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Il freddo è arrivato e, secondo tradizione, il calo delle nostre temperature coincide quasi sempre con un folle aumento di quella del nostro campionato preferito: dicembre sta marciando in nostra direzione e, dopo undici domeniche, abbiamo già assistito al primo decesso della stagione. Di cosa sto parlando? I Cincinnati Bengals, precipitati sullo 0-10, sono il primo team ad essere matematicamente eliminato dai playoff: questa è l’eliminazione più precoce dalla corsa alla postseason dal lontano 2002, anno in cui sempre i Bengals videro le loro speranze evaporare altrettanto precocemente.
L’anno dopo, però, selezionarono Carson Palmer e nonostante la tragicomica inettitudine una volta arrivato gennaio, perlomeno in regular season qualche soddisfazione sono stati in grado di togliersela.
Comunque, vediamo un po’ cos’è successo in quest’ultima domenica di football.

L’abbiamo attesa, l’abbiamo hypata e vi abbiamo fornito un contesto per permettervi di apprezzare al meglio i sessanta minuti di gioco che ci attendevano: ci aspettavamo punti, moltissimi punti, ci spellavamo le mani di fronte alla battaglia a distanza fra Watson e Jackson e… niente, i Ravens hanno costretto i Texans a deludere le nostre aspettative annientandoli con un eloquente 41 a 7. Dopo un primo quarto costellato da occasioni fallite – due quarti down non convertiti ed un piazzato di Tucker sbagliato – Jackson ha scagliato la prima pietra pescando il poco usato Seth Roberts in end zone per i primi punti della giornata, bissati poco dopo grazie ad un touchdown ricevuto dal solito Andrews: un piazzato fallito da Fairbairn ha mandato le squadre in spogliatoio sul 14 a 0 ed una volta iniziata la seconda frazione di gioco Baltimore non ha perso tempo a portarsi sopra di tre possessi grazie ad un touchdown su ricezione di Mark Ingram. Un paio di piazzati ed il secondo touchdown su ricezione dell’ex Saints hanno catapultato i Ravens sul 34 a 0 ed un botta e risposta fra Hyde e Edwards – il primo ha pescato dal cilindro una corsa da touchdown lunga 41 yards, il secondo invece da 63 – ha fissato il punteggio sul 41 a 7 finale: peggior prestazione della carriera per Deshaun Watson che costantemente sotto pressione ha permesso al pass rush di Baltimore di vivere una rara giornata di gloria grazie ai sette sacks totali che hanno consistentemente sabotato i drive dei Texans. Prestazione ancora una volta magnifica da parte di Jackson che dopo un inizio con il freno a mano tirato ha imbarazzato, come suo solito, la difesa dei Texans grazie oltre che alle già note gambe pure ad un braccio in costante miglioramento: dopo aver battuto nell’ultimo mese Wilson, Brady e Watson è piuttosto chiaro che accostarlo all’MVP non è una reazione eccessiva, anzi.

Nonostante la mancanza del proprio leader Stafford, i Detroit Lions hanno dato tutto quello che avevano ai Dallas Cowboys: il 35 a 27 finale evidenzia immediatamente la bontà della partita di un Jeff Driskel che si sta comportando infinitamente meglio di quanto credessimo. Nonostante un Prescott assolutamente eccezionale – 444 yards e tre touchdown senza alcun turnover – Dallas non è mai riuscita ad abbozzare una fuga seria soprattutto perché Detroit è riuscita a bloccare eccellentemente il gioco di corse, fondamentale per sostenere drive longevi e fruttuosi: a deciderla, ad otto minuti dal termine, è stato Zeke Elliott che dopo una spettacolare ricezione ad una mano è riuscito a trovare la strada per i sei punti ed a portare i suoi sopra di due possessi. Il touchdown di Marvin Jones è servito solamente ad illudere Detroit, in quanto la loro ultima opportunità è poco dopo deceduta in maniera decisamente poco spettacolare con un non congeniale punt.
Viste le circostanze, la vittoria dei Minnesota Vikings sui Denver Broncos doveva essere poco più che una formalità: a seguito di una folle rimonta, invece, Minnesota è riuscita ad imporsi per il rotto della cuffia su dei buonissimi Broncos vincendo 27 a 23. Una prima metà di partita dei Vikings da cinque punt e due fumble ha permesso a Denver di volare, fra lo stupore generale, sul 20 a 0 grazie ad un paio di touchdown firmati dagli istrionici Fumagalli e Janovich; iniziata la seconda metà, però, Minnesota ha subito messo in evidenza la volontà di rettificare lo scempio andato in scena poco prima: touchdown Irv Smith, field goal Denver, touchdown Cook, punt, touchdown Diggs, piazzato sbagliato e touchdown Rudolph. Finalmente sopra, tutto ciò di cui i ragazzi di coach Zimmer avevano bisogno era un ultimo stop difensivo, ma Brandon Allen non era della stessa opinione: dopo aver convertito due quarti down, il giovane quarterback dei Broncos ha condotto i compagni in red zone, portandoli a sole quattro iarde da una folle vittoria, ma sciaguratamente per la sua autostima i tre tentativi che ha avuto a disposizione sono stati magistralmente difesi dalla secondaria dei Vikings. Era dal lontano 2014 che una squadra non usciva vincitrice da una partita nella quale si è trovata sotto di almeno 20 punti alla pausa lunga: in ben 97 occasioni consecutive, infatti, tale vantaggio è sempre coinciso con la vittoria finale.

