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Dicembre è quel mese dell’anno in cui, teoricamente, gli upset iniziano via via a scomparire a scapito del “valore reale” delle squadre: con tre mesi di football alle spalle aspettarsi che una squadra in lotta per il fattore campo ai playoff vada a perdere contro qualcuno che i playoff, molto probabilmente, nemmeno li farà, è francamente impossibile.
Però questa stagione è diversa dalle altre, se non lo aveste già capito, ed appellarsi alla razionalità per spiegare questo magnifico sport non è esercizio sensato.
Partiamo immediatamente.

Pittsburgh, reduce da tre sconfitte consecutive, è riuscita ad alzare la testa nella partita più importante del loro 2018: a termine di una buonissima prova difensiva, gli Steelers hanno battuto 17 a 10 degli irriconoscibili New England Patriots.
Eppure la partita è incominciata con i fuochi d’artificio: grazie ad un ottimo Samuels Pittsburgh si è portata immediatamente nei pressi della redzone, sfruttando poi tale opportunità al meglio con un touchdown del tight end McDonald. La reazione dei Patriots non si è fatta attendere, ed anzi, dopo tre giocate Tom Brady ha pescato un liberissimo Chris Hogan in mezzo al campo che dopo una corsa totalmente indisturbata ha portato sul 7 a 7 il punteggio. Uno scambio di punt ha preceduto il terzo, ed ultimo, touchdown della partita, arrivato tramite una pregevole ricezione di Antonio Brown in end zone: 14 a 7 Steelers, se il primo drive ci ha insegnato qualcosa avremmo ottimi motivi per attenderci una reazione di carattere dei Patriots… ed invece, da lì in poi, il nulla.
Il nulla in una partita così sentita ed importante? Sì, cari lettori: da quel momento in poi i Patriots sono sempre stati costretti a puntare l’ovale e non fosse stato per qualche errore di troppo, Pittsburgh avrebbe potuto incrementare il vantaggio, ma un paio di intercetti di Roethlisberger ed un piazzato sbagliato dall’irriconoscibile Boswell hanno preservato il 14 a 7.

Non la partita che ci aspettavamo!

Catapultiamoci agli ultimi minuti di gioco, nei quali i Patriots dopo aver trasformato il piazzato del 14 a 10, si trovano in piena red zone: New England è vicinissima a portarsi in vantaggio per la prima volta, ma, come durante tutto il resto della partita, la linea d’attacco dei Patriots commette troppe penalità e Brady si trova costretto a giocare un 1&goal dalle 16 di Pittsburgh e, dopo una perdita di yards di White, ecco arrivare il clamoroso errore quando Brady, direzionando l’ovale verso Edelman, viene intercettato da Joe Haden. Pittsburgh, rinvigorita dal turnover, brucia ben cinque minuti di gioco e si riporta sopra di un possesso pieno grazie ad un difficile piazzato di Boswell ed a questo punto New England, con più di due minuti rimasti da giocare, ha bisogno dell’ennesimo miracolo di Brady, che a dirla tutta sembrava essere sul punto di realizzarsi: Edelman e White portano immediatamente Brady e soci in red zone, ma pure in questo caso a compromettere sogni di rimonta -e partita in generale- ci pensa la linea d’attacco, che con una holding complica in modo irrimediabile la vita Brady, che dopo tre incompleti consecutivi è costretto a capitolare definitivamente.
Vittoria Steelers, dunque, che confermano la leadership in AFC North, mentre New England con questa sconfitta scivola al terzo posto in AFC e, per ora, sarebbe costretta a giocare pure le wild card.

