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L’offseason è la morte dell’anima, si sa.

I tifosi del football si ritirano in un letargo autoimposto, fino al risveglio quando, come marmotte, fiutano l’erba tagliata fine settembrina, si stropicciano gli occhi, afferrano la loro bevanda preferita e per il sabato (per gli amanti del college) e la domenica danno mandato di dire che sono assenti, mentre si adoperano per trovare la posizione più comoda sul divano di casa.

Che tragedia.

Meno male che c’è ancora qualcuno che sublima la propria vocazione da casinaro, cui è impossibile far perdere le proprie tracce fino all’autunno e consequenzialmente non ce la fa a trattenere la propria linguaccia.

Fortunatamente, ci sono i Richard Sherman della situazione.

Ricapitolando velocemente, Sherman è cornerback dei Seattle Seahawks, il “carceriere” dei ricevitori avversari, ed è uno dei migliori del suo ruolo. Forse (forse) il migliore.

Ma se tradizionalmente i gradi si ricevono tramite gli attestati di stima degli avversari, il numero 25 deve la sua notorietà, oltre alle indubbie qualità tecniche, alle battaglie verbali, che, negli ultimi 12 mesi, l’hanno visto fronteggiare un numero imprecisato di colleghi.

Stuzzicalo, e soccomberai nella pugna mediatica cui ti obbligherà.

Fronteggialo, e tratteggerà la tua persona con due o tre sobri epiteti à la Sgarbi (sotto camomilla, non siamo ancora giunti al livello dei “maestri” italiani).

Si può dire che l’epifania mediatica per il vago sosia di Busta Rhymes cominci domenica 14 ottobre 2012.

A Seattle giunge l’ispiratore del cuoio capelluto di Justin Bieber, Tom Brady, con i suoi New England Patriots.

I Seahawks disinnescano il micidiale attacco avversario e Sherman intercetta l’ovale diretto a Deion Branch nel terzo quarto.

La squadra della città dello Space Needle ha la meglio per 24 – 23.

Richard riconoscerà l’onore delle armi allo sconfitto? Inviterà il marito di Giselle ad una birra salvifica dopo 60 minuti di dura lotta?

Macché: entra nello spogliatoio e declama, a mo’ di predicatore, la bontà della preparazione con cui lui e Earl (Thomas, compagno di reparto) hanno avvicinato l’appuntamento.

A poche ore dalla conclusione del match, su Twitter (occhio, l’arma del delitto preferita dal cornerback, ne riparleremo), Sherman pubblica una foto di se stesso (poi prontamente cancellata: il suo smisurato ego mediatico era ancora in fieri) che si sta avvicinando, con fare polemico, ad un accigliato Brady, funereo in volto, manco fosse già rivolto con il pensiero alle sculacciate che Belichick gli avrebbe assestato da lì a poco.

Una nuvoletta, tipo fumetto, campeggia nei dintorni della bocca del Seahawks. “U mad, bro?”. Primo sberleffo assestato.

E’ l’epifania – l’abbiamo detto – è l’epifania.

sherman110002--415x415La strada per l’eccellenza è lastricata di prove intermedie.

Prima della settimana numero 8 di campionato, il nostro prende la mira verso nuove e più ambiziose sfide, scaldandosi con l’annuncio che ha scelto il soprannome da affibbiarsi. Vorrà essere chiamato “Optimus Prime”. Un po’ pacchiano, ma non stiamo troppo a formalizzarci con il kitsch che gira per l’NFL, no? Già, peccato che l’avversario di turno fosse Detroit, il cui giocatore più rappresentativo risponde al nome di Calvin “Megatron” Johnson…

Siamo consapevoli che ciò rientra nella semplice definizione di scaramuccia, così come il commento “E’ una partita che non significa nulla” alla domanda se fosse rimasto amareggiato per l’inopinata esclusione dal Pro Bowl del 2013 può addirittura essere condivisa dai più.

Ma il buon Richard stava semplicemente scaldando i motori. Ci avrebbe pensato qualche settimana dopo a far esplodere definitivamente il suo potenziale polemico.

Galeotto fu il video.

Bourbon Street, settimana del Superbowl.

Richard Sherman continua a sostenere a mezzo stampa la sua appartenenza al gotha del football NFL, concentrando il fuoco delle sue critiche su Darrelle Revis.

Va bene la “Revis Island”, ok il contrattone, comprensibile l’esposizione in quanto titolare in una delle due franchigie della Grande Mela. Però il cornerback dei Jets ha saltato a piè pari tutto il 2012, si comincia a mormorare che sia ritenuto il migliore oramai solamente per inerzia, mentre il prodotto di Stanford ha racimolato, in due stagioni, “quasi tanti intercetti quanti Revis ne ha totalizzati in una carriera”.

Ne esce uno dei video più spassosi dell’annata di football: Sherman, inviato con l’esplicito ordine di non fare prigionieri, “placca” i tifosi in attesa del Big Event e pone loro la fatidica domanda su quale dei due duellanti meriti la palma di migliore nella NFL.

I malcapitati parlano a ruota libera, ispirati da qualche media di troppo, poi l’intervistatore svela la sua vera identità e le facce miste di vergogna e stupore valgono la migliore delle candid camera.

Scorrete, a proposito, il video fino ai 53 secondi: il tapino si presenta con cappellino dei 49ers e felpa “Notre Dame Dad”. Alla solita domanda risponde smargiasso: “Sherman è lento, grasso e drogato (si riferisce alla squalifica di 4 giornate comminata dalla NFL per uso di sostanze proibite, poi revocata)”. Infine lo smascheramento: “I’m Richard Sherman, nice to meet you”. Sequela di scuse. Figura barbina da tramandare ai posteri.

(continua…)

Post By Nicolò Bo (34 Posts)

Laureato in giurisprudenza. Grande appassionato di football americano, segue con insistenza il mondo del college football da cui è rimasto stregato. @nicolo_bo su twitter.

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3 thoughts on “Offseason NFL, Sherman: quasi quasi mi arrabbio…

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