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Niente da fare, io e Joe Flacco non ce la facciamo proprio a non incrociare i nostri destini e portare avanti le nostre vite indipendentemente uno dall’altro: per il quarto anno consecutivo dedicherò millecinquecento – o giù per di lì – stanche parole a colui che mi ha fatto provare la più grande gioia sportiva della mia carriera da tifoso e che da lì in poi, per svariati motivi, mi ha sempre costantemente spezzato il cuore.
Scusatemi, questa è la preview dei Denver Broncos, non un flusso di coscienza sul mio rapporto con Cool Joe, pertanto momentaneamente soprassediamo, stiamo comunque parlando di una squadra a matrice difensiva affidata ad una delle più brillanti menti difensive del ventunesimo secolo: Vic Fangio è senza dubbio la miglior scelta possibile se si desidera far rendere al meglio tale reparto in quanto negli ultimi anni è stato prima l’architetto della favolosa difesa dei ‘Niners, reparto così forte che solo una tempesta di ritiri precoci e sospensioni fu in grado di distruggere, e poi di quella dei Bears, indiscutibilmente la più spaventosa dello scorso campionato.

Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di constatare come nelle fantasie di Elway -fantasie principalmente alimentate dall’incredibile ego – Denver sia sempre stata una squadra che se trainata da un reparto difensivo con qualche nome eccellente – ma neanche lontanamente paragonabile a quello che li guidò al Lombardi qualche anno fa – avesse tutte le carte in regola per coltivare legittime ambizioni di Super Bowl: difesa soffocante, evitare errori in attacco e correre il più possibile nella sua testa avrebbero dovuto essere gli elementi necessari per farcela.
La realtà però ci dice tutt’altro, in quanto nelle ultime due stagioni gli arancioni del Colorado hanno vinto la miseria di undici partite: come sarà il 2019 dei Broncos? Un deprimente remake di quanto combinato nel precedente biennio? L’inizio di un nuovo corso? Un altro anno sacrificato nella speranza che Elway comprenda che è necessario ripartire da capo?
Parliamone.

Come già abbondantemente anticipato, a condurre il costantemente deludente reparto offensivo ci sarà il veterano Joe Flacco, al primo anno lontano dalle rassicuranti mura di Baltimore: chiedersi quanto gli sia rimasto da dare al gioco – ed a Denver – è legittimo, ma spiegare le sue ultime deludenti stagioni a Baltimore non diventa troppo difficile se si tengono in considerazione l’inadeguatezza dei giocatori che spesso e volentieri gli sono stati affiancati nell’ultimo lustro. Sono fermamente convinto che se affiancato da un running game di livello Flacco possa ancora condurre una squadra a dieci-undici vittorie a stagione, in quanto nonostante la cronica inconsistenza che ne ha spesso limitato il rendimento in carriera, stiamo comunque parlando di un Super Bowl MVP con l’esperienza necessaria per condurre semi-efficientemente un attacco in cui tante cose devono andare secondo i piani: in parole povere, non chiedete a Flacco di trascinare una squadra alla vittoria grazie esclusivamente al proprio talento come un Aaron Rodgers qualunque, ma ha ancora gli strumenti per operare come buon quarterback di sistema.
Ciò che pare sicuro è che non vedremo Drew Lock, in quanto oltre ai problemi tecnici messi in evidenza in preseason, ad ostacolare il suo esordio ufficiale ci ha pensato anche un infortunio al pollice che lo costringerà ad incominciare la regular season nella lista IR.

Uno dei reparti più interessanti dei Broncos è sicuramente il backfield, nel quale spicca una coppia di running back che avrebbe tutti i mezzi per imporsi come la migliore in NFL: sto ovviamente parlando di Phillip Lindsay e Royce Freeman, rispettivamente rivelazione e delusione del loro 2018. I signori in questione sono giocatori radicalmente diversi, ma che potrebbero completarsi a vicenda: il primo sembra essere troppo leggero per sostenere una stagione NFL come workhorse, mentre il secondo, ben più pesante e massiccio, ha tutti gli strumenti necessari per essere un three-down back di assoluto livello.
L’infortunio del veterano Andy Janovich, affidabile fullback, ha aperto le porte al rookie George Aston, che con ogni probabilità inizierà la stagione da titolare a causa di un infortunio patito dal collega durante il traning camp: siccome è molto raro che una squadra tenga a roster due fullback, non mi stupirei se la tenuta di Janovich a Denver terminasse in questo modo.

Permettere a Flacco di rendere al meglio era una delle priorità dell’offseason dei Broncos ed aver selezionato Noah Fant con la ventesima scelta assoluta sembra suggerirci che pure Elway abbia riconosciuto tale fatto: durante i migliori anni della propria carriera a Baltimore, Flacco ha sempre amato indirizzare l’ovale ai propri tight end, pertanto averne uno così promettente non potrà che aiutare anche se va ricordato che acclimatarsi al football NFL, particolarmente in questo ruolo, richiede tanto tempo e pazienza. Il corpo ricevitori rimane pressoché quello dello scorso anno: al rientrante Sanders – costantemente pericoloso lo scorso anno, quando in campo – si affiancherà Courtland Sutton, sophomore atteso da un’annata nella quale dovrà dimostrare molto e che, a mio avviso, ha tutti gli strumenti per trasformarsi in un giocatore in grado di oltrepassare quota mille yards senza troppi problemi, mentre vari giovani di buone speranze come Tim Patrick e DaeSean Hamilton saranno sempre pronti ad inserirsi nella discussione e potrebbero trovare spazio quando Sanders si allineerà nella slot. La linea d’attacco, reparto ricolmo di potenziale, dovrà riuscire a concretizzare la moltitudine di talento disponibile: entrambi i tackle, Garett Bolles ed il neo-arrivato Ja’Wuan James, sono ex-scelte al primo round del draft che finora non sono mai riuscite a giustificare fino in fondo gli investimenti compiuti dalle squadre che li hanno selezionati, mentre troviamo un mix fra esperienza e potenziale fra le guardie, in quanto la guardia destra sarà il veterano Ronald Leary mentre quella sinistra il rookie Dalton Risner, giocatore che ha esperienza – di qualità, tra l’altro – pure nel ruolo di tackle. A dare lo snap a Flacco ci sarà Connor McGovern, centro reduce da un deludente 2018 nel quale ha reso infinitamente meglio nel ruolo di guardia.

