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Se non fosse per i quasi due metri di altezza Nick Foles potrebbe essere la personificazione dell’ordinary guy americano. E anche oggi, dopo sette stagioni in Nfl, Foles è sempre il bravo ragazzo coi capelli scarmigliati sulla fronte che la domenica non mancava mai di ascoltare i sermoni del pastore Haney, alla Riverbend Church di Austin in Texas, dov’è cresciuto. Eppure questo ragazzo così “ordinario” si è trovato ad intraprendere un percorso da giocatore Nfl che si può definire in vari modi ma di sicuro non come normale.

Il prodotto di University of Arizona alla sua seconda stagione tra i pro (si parla del 2013) si ritrova titolare in quel di Philadelphia, a causa dei problemi fisici (e del declino) di Mike Vick, che già aveva sostituito nella seconda parte della sua rookie season. Da starter quasi per caso finisce per disputare una stagione monstre. Riporta gli Eagles ai playoff dopo due anni di digiuno, sbriciola il record per rapporto passaggi/intercetti (ritoccato poi da Brady tre stagioni dopo) e pareggia quello di sette TD in una partita stabilito da altri sei quarterback prima di lui, diventa terzo ogni epoca per rating stagionale ed entra a far parte del club dei giocatori capaci di disputare una partita col massimo passer rating possibile.

Dopo una stagione a quei livelli tutto fa presagire un futuro splendente ma per Foles non c’è nulla di scontato. L’annata 2014 inizia tra alti e bassi e finisce alla week 9 al Reliant Stadium contro Houston, clavicola rotta e out for season. Qualche mese dopo finisce a Saint Louis, incrociando il percorso di Sam Bradford. I Rams allenati da Fisher sono all’epoca il peggior contesto possibile per un QB. Foles disputa un 2015 neppure sufficiente e i Rams al draft successivo al costo di un salasso fanno trade up per prendere Jared Goff con la prima chiamata assoluta. A quel punto il texano ne ha abbastanza, chiede e ottiene di essere di essere rilasciato.

In quel momento il rollercoaster della sua carriera era al punto più basso ma dopo aver persino contemplato il ritiro decide di fare una telefonata al suo primo coach a Philadelphia, Andy Reid, che da tre anni era capo allenatore dei Chiefs. E così si ritrova a Kansas City, a fare il backup di Alex Smith a meno di due milioni di garantito, lui che qualche anno prima poteva guardare buona parte dei colleghi dall’alto in basso. Gioca poco, quasi per nulla, solo una presenza da titolare, ma ritrova la voglia di allenarsi e di stare nella Nfl e la montagna russa lentamente riprende a risalire. L’anno dopo torna dove tutto era iniziato, nella City of Brotherly Love, a far panchina alla nuova stella Carson Wentz. Quando quest’ultimo però si infortuna tutto a un tratto Foles si trova nella condizione di dover guidare la squadra più forte della Nfc e il finale lo conoscete tutti.

Un uomo speciale, alla guida di un gruppo speciale che vince un incredibile Super Bowl anche grazie ad una giocata speciale, “Philly Special” appunto. Nel giro di qualche mese da un quasi ritiro al tetto del mondo. Lo avevamo già detto che quest’uomo qui non ha nulla di banale. E però poi dopo i festeggiamenti, gli onori, le parate si ricomincia e Wentz riprende la titolarità, ma dopo la partita contro i Cowboys alla week 14 la schiena lo obbliga a fermarsi ed è di nuovo il momento di Foles che non manca di farsi trovare pronto. La partita giocata domenica scorsa contro Houston è più che un capolavoro, è un clinic tecnico. 471 yard lanciate, 4 touchdown e un ultimo drive giocato meravigliosamente per costruire il field goal della vittoria. Tutto ciò per permettere agli Eagles di tenere accesa la fiammella della speranza di poter difendere il titolo sul campo. All’ultima giornata dovranno battere i Redskins ma allo stesso tempo, per qualificarsi ai playoff, necessiteranno di un aiuto da parte di Chicago a discapito della rivale diretta Minnesota.

Non possiamo sapere se la stagione di Foles si chiuderà contro Washington o se riuscirà a portare i suoi alla postseason, sappiamo solo che a fine stagione sarà free agent e che la sua carriera, con tutta probabilità, continuerà altrove. Perché è vero, è lui l’MVP del primo Super Bowl della storia di Philly, è lui ad essere ritratto insieme a coach Pederson in una statua davanti al Linc e con lui quest’anno gli Eagles sono 3-1 (rispetto al record negativo di 5 vittorie e 6 sconfitte con Wentz titolare) e giocano anche abbastanza bene, ma a Philadelphia non possono venir meno dal loro impegno con Wentz che è più giovane, è il principale asset della franchigia e, non va dimenticato, fino all’infortunio al crociato era tra i principali candidati al titolo di Most Valuable della stagione 2017 e anche quest’anno, nonostante con lui Phila abbia un record perdente, non si può dire che le sue performance siano state deludenti. Ragion per cui la dirigenza degli Eagles sarà chiamata ad una scelta dolorosa ma pressoché obbligata, ossia lasciar andare l’uomo che ha ridato alla città l’opportunità di festeggiare un titolo dopo dieci anni (le World Series del 2008).

Sarà un altro passaggio inusuale della carriera inusuale di un uomo che in sette anni è già stato quarterback dominante, ha vissuto anni di oscurità ed è stato vicino al ritiro, è stato panchinaro, improvvisamente eroe e di nuovo panchinaro. Non serve interrogarsi sul futuro di Nick Foles, ci sorprenderà, come sempre.

Post By Gianluca Tripodi (36 Posts)

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3 thoughts on “Nick Foles, the (un)ordinary guy

  1. Nel superbowl 1991 Hoestettler giocò titolare come backup di Phil Simms e quei Giants vinsero, ma ricordo che il capo allenatore Purcell imposto’ una gara di continue corse mangia tempo proprio perché non si fidava troppo del suo qb, tanto che mvp fu Otis Anderson rb appunto. Foles invece ha giocato un sb superbo, eccezionale con la piena fiducia dello staff tecnico, come Wentz probabilmente non sarebbe riuscito a fare, alternando a piacimento corse e lanci più la splendida azione in cui ha segnato lui. Lo manderanno via? Forse, altrove però non farà cose a livello di phila, phila è casa sua. Forza Nick, comunque vada sei un grande!!!

  2. Foles è un pocket-passer supremo: basta lasciarlo tranquillo e non appendere a lui i destini della squadra.
    Io se fossi in Kraft ci farei un pensiero per il dopo-Brady. E se fossi in Philadelphia me lo terrei, tanto Wentz si scassa ancora, garantito.

  3. Si hai ragione, forse come dopo Brady ancora meglio di Garoppolo che non sembra stia facendo grosse cose altrove.

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