Quando Archie Manning è entrato negli spogliatoi dopo la fine del primo tempo di Texas contro Ohio State, sotto di 17 punti, lo sconforto aveva già preso il sopravvento. Nella sua mente, come un eco, rimbombavano ancora tutte le critiche arrivate lo scorso anno nei suoi confronti, assieme ai paragoni coi suoi zii Peyton e Eli Manning, due leggende della NFL appartenute però a una generazione di giocatori completamente diversa.

Archie sapeva che il primo tempo dei Longhorns, con soli 3 punti conquistati, non sarebbe bastato non solo a evitare la sconfitta, ma anche un’altra cascata di critiche che avrebbe messo i texani in una situazione difficile da gestire. Archie non è sicuramente lo stesso giocatore che fu invece lo zio Peyton o lo zio Eli, ma il DNA è comunque lo stesso, ed è uno vincente. I Buckeyes erano comunque ancora la squadra numero uno, e di subire una rimonta clamorosa non ne volevano sapere.

Per rimontare uno svantaggio così ampio però non serve solo crederci, non serve solo forza, serve bensì coraggio, serve ritrovare confidenza e, senza dubbio, anche un pelo di fortuna. Così, dopo che lo svantaggio è aumentato di 3 punti grazie ad un altro field goal realizzato dal kicker di Ohio State Connor Hawkins, Manning è ripartito da quello che il suo ruolo principalmente richiede: lanciare la palla ai suoi compagni, e farlo anche bene.

Un primo passaggio al suo TE Winston wide open è il primo passo, il secondo è stato rifarlo, il terzo è stato poi avvicinarsi sempre più alla endzone, lì arriva il primo TD di partita, un lancio diagonale verso sinistra di Manning per il suo WR 1 Wingo. Ohio State sbaglia poi un field goal, il primo non ottenuto di giornata, e Texas a quel punto è on fire, con il meglio della giornata ancora avanti a loro.

L’ultimo quarto è infatti un dominio totale dei Longhorns, che prima trovano nuovamente una via per arrivare in endzone, questa volta con una corsa di Hollywood Smothers, un nome che riporta alla terra del cinema, dei film, uno dei quali stava venendo registrato in quel momento, uno di quelli col finale a lieto fine. A poco meno di 30 secondi dalla fine Manning e i suoi tornano così a bussare nuovamente alla endzone di Ohio State, in un momento di estasi totale.

A un paio di yards dai pali del TD le squadre sono inevitabilmente schiacciate e, solitamente, solo un’incredibile spinta del RB o una Tush push ( una “spinta” complessiva della squadra al portatore di palla, serve per ottenere una o due yard) risolve il caos di persone. O, in una partita da cinema come questa, anche un gesto tecnico dello stesso RB dal nome Hollywood, che con un salto pazzesco degno dei migliori film d’azione si butta sopra il pilone di avversari e compagni per ottenere altri sei punti.

La conversione da un punto conseguente ha portato avanti di un punto i Longhorns, una rimonta completata in maniera totalmente inaspettata, proprio quando l’ennesimo  fallimento sembrava ormai scritto, dopo un primo tempo tra i peggiori della storia della squadra.

Sayin a quel punto non riesce a tirare fuori il miracolo dei miracoli, non con pochissimi secondi rimanenti a disposizione. Allo scadere dei secondi la gioia dei Longhorns è immensa: l’hanno fatto, hanno rimontato 20 punti e hanno zittito tutte le critiche, tutti gli insulti, arrivati anche in quella stessa partita, quando sotto di 20 punti per 23-3 una rimonta sembrava impossibile. Il college football è ufficialmente tornato, e partite come questa sono esattamente l’emblema dello spettacolo di questo campionato.

No. 4 Texas scores 21 unanswered in fourth quarter to beat No. 1 Ohio State 24-23 - Yahoo Sports

La rimonta con vittoria di Texas contro Ohio State è la più ampia in termini di punti recuperati dal 2007. Ohio State perderà così il primo posto nel ranking

Ohio State e Texas sono due università iconiche del campionato di NCAA football, due tra le più forti di sempre e degli ultimi anni, e il loro scontro è uno di quei match che sono imperdibili, come ha dimostrato poi lo spettacolo della partita ma anche lo stadio completamente pieno.

Esse arrivano da due città d’America non molto conosciute dal pubblico europeo, ma che nel panorama americano sono due città simbolo dei rispettivi stati. La prima si trova a Columbus, la città principale e capitale dello stato dell’Ohio. Nonostante si possa pensare a questo stato come una distesa gigantesca di praterie e natura incontaminata, che è decisamente presente, Columbus è un grande polo tecnologico ed economico con tanto di State Capitol, il Campidoglio che ha ogni stato nel proprio capoluogo.

Pur essendo una città di uno stato rurale, ha comunque circa lo stesso numero grattacieli della nostra Milano, e in essa c’è ovviamente la sede dell’università che ha come mascotte il Buckeye, che a differenza dei simboli della maggior parte delle università americane non è un animale, bensì una semplice castagna (buckeye nut). La Ohio State University è una di tutte le più prestigiose del Midwest ed è particolarmente famosa per eccellere nel football americano, tale da avere spesso diversi giocatori presenti ogni anno al draft della NFL.

Nella sua storia ha vinto 9 National Championships nel campionato di college football e l’ultimo è arrivato nel 2024, quando fu guidata dal QB Will Howard, ora in NFL ai Pittsburgh Steelers. Come la scorsa stagione è partita come favorita dei pronostici, ma come la scorsa stagione per confermarsi bisognerà passare da test difficili, come è stato quello contro i Texas Longhorns.