Vittorie importanti in ottica playoff AFC quelle di Baltimore, Indianapolis e Tennessee, tutte squadre che con i successi di ieri si sono portate sull’8-6.
Probabilmente l’era Flacco è ufficialmente ai titoli di coda, ma con un Jackson così il futuro a Baltimore sembra finalmente sorridere: in un modo o nell’altro, pure ieri Baltimore ha portato a casa la vittoria, questa volta passando 20 a 12 sui Tampa Bay Buccaneers sotto la pioggia battente. La ricetta è sempre la stessa, tante options e controllo del cronometro continuando ostinatamente a correre -242 rushing yards pure ieri!- e difesa che si piega ma non si spezza: il meteo ed il reparto difensivo hanno limitato l’attacco di Tampa Bay alla miseria di 241 yards totali ed ai Ravens per assicurarsi la W sono bastati un paio di touchdown -di Moore e di Edwards- ed un paio di piazzati di Tucker.
In una partita decisamente strana, i Colts hanno annullato i Cowboys vincendo 23 a 0: Dallas crea e muove le catene, ma non riesce mai a concretizzare ed anzi, continua a provare a giocare il quarto down, riuscendo a convertirne solamente uno su cinque ed Indianapolis, ringraziando, approfitta di ottime posizioni di campo ed affidandosi ad un Marlon Mack versione deluxe -149 yards totali e due touchdown- brucia il cronometro e mette punti a tabellone senza troppe difficoltà.
Sconfitta veramente sanguinosa questa, in quanto con una vittoria Dallas avrebbe potuto vincere con largo anticipo la NFC East, mentre Indianapolis rimane aggrappata al trenino per il sesto seed AFC e, pazientemente, attende errori altrui.

Ma cos’è successo ad Henry negli ultimi dieci giorni?

Poco da dire sul 17 a 0 con cui i Titans hanno annullato i New York Giants: a decidere la partita, oltre che al tremendo diluvio, ci pensa anche in quest’occasione il rinato Derrick Henry, che con 170 yards ed un paio di touchdown regala ai suoi una vittoria tanto brutta quanto importante.

Per quanto riguarda la situazione playoff NFC, vanno segnalate le vittorie di Minnesota, Washington, Chicago e Philadelphia.
Dopo aver cacciato il proprio offensive coordinator, come per magia i Vikings mettono insieme la miglior prestazione del loro 2018 seppellendo i malcapitati Dolphins 41 a 17: finalmente Minnesota decide di correre e sfruttando la giornata di grazia del tandem Cook-Murray continua a guadagnare yards “sicure” via terra ed a mettere punti a tabellone grazie ai loro tre touchdown totali. Merita elogi Dalvin Cook, che con 163 yards totali ed un paio di touchdown ha finalmente dimostrato che l’unico suo problema nell’attacco dei Vikings, finora, era lo scarso numero di palloni ricevuto.
Vincono pure i Redskins di Josh Johnson, che a termine di una delle peggiori partite dell’anno fanno quel tanto che basta per portare a casa un prezioso 16 a 13 contro dei demotivati Jacksonville Jaguars: imbarazzante la prova di Cody Kessler, in grado di lanciare solamente per 20 net yards -il numero che si ha se si tolgono le yards perse con i sacks- in un pomeriggio in cui i due attacchi, cumulativamente, non sono stati in grado di guadagnare 500 yards.
Vincono i Bears, che esorcizzando il demone Packers 24 a 17, si portano a casa ufficialmente il titolo di campioni della NFC North: era dal 2010 che ciò non accadeva. L’attacco dei Bears gira, è solido, e pur senza fare gli straordinari mette a tabellone i punti necessari per aggiudicarsi la contesa, anche se ad onor del vero pure in quest’occasione va lodato l’immenso lavoro fatto dal reparto difensivo, in grado di atterrare Rodgers ben cinque volte e di costringerlo al primo intercetto in più di 400 lanci tentati: questo intercetto, lanciato in end zone con poco più di tre minuti sul cronometro, ha di fatto chiuso ogni velleità di Rodgers e compagni, a questo punto ufficialmente eliminati dalla corsa playoff.

Da Bears are back!

La vera sorpresa della giornata, però, arriva da Los Angeles, dove i Rams si sono fatti battere da degli insospettabili Eagles 30 a 23: nel momento in cui Carson Wentz è stato dichiarato indisponibile, i dubbi sull’esito dell’incontro si erano diradati fino ad arrivare ad un quasi unanime “vince facile L.A.”
Non proprio, in quanto la decimata difesa di Philadelphia non ha concesso nemmeno un touchdown aereo a Goff, visibilmente in difficoltà in questo ultimo periodo, e grazie ad un ottimo Alshon Jeffery -otto ricezioni per 160 yards- Philadelphia continua a mettersi in posizione di segnare: guidati da dei solidi, anche se non spettacolari, Smallwood e Adams in grado di trovare i sei punti in ben tre occasioni, Philadelphia continua a mettere punti a tabellone mentre i Rams… i Rams commettono troppi errori -due intercetti di Goff- ed inspiegabilmente danno solamente 12 portate a Todd Gurley.
Ora New Orleans ha un’ottima possibilità di garantirsi il fattore campo ai playoff.

