatamente la palla a Buffalo che grazie ad un paio di sciocche penalità di Baltimore ha iniziato a replicare la marcia messa in mostra qualche minuto prima, marcia apparentemente compromessa da una trattenuta di Spain che ha costretto Allen a giocare un 4&16 convertito, però, grazie ad una stupidissima pass interference di Humphrey. In red zone il cammino di Buffalo si è definitivamente fermato in quanto su 4&8 Peters è riuscito a smanacciare l’ovale rivolto verso Brown; prestazione tutto sommato deludente quella di Jackson, che però durante le battute iniziali della partita è riuscito a sfondare il muro delle 1000 yards di corsa: il record di Vick dista solamente 23 yards ed a questo punto è lecito pensare che sarà in grado di batterlo fra pochi giorni contro i Jets.

Altro scivolone per i New England Patriots, che a causa di un attacco asettico crollano davanti al proprio pubblico contro Kansas City: il 23 a 16 finale è diretta conseguenza di un secondo quarto da 17 punti dei Chiefs durante il quale da 3 a 7 sono passati a condurre 20 a 7. La seconda metà di gioco si è aperta con un piazzato di Butker, gli ultimi punti della giornata di KC in quanto da quel momento è salita in cattedra la difesa – e special teams – dei Patriots: prima un punt bloccato ha regalato a New England l’opportunità di mettere a segno un veloce touchdown – realizzato da Bolden -, poi un fumble di Kelce ha stroncato un promettente drive di KC che avrebbe potuto portare a punti, anche se c’è da dire che un frettoloso fischio arbitrale è costato ai Patriots l’opportunità di guadagnare preziose yards, o addirittura mettere a segno un touchdown, su fumble return. Questo episodio, a posteriori, si è rivelato essere alquanto decisivo poiché New England dal seguente drive è stata in grado di ricavare solamente tre punti; una terna di punt ha preceduto il drive della disperazione di New England: dopo che Brady è stato capace di convertire un 4&6 correndo per 17 yards, il reparto offensivo dei Pats si è definitivamente inceppato nel momento decisivo e su 4&3 TB12 non è stato in grado di connettere con il fidato Edelman.
Sconfitta pesante questa per i Patriots, anche se più che il risultato a preoccupare è ovviamente lo stato di forma dell’attacco: la desolante carenza di potenza di fuoco fra i ricevitori sta permettendo alle difese avversarie di raddoppiare sistematicamente Edelman, togliendo così a Brady l’unica arma affidabile. Continua invece il buon momento dei Chiefs, che con questa vittoria si sono assicurati il titolo divisionale per il quarto anno consecutivo: con dei Patriots così, però, sognare il secondo seed AFC comincia ad aver senso.

Occupiamoci velocemente dei testa a testa meno combattuti della settimana.
In una partita che pecca degli attributi fondamentali per essere definita tale – primo fra tutti la competitività – Los Angeles ha demolito ciò che rimane dei Jacksonville Jaguars abbattendoli 45 a 10: senza dubbio il protagonista assoluto della giornata è stato Austin Ekeler che tramite dodici miseri tocchi è riuscito a raccogliere 213 yards totali sfondando il muro delle cento yards sia via terra che via aria. Lasciatemi dedicare una riga a Philip Rivers: nel giorno del suo trentottesimo compleanno il numero 17 è stato finalmente in grado di evitare ogni tipo di errore lanciando ben tre touchdown in quella che per efficienza ed efficacia possiamo tranquillamente definire la miglior partita del suo difficile anno.
Dati per morti fino a qualche mese fa, i Tennessee Titans al momento non sembrano in grado di perdere: grazie ad un’altra prestazione monstre del duo Tannehill-Henry, Tennessee ha agevolmente battuto i non più molto pimpanti Oakland Raiders 42 a 21. A seguito di un’altra prestazione incredibilmente efficiente ed esplosiva, Tannehill ha lanciato ben 391 yards e tre touchdown sbagliando solamente sei miseri passaggi: con un Henry in grado di guadagnare 100 yards ad occhi chiusi ed un corpo ricevitori tanto sconosciuto quanto esplosivo, Tennessee al momento sembra essere in grado di vincere contro chiunque e con ancora due scontri con Houston in programma può seriamente cominciare a fare qualche pensierino sul titolo divisionale.

