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Ammetto che vedere all’opera questa truppa di quarterback sotto i ventisei anni d’età mi fa sentire piuttosto male con me stesso: ben venti dei trentadue signal caller partiti titolari questa domenica infatti devono ancora festeggiare il ventiseiesimo compleanno e nonostante sia ben consapevole che in alcuni casi tale scelta sia stata figlia di necessità più che della volontà dell’allenatore, ciò mi impressiona poiché stiamo comunque parlando del record assoluto nell’era Super Bowl.
Gioventù in NFL fa spesso – non sempre – rima con errore, perciò immergiamoci immediatamente in quanto accaduto sul campo e vediamo come si sono comportati.

Anche se siamo in Italia, New York è sempre New York e non partire da quanto fatto dall’attesissimo Daniel Jones non sarebbe giusto: in una partita incredibile la sesta scelta assoluta ha trascinato i suoi ad un successo clamoroso in rimonta contro i Tampa Bay Buccaneers, battuti 32 a 31.
Il primo tempo era iniziato sotto i peggiori auspici, in quanto a seguito di una tripletta di touchdown del ritrovato Mike Evans è arrivata la notizia che ha gelato il sangue nelle vene di ogni vero appassionato, ovvero l’infortunio alla caviglia patito da Saquon Barkley: rimontare diciotto punti contro una squadra capace di muovere le catene a proprio piacimento senza poter contare sul proprio miglior giocatore sembrava un’impresa insormontabile per Jones ed i Giants, quel genere d’impresa che se portata a termine però lascerebbe nel cuore dei tifosi un ricordo indelebile. Si riparte e pronti-via, il primo snap della seconda metà si conclude in end zone grazie ad una cavalcata di 75 yards dell’ottimo Engram, che oltre che a riaprire la partita regala pure il primo passing touchdown al giovane quarterback: la seguente conversione da due punti riporta NY sotto solamente di dieci e, dopo un punt di Tampa Bay, Jones dimostra di averci preso gusto pescando Sterling Shepard in end zone per il secondo touchdown consecutivo, quello del meno tre. Dopo un interminabile scambio di punt e qualche turnover, un piazzato di Gay riporta i suoi sopra di sei: un ulteriore scambio di punt precede il secondo rushing touchdown della giornata di Jones, arrivato su 4&5 con la partita in bilico. Sopra di uno con poco più di un minuto rimasto sul cronometro tutto ciò che serve a New York è non permettere ai Bucs di portarsi in zona field goal, ma l’ennesima big play di Evans catapulta i ragazzi di Arians in red zone, dando a Gay l’occasione di rubare ai Giants una vittoria che sembrava impensabile fino ad un’ora prima: Gay, dopo aver centrato tutti e quattro i piazzati tentati, sbaglia clamorosamente il field goal dalla vittoria da 34 yards e come per magia ecco la prima doppiavù in carriera di Jones. Ottimo l’esordio del rookie che nonostante qualche inevitabile errore – leggasi fumble – ha mostrato invidiabile calma nella tasca rimanendo sempre lucido e razionale: ciò che ha permesso a New York di vincere, però, è la sua mobilità, fattore totalmente trascurabile con Manning under center, in quanto le sue gambe oltre ad aver allungato parecchi drive gli hanno pure permesso di farsi due viaggi – rivelatisi poi decisivi – in end zone.

Niente da fare per Baltimore e Jackson, la legge di Mahomes ha mietuto un’altra vittima: Kansas City passa 33 a 28 contro dei Ravens mai veramente in partita se non prima delle battute finali. Contro una difesa universalmente considerata buona, Mahomes si è dimostrato ancora una volta in grado di fare assolutamente ciò che più gli aggrada lanciando per 374 yards e tre touchdown: Jackson, al contrario, non è stato particolarmente brillante con il proprio braccio, anche se il potente running game di Baltimore, capitanato da un Ingram in grado di trovare la end zone in tre occasioni, ha tenuto a galla l’intero reparto per tutta la contesa. Apprezzabile la quasi-rimonta di Baltimore, ma con la partita on the line Mahomes è stato in grado di convertire un terzo down rivelatosi poi decisivo: battere Kansas City, al momento, non sembra possibile.
Pregevole vittoria pure dei Buffalo Bills, passati non senza qualche problema sui Cincinnati Bengals 21 a 17; dopo un ottimo inizio culminato in un vantaggio di quattordici punti, l’attacco di Buffalo si spegne clamorosamente permettendo ai tentennanti Bengals di tornare in partita grazie e di mettere il naso avanti grazie a diciassette punti consecutivi: Allen e compagni, però, sono stati in grado di mettere insieme un drive vincente al momento giusto conclusosi con i sei punti arrivati grazie al sempre affidabile Frank Gore. Nulla da fare per i Bengals, precipitati su uno 0-3 che lascia poco all’immaginazione: dall’altra parte invece Buffalo è ancora imbattuta e sognare i playoff a questo punto è più che lecito.
Continua l’agonia dei Dolphins, annientati da dei non eccessivamente brillanti Dallas Cowboys 31 a 6: a dirla tutta la partita è stata più aperta di quanto il punteggio finale possa suggerire, ma a questo punto è chiaro, il roster di Miami non è in grado di tenerli in partita per tutti i sessanta minuti. Dominante la prestazione di Cooper, autore di due pregevolissimi touchdown.

