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Fra i principali motivi dietro la resurrezione della AFC South ci sono naturalmente pure gli Houston Texans, squadra che si affaccia alla stagione 2018 con entusiasmo ed aspettative mai così alti: non molto difficile dato che stiamo parlando della franchigia più giovane dell’intera NFL, ma occorre mitigare velocemente gli entusiasmi, poiché le incognite sono numerose.
In primo luogo ci sarà da valutare lo stato di salute delle stelle, in quanto Watt è reduce da due stagioni consecutive concluse anzitempo nella injured reserve list e Watson, il nuovo volto della franchigia, viene da un terribile infortunio al crociato che ci ha privato dell’opportunità di vederlo in campo per la seconda metà della scorsa stagione: il suo inizio di campionato e di carriera hanno esaltato perfino il più scettico degli addetti ai lavori ed anche se attendersi un 2018 sui livelli delle prime sette partite della passata stagione è totalmente irrealistico, il potenziale per condurre Houston ai playoff ed oltre non manca.
Probabilmente è troppo presto per accostarli al Super Bowl, stiamo sempre parlando di un team inesperto condotto da un quarterback con pochissima esperienza, ma siamo arrivati in un’epoca in cui per guadagnare contratti storicamente alti ed accendere entusiasmi bastano solamente sette partite… scusatemi, questa è la preview degli Houston Texans, non dei San Francisco 49ers.

Watson è pericoloso anche e soprattutto con le proprie gambe.

Molto del successo di Houston dipenderà da come procederà il recupero del prodigio Deshaun Watson, su cui gravano pesanti aspettative visto il fantasmagorico inizio di carriera: non credo sia possibile replicare i numeri messi insieme in quelle quasi-sette partite, però ha certamente dimostrato di essere un vincente ed un leader naturale, esattamente le due cose di cui Houston aveva disperatamente bisogno da anni.
Nonostante l’infortunio se lo sia procurato durante un allenamento senza alcun tipo di contatto, le prestazioni della linea d’attacco dovranno necessariamente migliorare per garantirgli una protezione adeguata: la scorsa stagione la O-Line di Houston è stata la peggiore della lega per pressioni concesse, 252, ed è brutto immaginarsi uno Watson costretto a correre per la propria vita uno snap sì ed il successivo pure.
Pretendere che i Texans come per magia mettano a tabellone trenta punti ogni singola settimana come lo scorso anno è utopico ed ingiusto, ma abbiamo legittimi motivi per aspettarci una certa tranquillità nel muovere le catene e far fruttare ogni singolo drive; Watson vista la giovane età difficilmente taglierà di netto il numero di intercetti, ma il suo approccio high risk high reward è probabilmente l’aspetto che più ci ha affascinato durante la sua prima stagione fra i professionisti, e con un ricevitore del calibro di Hopkins potrà sicuramente permettersi di forzare il pallone in profondità: per ridurre questo tipo di errori servono anni ed anni di esperienza, perciò gli inevitabili intercetti non saranno altro che parte di un percorso di crescita che potrebbe portarlo nell’Olimpo della NFL molto prima di quanto i più possano credere.
Le polizze assicurative si chiamano Brandon Weeden e Joe Webb, non esattamente gli Steve Young della situazione, ma come è facile intuire Houston non vuole pensare ad una eventuale vita senza il loro numero quattro: ciò che sarà veramente importante in questa stagione è vedere se l’infortunio ha in qualche modo limitato il margine di crescita di Watson.
Non credo sarà il caso.

Che sia il 2018 l’ultima opportunità per Lamar Miller?

Nel backfield probabilmente assisteremo ad un passaggio di consegne dal più esperto ma mai esploso come ci si sarebbe aspettati Lamar Miller al giovane D’Onta Foreman, che prima del terribile infortunio che ha segnato la fine della sua stagione stava dimostrando buonissime cose pur correndo dietro una linea d’attacco alquanto deludente: le migliori prestazioni di Miller sono arrivate con Watson under center -sarà una fatalità?- anche se non è mai andato oltre le 75 rushing yards in una partita, quota non raggiunta nemmeno dallo stesso Foreman, che però prima di infortunarsi contro Arizona stava guadagnando sempre più autostima mostrando costantemente esplosività e dinamismo.
Dietro di loro troviamo i vari Tyler Ervin ed Alfred Blue, che ruberanno qualche snap qua e là al duo sopracitato, mentre davanti a loro nel ruolo di fullback ci sarà anche quest’anno Jay Prosch, arrivato al quinto anno tra le fila dei Texans.