Se si parla della difesa dei Broncos, la differenza fra aspettative – di Elway – e realtà dei fatti è decisamente ben marcata: nonostante qualche individualità di spicco, fra cui il duo di pass rusher Miller-Chubb, lo scorso anno questo reparto si è posizionato nella seconda metà della graduatoria sia per quanto riguarda la difesa contro le corse che contro i passaggi, lasciandoci inesorabilmente intendere che i giorni della No Fly Zone siano storia del passato.
Nonostante il deludente rendimento del 2018, di motivi per essere ottimisti sicuramente non ne mancano, in quanto scorrendo velocemente la depth chart si può notare come il valore assoluto medio dei componenti sia decisamente alto: la linea difensiva, ancorata dai tre oggetti irremovibili Derek Wolfe, Shelby Harris e Adam Gotsis, ha tutte le carte in regola per ritornare ad esprimersi sui livelli del 2017, anno in cui il reparto riuscì a concedere la miseria di 3.3 yards a portata avversaria. Sarà interessante vedere come il rookie Dre’Mont Jones riuscirà ad inserirsi in rotazione, in quanto il giovane straborda di potenziale e grazie ad un atletismo assolutamente impressionante per un giocatore della sua stazza riesce ad esprimersi ad alti livelli sia in difesa sulle corse che sul pass rush.
Ovviamente, come da anni a questa parte, il reparto in cui Denver brilla di più è il pass rush, grazie al solito, costantemente magnifico Von Miller: gli anni passano e la competizione è sempre più agguerrita, ma Miller grazie alla propria esplosività ed al primo passo più veloce dell’intera lega continua a mettere insieme campagne da dieci o più sacks a proprio piacimento, e nonostante l’età che avanza è reduce dalla sua stagione più produttiva dal 2012, anno in cui atterrò il quarterback avversario in diciotto occasioni… e mezzo! La sbalorditiva produttività di Miller è difficilmente esplicabile, ma è indubbio che il contributo del suo nuovo miglior amico Bradley Chubb sia stato fondamentale: la quinta scelta assoluta al draft dello scorso anno ha indubbiamente beneficiato della presenza di Miller – e viceversa – ed è stato in grado di mettere immediatamente a segno 12.0 sacks, numero strabiliante per un rookie. Il centro della difesa sarà di competenza di Todd Davis e Josey Jewell, coppia di linebacker non spettacolare ma certamente in grado di svolgere adeguatamente il proprio lavoro.

Nonostante i tempi in cui Denver poteva vantare la migliore secondaria della lega siano oramai diventati storia, un paio di rinforzi oculati hanno indubbiamente rafforzato il reparto: ad affiancare il mai celebrato abbastanza Chris Harris Jr., il miglior specialista della slot della nostra generazione, ci sarà il neo-arrivato Bryce Callahan, giocatore che analogamente ad Harris si esprime al meglio nella slot ma che può tranquillamente essere schierato come esterno. L’arrivo di Callahan, a mio avviso, regala a Denver una delle migliori coppie di cornerback della lega, in quanto l’ex Bears è reduce da un paio di stagioni giocate a livelli stratosferici; il retro della difesa sarà invece competenza di Justin Simmons, giocatore arrivato al quarto anno fra i professionisti e che si esprime infinitamente meglio nella run defense e del neo-arrivato Kareem Jackson, altro giocatore iper-efficace contro le corse ma che a differenza del collega ha dimostrato di sapersi esprimere ad alti livelli pure in copertura.
A convertire i piazzati troveremo ancora una volta Brandon McManus, mentre il punter sarà Colby Wadman, approdato in squadra lo scorso anno per sostituire l’eccentrico Marquette King; per quanto riguarda i ritorni, invece, al momento è difficile capire chi sia il favorito per svolgere tale mansione.

Non saprei quanto senso abbia attendersi una stagione vincente – con magari un approdo ai playoff – da una squadra in un netto stato di transizione – per quanto non dichiarato – in una division competitiva come la AFC West, nella quale sicuramente Chargers e Chiefs sono irraggiungibili: teoricamente con Fangio la difesa dovrebbe ritrovare lo smalto dei giorni migliori, anche se contrariamente a quanto detto per Kansas City, non basta semplicemente una difesa sopra la media per sopravvivere in una division del genere.
Qualora Denver riuscisse ad imporre un running game di primo livello cavalcando il duo Freeman-Lindsay, le possibilità di successo aumenterebbero in modo esponenziale, poiché ciò significherebbe non dover caricare di eccessive responsabilità l’incognita Flacco, giocatore che sembra già aver espresso il proprio miglior football: assistere ai Broncos del 2019 sarà estremamente interessante, poiché vedremo quanta strada possa fare una squadra a trazione posteriore nel football moderno.
Ciò che sembra chiaro, comunque, è che nessun offensive coordinator sarà particolarmente sereno quando realizzerà di dover pianificare un gameplan ad hoc per i Broncos: Miller e Chubb sono pronti a fare le feste a qualsiasi quarterback.

Post By Mattia Righetti (488 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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