Fra le altre vittorie di giornata vanno segnalate quelle di San Francisco, Cincinnati, Atlanta e Buffalo.
Il vero upset del giorno, però, arriva da San Francisco, dove degli ottimi ‘Niners sorprendono i Seahawks e vincono 26 a 23 una partita che Seattle avrebbe potuto sfruttare per mettere in ghiaccio la qualificazione ai playoff: Seattle non gioca assolutamente male in attacco, anzi, Wilson e Carson sono efficienti come sempre, ma la difesa inspiegabilmente non riesce a mandare San Francisco fuori dal campo e continua ad imbarcare punti grazie ad un perfetto Robbie Gould. Il 23 a 23 sul quale si concludono i tempi regolamentari ci fa intendere che molto probabilmente pure in quest’occasione i Seahawks troveranno un modo di portarla a casa ai supplementari, ma dopo un fulmineo three n’ out di Seattle a San Francisco bastano solamente tre punti per vincerla: una pass interference ed una corsa da 16 yards di Wilson -non Russell!- mettono Gould in condizione di vincerla con un piazzato da 36 yards.
Seattle, ma cosa combini?
Vincono 30 a 16 sui Raiders i Bengals che guidati da uno stratosferico Joe Mixon -130 yards e due touchdown- sfuggono al pressing dei Raiders solo a pochi minuti dal termine, quando sul 23 a 16 Mixon trova il corridoio giusto per un pregevole touchdown da 15 yards che mette in cassaforte la vittoria.

Che Mixon!

Poco da dire sul 40 a 14 con cui i Falcons hanno annientato Arizona: per un motivo o per l’altro Rosen continua a commettere errori e, come spesso succede, Arizona dopo aver trovato la end zone a termine del loro primo drive scompaiono dalla partita fino al garbage time. Buona prestazione di Ryan, che supportato da un ottimo Tevin Coleman -145 yards ed un touchdown tramite solamente 11 portate- ritrova la vittoria dopo un paio di partite ignobili.
Concludiamo la nostra rassegna settimanale con il comico 14 a 13 con cui i Bills sono passati sui Lions: a decidere la partita ci pensano un paio di errori dello special team di Detroit, che prima fallisce miseramente un extra point per colpa di un’incomprensione fra long snapper ed holder e poi, il solitamente affidabile Prater, sbaglia quello che a posteriori sarebbe stato il field goal della vittoria. Non porteranno a molto, ma vittorie del genere fanno sicuramente morale e Josh Allen, in questi successi, continua a mostrare costanti segni di miglioramento.

Post By Mattia Righetti (473 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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18 thoughts on “NFL Week 15: upset di dicembre

  1. Forse baltimore ha trovato il suo nuovo QB, però non essendo uno che rimane nella tasca, con le sue corse si espone troppo ai colpi avversari.

    Contento x foles, sicuramente il miglior back up QB della lega.

  2. Ciao Mattia, ti leggo sempre con piacere, vorrei sapere cosa ne pensi di Lamar Jackson?
    A mio avviso è un giocatore che non ha ne capo ne cosa, parliamo di un QB che praticamente non lancia mai; non sono uno del genere come possa durare alla lunga, e sopratutto non so i ricevitori come possano tollerarlo.

  3. Se tutte le volte che i new England arrivavano in red zone gli arbitri davano penalità non è certo colpa di brady…le holding nel football sono come le trattenute in area durante un calcio d’angolo ! Diciamoci la verità guardatevi BENE le partite . Ieri sera arbitraggio inguardabile

    • Dai regà, non iniziamo a mettere in dubbio le chiamate arbitrali. I replay parlavano chiaro, erano holding, altroché trattenute sul calcio d’angolo.

  4. Lamar Jackson ha un solo vantaggio: essere subentrato in corsa a Flacco.
    Le difese NFL solitamente sono lente nel metabolizzare i cambiamenti, perché sono strutture lente e pachidermiche, quindi cambi radicali di personale e gameplan aiutano sul breve periodo gli attacchi.
    Ma appena i coordinatori difensivi troveranno la chiave per limitare l’attacco di Baltimora (magari avanzando le safety, disinteressandosi del profondo ed evitando i blitz ma facendo muro sulle corse) Jackson diventerà storia, stile Tebow e stile tutti quei QB monodimwnsionali che lo hanno preceduto.
    Questo avverrà forse già nei playoff e sicuramente nella prossima stagione.

