Questo articolo è pubblicato anche sul mio Substack.

Settembre è ormai alle porte, e per tutti gli amanti del football americano tutto ciò significa soltanto una cosa: “Football is back!”. Lo sport americano per eccellenza non torna solo con la NFL, che in attesa di ricominciare ufficialmente nel prossimo mese ci sta riscaldando con i vari preseason games, ma anche con il college football, il campionato NCAA che riguarda esclusivamente le università.

Pur essendo meno seguita della NFL, anche e soprattutto in Italia, il campionato universitario di football negli ultimi anni è arrivato ad un livello molto, molto elevato, con innumerevoli talenti che approdano nella lega dei pro lasciando spesso un segno indelebile nella storia di questo sport.

Il panorama delle università americane e il mondo dello sport vanno da sempre a braccetto, in un’addizione che spesso risulta in campionati divertenti, imprevedibili, competitivi e che preparano soprattutto le star sportive del futuro, americane e non solo. Basti pensare a tutti i nostri talenti italiani impegnati nel campionato di basket dell’NCAA, di cui si continua a parlare benissimo.

Il football è il programma sportivo che regna in un panorama, quello delle università americane, di cui c’è tanto, tanto da dire. Assieme al mio racconto sul campionato di football americano NCAA cercherò anche un po’ di entrare in questo mondo con ci vorrà leggere questi articoli, passando dalla mia esperienza personale attraversando i campus d’America a fatti e curiosità che riguardano le scuole protagoniste nello sport e nel football.

Da qui alla fine del campionato sarò sempre qui, sia su PlayITUSA sia su Substack, per parlare del nostro sport preferito nel campionato che prepara il futuro della NFL in un mondo di mascotte, stadi giganti, culture e rivalità.

The Biggest Stadiums in the World Based on Capacity [Quick Facts]

Per capire quanto sia importante lo sport per le università americane basta pensare allo stadio da football dell’università del Michigan di Ann Arbor. Con 107,601 posti esso è lo stadio più capiente di tutti gli Stati Uniti

Tuttavia, visto che questo potrebbe essere il primo punto di contatto tra chi leggerà questo articolo e il college football conviene partire un attimo dalle basi. A differenza della NFL le squadre sono ben più di 32, e sono separate in tre divisioni. La prima è la Division I, dove ci sono le università coi programmi di football più forti e famosi, e poi ci sono la Division II e Division III, una sorta di Serie B e Serie C che però non prevedono promozioni o retrocessioni come nel calcio che conosciamo.

A sua volta, in Division I c’è poi una separazione tra FBS e FCS. Nella FBS (Football Bowl Subdivision) ci sono le squadre più rinomate, che hanno più risorse e che hanno un sistema di playoff a 12 squadre rispetto alle squadre meno blasonate e meno competitive che hanno un sistema di playoff più simile ad altri sport della NCAA con ben 24 squadre.

In regular season una squadra di FBS può incontrare una di FCS e viceversa, ma solitamente l’esito di questi incontri è praticamente scontato. La maggior parte delle partite sono tra squadre della stessa separazione, quindi FBS con FBS e FCS con FCS. Per entrambe non sono però previsti incontri con squadre universitarie di D2 o D3, che hanno invece un campionato esclusivo ognuna per sé.

Nella FBS ci sono quindi le squadre più famose che includono in un ordine casuale Texas, Georgia, Alabama, Oregon, Ohio State, Penn State, Notre Dame e Michigan, giusto per nominare alcune tra le più vincenti e famose di sempre. Nella regular season ci sono generalmente 12 partite per ogni squadra, coi playoff che invece consistono in 4 turni che arrivano all’ultima partita della stagione: il National Championship.

Per definire chi arriva ai playoff non contano il numero di vittorie e il numero di sconfitte, non direttamente come in NFL quantomeno, ma si usa un ranking definito da un comitato chiamato CFP Selection Committee. Esso è un gruppo di ex giocatori, allenatori dirigenti e altre persone del settore che decide in base all’andamento della stagione delle squadre, anche delle vittorie e sconfitte ovviamente, di dare ogni settimana alle squadre un piazzamento nel ranking stesso.

