Roger Goodell, il commissioner della National Football League, avrà parecchio lavoro da svolgere in questi mesi.

Quella che si è appena conclusa è stata sicuramente un’altra stagione di enorme successo per la National Football League. Anno dopo anno il progresso porta tecnologie avanzate per offrire un servizio di qualità sempre crescente sia a chi ha la fortuna di possedere un abbonamento per la sua squadra del cuore e sia per chi desidera seguirla da casa, davanti alla televisione, ed i livelli di merchandising dei prodotti con il marchio della lega non sono mai andati così bene.

Il campionato ha offerto un ricco piatto di varietà, nel senso che per l’ennesima volta abbiamo avuto protagoniste diverse rispetto alle stagioni precedenti, e per questo basti pensare al fatto che nella Nfc degli ultimi anni vi sono state franchigie sempre differenti approdate al Super Bowl, ed i playoffs sono stati squisitamente imprevedibili, ben lontani da epiloghi noiosi e scontati. Se si contano le vincenti delle ultime sei edizioni del grande ballo ci si rende conto che solamente una squadra, New Orleans, ha vinto il campionato affrontando i playoffs con il vantaggio del campo amico per tutta la loro durata, mentre un’occhiata ai punteggi medi delle finalissime fanno notare che lo scarto non è mai stato altissimo, e che moltissimi Super Bowl hanno riservato emozioni a non finire, decretando il loro esito negli ultimi minuti di gara.

Da un certo punto di vista, questa indicazione ci dice che in finale ci giungono le squadre veramente più forti, e soprattutto che non importa da quale posizione esse partano nella griglia che compone la post-season. Si può asserire, quindi, che il sistema Nfl funziona alla grande.

Quando poi, la settimana scorsa, ci si è potuto godere un matchup di altissimo livello che alla tattica mischiava pure la tradizione, la Nfl si è resa effettivamente conto che non avrebbe potuto chiedere di meglio. Una contro l’altra, si sono fronteggiate due squadre ricche di storia e titoli, ed ancora una volta la battaglia si è risolta con la resa di una delle due protagoniste all’interno degli ultimi due minuti di partita, tenendo il livello di interesse a livelli altissimi. Il Super Bowl continua a battere record televisivi che lui stesso registra l’anno precedente, il che significa che gli incassi possono solo essere molto soddisfacenti.

Strano che in un’annata rigogliosa come questa, che della crisi mondiale ed americana se ne fa un baffo, le principali notizie dei siti sportivi citassero periodicamente il fantasma da scacciare di cui nessuno vuol sentire parlare, continuando a posticipare la risoluzione del problema o la discussione delle conseguenze in caso di un blocco vero e proprio delle operazioni.

Lo spettro del lockout è qui davanti a tutti, tangibile, e nonostante in questi giorni si stiano svolgendo degli incontri tra le parti interessate, ovvero l’unione giocatori ed i proprietari delle franchigie, il termine che dà l’inizio ufficiale alla offseason, il prossimo 4 marzo, è più vicino di quanto sembri. La prossima regular season è ben lontana, il che significa che il problema può essere risolto per tempo, ma un mancato accordo entro quella precisa data avrebbe conseguenze difficili da pronosticare, ed effetti sul prossimo campionato, perché andrebbe in sostanza a bloccare il processo di inizio della free agency e degli scambi, che in assenza di un nuovo contratto collettivo non sarebbero possibili.

Come in ogni questione ci sono due opinioni e due modi diversi di interpretare le faccende.

Andiamo a vedere come la pensa ognuna delle parti, e quali sono gli argomenti su cui i rispettivi rappresentanti faranno leva per cercare una mediazione che accontenti tutti quanti.

Prima di cominciare l’analisi, ricordiamo che il contenzioso è stato iniziato dai proprietari, i quali nel 2008 hanno esercitato una clausola appartenente all’attuale contratto collettivo, decidendo di uscirne con un anno di anticipo per motivi puramente economici, con particolare sensibilità verso il futuro sviluppo della lega ed alla gestione delle risorse a disposizione dei giocatori. Tutto gira intorno alle entrate lorde che entrano nelle casse della lega e delle squadre, in quanto una percentuale di esse viene destinata per contratto ai giocatori.

Che cosa vogliono i proprietari

L’unione degli owners è direttamente coinvolta nel futuro del football americano, in quanto l’esborso per migliorie, tecnologie e quant’altro proviene dalle tasche delle squadre medesime. La logica del progresso impone determinati passi da valutare ed affrontare di anno in anno, per i quali sono necessari notevoli investimenti. Gli stadi vanno ricostruiti ex-novo oppure ristrutturati, gli impianti dove le squadre si allenano contengono sempre più comodità per i giocatori e per chi li frequenta, i servizi che vengono dati allo stadio sono preposti al servire un’esperienza memorabile per le famiglie che spendono la domenica con i loro beniamini, e via discorrendo.

