Durante questo primo mese e mezzo di regular season non si può dire che i New England Patriots si siano visti risparmiare frecciate velenose scoccate in loro direzione, nonostante quanto di buono fatto da loro vedere in questa fase iniziale.

E dire che si parla pur sempre della premiata ditta Brady & Belichick, ovvero il volto più rappresentativo di una macchina davvero ammirevole, capace di grandi conquiste e vittorie storiche, ma che per qualche motivo ultimamente tende ad essere messa in seconda fila rispetto a contendenti apparentemente più attrezzate per vincere il grande premio finale.

Sono gli effetti dello strascico dei due Super Bowl persi contro i Giants, sì, quelli del medesimo Eli Manning che non riesce più a vincere una partita oggigiorno, eventi i quali hanno lasciato un peso non indifferente perché capaci di diffondere un’idea di una squadra incompiuta, senza però mai tenere conto della grande longevità che la costruzione metodica ed intelligente del roster ha regalato alla franchigia ed ai propri fans degli anni di altissima qualità.

1381707476000-tom-bradyArriviamo anche quest’anno ai nastri di partenza e nonostante tutto le favorite sono sempre le altre: da anni difatti New England combatte con enormi problemi difensivi e sono regolarmente tra le compagini che concedono più yards su passaggio nella lega, ma il loro attacco stellare, guidato da un quarterback approdato nella seconda parte dei trenta nella miglior forma possibile, controbilancia perfettamente le tendenze a volte suicide delle secondarie, che peraltro non riescono a trovare un po’ di pace e serenità a causa del continuo avvicendarsi di giocatori che vengono provati senza riuscire a lasciare il segno, spendendo anche scelte alte che non rispecchiano poi sul campo l’effettivo valore.

Stesso discorso per la pass rush, che se non funziona quelle stesse secondarie di cui si parlava poco fa le espone irrimediabilmente, raramente giunta per mano della linea difensiva (con la sola eccezione del venerabile Vince Wilfork e del giovane Chandler Jones), fatto che ha costretto il defensive coordinator Matt Patricia a chiamare tantissimi blitz per i linebacker, a volte accettando tacitamente di perdere un uomo in copertura.

Oggi i problemi sembrano improvvisamente invertiti, o almeno così ci dicono le tendenze sviluppate in sei partite disputate.

In questa prima parte di regular season difatti è stata proprio la difesa a prendere in mano la situazione concedendo 11 punti di media a gara, anche se qualcuno sostiene che fosse impresa troppo facile affrontando due rookie come E.J. Manuel e Geno Smith e trovando terreno fertile contro i derelitti Buccaneers alla terza settimana di gioco, ma pare corretto invece tenere fortemente conto delle prestazioni offerte contro Matt Ryan e Drew Brees, prestazioni che numericamente magari non saranno state all’altezza delle precedenti, ma qualitativamente sono senza dubbio state superiori.

E questa qualità prende ancora maggior importanza se considerata l’inefficienza offensiva cui Tom Brady, con pazienza, sta cercando di far fronte. La difesa ha regalato sovente delle opportunità ai colleghi dell’attacco, basti pensare ai tre possessi che questo ha potuto gestire negli ultimi tre minuti e mezzo della gara contro i Saints, a volte Brady ha commesso turnovers o si è visto far cadere lanci decisamente prendibili in situazioni particolari, ma la sentenza dice pur sempre che i Patriots sono usciti vincenti in cinque delle sei opportunità che hanno avuto. Molto meglio dei campioni in carica di Baltimore, dei 49ers, dei Packers, e di tutte le franchigie accreditate per giocare il prossimo Super Bowl.

gronk-3095.rE’ evidente che New England si sia trovata nel bel mezzo di sabbie mobili offensive che raramente aveva provato nella sua cavalcata vincente di quest’epoca.

La criticata rinuncia a Wes Welker – andato alla corte di quell’altro a Denver – ha avuto inevitabili conseguenze, più o meno le stesse che i Patriots hanno dovuto affrontare schierando matricole quali nuovi protagonisti del reparto e free agent presi in offseason che per forza di cose dovevano familiarizzare con questo sistema di gioco. Per affinarsi ci vuole tempo, e che deve vincere ogni domenica spesso ha meno tempo degli altri.

Non è certo stata d’aiuto la terribile tegola che l’organizzazione si è trovata a dover frettolosamente affrontare con il caso Hernandez, né tutto il circo mediatico che ha seguito la ripresa di Rob Gronkowski, ad oggi non ancora capace di mettere piede in campo per i problemi alla schiena e all’avambraccio, facendo carta straccia nel giro di un minuto di tutti i bei progetti rivoluzionari che Belichick aveva architettato con l’utilizzo – poi copiato da molti – del doppio tight end in grado di ricevere.

Statisticamente i ricevitori di Brady, comprensibilmente apparso frustrato in più di qualche occasione, lui che è perfezionista anche quando è in vantaggio di tre mete, sono tra i peggiori della Nfl se si dà una veloce lettura al numero di palloni lasciati cadere a terra (nelle prime venti posizioni ve ne sono quattro…), indice del tutto simbolico dell’inesperienza del materiale attualmente presente a roster.

La logica conseguenza di questo stato delle cose ha portato New England ad interrompere anzitempo i drive lunghi e fruttuosi con cui usavano demolire molti concorrenti già nei primi tre quarti di partita, l’attacco appare senza ritmo e manca un sicuro punto di riferimento sul quale fare affidamento, ci sono invece dei giocatori utili e volenterosi che si adattano con dedizione a fare tutto ciò venga chiesto loro.

