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Ammetto che sta iniziando ad essere difficile trovare modi per enfatizzare quanto sorprendenti certi risultati si stiano rivelando essere: questa domenica ha ribadito – come se ce ne fosse veramente bisogno – il fatto che quest’anno nessuna partita sia decisa a priori e ciò, oltre che metterci davanti a trite e ritrite massime su quanto la vita sia imprevedibile, ci testimonia la presenza di un equilibrio che dopo un mese e mezzo ci sta rendendo veramente impossibile capire quali squadra siano for real e quali no.
Intanto, senza dilungarmi eccessivamente in introduzioni fini a sé stesse, vediamo insieme cosa ci ha regalato questa fantastica domenica di football NFL.

La partita della settimana era chiaramente quella che vedeva contrapposti Deshaun Watson e Patrick Mahomes, due che fra non troppo tempo potrebbero essere visti come i volti della NFL: sorprendentemente, per la seconda domenica consecutiva, Kansas City è costretta a leccarsi le ferite dopo essere stata battuta 31 a 24 da degli ottimi Houston Texans. Un inizio fulminante dei Chiefs, permesso da un touchdown del rientrate Hill e del sempre affidabile Williams, li aveva catapultati sul 17 a 3 ancor prima della conclusione del primo quarto: da qui in avanti, però, Houston ha iniziato a muovere le catene con efficacia e concretezza costringendo Mahomes ad assistere impotente a bordocampo. Kansas City sopra di due possessi, dicevo: Watson a questo punto guida un’inesorabile marcia terminata in end zone con un touchdown su ricezione di Duke Johnson, bissato poco dopo da uno su corsa di Hyde arrivato successivamente ad un intercetto di Mahomes in end zone. Dopo un tentativo di piazzato fallito da Butker, Houston con ancora del tempo per tentare di aggiungere punti al proprio bottino ha visto tali speranze svanire a causa di un intercetto di Thornhill, solo che nello snap immediatamente successivo all’intercetto Mahomes ha perso il controllo dell’ovale, ovviamente recuperato da Houston, all’interno delle proprie cinque yards: fatto tesoro dell’errore precedente, Watson ha personalmente portato il pallone in end zone per il touchdown del 23 a 17. Mica male come prima metà di partita! La seconda frazione, estremamente meno spettacolare della prima, ha visto Houston dominare una competizione fondamentale per battere Kansas City, ovverosia quella del tempo di possesso: i quasi venticinque minuti – sui trenta disponibili – spesi in attacco da Houston hanno permesso a Mahomes di raccogliere solamente sette punti a cui Watson ha risposto con otto tramite il secondo rushing touchdown della sua giornata ed una conversione da due punti portata a buon fine da Hopkins. Sopra 31 a 24, Houston è riuscita a bruciare tutti e cinque i minuti rimasti decidendo di provare di convertire un decisivo 4&3 piuttosto che affidarsi al proprio kicker: vittoria monumentale questa per i Texans che anche grazie al bye week dei Colts conquistano la vetta solitaria della AFC South portandosi sullo stesso 4-2 a cui hanno condannato i Chiefs.

Quarto urrà della stagione pure per i Baltimore Ravens che grazie ad uno storico Jackson sono riusciti ad imporsi 23 a 17 su dei Bengals in grado di trovare i sette punti sul kickoff di inizio partita: da quel momento in poi Jackson si è preso la luce di ogni singolo riflettore diventando il primo quarterback nell’era Super Bowl a concludere una partita di regular season con più di 200 passing yards e 150 rushing yards. La sveglia per Cincy è suonata troppo tardi pure questa settimana, in quanto con meno di due minuti rimasti Dalton è riuscito a riportare i suoi sotto di un possesso con un rushing touchdown reso però inutile dal seguente insuccesso sul tentativo di onside kick.
Vincono, convincono e ripeto, vincono: sto ovviamente parlando dei Carolina Panthers, corsari in territorio londinese a scapito dei Tampa Bay Buccaneers battuti 37 a 26. In una partita nella quale l’ottimo lavoro del front seven dei Bucs è riuscito ad parzialmente ad annullare un CMC  – 57  yards totali – comunque in grado di aggiungere altri due touchdown al proprio bottino stagionale-, Carolina è stata scaltra nel capitalizzare gli errori di un pessimo Winston: l’ex prima scelta assoluta è stata vittima di sette sacks che aggiunti ai sette turnover di squadra spiegano piuttosto esaurientemente le cause di questa bruciante sconfitta. Sugli scudi il grande ex di giornata, Gerald McCoy, autore di 2.5 sacks, anche se ad impressionare maggiormente è la sorprendente consistenza di un Allen ancora una volta in grado di evitare qualsiasi genere di errore senza mai però risultare troppo conservativo. Volano i Panthers che sul 4-2 possono iniziare a coltivare serie ambizioni di postseason, anche se l’interrogativo è piuttosto semplice: una volta che Newton sarà nuovamente in grado di giocare, bisognerà riconsegnare a lui le redini del reparto offensivo?
Continuano a vincere pure i Saints che a seguito di una partita estremamente fisica ed equilibrata passano 13 a 6 su degli stoici Jaguars: come avrete facilmente intuito dal punteggio le difese hanno fatto la voce grossa per tutta la giornata e di fatto a New Orleans per portarla a casa è bastato un touchdown di Cook verso le battute finali del terzo quarto. Nulla da fare pure ieri per Minshew che contro una difesa scopertasi immensa non è mai stato in grado di far trovare un ritmo al proprio reparto.