    • Concordo, jackson dovrà inevitabilmente migliorare nei lanci, è giovane ed avrà tempo.
      Io ti dico che prenderei foles il prossimo anno e faccio crescere jackson

      • Quando i coordinatori avranno più films -e non manca molto- Jackson sarà probabilmente neutralizzato.

    • Indifferente.
      Il tifo per la singola squadra, da quando “scrivo” qua, si è smussato fino ad arrivare ad una singola, misera simpatia.

  5. Trasferte a New Orleans per gli Steelers e a Los Angeles per i Ravens. Entrambe molto complicate
    Piccolo vantaggio per gli Steelers il fatto che i Ravens giochino la sera prima. (il grande vantaggio è quella ½ partita di vantaggio..)
    Certo, se la sfida a distanza fosse risolta dai calci di Tucker e Boswell, direi che i Ravens avrebbero un enorme vantaggio…
    In bocca al lupo!
    Mi spiace per A-Rod, rimanere fuori dai play off nella stagione in cui ha battuto il record di passaggi senza intercetti (concluso proprio Domenica) è davvero un peccato.

    • Ciao Maurizio!
      Penso che la corsa alla AFC North sia già conclusa, vedo molto difficile che Baltimore vinca una partita in più di Pittsburgh, anche se nelle ultime settimane è successo veramente di tutto.
      La corsa al sesto seed al momento è l’unica cosa in cui i Ravens possono sperare.

      • Credo non sarebbe male cmq per i Ravens giocare contro i Patriots, visti i precedenti in cui avete battuto o fatto sudare 7 camicie a Brady & C.
        In ogni caso la differenza è davvero minima e tutto può succedere.
        Ma, domanda personale, oltre a Ray Lewis, quali sono i giocatori che ti hanno fatto appassionare, o cmq avere una simpatia, per i Ravens?

        • Principalmente Haloti Ngata (poi ovvio che Reed e Suggs, su tutti, abbiano contribuito) in quanto probabilmente per tre o quattro anni è stato il miglior giocatore della loro difesa. Mi piaceva quanto grosso fosse e, al contempo, riuscisse sia ad essere iper atletico allo snap o “semplicemente” un mangiatore di spazio.
          Magico.

          • In effetti avete sempre avuto una gran difesa con grandi interpreti (è strano che non abbia avuto un titolo come la Legion of Boom o simili), NGata era davvero un fortissimo DE (faceva sempre impazzire la nostra O.Line). Suggs Lewis e Reed degli HOF e poi anche gli altri uomini di difesa come Pollard e Upshaw erano tosti.

  6. Concordo su Lamar Jackson e l ho gia detto anche a inizio stagione: é un ottimo scrambler che sta sorprendendo le difese. Ma quando verrà apertamente sfidato a lanciare, avrá i suoi problemi. Al momento ha un braccio davvero poco preciso. Non so quali margini di miglioramento abbia realmente ma per ora mi pare stia solo sfruttando il momento é l effetto sorpresa. Se non migliora di brutto, presto finirá in pasto alle difese.

  7. Ciao Mattia, seguo con molto interesse ciò che scrivi sull’NFL, complimenti davvero. Una domanda, probabilmente ingenua: ho notato che l’incredibile partita vinta dai Chargers in casa dei Chiefs non è stata ancora menzionata. Ci farete un articolo a parte immagino, giusto? E comunque intanto vorrei chiederti perché hanno giocato l’extra point alla mano, rischiando di perdere la partita? Di solito in quei casi non si va sul sicuro impattando la partita e poi giocandosela all’over time? Anche perché se non avessero trasformato, credo che la decisione di andare da due sarebbe stata aspramente criticata, o mi sbaglio?

    • Ciao Massimiliano.
      Non ho menzionato Chargers-Chiefs e le due partite del sabato in quanto nella review settimanale parlo solo di quanto successo la domenica.
      Ho trovato la scelta dei Chargers di provare a vincere la partita, oltre che coraggiosa, anche appropriata, in quanto arrivati a quel punto non ha molto senso provare ad andare ai supplementari: certo, è un fifty-fifty, però non doversi giocare i supplementari contro Mahomes…

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