Punteggio assolutamente bugiardo quello di Patriots contro Jets, in quanto il 30 a 14 finale è viziato da un paio di clamorosi svarioni dei ragazzi di Belichick: dopo essersi portati sopra 30 a 0 hanno prima commesso fumble su un punt recuperato in end zone per sette punti e poi, con il rookie Stidham under center, ne hanno concessi altri sette tramite pick six. Nulla da fare per Luke Falk, la difesa dei Patriots si è dimostrata essere semplicemente troppo per lui ed il reparto offensivo dei Jets.
Ancora imbattuti pure i Green Bay Packers, passati 27 a 16 contro degli ostici Denver Broncos: a permettere a Green Bay di uscire vincitrice dalla contesa ci ha pensato ancora una volta il reparto difensivo, assolutamente soffocante e costantemente in grado di vanificare ogni tentativo di gloria di Flacco e compagni. Ancora una volta partita “normale” di Rodgers, capace di mettere insieme solamente 235 yards ed un touchdown: il fatto che Green Bay quest’anno sia in grado di vincere senza affidarsi solo ed esclusivamente ai suoi miracoli è forse tutto ciò che ogni tifoso dei Packers sognava prima dell’inizio della stagione.
Buona vittoria quella dei Vikings che si sono scrollati di dosso i Raiders imponendosi 34 a 14: sensazionale anche ieri Dalvin Cook che con le sue 143 yards totali – ed un touchdown – ha permesso ancora una volta a Cousins di fare il minimo indispensabile, limitando così i possibili errori, per portare a casa un’altra preziosa vittoria.
Si portano sul 3-0, seppur soffrendo, i San Francisco 49ers, vittoriosi 24 a 20 su degli Steelers a lungo totalmente incapaci di muovere le catene: a tenere la partita aperta ci ha pensato senza dubbio l’autolesionismo dei ‘Niners, capaci di chiudere con un turnover quattro dei loro primi cinque drive della partita. A decidere la partita ci ha pensato Jimmy G che con poco più di un minuto rimasto sul cronometro ha pescato Pettis libero per il touchdown della vittoria: lecito affermare che vincere con tutti questi turnover non sarà possibile ogni settimana, pertanto Shanahan dovrà trovare un modo per disciplinare un reparto offensivo troppo spesso autore di inquietanti giri a vuoto.

No Brees no… problem? Guidati da un Kamara in giornata di grazie e da un Bridgewater in grado di evitare qualsiasi tipo di errore, New Orleans ha sorprendentemente portato a casa una preziosissima vittoria a Seattle vincendo 33 a 27. Inutile la doppia-doppietta – due touchdown di lancio e due di lancio – di Russell Wilson, il 33 a 14 con cui New Orleans si è affacciata agli ultimi cinque minuti di gioco si è rivelato essere un gap incolmabile anche per i Seahawks, sorpresi dall’efficacia di un Bridgewater in grado di gestire sempre al meglio la situazione: con uno splendido Kamara da 161 yards totali e due touchdown è possibile vincere contro qualsiasi avversaria ed indubbiamente New Orleans esce da Seattle con una consapevolezza nei propri mezzi ed autostima che potrebbe permettere loro di sopravvivere all’assenza del proprio leader Brees.
Semplicemente fantastici: Brissett, come se ce ne fosse ancora bisogno, ha dimostrato ancora una volta di poter tenere vive le speranze playoff dei suoi Colts conducendoli ad un prezioso 27 a 24 contro i Falcons. Come spesso Atlanta si sveglia troppo tardi e dopo aver concluso la prima metà sotto 20 a 3 è in grado di riaprire la contesa portandosi sul 27 a 24 Colts: con la partita in bilico, però, Brissett è stato in grado di muovere le catene quanto basta per permettere al cronometro di esaurirsi ed ai suoi Colts di portare a casa la seconda vittoria stagionale grazie alle sue 310 yards e ad un paio di touchdown.
Sorprendentemente imbattuti i Detroit Lions, capaci di capitalizzare le tantissime assenza di Philadelphia e di passare, analogamente ad Indianapolis, 27 a 24: Philadelphia ha sicuramente avuto la possibilità di vincere ma i due drive finali sono terminati con un turnover of downs che ha messo in evidenza ogni singola assenza nel reparto offensivo.

