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Una domanda, per anni, ha prodotto surreali dibattiti pseudofilosifici su cui francamente solo gli americani potevano perderci il sonno: is Joe Flacco elite?

La risposta è piuttosto semplice: sì, Joe Flacco è elite… ad essere Joe Flacco.
Lasciatemi spiegare meglio.
Inserito in un contesto di altri trentuno quarterback, Flacco non è assolutamente elite e, non me ne vogliate, mai lo è stato: Joe Flacco è Joe Flacco, punto.
Non possiamo avere la presunzione di riuscire ad inserire tutto in categorie create da conduttori TV che invece di motivare razionali opinioni altro non sono che semi-attori pagati profumatamente per recitare una parte -spesso estremizzandola-  e che, davanti ad un giocatore in grado di condurre consistentemente -nella prima metà di carriera- la propria squadra ai playoff pur non mettendo insieme grandi numeri, si sono trovati nel bel mezzo di una crisi dialettica risolvibile in un solo, stupido, modo: portando il tutto all’estremo fino a ridicolizzarlo.
Flacco non è average Joe in regular season ed elite ai playoff, è semplicemente Joe Flacco ed a quanto pare nessuno è meglio di lui ad esserlo: a dir la verità Nick Foles sta provando ad emularne le gesta, ma il suo caso è troppo diverso per essere oggetto di approfondimento.
Mi conoscete ormai, sapete quale sia la mia squadra “preferita”, perciò in queste righe difficilmente riuscirò ad essere oggettivo quanto serve, ma che ode sarebbe senza un pizzico di pathos?

Ho iniziato a seguire seriamente il football americano a cavallo fra 2009 e 2010, e giocando a Madden, avevo notato una squadra, tali Baltimore Ravens: guardando il loro roster notai immediatamente che su cinque giocatori valutati novanta o più, quattro erano difensori -Lewis, Reed, Ngata e Suggs, ovviamente- ed il solo attaccante in grado di scollinare tale cifra era Le’Ron McClain… fullback usato spesso e volentieri come runningback!
Apparentemente, in una squadra del genere, per portare a casa la doppiavù e fare strada ai playoff tutto ciò che l’attacco deve fare è evitare di commettere errori e, se possibile, riuscire a produrre qualche big play qua e là: il quarterback di quei Ravens era un Joe Flacco al secondo anno che, essendo stato scelto al primo round del draft, è stato automaticamente investito del ruolo di franchise quarterback in un’era in cui accanto a tale nomea trovavamo associati i volti di Manning, Favre, Brees, Brady, Rivers e Roethlisberger.

Ai suoi tempi “Flaccoing” diventò un vero e proprio meme.

Potete facilmente immaginare che essere etichettato in tal modo porti con sé discrete pressioni.
Dopo una prima stagione conclusa ad una sola partita di distanza dal Super Bowl nonostante numeri tutt’altro che spettacolari, secondo molti addetti ai lavori un minimo -ed ovvio- miglioramento del loro giovane quarterback sarebbe stato tutto quello di cui Baltimore avrebbe necessitato per arrivare fino in fondo: Peyton Manning e gli Indianapolis Colts però non erano di questo parere e con un perentorio 20-3 eliminarono Baltimore dalla postseason.
A quel punto, a mio avviso, la pazienza di molti nei confronti di Flacco ha incominciato ad esaurirsi -dopo solamente due anni!- in quanto è umanamente comprensibile la frustrazione di un reparto difensivo che riuscendo a limitare i Colts di Manning a venti miseri punti ha visto comunque la propria squadra perdere di diciassette a causa della totale incapacità dell’attacco di creare qualcosa: se ci riuscì Dilfer a portare il Lombardi a Baltimore, perché mai non dovrebbe riuscirci pure Flacco seguendo lo stesso canovaccio?
Dopo altri due anni, altre due qualificazioni ai playoff ed altre due eliminazioni devastanti -ve lo ricordate Cundiff?-, nel 2012 Flacco decise di scommettere su sé stesso rifiutando il rinnovo contrattuale proposto da Baltimore e, fra lo stupore generale, di tentare l’all-in nel tentativo di ricevere un contratto elite: le stats sono sicuramente belle ed hanno il loro peso, ma alla fine ciò che conta veramente non sono le vittorie? Definireste vincente un quarterback in grado di portare quattro volte su quattro la propria squadra ai playoff vincendo sempre almeno una partita una volta dentro? Quasi.
Manca solamente un ultimo, gigantesco, passo.