Continua la cavalcata playoff degli Oakland Raiders che, forse soffrendo un po’ troppo, si sono imposti 17 a 10 sui Bengals del rookie Finley: a guidare Oakland alla vittoria, come spesso, ci ha pensato il sensazionale Josh Jacobs che 124 yards totali ha aggiunto un altro eccellente capitolo allo splendido libro che è la sua stagione. Sugli scudi pure un reparto difensivo che sfruttando alla perfezione la poca esperienza del quarterback avversario lo ha costretto ad un passer rating di 39.0, ovverosia lo stesso che si registrerebbe scagliando senza troppi indugi il pallone fuori dal campo in ogni singola occasione.
Dopo essersi affacciati al bye week sull’1-7 e con la certezza di aver gettato alle ortiche pure questa stagione, coach Quinn ha rimescolato le carte modificando il proprio staff tecnico: tale mossa ha prima portato i Falcons ad imporsi sui Saints a New Orleans e poi, ieri, ad annullare completamente i Panthers a Charlotte annientandoli 29 a 3. A permettere questo risultato ci ha evidentemente pensato il reparto difensivo, autore di una prestazione sensazionale che ha fatto vivere a Kyle Allen uno dei peggiori pomeriggi della propria vita: oltre ad essere stato vittima di sack in ben cinque occasioni, il nuovo “franchise quarterback” dei Panthers ha sparacchiato quattro terribili intercetti. Non saprei dirvi se Atlanta abbia ancora motivi per sperare nei playoff, ma a questo punto domandarsi cosa sia successo è più che lecito: questa resurrezione non poteva accadere un mesetto fa?
Torna Foles, torna pure Brissett e per metà partita ciò è abbondantemente evidente: nella seconda metà, però, Indianapolis ha preso il largo ed è tornata alla vittoria grazie ad un ottimo 33 a 13 a spese dei Jacksonville Jaguars. Dopo essersi scrollato di dosso l’inevitabile ruggine, Brissett ha messo insieme il numero di giocate necessario per permettere ai suoi di aver successo e, coadiuvato da un running game in grado di guadagnare 264 yards, ha beatamente controllato il ritmo della partita guardando i solitamente “terreni” Jaguars lanciare la bellezza di 47 volte a fronte di soli 9 tentativi di corsa: difficile che questi Jaguars vincano così.
Settima vittoria stagionale per i Buffalo Bills che dopo lo scivolone della scorsa settimana contro Cleveland riassaporano la vittoria grazie ad un netto 37 a 20 sui Miami Dolphins; buonissima prestazione quella di Josh Allen che, evitando di lanciare un intercetto per la quinta partita consecutiva, ha messo insieme quella che credo sia la miglior partita della propria carriera anche grazie ad un John Brown semplicemente sensazionale: l’ex Cardinals e Ravens ha infatti ricevuto nove palloni per 137 yards e due touchdown, confermandosi come una delle migliori acquisizioni della scorsa offseason.