Prima vittoria dell’anno per i Panthers di Kyle Allen, passati a domicilio su dei Cardinals poco convincenti: il 38 a 20 finale è stato reso possibile da una prestazione mostruosa di Allen, capace di trovare la end zone in ben quattro occasioni distinte. Malino Kyler Murray, che nonostante i due touchdown messi a segno ha necessitato di ben 43 lanci per raccogliere la miseria di 173 yards che unite ad un paio di intercetti ci spiegano immediatamente le ragioni della sconfitta di Arizona.
Ottima vittoria quella degli Houston Texans sui Los Angeles Chargers: il 27 a 20 finale è stato reso possibile dall’ottima prestazione di un Deshaun Watson da 351 yards ed un tris di touchdown. Pure in quest’occasione i Chargers sono stati condannati dalla loro mancanza di concretezza, e giocare così contro un quarterback del calibro di Watson non è la migliore delle idee: nonostante una linea d’attacco mai troppo brillante Watson si è dimostrato ancora estremamente pericoloso quando costretto ad improvvisare e questa vittoria a fine stagione potrebbe fare seriamente la differenza.
Concludiamo con il successo dei Rams su degli scialbi Browns: a determinare il 20 a 13 finale ci ha pensato un clamoroso intercetto di Mayfield su 4&goal con la partita in bilico, anche se a dirla tutta la sua prestazione era definibile come deludente anche prima dell’intercetto, in quanto i troppi lanci mancati hanno compromesso un numero impressionante di drive. Prestazione deludente pure quella di Goff, ma un paio di touchdown ricevuti dal sempre ottimo Cooper Kupp sono stati sufficienti per vincere: ci si aspettava di più da entrambe le squadre.

Post By Mattia Righetti (473 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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3 thoughts on “Il riassunto della terza domenica del 2019 NFL: arriva l’onda verde

  1. Brutta, bruttissima prestazione dei “miei” Seahawks: se ti lasci sfuggire l’occasione di battere i Saints privi del suo mitico QB titolare e guidata da un Bridgewater che, come già ai tempi di Minnesota, non lancia il pallone x più di 10 yards, beh qualcosa non va. La cosa paradossale è che se uno dovesse leggere le statistiche finali penserebbe ad una netta vittoria di Seattle: running game dei Saints limitato a dovere, Thomas contenuto a poche decine di yards e meno di 200 yards di passaggio concesse a New Orleans. Il problema x Seattle è stato però un satanasso col numero 41 sulle spalle: Kamara si è rivelato “unstoppable” x la difesa ‘Hawks e, se è vero che il RB dei Saints è al momento 1 dei 3 migliori della NFL, non si può accettare la litania di tackles mancati dai vari giocatori di Seattle nelle corse o ricezioni del campione ieri sera in maglia bianca. La squadra di Carroll, che fa della competizione e della grinta in ogni snap un mantra e che non ha più in difesa il talento cristallino dei componenti della Legion of Boom, non può permettersi di prendersi pause durante la partita: il rischio è quello di concedere facili big plays agli avversari e costringere l’attacco a rincorrere di continuo.
    Qualche nota positiva:
    – Wilson continua a giocare alla grande e tra lanci e corse garantisce 4 TD (compreso il garbage time). Perché non sfruttarlo di più anche nei primi downs, invece di correre in continuazione e incappare nei fumbles di Carson??
    РLockett ̬ un diavolo di WR1!
    – mamma che manine fatate Dissly: e doveva solo bloccare..

    • Stai tranquillo che Seattle (la sua occasione di bis l’ha avuta contro i Patriots: QUELLO era un treno che non passerà più) non sarà mai più una contender con Carroll. Qualificazione ai PO mediamente facile, poi ciao.
      Succede a tutte le squadre che coprono d’oro un QB senza sistemare il resto dei reparti (vedi Baltimore che si sta rialzando adesso dopo 8 anni di Flacchite). Sfruttare di più Wilson significa accorciargli la carriera: con quello che costa ora non accadrà mai (salvo incidenti).
      A football per vincere basta fare 3 yarde a OGNI snap, non c’è bisogno di lanciare 400 yarde a partita se il resto funziona. New Orleans difatti l’ha vinta colla difesa.

  2. Segnalerei, per completezza, che sì il kicker di Tampa, prima dell’errore finale, aveva segnato tutti e quattro i field goal, ma aveva anche sbagliato due extra point. Continuo a non capacitarmi di tutti questi errori dei kicker: se non ho sbagliato i conti, siamo già a diciassette extra point falliti nelle prime tre settimane.

    Kansas City e New England sembrano di un altro pianeta: nello scontro diretto di dicembre si giocheranno certamente il primo posto nella Afc, ma non vorrei che si giocassero anche qualcosa in più (la stagione perfetta). Attenzione, però, che anche i Patriots hanno un kicker molto impreciso: già tre extra point falliti.

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