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Com’è possibile che in malapena sette giorni sia passato dall’invitarvi alla calma al legittimare anche la più irrazionale delle preoccupazioni? Infortuni, cari lettori, molti infortuni: quella a cui abbiamo appena assistito è sì solo la seconda domenica di regular season ma gli effetti di alcuni degli acciacchi che stiamo per discutere potrebbero potenzialmente avere ripercussioni importantissime non solo sulle squadre interessate, ma sugli equilibri dell’intero campionato.
Non perdiamo altro tempo.

Per la sorpresa di nessuno, i New England Patriots hanno passeggiato sui resti dei patetici Miami Dolphins: 43 a 0 per i ragazzi di Belichick in una partita che ha rispettato ogni attesa in quanto mai veramente aperta. Nonostante abbiano concluso la prima metà sopra “solamente” 13 a 0 grazie ad un touchdown di Michel e del neo-arrivato Brown, i Patriots hanno avuto modo di dilagare – e far vincere milioni di fantasy owners – grazie alla propria difesa: fra i quattro intercetti lanciati dai Dolphins nella seconda metà di gioco vanno segnalate due pick six, una del fantastico Gilmore ed una del figliol prodigo Collins. Nelle due partite giocate finora i Patriots hanno messo a segno ben 77 punti concedendone la miseria di 3, mentre Miami ne ha subiti 102: sorridete cari tifosi Dolphins, manca una partita in meno alla fine di quella che si preannuncia essere un’autentica agonia.
In un test decisamente più probante di quello della scorsa settimana, brilla ancora una volta la stella di Lamar Jackson che ha condotto i suoi Ravens ad un 23 a 17 su dei buonissimi Arizona Cardinals: in quest’occasione Jackson ha pure sfoggiato una ritrovata maestria nel muovere le catene grazie alle proprie gambe, in quanto è stato in grado di racimolare ben 120 yards che unite alle 272 lanciate – con due touchdown e nessun turnover – ci raccontano di un’altra ottima prestazione del quarterback più controverso della scorsa offseason. A condannare Arizona alla sconfitta ci hanno pensato i miseri nove punti ricavati da tre viaggi in red zone nei primi quarantacinque minuti di gioco: nonostante ciò Murray ha esibito ancora una volta un braccio ed una capacità di improvvisazione che lasciano ben sperare per il futuro.
Rimangono ancora imbattuti pure i Buffalo Bills, impostisi 28 a 14 sui New York Giants: questa volta per portare a casa la doppiavù non è stata necessaria alcuna rimonta, in quanto superato lo shock iniziale del touchdown di Barkley Buffalo è stata in grado di condurre per quasi tutta la contesa. Buonissima ancora una volta la prestazione del rookie Singletary che con sole sei portate ha raccolto 57 yards ed un touchdown: che sia il caso di dargli qualche opportunità in più?

Contrariamente a quanto pensavo, San Francisco ha distrutto senza alcun problema Cincinnati con un 41 a 17 che lascia ben poco all’immaginazione: il pessimo reparto difensivo dei Bengals ha infatti concesso 259 rushing yards – ed un paio di touchdown – ad un backfield improvvisato composto da Breida, Wilson Jr. e Mostert. Finalmente convincente pure Jimmy G che trovando i sei punti in tre occasioni distinte ha sfoderato una prestazione degna del suo contratto.
Si portano sul 2-0 senza eccessivi patemi i Dallas Cowboys, passati 31 a 21 sui Washington Redskins: ottima prova pure questa domenica per Dak Prescott, che lanciando solamente quattro incompleti a fronte di tre touchdown sta quasi legittimando le folli pretese contrattuali. Sugli scudi pure un Zeke capace di trovare la end zone e di guadagnare più di cento yards: finora veramente poco, se non addirittura nulla, da rimproverare all’attacco dei Cowboys.
Basta un solo quarto ai Kansas City Chiefs per aver ragione degli Oakland Raiders, in quanto il 28 a 10 finale è diretta conseguenza dei quattro touchdown lanciati da Mahomes nei secondi quindici minuti di gioco: dopo un inizio al rilento che ha visto Oakland scappare sul 10 a 0, Mahomes ha sfoggiato un fantastico poker connettendo due volte con Robinson, una con il rookie Hardman ed una col sempre letale Travis Kelce. Per battere Baltimore domenica prossima servirà di più, ma con un Mahomes ai limiti dell’onnipotenza vederli come favoriti prima di ogni partita ha decisamente senso.