Solo le prime 25 squadre però rientrano in questa classifica ogni settimana, con le altre che, di conseguenza, sono semplicemente fuori da essa. Finire tra le prime e vincere anche le proprie finali di conference ( il “gruppo” di cui ogni università fa parte per tutti gli sport della NCAA), condizionerà poi l’ingresso eventuale nei playoff, dove le squadre vincitrici delle migliori 4 conference avranno anche diritto a saltare il primo turno ai playoff.

Sul regolamento specifico dei playoff, che può essere ben più confusionario dei classici playoff NFL o NBA, ad esempio, ci tornerò comunque più avanti in stagione, quando sarà già il tempo di tirare le somme sull’anno di football che verrà.

Finite le questioni tecniche sul funzionamento del campionato ora ci si può cominciare a soffermare a vedere un po’ chi quest’anno risulta favorito alla vittoria finale, partendo col presupposto che, difficilmente, la vera favorita vincerà. Dico così anche riportando l’esempio della scorsa stagione, dove i Texas Longhorns e i Penn State Nittany Lions figuravano tra i favoriti e nelle prime due posizioni del ranking prestagionale, per poi finire la stagione fuori dai playoff e in un caso con ben 6 sconfitte a referto, come nel caso di Penn State.

Sulle 12 partite che si giocano ai playoff non ci può certo approdare una squadra che ha collezionato più di 3/4 sconfitte, con le prime nel ranking che difficilmente ne perdono più di 1/2 o, come nel caso di Indiana la scorsa stagione, addirittura 0. Gli Hoosiers hanno vinto infatti il National Championship dello scorso anno partendo nelle retrovie del ranking prestagionale e concludendo una stagione senza sconfitte, evento raro ma non impossibile.

A differenza della NFL una sconfitta può pesare molto di più del campionato dei pro, e questo rende ancora più interessante il campionato. Quest’anno si comincerà nella giornata di sabato 29 agosto con una partita che si giocherà in Irlanda tra North Carolina e TCU (Texas Christian University), evento inedito che punta a espandere anche il college football in Europa oltre alla NFL, che già da qualche stagione gioca alcune partite anche nel nostro continente.

Quel sabato si potrà anche assistere a San José State contro USC o Hawaii contro Stanford, ma le partite più interessanti che coinvolgeranno le squadre più importanti cominceranno la settimana dopo dove cominceranno a scendere in campo Oklahoma, Miami, Alabama, Indiana e tutte le altre.

Tra i nomi più chiacchierati quest’anno per la vittoria del National Championship, come ormai da diverse stagioni, c’è quello della University of Texas, che però non agguanta un National Championship dal 2005, mentre un’ultima apparizione alla finale risale solamente al 2009. Alla UT gioca Arch Manning, nipote di Peyton ed Eli Manning, fratelli leggende della NFL nei primi due decenni del 2000.

Su di lui c’è stata molta pressione mediatica e molte aspettative, che fino ad ora, però, non sono state ripagate. Se il DNA del suo sangue non mente, questo suo terzo anno in NCAA potrebbe essere quello del suo definitivo sviluppo, con i Longhorns che beneficerebbero di una sua ormai raggiungibile maturità per cercare di arrivare fino alla fine della stagione, ad una partita che ormai manca da un paio di decenni.

Longhorns giving fans plenty to worry about heading into rivalry game with Oklahoma | Texas Standard

Il primo ranking prestagionale è nel mentre già uscito, Texas inizia la sua stagione col posto numero 5

Tra le altre favorite non può non rientrare Ohio State, che negli ultimi anni è stata una fabbrica di talenti che ogni anno approdano in NFL. Solo dallo scorso draft sono stati selezionati ben 11 giocatori dei Buckeyes per approdare nella lega dei pro, più di qualsiasi altra università rappresentata all’evento che si è disputato a Pittsburgh.