Nel 2012, dopo una partenza fulminante da 9-2, Baltimore iniziò gradualmente a perdere di brillantezza e, complice qualche infortunio di troppo nel reparto difensivo, perse tre partite consecutive contro squadre da playoff come Steelers, Redskins e Broncos: il 34 a 17 patito in casa contro Denver fu parecchio umiliante -molto più di quanto il risultato finale possa suggerire- e risultò ancora più doloroso per il fatto che Baltimore la settimana prima avesse cacciato l’offensive coordinator Cam Cameron.
Perdere così dopo aver cacciato il proprio coordinatore offensivo? Wow, la scossa che tutti si aspettavano.
Nonostante ciò, Baltimore si qualificò ai playoff e, pochi giorni prima dell’inizio delle ostilità, un rientrante Ray Lewis annunciò che quella sarebbe stata la sua ultima corsa con i Ravens.
Colts annientati.
Broncos sconfitti grazie alla signature play della sua carriera -ironico pensare che vada a condurre proprio l’attacco dei Broncos-: la vendetta va servita fredda, no?

Patriots completamente annullati nella seconda metà di gioco a Foxborough: nell’anno in cui ha deciso di scommettere su sé stesso rifiutando seccamente un generoso rinnovo contrattuale, Flacco ce l’ha fatta.
Ma riuscirà a completare la propria opus magnum?
Certo, poiché in uno dei Super Bowl più bizzarri di sempre Joe Flacco prima ed un’ultima commovente resistenza della difesa hanno riportato a Baltimore il tanto desiderato Lombardi dopo una cavalcata playoff assolutamente leggendaria.
Termine un po’ troppo forte? Undici touchdown a fronte di zero intercetti come li definireste?

Il rischio corso, a quel punto, si rivelò come un autentico colpo di genio di un giocatore che con un anello al dito come testimone poteva chiedere assolutamente quello che voleva nell’imminente free agency: il contratto più alto della storia NFL? Assolutamente sì. Un pezzo di luna? Perché no? La pietra filosofale? Dopo averla trovata, forse.
Ma attenzione cari lettori, chiarifichiamo il tutto: Joe Flacco, nel 2013, valeva veramente 120 milioni di dollari? No, assolutamente, ma a quel punto Baltimore si trovava davanti ad un bivio: assecondare le folli ma “motivate” richieste del proprio quarterback o ripartire da zero immediatamente dopo aver vinto un Super Bowl.
Chi è che entra in rebuild mode qualche mese dopo esser salito sul tetto del mondo?
Nessuno, tantomeno una squadra che aveva perso i due propri leader difensivi nonché giocatori più forti della loro vincente seppur breve storia.

È riuscito Flacco ad onorare il proprio contratto? Assolutamente no, e francamente ciò non mi ha minimamente sorpreso poiché quattro partite ai playoff giocate a la Montana non ti trasformano in Joe Montana, ma dicono che in condizioni ideali, potenzialmente, per un breve intervallo di tempo potresti emularlo quasi alla perfezione.
Voglio evitare di dilungarmi sul post Super Bowl di Flacco, sarebbe decisamente anticlimatico e poco romantico, piuttosto vorrei spendere qualche altra parola per incensare un quarterback che della normalità ha fatto la propria carta vincente: giustapporre “regular Joe” a “playoff Joe” non sarebbe possibile se Flacco fosse nella stratosfera dei vari Rodgers e Brady, poiché da giocatori del genere l’eccellenza ce l’aspettiamo sempre e davanti ad essa raramente rimaniamo estasiati, mentre davanti alle quattro partite giocate fra gennaio e febbraio 2013 dal nuovo quarterback dei Broncos…
Sono emozioni.
Non andrà sicuramente nella Hall of Fame, il suo contratto verrà ricordato come uno dei peggiori della storia NFL e molti analisti, insider, addetti ai lavori e miei amici continueranno a prendere in giro me, i Ravens ed il sistema di retribuzione della lega per quel sessennale, ma alla fine è questa la grande vittoria di Joe Flacco: aver preso in giro tutto e tutti, aver dimostrato come i contratti in National Football League siano dati solamente in base a quanto fatto ieri e, soprattutto, aver vinto un Super Bowl sempre rimanendo il normale, noioso, prevedibile e rivedibile Joe Flacco.