Il motivo del disaccordo nasce esattamente da questo: i proprietari hanno eseguito la loro mossa dopo aver fatto i cosiddetti due conti di convenienza, rilevando che probabilmente una fetta troppo grossa dei guadagni della lega era stata ripartita fino a quel momento, trovando una penalizzazione data dal fatto di dover investire anche per i giocatori, per farli giocare in stadi sempre migliori e farli allenare in impianti neanche vicini a quelli di vent’anni fa, solo per vedersi levare una parte sostanziosa della fetta della torta, limitando i guadagni. Dal punto di vista dei proprietari, gli stipendi dati ai giocatori sono già abbastanza esosi, e pur riconoscendo che è giusto il concetto di dividere i guadagni, la percentuale a favore dei giocatori va abbassata.

Per dovere di cronaca si riporta che la percentuale da girare ai giocatori corrisponde a circa un 60% dei guadagni lordi della lega, ma alcuni giornalisti hanno precisato che in realtà tale percentuale si avvicina di più al 50%, e quindi non è quella che viene spesso indicata dalla maggioranza delle fonti.

Per rimediare alla situazione di “perdita”, se ci concedete il termine, i proprietari hanno puntato su due argomenti che toccano da vicino il denaro: gli stipendi dei rookies e l’aumento del numero delle partite da disputare in regular season.
In sostanza, i guadagni potenziali che se ne escono da una parte, dovrebbero essere recuperati attraverso un taglio netto dei soldi percepiti dai rookies che attualmente percepiscono contratti faraonici senza mai aver giocato uno snap in Nfl, e con gli incassi derivanti da due partite di campionato in più tagliando due gare di pre-season, in modo da compensare la situazione di cui sopra.

I giocatori hanno offerto soluzioni interessanti in risposta, chiesto lumi su alcuni argomenti senza riceverli accentuando le distanze tra le parti, e rifiutato a priori altri aspetti.

Che cosa rispondono i giocatori

Il motivo di attrito principale è nato da una richiesta particolare dell’unione: siccome i proprietari lamentavano mancati guadagni per le ragioni già elencate, l’unione giocatori ha semplicemente fatto ricorso alla trasparenza, chiedendo che venissero mostrati pubblicamente i libri contabili a supporto di quanto asserito. L’acredine nei confronti degli owners è stata data dal secco rifiuto, quasi indignato, nell’eseguire tale richiesta sostenendo che non c’era nessun bisogno di vedere i conti, in quanto i giocatori si sarebbero semplicemente dovuti fidare, e che le perdite erano comunque davanti agli occhi di tutti.

Ancora oggi, molte testate giornalistiche hanno rinnovato la richiesta di poter usufruire di dati ufficiali, ma la risposta data è sempre stata uguale e netta. No.

L’unione giocatori ha sottolineato l’importanza nel riconoscere migliori trattamenti pensionistici per i ritirati, spesso alle prese con dolori cronici o gravi problemi cerebrali a causa delle ingenti botte assorbite in carriera. Essendo i protagonisti dello spettacolo e quindi fonte diretta del guadagno dei proprietari, i giocatori hanno chiesto una maggiore tutela sotto questo punto di vista, evitando di essere frettolosamente dimenticati una volta cessata l’attività.

Gli alti pericoli a livello di infortuni ed il fatto di possedere contratti sicuramente esosi ma non garantiti, aspetto che va a vantaggio dei proprietari, ha fatto storcere il naso all’unione specialmente riguardo l’aggiunta di due partite di regular season al calendario. E’ stato correttamente fatto notare il maggiore pericolo di infortuni terminali che potrebbero precludere il cammino di una determinata squadra nei playoffs, e che se il provvedimento venisse applicato gli allenatori già sicuri della qualificazione in post-season metterebbero probabilmente in campo tutti i backup per le ultime due gare, provocando un calo vertiginoso dello spettacolo e determinando indirettamente l’esito delle restanti concorrenti ai playoffs.

Per quanto riguarda un contratto a scalare per i rookies, l’unione si è invece detta d’accordo, proponendo una struttura giuridica nuova che possa prevedere uno stipendio basato sull’efficienza delle prestazioni.

Le conseguenze

Sono tante, e colpiscono ambedue le parti con ingenti perdite.

Senza un nuovo contratto collettivo, come già spiegato, non c’è né free agency e né possibilità di trades. Il Draft si svolge regolarmente senza però possibilità di scambi, fattore che ha attratto diverso seguito negli ultimi anni (sarebbe impossibile vedere i Jets salire per prendere Sanchez, ad esempio – ndr), e la conseguenza sarebbe quella di non riuscire a stabilire la reale consistenza finale del proprio roster. Per questo motivo, un accordo in agosto sarebbe comunque positivo, ma sarebbe penalizzante in special modo per gli staff di allenatori, che dovrebbero preparare le loro squadre in maniera del tutto provvisoria.