Eyes are on mascots and running backs for Ohio State vs. Ohio football: Hey, Stefan! - cleveland.com

Sì, bisogna usare un po’ l’immaginazione, ma questa è a tutti gli effetti una castagna fatta a mascotte

La University of Texas ha diversi dipartimenti in tutto il Lone Star State, però quella in questione, protagonista dell’incontro coi Buckeyes, è quella con sede ad Austin, che viene spesso abbreviata in UT. La città è anche lei capitale del suo stato, e proprio a pochi passi dal suo State Capitol si può trovare il campus dell’università. Pur essendo meno famosa di altre città texane come Houston o Dallas, dagli occhi di un non americano quantomeno, Austin è una meta molto ricercata dai turisti e soprattutto da coloro che stanno cercando un posto dove trasferirsi.

La capitale texana ha attirato nei recenti anni moltissime persone, dalla California e non solo, per via di vantaggi fiscali che riguardano le tasse sul reddito delle persone, che sono validi anche in tutto il Texas, ma anche per l‘espansione che la città sta avendo nel polo tecnologico. Molti colossi globali hanno ormai trasferito la propria sede qui, portando di conseguenza anche i propri lavoratori.

Anche la University of Texas, che ha come mascotte un longhorn ( una particolare mucca dalle corna lunghe), è molto forte nel football americano, ma un po’ in generale in tutti gli sport, soprattutto track & field, softball e recentemente anche nel basket femminile. I Longhorns hanno trionfato solo 4 volte nel National Championship di football americano, con un’ultima vittoria risalente al 2005. Nonostante ciò, è sempre rimasta nei tempi recenti tra le favorite al titolo.

What Is a Longhorn? Facts About the Iconic Texas Cattle – Barn Owl Tech

Ecco un longhorn, scelto come mascotte dell’università del Texas, che ha come colori principali l’arancione e il bianco tipici di quest’animale

L’incontro era partito con la grande maggioranza dei pronostici a favore di Ohio State, non solo per il primo posto nel ranking in confronto al quarto di Texas, ma anche per la prestazione della scorsa stagione, che ha visto i Buckeyes uscire di scena solo con quelli che sarebbero stati poi i campioni NCAA. Texas, invece, non è neanche riuscita ad approdare ai playoff pur partendo come una delle grandissime favorite alla vittoria finale del National Championship.

La vittoria della University of Texas, tuttavia, non è stato l’unico colpo di scena del weekend. Un evento ancora più raro, ancora più clamoroso è andato in scena in quel di Stillwater, cittadina in Oklahoma piena di cowboy e sede della Oklahoma State University, che nel suo programma di football americano non ha mai eccelso, tale da arrivare all’impegno con Oregon , sesta nel ranking, con 11 sconfitte di fila a referto, considerando anche quelle della scorsa stagione.

L’ultima partita vinta risaliva al 29 agosto 2025, più di un anno fa. L’impegno contro Oregon appariva più che mai come un Davide contro Golia, una delle squadre più forti con una che è probabilmente la più in crisi di tutte quelle che compongono la D1. Per i Cowboys di Oklahoma State non c’era però più nulla da perdere, solo tutto da guadagnare.

Il loro QB Drew Mestemaker, uno di quelli che il leader lo fa in campo ma anche fuori, lo aveva detto ai suoi prima della partita, conscio del periodo lontano dall’essere uno dei migliori per i Ducks. Il numero 17 ha così deciso di credere nell’impresa, e lo ha fatto in maniera folle compiendo una delle migliori prestazioni di un QB nella storia di questo sport, e questo gesto ne è la prova.

Who is Drew Mestemaker? Meet new Oklahoma State QB that helped Cowboys shock No. 6 Oregon - Yahoo Sports

Mestemaker ha chiuso la sua giornata con 317 passing yards e 2 TD, oltre che diverse acrobazie folli

Oregon si è così trovata impreparata, con la lezione contro Boise State non ancora evidentemente assorbita: mai sottovalutare gli avversari. Moore e i suoi entrano in partita troppo tardi, senza farlo neanche bene per altro. Mestemaker riesce a imporsi invece con costanza, affondando pian piano nella difesa dei Ducks e guidando i suoi ad una vittoria insperata per 39-31 contro Oregon, chiusa con una delle classiche invasioni che avvengono ogni volta che una squadra fuori dal ranking riesce a battere una delle più forti ( che poi è degenerata in un bagno al lago coi pali del field goal).

Oregon si è così già condannata a rimanere fuori dalle prime posizioni dal ranking, con l’accesso ai playoff che potrà ritornare un ipotesi concreta solo se riusciranno a battere Ohio State più in là in stagione. Questa sconfitta, e l’inizio generale dell’anno sportivo dei Ducks, rappresenta senza dubbio la più grande sorpresa di questo inizio di stagione.

Le altre big non hanno invece fallito, con vittorie per distacco arrivate sia per Georgia, che per Indiana e Notre Dame, che con Texas comporranno le nuove prime posizioni del ranking. L’unico altro upset della giornata che ha riguardato le prime 15 del ranking è stata la sconfitta di Oklahoma contro Michigan, che ha ridato spinta e attenzione mediatica ai Wolverines, che ritorneranno ad essere presenti nel ranking delle top 25.

Il match più interessante della prossima settimana sarà invece quello tra LSU e Ole Miss, le due università più importanti della Louisiana e del Mississippi, di cui ci sarà tempo per parlarne la prossima volta.

Ricordo che questo articolo e le precedenti edizioni si possono trovare sul mio Substack, tutto in maniera totalmente gratuita.

 

 

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