Faccio fatica a comprendere le motivazioni di John Elway che, ad onor del vero, dopo aver ingaggiato Peyton Manning non ha più azzeccato mezza mossa per quanto concerne i quarterback, e francamente solo comparando il palmares di Flacco e Keenum si può affermare che i Broncos abbiano compiuto un upgrade: sono tiepidamente convinto che l’anno prossimo Denver si troverà davanti, ancora una volta, allo stesso identico problema -salvo decidano di draftare un quarterback e di lasciarlo a bordocampo il primo anno- ed a quel punto con ogni probabilità la carriera di Joe Flacco sarà veramente vicina ad un epilogo che per quanto annunciato e dovuto mi renderà sicuramente triste.
Non certamente triste tanto quanto lo sia in questo momento: lo sapevo, anzi, speravo che Baltimore riuscisse a trovare qualcuno a cui scaricare Flacco ed il proibitivo contratto in quanto non scherziamo, non sarà sicuramente facile riuscire a sviluppare Jackson, ma un cambio di rotta era assolutamente necessario e… aspettate, vi avevo detto di essere triste, se questo è un modo per spiegare la mia tristezza sto fallendo miseramente.
Flacco però è questo, ci lascia senza parole, con lui irrazionalità, presa in giro e nonchalance in grado di confondere i sentimenti ed i giudizi di chiunque sono all’ordine del giorno: non è che magari a Denver riesca a prendere in giro tutti ancora un’ultima, gloriosa, volta?
In ogni caso, grazie Joe, non è sempre stato semplice volerti bene e guardarti condurre un attacco, tuttavia rimarrai il mio primo vero amore di questo sport e non dimenticherò mai ciò che hai fatto per me: sì, nemmeno gli intercetti lanciati in tripla copertura senza apparente motivo.

Mi mancherai, un po’.

Post By Mattia Righetti (469 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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4 thoughts on “Ode sottovoce a Joe Flacco

  1. Se Foles legge ‘sto pezzo ti querela ;-)

    A proposito di coincidenze: singolare che il copro-tagonista di quel Superbowl (divertentissimo, nonostante la lunghezza esagerata) sia stato l’altro mega-pacco della NFL, quel Crap-ernick al confronto del quale Flacco è un ottimo giocatore.

    Strano che Harbaugh, peraltro eccellente allenatore, si sia reso complice dello scempio post-anello. Ma forse la riconoscenza è contata più delle statistiche. Prendiamo questo come messaggio positivo della Flacco-legacy.

  2. Caro Mattia,
    il tempo di Flacco a Baltimore era finito da un pezzo. Noè mai stato un franchise Qb e non lo sarà mai. E’ però quel classico giocatore che ha usufruito della buona (ottima spesso) organizzazione della squadra, soprattutto della difesa monstre, per ottenere benefici personali e contrattuali. Dopo il Superbowl vinto, ha giocato sempre peggio, ma in generale non è mai stato un trascinatore, un gran braccio o un grande selezionatore di target: semplicemente non è mai stato un fuoriclasse. Nel sistema Ravens però ha fatto cose egregie. Il vero problema è cos resta a Baltimore! Se la prossima stagione ve la fate solo con Jackson in regia…., beh buona fortuna! Si è visto in questi playoffs, cosa vale Jackson e la prima difesa che lo ha studiato seriamente, lo ha annullato. Non basta correre e scramblare solamente e come braccio e come selezione dei target…, fino ad ora l’ho visto sempre molto male. Quindi il problema è che, in prospettiva, a Baltimore non vedo prospetti futuribili nello spot QB a meno che Jackson non diventi improvvisamente un fenomeno…. Capisco ancora meno la mossa di Denver però: per prendere Flacco, mi tengo Keenum e studio una strategia vincente futura sperando nei draft o in una free agency diversa (mi porto a casa un soggetto più giovane e talentuoso come Foles piuttosto…). Keenum ha giocato male quest’anno e del resto era prevedibile che non ripetesse la stagione strepitosa del 2017 a Minnesota (unica sua stagione ben giocata in carriera), però Flacco ha giocato ancora meno, male ed è ben più anziano (34). Vedremo chi ha ragione!

  3. Bah … tutto vero ….però….
    Flacco è a fine carriera, ha un anello al dito… Vi ricordate l’ultimo con queste due caratteristiche che John Elway ha portato a Denver?
    Tre anni di contratto, 2 volte al Grande Ballo, 1 nuovo anello per chiudere la carriera ….
    Con Flacco finirà nello stesso modo vedrete….
    E poi che bello essersi liberati di quella ciofeca di Keemun

  4. Vero, jackson è tutto da verificare, cmq
    penso che altri QB tipo stafford o cousins prendono valanghe di dollari per nn aver vinto un bel niente, joe si, a quel punto li ha meritati

    Grazie flacco anche da parte mia

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