Gli stipendi dei giocatori non vengono pagati in caso di uno stop al campionato, quindi all’unione non conviene far leva sul fatto che se non si disputa il campionato i proprietari hanno tutto da perdere, perché non è così. Si perde tantissimo da ambo i lati.

Infine, le sponsorizzazioni avrebbero la facoltà di uscire dai loro contratti con la Nfl, scaturendo mancati guadagni per tutti quanti, sia per i proprietari che ricevono i benefici delle ditte coinvolte ma anche per i giocatori, che non riceverebbero più nulla dalla fetta di torta riservata loro sui guadagni lordi della lega, perché questi cesserebbero sostanzialmente di esistere, o sarebbero comunque ribasssati di netto.

La speranza è che si scenda a miti consigli, e che non se ne faccia una questione di principio. La Nfl non ha mai avuto un’esposizione mediatica così alta né negli Stati Uniti e né a livello mondiale, ora si organizzano addirittura partite europee di regular season ed attraverso prodotti come il gamepass si possono seguire tutte le gare, creando ulteriori introiti che sono destinati ad aumentare, e non il contrario.

Il rischio di lockout propone motivazioni valide da una parte e dall’altra, ma mette a repentaglio troppi aspetti fondamentali della macchina da soldi chiamata Nfl. Ed i fatti dimostrano che non conviene a nessuno, perché rovinerebbe un momento prolifico come mai lo è stato. Ci vorrebbero anni per tornare a dove ci troviamo oggi.

E chi ci andrebbe a rimettere di più, sarebbe un pubblico che il passato dimostra sarebbe poi difficile da riconquistare.

Non resta che sperare nel buonsenso.

Aggiornamento dell’ultima ora: prima della pubblicazione dell’articolo è uscita la notizia che le parti hanno cancellato un incontro che si doveva svolgere lo scorso mercoledì 9 febbraio, in quanto ritenuto inutile viste le eccessive distanze tra le posizioni.

6 thoughts on “Finito lo spettacolo, torna lo spettro del lockout

  1. Mah, situazione parecchio intricata……sarebbe un autogol clamoroso per tutto il movimento….già stare senza football fino a settembre è insopportabile, figuriamoci farnea meno fino a settembre 2012!
    Cmq nello sport Usa i lockout sono stati in realtà pochissimi, non resta che sperare nel buon senso delle parti.

  2. “Il Draft si svolge regolarmente senza però possibilità di scambi, fattore che ha attratto diverso seguito negli ultimi anni (sarebbe impossibile vedere i Jets salire per prendere Sanchez, ad esempio – ndr), e la conseguenza sarebbe quella di non riuscire a stabilire la reale consistenza finale del proprio roster.”

    Ciao, una domanda riguardo l’affermazione di cui sopra. I giocatori ovviamente sarebbero senza contratto e loro nelle trades non potrebbero rientrare. E gli scambi di sole scelte?
    Se chessò AJ Smith dei Chargers volesse scambiare due delle tre seconde scelte a disposizione per salire al primo giro, non potrebbe farlo? Grazie.

    PS: i miei più sinceri complimenti per lo splendido articolo.

    • Ciao e grazie!!

      Ho trovato fonto sicure solo sull’impedimento di scambi tra giocatori e scelte, quindi non sono sicuro che non si possano scambiare solamente scelte. In giro si legge “no trades”, però non sono sicuro al 100% che sia a livello assoluto o solo se ci sono giocatori di mezzo.

      • Ciao e grazie per la risposta.

        Io nel w.e. ho invece trovato degli articoli che danno per certa la possibilità di trades “pick(s) for pick(s)”, come questo, ad esempio: http://sidelinescouting.com/columns/cba.shtml

        Vengono peraltro specificate prospettive interessanti, come ad esempio uno scontato aumento di valore delle scelte 2011 in mancanza di una free agency (e quindi anche del corrispondente valore di eventuali contropartite future in termini di scelte nei draft successivi)

        Certo che sarebbe davvero un gran casotto. Speriamo non rompano la slot machine.

        Saluti.
        Angelo

  3. c’è da dire che gli scioperi quando si fanno oltre oceano, si fanno sul serio. ma le conseguenze sono sempre dolorose per tutti, oltre alle parti in causa ovviamente per chi paga cioè i fan e pensiamo a tutto l’enorme indotto: che botta all’occupazione, in un momento di crisi, tanto che dovrebbe scendere in campo la White house!

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