Vi ricordate Super Bowl LII? Vi ricordate la nostra “rabbia” dinanzi ad una prestazione così imbarazzante dei reparti difensivi? La rivincita si è rivelata essere l’esatto – o quasi – contrario di quanto accaduto ormai un paio d’anni fa: in una partita dominata da punter, difese e noia i New England Patriots hanno razziato Philadelphia portandosi a casa un prezioso 17 a 10. Poco da dire su una partita nella quale solamente 8 dei 29 terzi down giocati sono stati convertiti: il touchdown decisivo è arrivato all’inizio della terza frazione di gioco quando sotto 10 a 9 McDaniels ha deciso di rispolverare il quarterback delle emergenze, Julian Edelman che analogamente a quanto fatto contro Baltimore un lustro fa, ha ricordato al mondo quale fosse la sua professione originaria pescando Phillip Dorsett libero in end zone per il touchdown – seguito da una conversione da due punti –  che ha fissato il punteggio sul 17 a 10 finale.
Sette giorni dopo aver perso un’apparentemente inspiegabile scontro divisionale con Atlanta, New Orleans ha ritrovato la retta via regolando 34 a 17 i disgraziati Tampa Bay Buccaneers: in una partita più chiusa di quanto possa suggerire il punteggio finale, a far la differenza – come spesso nella storia recente dei Buccaneers – ci hanno pensato i quattro intercetti di Jameis Winston, di cui due arrivati con i Bucs sotto solamente di dieci punti con ancora diverso tempo sul cronometro. Buonissima prestazione da parte di Brees che nonostante le “sole” 228 iarde aeree ha trovato i sei punti in ben sei occasioni.
Poco da dire sull’altro 34 a 17 della giornata, quello con cui i Jets hanno abbattuto i Redskins: la buona notizia è che Washington sia riuscita a fermare la striscia di quarti consecutivi senza un touchdown a sedici nel momento in cui Haskins ha connesso con Guice per uno screen portato poi in end zone che verrà pure ricordato come il primo touchdown della carriera dell’ex Ohio State. Ottima prestazione di Darnold che con i quattro touchdown lanciati ha stabilito un nuovo career high.

Ritrovano la vittoria i San Francisco 49ers imponendosi 36 a 26 su dei commoventi Arizona Cardinals: non lasciatevi trarre in inganno dal punteggio finale, questa partita è stata molto più incerta di quanto possano suggerire i dieci punti di scarto, in quanto San Francisco ad un certo punto si è trovata sotto 16 a 0. Dopo aver pazientemente rimontato grazie ad un Garoppolo ancora una volta letale contro Arizona, San Francisco si è trovata nuovamente costretta a rincorrere quando Kyler Murray ha portato personalmente l’ovale in end zone per il touchdown del 26 a 23; quello che doveva essere un drive il cui fine ultimo era mettere McLaughlin in condizione di portare la contesa ai supplementari grazie ad un piazzato più agevole possibile, si è improvvisamente trasformato nel drive della vittoria grazie ad un touchdown su ricezione del running back Jeff Wilson Jr.: il touchdown che ha fissato il punteggio sul 36 a 26 è arrivato a seguito di un fumble sui lateral pass con cui Arizona stava disperatamente cercando il miracolo.
Chiudiamo con la vittoria dei Los Angeles Rams nel Sunday Night Football: contro dei “stranamente” mogi Bears, Goff e compagni ritrovano la W grazie ad un poco spettacolare 17 a 7. Viste le evidenti difficoltà di Jared Goff, coach McVay ha deciso di tornare alle basi ed affidarsi al buon Todd Gurley e posso tranquillamente affermare che l’investimento abbia ripagato in pieno: nonostante le 3.9 yards a portata Gurley è riuscito a togliere responsabilità al proprio quarterback ed a trovare la end zone per i sei punti, oltre che a bruciare il cronometro. Prestazione ancora una volta tragica quella di Mitch Trubisky, ad un certo punto relegato in panchina a causa di un possibile “infortunio” all’anca: certo, l’ex seconda scelta assoluta non è stata sicuramente aiutata dal proprio kicker in quanto pure ieri Piñeiro ha fallito un paio di piazzati, però ci si aspetterebbe qualcosa in più di 190 yards a su 43 passaggi tentati. Giusto per dare un contesto al tutto, le 4.4 yards per lancio tentato rappresentano un dato inferiore alle 4.8 guadagnate da Dalvin Cook per portata: poco incoraggiante.
Ora la situazione si fa veramente complicata per i Bears che sul 4-6 non sembrano aver i mezzi per pensare ad una rimonta su Packers e Vikings: e pensare che in preseason c’era chi parlava di Bears da Super Bowl e Trubisky MVP!

Post By Mattia Righetti (470 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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