Iniziamo invece a discutere degli infortuni di cui vi ho accennato nelle prime righe: oltre che alla sconfitta finale, un risicato 28 a 26 per i Seahawks, i Pittsburgh Steelers hanno visto il proprio leader Ben Roethlisberger infortunarsi al braccio destro – senza contatto – venendo costretti ad affidare le chiavi dell’attacco all’ancora acerbo Rudolph, che nonostante un inizio difficile è stato capace di tenerli in partita fino all’ultimo. Oltre che al numero sette, Pittsburgh è stata costretta a rinunciare pure a Conner, uscito durante l’ultima frazione di gioco per problemi ad un ginocchio; ancora poco convincenti i Seahawks, che nonostante il record immacolato hanno palesato enormi difficoltà a chiudere una partita che, molto sinceramente, avrebbero dovuto vincere senza questo tipo di sofferenza nel momento in cui Roethlisberger è stato dichiarato out.
Quella che doveva essere la partita della settimana – e l’occasione di New Orleans per sconfiggere i propri demoni – si è tramutata in una vera e propria tragedia: oltre che ad aver perso 27 a 9 contro quei Rams che qualche mese fa costarono loro l’opportunità di giocare il Super Bowl, New Orleans ha visto il proprio leader Brees costretto al ruolo di spettatore per più di tre quarti di gioco a causa di un infortunio alla mano destra rimediato dopo un contatto con Aaron Donald. Guidati da Bridgewater i Saints sono rimasti in gioco quasi fino alla metà del terzo quarto, finché un paio di touchdown firmati Gurley e Woods hanno reso il gap incolmabile: ovviamente c’è grande apprensione attorno alla salute di un Brees che nelle prossime ore visiterà un esperto a Los Angeles per stabilire l’entità del problema.
Nel caso le assenze dei due quarterback dovessero prolungarsi, le stagioni di Saints e Steelers potrebbero risultare irrimediabilmente compromesse.

Vittoria incredibile quella dei Bears su degli sfortunatissimi Broncos: meglio raccontarvi gli ultimi minuti di un 16 a 14 assolutamente folle. Dopo tre quarti di futilità ed incompetenza offensiva – malissimo pure ieri Trubisky -, ci si affacciava agli ultimi due minuti di gioco con Chicago sopra 13 a 6: dopo aver convertito due quarti down, Flacco ha connesso con Sanders per il touchdown del meno uno e da quel punto… ecco arrivare la preannunciata follia. Una penalità offensiva prima del tentativo di conversione da due punti ha infatti costretto Denver ad accontentarsi di un potenziale extra point, prontamente fallito da McManus: un’offside di Chicago ha però catapultato Flacco e compagni nuovamente sulla linea delle due yards, spingendoli a tentare ancora una volta la conversione da due punti, arrivati grazie al solito Sanders. Con trenta secondi rimasti sul cronometro e lo spettro dello 0-2 che aleggiava sulle spalle di Nagy ed i suoi ragazzi, una penalità ed un completo ad Allen Robinson hanno dato però a Piñeiro l’opportunità di strappare la vittoria con un difficile field goal da 53 yards: miracolosamente, il piazzato è stato convertito ed oltre alla vittoria Chicago ha pure la consapevolezza di avere finalmente un kicker… almeno fino al prossimo errore!
Buonissima vittoria quella di Indianapolis, che nonostante i ripetuti problemi di Vinatieri è riuscita ad imporsi 19 a 17 su degli scialbi Titans: prestazione ancora una volta solida quella di Brissett che pur senza spaccare il mondo è stato in grado di lanciare tre touchdown contro la stessa difesa che domenica scorsa aveva annullato Baker Mayfield e l’iper-esaltato attacco dei Browns.
Prima gioia dell’anno pure per Houston, che a termine di una partita a lunghi tratti inguardabile è riuscita a scamparla 13 a 12 contro Jacksonville: dopo tre quarti di futilità e punt il rushing touchdown di Watson ha dato ai Texans un rassicurante vantaggio di due possessi, pazientemente annullato dall’eroico Minshew con un paio di drive fruttuosi. Portatisi sotto di una misera lunghezza, però, i Jaguars hanno provato a portare a casa l’intera posta in palio con una conversione da due punti ma purtroppo per loro Fournette è stato fermato qualche centimetro prima di raggiungere la terra promessa. Vincere fa sempre bene, ma affermare che Houston effettivamente abbia un problema dopo una prestazione del genere può essere lecito.