Il nome per quanto riguarda il corpo ricevitori è ovviamente quello di DeAndre Hopkins, uno dei migliori in assoluto, macchina da big play costretta per anni a raccogliere i deliri dei vari Savage, Hoyer, Osweiler, Mallett o Fitzpatrick: in Watson Hopkins sembra finalmente aver trovato qualcuno in grado di mettergli l’ovale fra le mani senza costringerlo ad inventarsi nuovi modi per contorcere il corpo e tenere quei maledetti piedi nel rettangolo di gioco.
Oltre a Nuk troviamo Will Fuller, letteralmente on fire durante il periodo Watson, nel quale ricevendo solamente tredici palloni fu in grado di mettere a segno i sei punti in ben sette occasioni; Bruce Ellington e Braxton Miller si contenderanno snaps per il ruolo di ricevitore numero tre, corsa alla quale prende parte pure il rookie Keke Coutee, ricevitore dall’elettrizzante velocità in grado di creare parecchi grattacapi alla difesa di turno.
Fra i tight ends menzioniamo il rookie Jordan Akins, atleta eccezionale con mani rivedibili e Stephen Anderson, undrafted free agent arrivato al terzo anno fra i professionisti senza mai impressionare fino a questo punto della carriera.

Questa giocata… avete mai visto qualcosa del genere?

La linea d’attacco è stata pesantemente rimaneggiata in offseason per i motivi citati in precedenza, e fra i nuovi volti troviamo quelli di Zach Fulton, Senio Kelemete e Seantrel Henderson. Zach Fulton viene da quattro buone annate a Kansas City ed è stato votato da PFF come quattordicesima miglior guardia del 2017, un netto upgrade rispetto ad Allen e Su’a-Filo; Anderson si giocherà un posto da titolare e nella peggiore delle ipotesi darà profondità ad un reparto spesso martoriato dagli infortuni negli ultimi anni, mentre Kelemete è stato parte della prodigiosa linea d’attacco dei Saints che tanto bene si è comportata aprendo spazi ad Ingram e Kamara. Si giocheranno il posto di protettore del lato cieco Davenport ed il rookie Rankin, mentre il centro sarà Nick Martin, giocatore al terzo anno che di fatto arriva al 2018 come sophomore.

La difesa non è più quella di un paio di stagioni fa, principalmente per i continui infortuni che hanno perseguitato J.J. Watt negli ultimi due anni, ma un po’ di salute e qualche volto nuovo potrebbero riportare questo reparto ai vertici della NFL.
Il nome attorno al quale ruota tutta l’attenzione è quello di Justin James Watt, giocatore che non ha bisogno di presentazioni e che ci auguriamo di cuore torni ai livelli dei tempi in cui in quattro anni ha vinto il Defensive Player of the Year Award tre volte. Ad affiancarlo nella linea difensiva troviamo D.J. Reader e Joel Heath, ma probabilmente vedremo spesso in campo Christian Covington e Brandon Dunn: il ritorno di Watt teoricamente dovrebbe permettere loro di migliorare il tredicesimo posto nella classifica per rushing yards concesse.

È troppo volere Watt e Clowney in campo contemporaneamente?