Nonostante il licenziamento di Rivera prosegue il momento no di Carolina, ieri battuta senza alcuna difficoltà dagli Atlanta Falcons: il 40 a 20 finale riesce, in qualche modo, a non rendere giustizia all’autentico dominio messo in scena dai Falcons che non hanno avuto alcun problema ad annullare per lunghi tratti dell’incontro il reparto offensivo di Carolina. Siamo sicuri che affidare le chiavi della franchigia a Kyle Allen sia una buona idea?
In un altro incontro dal punteggio truffaldino, Denver ha clamorosamente impartito una lezione a degli Houston Texans ancora palesemente con la testa a quanto successo domenica scorsa: grazie ad una prima metà di gioco terminata 31 a 3, Denver si è portata a casa un impronosticabile 38 a 24. Il punteggio finale è stato reso meno amaro da una seconda meta di gioco da tre touchdown di Deshaun Watson, anche se ieri a fare la voce grossa ci ha pensato Lock che a suon di big play ha umiliato la difesa dei Texans raccogliendo 309 yards e tre touchdown… e la seconda vittoria in altrettante partite da titolare giocate in carriera!

Tornano al successo i Cleveland Browns, che soffrendo sicuramente più del dovuto hanno avuto la meglio sul cuore dei Cincinnati Bengals: il 27 a 19 finale è arrivato con troppi patemi d’animo e, soprattutto, a seguito di un’altra prova gravemente insufficiente di Baker Mayfield, lontano parente dell’elettrizzante rookie visto lo scorso anno. Menzione d’onore per Joe Mixon: nonostante la sconfitta il running back di Cincy è stato comunque capace di racimolare 186 yards ed un touchdown.
Vincono, si prendono il secondo seed della NFC, ma non convincono: sto parlando dei Green Bay Packers, vittoriosi 20 a 15 sui Washington Redskins anche se… devo seriamente esplicare i miei sentimenti a seguito di una vittoria così di misura su una squadra così debole? Nell’ultimo mese, molto semplicemente, Green Bay non ha dato mai l’impressione di essere ai livelli di 49ers, Saints o Seahawks ed a sole tre settimane dall’inizio della postseason ciò è molto inquietante, anche se al momento si trovano in possesso del secondo seed della NFC!
Compitino, e vittoria, dei Minnesota Vikings che contro i Lions di Blough si limitano ad annullare offensivamente gli avversari: il 20 a 7 finale è arrivato a seguito di una prestazione sensazionale del reparto difensivo in grado di accumulare cinque sacks e due intercetti guidato da un Hunter in forma strepitosa.
Vincono – a mio avviso immeritatamente – di misura i New York Jets, passati all’ultimo secondo grazie ad un piazzato di Ficken: il 22 a 21 finale ci narra di una partita estremamente chiusa che, molto probabilmente, passerà alla storia come la giornata di Jason Sanders, kicker di Miami la cui firma è reperibile a fianco di ognuno dei ventuno punti messi a segno dai Dolphins grazie ai sette piazzati – su otto tentati – realizzati che però, come potreste ribattermi, non sono bastati per assicurarsi la vittoria finale.

Nonostante Jameis Winston sarà sempre Jameis Winston, ovvero la definizione vivente di turnover, Tampa Bay è riuscita a portarsi a casa il sesto successo stagionale – terzo consecutivo – imponendosi 38 a 35 su degli irriconoscibili ed ufficialmente decaduti Colts: malgrado i tre intercetti del problematico quarterback – fra cui una pick six di Leonard – e l’infortunio di Mike Evans, Tampa Bay è riuscita a mettere a segno diciassette punti consecutivi trasformando un rassicurante 35 a 21 Colts in un sorprendente 38 a 35 Buccaneers. Sono consapevole di averlo detto a più riprese, ma non mi interessa: con un po’ più di fortuna – e qualche decisione più ponderata di Winston – Tampa Bay sarebbe senza ombra di dubbio una squadra da playoff ed il lavoro fatto da Arians è sicuramente encomiabile, benché non sia riuscito ad “aggiustare” Winston.