Anno nuovo, vecchi Chargers: a causa di una serie interminabile di errori Los Angeles è stata costretta a capitolare contro dei buoni Detroit Lions perdendo 13 a 10 una partita che in più occasioni sembrava loro. Oltre a due piazzati falliti dal punter convertito – per necessità – a kicker Long, Rivers ha lanciato un sanguinoso intercetto in red zone nelle battute finali della contesa, costringendo così i suoi ad assaporare il beffardo gusto della sconfitta per la prima volta in stagione.
Ai Packers basta poco più di un quarto di brillantezza offensiva per avere la meglio sui Minnesota Vikings: tutti e ventuno i punti di Green Bay sono infatti arrivati nei primi sedici minuti di gioco, affidando i restanti quarantaquattro ad una difesa in grado di far passare un pomeriggio da incubo al pagatissimo Cousins. A nulla sono servite le 154 yards – parte delle quali guadagnate con un touchdown da 75 yards – di un sempre più brillante Dalvin Cook, finché il proprio quarterback non è in grado di completare più del 50% dei lanci tentati la vittoria in questa lega sarà destinata a rimanere un miraggio, Tebow a parte: 21 a 16 Packers il punteggio finale.
Primo urrà per gli Atlanta Falcons, passati 24 a 20 sui Philadelphia Eagles nel Sunday Night: i cinque intercetti lanciati fra i due quarterback ci raccontano di una partita decisamente poco brillante dal punto di vista offensivo, ma finché si può contare su un campione del calibro di Julio Jones dormire sereni la notte sarà sempre possibile poiché su 4&3, sotto di tre punti con poco più di due minuti rimasti sul cronometro, Julio è riuscito a trasformare un semplice screen in una cavalcata verso i sei punti da ben 54 magnifiche yards. Bene così per i Falcons, anche se dopo una partita del genere entrambe le squadre avranno di che pensare durante la settimana.

Infortuni a quarterback, infortuni a running back, infortuni a ricevitori ed oltre a tutto ciò qualche finale di partita assolutamente al cardiopalma in una giornata di buonissimo – e combattutissimo- football: cosa ne pensate cari lettori? Fatemi sapere nei commenti.

Post By Mattia Righetti (477 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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7 thoughts on “Il riassunto della seconda domenica del 2019 NFL: ora ci possiamo preoccupare

  1. Ciao mattia. Ti seguo da ormai un paio d’anni ma non scrivo per pudore viste le mie conoscenze. Però a sto giro non riesco a trattenermi e volevo chiederti cosa ne pensi dei miei packers. La difesa da segnali positivi anche se concediamo qualche big play di troppo (vedi cavalcata di cook). Concordi o pensi sia dovuto al fatto per esempio che cook sia un fenomeno. Lato attacco mi sembra di vedere pericolosi black out e non riesco a capire se le chiamate offensive siano migliorate. Di sicuro corriamo di più ma non vedo questo particolare genio offensivo. Ovviamente da tifoso vedo tutto amplificato e mi rimetto al parere di un esperto. Altra domanda: suggerimenti su partite belle di ieri da vedere?

    • Ciao Corbe!
      Non aver nessun timore, qua se uno ha qualcosa da dire è libero di dirlo senza se e senza ma.
      La difesa dei Packers mi intriga, ero piuttosto scettico sull’apporto dei nuovi – soprattutto il “mio” Za’Darius Smith – ma sbagliavo in pieno: subire un touchdown da 75 yards non è mai una buona cosa ma Cook quest’anno sembra veramente essere su un altro pianeta, perciò non c’è molto di cui preoccuparsi. Per quanto riguarda l’attacco, tutte le risposte che un tifoso poteva desiderare sono arrivate: il running game c’è e ieri si è rivelato essere la differenza fra vittoria e sconfitta, quindi bene così. I passaggi a vuoto sono fisiologici, soprattutto contro difese del calibro di Chicago e Minnesota, quindi pure in questo caso non c’è molto di cui preoccuparsi. È ancora un po’ troppo presto, comunque, per dare giudizi fondati, pertanto mi sono limitato a darti “impressioni” più che “opinioni”, ma spero che in qualche modo possano rasserenarti.

      Ciao e grazie!

      • Ciao Mattia e ciao a tutti
        Sono anch’io un gran tifoso Packers e volevo chiederti se condividi alcuni miei pensieri.
        L’attacco non protegge bene Rodgers (mi sembra che sia troppo spesso sotto pressione) che oltretutto non ha un gran parco ricevitori (escluso Adams). La difesa è sicuramente migliorata rispetto agli anni passati, ma se l’attacco riuscisse a consumare più cronometro forse gli permetterebbe di essere anche più performante sulla lunga distanza.
        Saluti a tutti

        • Adattarsi ad uno schema completamente diverso portato da un nuovo allenatore richiede sicuramente tempo e probabilmente a rimetterci più di chiunque altro è proprio l’O-line: non preoccuparti, è ancora troppo presto per capire se un trend sia preoccupante o semplicemente conseguenza diretta dell’essere ancora a settembre.