Da una prima scelta ci si attende troppo spesso una produzione storica e Pro Bowl come piovessero, motivo per cui la critica rimane un po’ troppo spesso divisa su Jadeveon Clowney, ma possiamo dirvi tranquillamente che dopo un esordio ostacolato da infortuni ed acciacchi vari sia definitivamente esploso: a testimoniarlo non sono sicuramente le due convocazioni al Pro Bowl arrivate negli ultimi due anni, ma il totale dominio nel controllo del backfield, in quanto Clowney è sempre nelle vicinanze del quarterback o del runningback che sia, risultando spesso immarcabile per chiunque.
Immaginiamoci cosa potrebbe fare con uno Watt in salute e quindi in grado di togliergli attenzioni della linea d’attacco avversaria.
A portare pressione al quarterback avversario ci penserà anche Whitney Mercilus, pure lui convalescente da un infortunio che lo ha costretto a concludere il 2017 dopo sole cinque settimane, e con lui sano Houston avrà un trio di pass rusher potenzialmente incontenibile; gli inside linebacker saranno i giovani Benardrick McKinney e Zach Cunningham: il primo sarà particolarmente motivato a dimostrare che il contratto firmato qualche mese fa -quinquennale da cinquanta milioni di cui ventuno garantiti- è stato pienamente meritato, mentre il secondo cercherà di portare avanti quanto di buono iniziato nella scorsa stagione, la sua prima fra i professionisti.

La situazione della secondaria è particolarmente interessante grazie soprattutto all’acquisizione di Tyrann Mathieu, giocatore che fa della versatilità e della ferocia le proprie carte vincenti: l’ex Cardinals può giocare rendendo al massimo sia da nickelback che da strong safety e se per caso riuscisse a ritrovare la forma del 2015… Houston potrebbe trovarsi costretta a rinnovarlo a cifre esorbitanti durante la prossima offseason.
I due outside cornerback saranno pure quest’anno Kareem Jackson e Jonathan Joseph, entrambi reduci da un 2017 sottotono ma con il necessario potenziale per tornare a rendere come negli anni passati; un’altra novità arriva da Aaron Colvin, buonissimo cornerback arrivato in primavera da Jacksonville e che potrebbe sicuramente rubare una maglia da titolare ad uno dei due signori menzionati poco fa.

Di Honeybadger ne si trova solo uno in NFL.

Il rookie Justin Reid -fratello di quell’Eric che la NFL sembra essere riuscita ad esiliare- sarà costretto ad una maglia da titolare da subito poiché allo starter della scorsa stagione, Andre Hal, è stato diagnosticato il Linfoma di Hodgkin: la transizione college-NFL dovrà necessariamente essere più veloce di quanto ci si attendesse ad aprile quando lo hanno draftato, ma vista la tragica circostanza sinceramente parlare di chi sia o non sia titolare non è esattamente la cosa migliore da fare.
Buona fortuna Andre, Eric Berry ci ha dimostrato che è possibilissimo combattere questa malattia e tornare in campo più forti di prima, perciò vedi di seguire l’esempio di uno dei migliori nel ruolo!

Il trio kicker-punter-long snapper rimane identico a quello dello scorso anno in quanto torneranno Ka’imi Fairbairn, il leggendario Shane Lechler e Jon Weeks, mentre il return game sarà affidato ad uno fra Fuller, Miller e Chris Thompson, omonimo dell’esplosivo runningback dei Redskins.

L’obiettivo realistico di questi Texans potrebbe essere l’accesso ai playoff, ma non credo sia questo il parametro secondo il quale valuteremo la bontà della loro stagione, in quanto la cosa più importante rimane lo sviluppo di Watson e trovare gloria in una division diventata così competitiva può risultare assai difficile.
Il potenziale per un 2018 spettacolare e divertente non manca, in quanto la difesa può contare nuovamente sui suoi più importanti protagonisti, mentre l’attacco dopo anni ed anni di desolante sterilità sembra poter finalmente impensierire ogni difesa: tutto dipenderà da Deshaun Watson.
Con sole sette partite giocate sul curriculum, dovremo prima di tutto capire se il numero quattro sia solo una meteora che ha illuminato la lega per un breve periodo o il prossimo grande quarterback: gli indizi sembrano farci intendere che il caso più probabile sia il secondo, ma lo scetticismo in NFL è più che giustificato quando si parla della posizione più delicata del gioco.
Noi tutti abbiamo voglia di essere stupiti, perciò Deshaun tocca a te riprendere da dove ti eri interrotto: a te la palla ed il timone di questa franchigia, poiché il futuro di Houston è direttamente legato al tuo.

Post By Mattia Righetti (516 Posts)

Mattia, 25 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. A volte Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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