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Premessa: quanto state per leggere non nasce con l’intento di rappresentare alcun tipo di eulogia funebre, anche se in alcuni punti il pathos potrebbe rendere vana ogni mia premessa.

La Legion Of Boom è ufficialmente morta: il processo è stato lungo, a tratti doloroso, e francamente al momento non vedo una valida alternativa in grado di compensare il vuoto che tale morte ha portato nel mio cuore. Nella storia NFL abbiamo avuto modo di assistere alle gesta di reparti straordinari in grado di trascendere il tempo ed eventuali antipatie verso una la squadra, ma il rapporto che ho avuto modo di sviluppare con la Legion Of Boom è un qualcosa di cui sono estremamente geloso, in quanto la loro ascesa è coincisa con il periodo nel quale ho realizzato quanto effettivamente mi piacesse questa disciplina: la quasi totalità di voi è al corrente di quale sia la mia squadra preferita e se vi chiedeste come sia possibile che un simpatizzante Ravens riesca a “stupirsi” davanti all’operato di un reparto difensivo… la vostra domanda ha decisamente senso.
La mia risposta, però, è estremamente banale: ho avuto modo di passare diverse “ore di qualità” davanti agli highlights ed alle statistiche messe insieme dalla leggendaria difesa dei Ravens del 2000, e, ovvi bias a parte, credo che molti di voi possano rispettare il mio vederli come barometro con il quale misurare l’efficacia di un reparto difensivo particolarmente brillante.
Tutto ciò, per quanto bello, verrà sempre macchiato dal non avere assistito “direttamente”, settimana dopo settimana, alle loro imprese: nel caso dei Seahawks, invece, il fatto non sussiste, in quanto la Legion Of Boom l’ho vista nascere, dominare ed inevitabilmente svanire in un oblio che non trovo il coraggio di guardare dritto nei suoi indefiniti occhi.

Iconici.

Vi ricordate la vostra adolescenza? Fra la confusione ormonale e l’inevitabile stupidità prevista dall’età esaltarsi è veramente facile e per quanto faccia -ed abbia fatto- il possibile per reprimere ogni singola fonte d’irrazionale fonte di magnificazione, vedere i Seahawks giocare mi esaltava, vedere Sherman scambiarsi gentilezze con il ricevitore a lui accoppiato mi esaltava, sentire il secco rumore dell’armatura del malcapitato di turno cozzare contro quella di Chancellor mi esaltava, ammirare Earl Thomas controllare, da solo, porzioni di campo nelle quali qualsiasi defensive back si sarebbe sentito smarrito… mi esaltava.
I Seattle Seahawks della Legion Of Boom, se non lo avete ancora capito, mi esaltavano, e credo che quando vedere dei semplici atleti fare il proprio lavoro riesce a trascinare un umano negli strati più irrazionali del proprio essere sia un qualcosa di straordinario, in quanto “fuori dall’ordinario”, e che rappresenta il motivo per il quale dedicare la propria esistenza alla narrazione di tali gesta sia diventata la missione di vita che ho deciso di -provare- a portare a termine.

Occorre fare un’immediata precisazione: la Legion Of Boom va ben oltre i soli Richard Sherman, Earl Thomas e Kam Chancellor -ed il secondo cornerback di turno-, poiché anche se tale nomignolo è stato affibbiato alla secondaria, il boom era portato anche da giocatori come Doug Baldwin, Marshawn Lynch ed i vari Kearse, Tate e Lockette.
Prima di ricevere una visita a casa da parte della classica folla inferocita dell’internet, mi premuro di aggiungere ovviamente pure Russell Wilson, giocatore che poiché ancora membro del roster ovviamente non troverà troppo spazio in queste righe.

Era il 14 ottobre 2012 ed i sempre-un-passo-avanti-rispetto-agli-altri Patriots facevano visita a Seattle in quella che avrebbe dovuto essere, come di consueto, una facile vittoria Patriots: in National Football League nessuna vittoria è facile o scontata -vedasi il clamoroso smembramento dei Vikings da parte dei non quotati Bills-, ma vedere i Patriots come chiaramente favoriti contro una squadra guidata da un “sottodimensionato” quarterback rookie aveva decisamente senso.
Ciò che i Patriots non potevano immaginarsi, però, era di trovarsi di fronte una squadra più arrabbiata, più vogliosa e con più cazzimma -termine tecnico- spinta da un pubblico di quasi settantamila demoni in grado di battere record “di rumorosità” a proprio piacimento: in questo 24 a 23 Seahawks, reso possibile da una prova magistrale di Wilson e da un paio di intercetti messi a segno proprio da Thomas e Sherman, la squadra di Pete Carroll si è annunciata al mondo nel modo più magico, epico e per l’appunto rumoroso immaginabile.
Anche perché a fine partita il sempre loquace Richard Sherman ha deciso di prendersi la luce di qualche riflettore provocando nulla di meno che Tom Brady: ve lo ricordate il tweet -purtroppo rimosso- “U mad bro?”?
Questo, a mio avviso, è il momento in cui la Legion Of Boom è ufficialmente venuta al mondo, il momento nel quale la bocca di Richard Sherman ha trovato il primo legittimo motivo per muoversi incessantemente per gli anni a venire: in casi come questi si usa dire walk the walk, talk the talk e francamente Seattle, per un intero lustro, ha avuto ogni immaginabile motivo per parlare ed essere spocchiosa.

Chi dimentica… perché sta leggendo questo articolo?