  2. Una considerazione, da tifoso pats: il 43-0 secondo me non racconta bene il nostro livello offensivo di quest’anno, nel senso che non ho visto una stradominanza nelle giocate (salvo il primo drive) e salvo un edelman che, a mio avviso, non smette di crescere. Pochi lampi insomma. Un football di questo livello non avrebbe portato lontano con difese di livello medio alto. Ottima invece la difesa, che al di là dello zero nella casella punti, ha concesso pochi 1st down al pur penoso attacco di Miami. In definitiva, credo che BB, e sono convinto lo sappia bene, deve pretendere molto di più dall’attacco. Sono folle? Troppo esigente?

  3. Ciao,
    Come al solito commento quelle che (fin qui) ho visto sul NFL Game Pass: 6 finora, SNF e MNF li ho apppena scaricati e li vedrò domani.
    IL TNF mi ha permesso di rivedere sia i Bucks che i Panthers che già avevo visto nelle rispettive fatiche di Week1. Avevo definito una “fiera degli orrori” la sconfitta dei Bucks con i 49ers. Mi ha fatto davvero piacere rivedere Winston e soci vinvere meritatamente in casa dei Panthers. La partita non è stata certo una di quelle che ti ricordi ma a me James Winston piace. E quando vince sono contento. Lo ha fatto mostrando tutti i limiti di Carolina. Ha a rooster un vero fuoriclasse (McCaffrey) ma poco altro. Condivido quello che avete scritto in un altro post: c’è di che preoccuparsi laggiù.
    I Vikings secondo me sono una squadra forte e che può dire la sua a gennaio Hanno un RB (Cook) di assoluta eccellenza e una difesa che dopo la “bambola” iniziale è capace di aggiustarsi e tenere a secco AR e un attacco che ha messo 3TD in un quarto di gioco. Ma se il tuo QB non arriva nemmeno al 50% di completi è dura andare lontano. I packers bene (anche perchè in Week3 batteranno i miei Broncos) e poi …. ogni volta che vedo il Lambeau Field e la passione della sua gente io mi commuovo.
    Se gli Steelers senza BigBen (e anche Conner alla fine) se la giocano fino in fondo significa che Seattle non è poi una “macchina da guerra”. Condivido ciò che dici: avrebbero dovuto vincere con tranquillità…. e invece…. Devono sistemare molte cose da entrambi i lati del gioco. Ma farlo partendo 2-0 dopo tutti i limiti che hai mostrato sin qui è buona cosa per quel diavolo di HC.
    La vittoria dei Cowboys a Washington conferma che quando hai in squadra due fenomeni a fare il QB e il RB agli altri resta poco da fare. Come in un film western di bassa lega tra pellerossa e cowboys non c’è storia. Sono passate solo due settimane e già sappiamo che quella division Dallas se la giocherà con Philly. Gli altri ….a guardare.
    La sconfitta dei miei Broncos lascia davvero l’amaro in bocca per come è arrivata. Un ottimo Flacco (8/8 all’inizio e poi sempre bene) le ricezioni di Sanders e le belle giocate di Lindsay sono servite a nulla sino al drive finale. Bene il coraggio di decidere (per dire volte) di giocare per la vittoria e bene esserci riusciti grazie all’ennesima Connessione Flacco-Sanders. Ma il drive finale dei modesti Bears conferma quel che si è visto per due partite: la difesa Broncos è davvero modesta e a volte addirittura imbarazzante. Se ti giochi il drive decisivo non puoi regalare campo concedendo una penalità assurda e poi un completo a 1 secondo dalla fine in raggio da FG. Se penso che abbiamo vinto il SB50 proprio grazie alla difesa ……
    La partita più attesa era il rematch del Championship dello scorso anno. Quello delle polemiche per la chiamata arbitrale. I Rams lo hanno dominato. Vero che Drew Brees era sulla sideline ma se per 3 quarti concedi solo 2 FG ad un attacco come quello dei Saints significa qualcosa. Ti chiedi cosa significhi e scopri che sulla sideline a guidare la difesa x’è un vecchietto che la sa davvero lunga e che si chiama Wade Phillips.
    Con una difesa così basta tenere e poi prima o poi l’attacco delle meraviglie fa quel che serve (e che non ha saputo fare all’ultimo SB). Una vittoria netta. Che fa capire che i rams arriveranno fino in fondo. Fino a giocarsi la possibilità di riscattare il passaggio a vuoto dell’ultimo grande ballo.
    Buonanotte,
    PS: ho appena comprato il biglietto per vedere i Rams a Londra. Sarà il mio modo per ringraziare Wade del SB che ci ha regalato.

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