Vincono, come solamente loro sono in grado, i Pittsburgh Steelers: grazie ad un’abbondante dose di difesa e special team, Pittsburgh porta a casa l’ottavo successo stagionale battendo 23 a 17 gli Arizona Cardinals. Nonostante un reparto offensivo che deve sudarsi ogni misera yards, Pittsburgh è riuscita ad avere la meglio su Murray ed i Cardinals grazie ad un punt return di Johnson, cinque sacks e tre intercetti della difesa e tre piazzati di Boswell. Non saranno belli da vedere, ma quanto fatto quest’anno dai ragazzi di Tomlin merita sicuramente di essere ricordato e celebrato: poche squadre costrette a schierare il terzo quarterback sono in grado di presentarsi a metà dicembre ancora pienamente in lotta per i playoff e di vincere così consistentemente.
Chiudiamo il nostro ricco viaggio con il sorprendente successo dei Rams su degli irriconoscibili Seahawks: nella partita in cui le quotazioni di Wilson come MVP sono probabilmente crollate a scapito di quelle di Jackson, il reparto difensivo di Los Angeles è stato in grado di annullare quasi completamente il numero 3 e soci costringendoli a due miseri piazzati. A tenere in vita Seattle ci ha pensato una pick six di Quandre Diggs, ma grazie ad un paio di touchdown messi a segno da Woods e Kupp nel secondo quarto L.A. è riuscita a costruirsi un rassicurante vantaggio che non è mai stato messo realmente in discussione. 28 a 12 il punteggio finale e signori, attenzione, Los Angeles è ancora viva!

Post By Mattia Righetti (472 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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9 thoughts on “Il riassunto della quattordicesima domenica del 2019 NFL: la miglior domenica dell’anno?

  1. Nonostante gli avversari limitino lamar jack , baltimore vince….credo sia piu forte di quanto si creda.. o cmq vive un momento di forma strepitoso… certo l innesto di peters ha cambiato nn poco la difesa

  2. Nessuno dubita della bravura del RB1 di Baltimore, nè del suo coaching staff. Diciamo solo che non dureranno granchè, alla lunga (Wilson già al secondo anno si è dato una salutare calmata, i Seahaws corrono appena possono come i Ravens ma non per forza col QB), su questo spartito. Certo, per quest’anno può ancora funzionare (anche se vedo già un paio di squadre hanno preso le misure…

    Piuttosto, tutti a menarla con Garoppolo qui, Garoppolo là… non sarà il massimo (come Tannehill) però sta facendo quello che deve più che bene e la squadra vola: cosa vogliono di più i critici non si capisce.
    A tale proposito, miglior squadra del mese sono i Titans, e migliorano di settimana in settimana: pericolosissimi ai playoff. Steelers sorprendenti ma senza QB è dura.
    Vedo male i Saints: manca sempre qualcosa per chiudere il cerchio (stavolta l’errore di non perdere tempo sul finale e troppi trick-play telefonati: lo sa pure mia nonna che con Tysom Hill in campo ci scappa la corsetta).

    • Sean Payton sa di averla persa con qualche chiamata decisamente scontata, ma ritengo i Saints la squadra più completa dell’intera NFL, IMHO faranno tesoro degli errori per cui li ritengo ancora favoriti per il SB.
      Seahawks decisamente ridimensionati, come sottolineava Mattia, in una L prevedibile ma non per punteggio e gioco espressi.
      Per il resto più che d’accordo con te.

  3. Ciao Mattia, leggo sempre con piacere i tuoi articoli, fatti molto bene stilisticamente e tecnicamente. Però noto una tua avversione verso i Redskins nei tuoi commenti, come mai?? Sei per caso tifoso di Dallas??? 😂😂
    Grazie e buona giornata
    Silvano

    • Assolutamente no!
      La mia avversione verso i Redskins è in realtà un’avversione ben mirata contro il front office più incompetente dell’intero mondo sportivo americano.

  4. Odio i Patriots e in generale hanno giocato di m.. domenica, ma la sequenza di errori arbitrali a loro sfavore è stata imbarazzante

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