Difatti, chi aveva confuso Danny Amendola quale ideale rimpiazzo di Welker per il solo fatto di essere un bianco in grado di ricevere schierandosi nello slot ha probabilmente fatto uno più uno troppo in fretta, non certo per criticare l’attitudine ed il sacrificio del corpo che il buon Danny porta in campo nelle domeniche in cui riesce a presenziare, sempre alle prese com’è con un alto numero di infortuni che non permettono di fare troppo affidamento su di lui.

Julian Edelman, uno degli uomini tuttofare di Belichick, si è invece preso il compito di tirare gran parte della carretta e sta facendo quanto di meglio le sue possibilità gli diano, capeggiando i ricevitori per numero di yards accumulate con 411 in 41 ricezioni, anche quest’ultimo di gran lunga il miglior risultato statistico di squadra.

thompkinsapid985964782960Per quanto riguarda le matricole, Aaron Dobson e Kenbrell Thompkins, quest’ultimo scovato nella lista di free agent non scelti al draft, diciamo che il secondo sembra essere nettamente avanti nel proprio sviluppo tecnico rispetto al primo nonostante sulla carta – perlomeno giudicando dal fatto che Dobson è stato un secondo giro 2013 – la quantità di talento sarebbe dovuta essere esattamente inversa.

I due sono stati cionvolti da subito nel piano partita ma le ricezioni sono state meno della metà delle volte in cui sono stati il bersaglio prescelto da Brady, molti dei  loro drop sono arrivati in momenti delicati di alcuni drive compromettendone il proseguimento, ma se non altro Thompkins ha dimostrato il migliore fiuto per la endzone, siglando all’attualità 4 mete in 6 partite tra cui quella decisiva contro i Saints, pervenuta da uno dei migliori lanci che Brady abbia mai eseguito in carriera.

Ed è proprio quest’ultimo gesto del regista da Michigan a far riflettere, mettendo per un momento da parte le inutilità dei titoloni generati dall’interruzione della sua striscia consecutiva di partite con almeno un touchdown su passaggio pervenuta per mano della difesa di Mike Zimmer e dei suoi temibili Bengals, perché la grandezza di Brady non può semplicemente essere messa in discussione di fronte ad un mancato record o ad un rating basso e relazionando ciò a quanto fatto in carriera.

Si può disquisire finché si vuole del fatto che la difesa abbia tenuto finora in piedi la squadra trovando preziosi apporti da Aqib Talib, una scommessa per il momento vinta (ricordiamo la sua complicità nelle zero ricezioni di Jimmy Graham), e Devin McCourty, nonostante perdite importantissime per la stagione come quelle di Vince Wilfork e Jerod Mayo, due pilastri per il contenimento delle corse avversarie, ma non si può negare che, nonostante alcuni errori offensivi ancora lampanti, il reparto abbia fatto registrare un generico e tangibile miglioramento.

aqib_talib_new_england_patriotsAddosso ai Patriots sono piovute critiche di ogni tipo, ma loro sono sempre là in cima, e a 5-1 sono ancora una volta tra le migliori squadre della Nfl. Non è cambiato nulla nella loro natura, i difetti li hanno pure loro, solo che sono più bravi degli altri a mascherarli e ad arginarli, con una profondità a roster resa possibile dall’abilità nel trovare quegli sconosciuti che, in un modo o nell’altro, riescono sempre a dare il loro piccolo ma sostanzioso contributo.

Poi, quando arriverà la gentile concessione del Dottor James Andrews, tornerà anche Gronk, che a detta dei compagni in allenamento sta già facendo onde. Di certo non risolverà tutti i problemi offensivi, ma la differenza si noterà sicuramente, con uno come lui in campo, che in fondo è pur sempre uno dei tre migliori tight end di tutta la Nfl.

A suo modo l’organizzazione di Robert Kraft si è in parte ricostruita senza farlo troppo notare, come testimonia una consistenza che parla dell’83% di vittorie in sei settimane, e con il trascorrere degli snap l’intesa di quella che fino all’anno scorso era la migliore arma della squadra non potrà che progredire.

Proprio per questo motivo, sarebbe meglio non depennare a cuor leggero i Patriots dalla lista delle candidate per partecipare alla battaglia per la conquista della città di New York, la sede di un Super Bowl che potrebbe essere glaciale nelle temperature, proprio come accade a Foxboro…

 

 

5 thoughts on “Patriots, la consistenza è sempre di casa

  1. Antonio Gates, Tony Gonzales, Jason Witten, Jimmy Graham, Vernon Davis… precisamente come farebbe Gronkowski ad essere fra i primi 4 della lega?

    • Per il semplice fatto che Gronk è oggi nettamente più forte di Witten e Gates, e se non fosse per il nome anche di Gonzales (sempre oggi). Così siamo già tra i primi tre…

  2. Gronkowski ha giocato ad alti livelli una stagione e mezza: di sicuro è il più forte panchinaro della NFL. Il “semplice fatto” non ha molto senso. Gonzales è uno dei più forti tight-end della storia, il buon Gronk non farà nemmeno metà della sua carriera. A parte Davis e Graham, non è che perchè uno gioca per delle squadracce automaticamente è più scarso di chi scalda la sedia di fianco a Tom Brady (che per Tony G. o Gates pagherebbe personalmente). Witten è 6 volte All-Pro, 9000 yard ricevute in carriera… “nettamente”… tzk.

  3. Gonzo e Graham sono i primi due, poi viene Gronkowski per me. Davis è fortissimo ma non è determinante per la sua squadra così come lo è Gronk, i 49ers possono vincere anche quando lui non riceve. Per i Patriots il discorso è diverso, perchè hanno Brady. Witten è nei primi 5, Gates sono almeno tre stagioni che non è più un fattore.

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