Iniziamo questo paragrafo con l’esito della partita più attesa da ogni vero appassionato, iniziamo con il Tank Bowl: a termine di una partita tanto aperta quanto ricolma di incompetenza, Washington ha trovato il primo successo stagionale passando di misura, 17 a 16, sui Miami Dolphins. Un paio di touchdown dell’ottimo McLaurin – arrivati tramite 4 ricezioni per 100 yards – hanno permesso ai Redskins di portarsi su un 17 a 3 che sembrava garantir loro la vittoria fino all’entrata in scena di un Fitzpatrick – subentrato ad un purtroppo pessimo Rosen – che stava seriamente per condurre Miami all’impensabile: un touchdown di Ballage ha riportato i Dolphins sotto di un possesso, mentre uno su ricezione di Parker sotto solamente di una lunghezza con una manciata di secondi rimasti da giocare. Flores – giustamente a mio avviso – ha deciso di provare a vincerla senza passare dai supplementari ma il pallone della possibile conversione da due punti è scivolato mogiamente dalle mani di Drake, regalando così a Washington la più importante vittoria della loro stagione… suvvia, lasciatemi divertire!
Atteso da una partita che non poteva assolutamente pensare di perdere, Cousins con una prestazione magistrale ha guidato i suoi Vikings ad un comodo successo sui sempre pericolosi Eagles: il 38 a 20 finale è stato reso possibile da una prova da più di 300 yards e quattro touchdown dello spesso ingiustamente criticato ex-Redskins, capace di connettere tre volte con l’insoddisfatto Diggs – fra cui due perle da più di 50 yards – per i sei punti. Philadelphia dal canto suo dovrà riflettere su qualche decisione estremamente aggressiva di coach Pederson, anche se l’aggressività è il marchio di fabbrica di un allenatore che principalmente grazie a questo attributo è riuscito ad arrivare sul tetto del mondo.
Vittoria fondamentale per i Seahawks che sfruttando le imprecisioni di un irriconoscibile Mayfield sono passati 32 a 28 sui Cleveland Browns: l’inizio di matrice Browns – 20 a 6 all’inizio del secondo quarto – è stato annullato da una lenta ma inesorabile rimonta dei Seahawks, letali nel far pagare ai Browns ogni singolo errore come testimoniato dai 16 punti arrivati dopo un turnover dell’attacco guidato da Mayfield. Fantastico ancora una volta Wilson che con quasi 300 yards e tre touchdown totali sta rendendo la propria candidatura a MVP sempre più legittima: che sia questo l’anno buono?
Seconda vittoria consecutiva per i Broncos che a termine di una partita difficilmente apprezzabile sono riusciti a passare 16 a 0 su degli atroci Tennessee Titans: ciò che probabilmente ricorderemo di più di una partita in cui sono stati convertiti solamente 4 dei 28 terzi down giocati, è il panchinamento di Marcus Mariota, sostituito da Tannehill durante la seconda metà di gioco. A Denver per vincere sono bastati tre piazzati di McManus ed un touchdown del letale Lindsay, accompagnati da sette sacks da parte di un finalmente brillante pass rush.