Hanno vinto un Super Bowl, ne hanno perso un altro in un modo che definire doloroso sarebbe un eufemismo, hanno costantemente schierato una delle migliori cinque difese della lega e ci hanno dato tanti, a volte troppi, spunti per articoli, discussioni e dibattiti: è impossibile parlare degli anni ’10 -si possono chiamare così?- NFL senza imbattersi nei Seahawks della L.O.B., squad che è riuscita addirittura ad apparire -su richiesta di Sherman- nella schermata d’avvio di Madden NFL 15.
È impossibile, anche se si tifa per una diretta avversaria divisionale, non rivivere con nostalgia le gesta di un gruppo apparentemente concepito dai sogni di ogni appassionato sportivo dei nostri tempi: non solo erano terribilmente divertenti da vedere in campo, questi per primi si sono adattati all’era dei social media infestandoli costantemente di dichiarazioni, tweet al vetriolo e chi più ne ha più ne metta. Sempre loro, in un tempo di grave incertezza sociopolitica, non hanno mai avuto alcun problema a prendere una posizione decisa sui problemi dell’America -e del mondo- di oggi e, sempre apprezzabile, hanno accompagnato le loro parole con gesti concreti per le proprie comunità: l’impatto dei vari Sherman e Baldwin nei peggiori quartieri di Los Angeles non può e non deve essere dato per scontato.

Il loro decesso, avvenuto per cause credo naturali, è stato lento, ma nemmeno troppo: in soli quattro mesi prima hanno visto il leader vocale, Sherman, approdare nella Baia di San Francisco, poi Chancellor ritirarsi a causa di un terribile infortunio al collo sofferto l’anno precedente e, sciaguratamente, come nel caso delle coppie che non hanno mai compreso pienamente il proprio amore, si sono resi protagonisti con Earl Thomas in una lunga diatriba contrattuale terminata con un dito medio del sicuro Hall of Famer mentre veniva trasportato fuori dal campo a causa di un altro, fatale, infortunio.
Negli ultimi giorni abbiamo infine visto Doug Baldwin alzare bandiera bianca e, dietro questa bandiera bianca, si trovano tutti i valori e le virtù che hanno reso questi Seahawks leggendari: il sacrificio che li ha costantemente spinti a mettere a repentaglio la propria salute per il bene comune, il buonsenso di capire quando effettivamente troppo è troppo e dunque ascoltare il proprio corpo ed infine la miriade di cicatrici rimediate sul campo, nel quale si sono sempre spinti più in là dei propri avversari.
Li colpivi? Loro ti colpivano più duramente.
Li provocavi? Stavi facendo semplicemente il loro gioco, in quanto nessuno sapeva giocare “arrabbiato” meglio di loro.

Angry, ma neanche troppo, Doug Baldwin.

Ed adesso?
Adesso la squadra è ancora di più -se possibile- nelle mani di Wilson e francamente potrebbe andare peggio, molto peggio: Wilson è un fantastico leader, nonché uno dei migliori cinque quarterback della lega e nonostante il football americano sia lo sport di squadra per eccellenza, finché sarà il numero 3 a ricevere gli snap dal centro, Seattle avrà la possibilità di giocarsela con chiunque. Con Wilson e l’apporto di un gioco di corse erroneamente sottovalutato, i Seahawks potranno coltivare legittime aspirazioni di playoff -se non più- ma, lasciatemelo dire, il tutto sarà sicuramente meno divertente: perdere un insieme di giocatori dai caratteri così forti li renderà, almeno ai miei occhi, leggermente meno interessanti ma è altrettanto vero che tutti i cicli -quello dei Patriots a parte- in questo sport sono destinati ad avere vita piuttosto breve, pertanto il semplice fatto che siano riusciti ad intrattenerci per un lustro completo non dovrà mai essere dato per scontato.

 

Post By Mattia Righetti (486 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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3 thoughts on “Un tributo alla Legion Of Boom… e non solo

  1. Ho iniziato a seguire il football proprio nel 2012 e la prima partita in assoluto che ho visto vedeva impegnati i Seahawks in casa contro i Cowboys. E’ stato un colpo di fulmine con Russell Wilson! Mi faceva impressione vedere un QB “nanerottolo” che al suo primo anno tra i grandi sembrava un veterano con 10 anni di esperienza in NFL, senza nessuna paura di giocare contro giocatori che tranquillamente gli davano 20 cm in altezza e avevano come obiettivo primario quello di asfaltarlo! Ho subito scelto, quindi, per che squadra tifare in NFL e solo nelle partite successive ho iniziato ad ammirare la forza devastante dei discolacci della LOB. Alcune statistiche raccolte negli anni da quel gruppo saranno difficilmente battibili, una su tutte quella che li ha visti concedere meno punti di tutti per 4 (e dico 4!!!) anni consecutivi dal 2012 al 2015; ma più dei numeri secondo me quello che rimarrà nella testa dei tifosi è quel senso di onnipotenza e sfacciata superiorità che in quegli anni i vari Sherman, Thomas e Chancellor hanno trasmesso all’inizio, durante e alla fine di ogni partita, facendo partire ad handicap tutte le squadre avversarie che hanno incontrato sulla loro strada.

    La cosa che più mi dispiace è che l’insieme di un 1 franchise QB, di una delle difese più dominanti della storia e di uno dei più travolgenti running back degli ultimi vent’anni (Wilson, Legion of Boom e Marshawn Lynch) abbia portato ad 1 solo titolo: sono sicuro che se Carroll avesse dato il pallone a Lynch per quella maledetta yarda nel Super Bowl 2014, oggi staremmo parlando della LOB non solo come di uno dei pacchetti difensivi più asfissianti della storia, ma di un pilastro di una squadra capace di aprire per anni una dinastia vincente.

  2. Adorato quella squadra ma Wilson non vincerà mai più un titolo a Seattle. E alla fine del max-contract farei causa a Carrol per la chiamata contro i Patriots.

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