Continua la caduta libera degli Atlanta Falcons, questa volta giustiziati di misura dagli Arizona Cardinals: un extra point sbagliato di Matt Bryant ha condannato i suoi a capitolare 34 a 33 una partita che ad un certo punto – con Arizona sopra 27 a 10 – sembrava abbondantemente chiusa. Come detto poc’anzi, Arizona sembrava essere scappata definitivamente, ma un Ryan da tre touchdown nella seconda metà di gioco ha gradualmente colmato il gap fino ad arrivare al 27 pari: a quel punto Arizona è riuscita a raccogliere altri sette punti grazie ad una magnifica ricezione in end zone del rinato David Johnson a cui Ryan ha prontamente risposto con il secondo touchdown su ricezione di Freeman. L’errore di Bryant, però, ha condannato Atlanta alla quinta sconfitta del loro già compromesso 2019: con una difesa del genere vincere rischia seriamente di diventare mera utopia. Attenzione ai Cardinals invece: questi ragazzi, qualora riuscissero a confermare la brillantezza vista ieri in red zone, non saranno un cliente facile per nessuno.
La sorpresa della giornata arriva sicuramente da New York: il rientro di Darnold coincide con la prima vittoria della stagione dei Jets, passati su degli irriconoscibili Cowboys 24 a 22. La partita di Dallas, immediatamente compromessa dall’uscita per infortunio di Cooper, inizia nel peggiore dei modi, in quanto New York ha chiuso la prima metà sul 21 a 6 grazie anche ad un fantastico touchdown da 92 yards di Anderson: nonostante possessi lunghi ed un ottimo Zeke Dallas è riuscita a trovare la end zone solamente a metà dell’ultimo periodo di gioco e sotto di due, con la partita in bilico, Prescott non è riuscito a completare la conversione da due – dopo essere entrato in end zone con le proprie gambe – condannando così i suoi compagni alla terza sconfitta consecutiva. La division non è particolarmente competitiva, certo, ma Dallas per centrare l’accesso ai playoff dovrà ritrovare immediatamente la retta via: fino a qualche settimana molti li vedevano come Super Bowl contender.

A proposito di sorprese, che dire del 24 a 17 con cui Pittsburgh ha regolato i Los Angeles Chargers? Ridotti a schierare il terzo quarterback – Devlin Hodges – gli Steelers si sono affidati al miglior Conner dell’anno e più in generale ad un running game che ha permesso loro di muovere le catene con buona efficacia: le 119 yards totali ed i due touchdown del running back hanno vanificato la doppietta del rientrante Henry, anche se come spesso accade con i Chargers coinvolti a costar loro la partita ci ha pensato una serie impressionante di errori fra cui due intercetti ed un fumble – riportato in end zone dal rookie Bush – di Rivers, ancora una volta decisamente irresponsabile con il pallone fra le mani.
Chiudiamo il nostro viaggio con l’ennesima vittoria dei San Francisco 49ers, questa volta passati su degli irriconoscibili Rams: il 20 a 7 finale non rende minimamente l’idea di quanto San Francisco abbia dominato la contesa. Volete numeri? A voi: l’attacco dei ‘Niners è rimasto in campo quasi 39 minuti, raccogliendo più del doppio delle yards guadagnate dal reparto offensivo dei Rams – 331 a 157 – capace di terminare con un patetico 0 su 9 su terzo down seguito da un ancor più ridicolo 0 su 4 su quarto down! A condurre San Francisco alla vittoria, come avrete facilmente evinto, ci ha pensato ancora una volta un reparto difensivo trainato da quello che a mio avviso è il miglior front seven della lega: Goff, autore della peggior prestazione della propria carriera, si è trovato costretto a fronteggiare una soffocante pressione che lo ha obbligato ad affidarsi a passaggi esclusivamente corti sparacchiati con desolante imprecisione. Nonostante l’attacco non abbia fatto faville, San Francisco si è dimostrata squadra vera mettendo a segno giocate nei momenti più caldi e, sul 5-0, è arrivata l’ora di prenderli sul serio ed inserirli fra le vere e proprie contender di una NFC che non sembra aver ancora un padrone: che siano loro?

Post By Mattia Righetti (476 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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One thought on “Il riassunto della sesta domenica del 2019 NFL: la normalità dell’anormalità

  1. Stavamo dicendo…

    Brady, Brees, Wilson, Rodgers e chi cazz volete (Mahomes e Watson hanno tanta pasta da mangiare ancora), ma ai playoff ci arrivano (e vincono) le difese.

    Newton è il caso si trovi un altro posto di lavoro… per esempio ai Broncos, tanto Flacco ha fatto un anno buono in vita sua ed è stato già tanto.

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