L’anno scorso, guidati dal freshman QB Julian Sayin ora pronto al suo secondo anno, la squadra dell’università dello stato dell’Ohio si è fermata ai quarti di finale dei playoff, sconfitta al Cotton Bowl Classic da Miami, che sarebbe poi arrivata al National Championship disputato proprio in Florida.

What is a buckeye? Explaining Ohio State's nickname origin and more to know | Sporting News

I Buckeyes, nel ranking prestagionale, sono invece primi. Ricordiamocelo a fine stagione

Spostandosi un po’ più a sinistra e attraversando l’Illinois si arriva poi in Indiana, dove altre due università potranno essere protagoniste in questa stagione. La prima non può che essere proprio l’università dell’Indiana, scuola che nell’ambito sportivo è sempre stata rinomata per le sue squadre di basketball che da un paio di stagioni a questa parte è diventata particolarmente forte anche nel football americano.

Il punto più alto è stato toccato nella scorsa stagione, che li ha visti trionfare nel National Championship contro Miami dopo una stagione perfetta, chiusa senza sconfitte. Il perno del gioco degli Hoosiers, però, non sarà presente in questa nuova stagione. Il QB che li ha comandati alla vittoria finale, Fernando Mendoza, è infatti approdato in NFL, dove gioca per i Las Vegas Raiders.

Altri pezzi importanti sono stati persi, quindi ripetere l’impresa dell’anno scorso potrebbe essere difficile. L’altra squadra dell’Indiana da tener d’occhio maggiormente sarà invece Notre Dame, che l’anno scorso è rimasta fuori dai playoff dopo tante discussioni. Nonostante abbiano perso Jeremiyah Love al draft, approdato poi agli Arizona Cardinals, uno dei RB più forti ed esplosivi degli ultimi anni in NCAA, il roster rimane ancora qualitativamente di un livello molto alto.

Agli antipodi degli Stati Uniti, sia a livello geografico che a livello culturale, ci sono le zone delle altre squadre principali favorite al titolo. A nord ovest abbiamo Oregon, l’università dello storico Hayward Field dove ogni anno vengono disputati meeting e campionati di atletica leggera che è forte, e anche molto, nel football americano, che ha le sue partite nel vicino Autzen Stadium sempre a Eugene.

L’anno scorso i Ducks si sono dovuti fermare in semifinale di playoff contro gli esuberanti Hoosiers, che li hanno demoliti per 56-22. Quest’anno, a parte una sfida contro Ohio State, le altre partite del loro calendario sembrano tutt’altro che proibitive. Questo potrebbe essere un elemento da non sottovalutare per le altre squadre, visto che Oregon ha sempre accusato, e non poco, la stanchezza di un carico stagionale elevato proprio nelle ultime battute ai playoff.

The Oregon Duck makes a surprise appearence at Matt Rhule's press conference - Yahoo Sports

Gli Oregon Ducks partono dal secondo posto nel ranking prestagionale, due posizioni in meglio rispetto a quello dello scorso anno

Nella parte sud est degli Stati Uniti, invece, ci sono gli altri due programmi universitari che storicamente sono tra i più vincenti nel college football e che questa stagione vogliono tornare a riconfermarsi come tali. Le due università in questione sono Georgia e Alabama, che ogni anno di solito si sfidano in quella che è sempre la partita più attesa e più seguita di tutto il campionato. Pur essendo i Bulldogs decisamente più favoriti alle posizioni che contano rispetto ai Crimson Tide, escludere entrambi i team dalla corsa al National Championship è sempre un azzardo. Dopotutto, per queste due squadre, vincere è nel loro DNA.

UGA X, winningest Georgia Bulldgogs mascot and 'damn good dawg,' dies at 10

A completare il podio del ranking prestagionale ci sono i Georgia Bulldogs, per loro si riparte dal terzo posto

Tra l’imprevedibilità, la storia e la cultura che girano attorno a questo campionato, che lo rendono unico anche nei confronti della NFL, c’è sempre un elemento che ogni anno rende il campionato sorprendente. Ogni stagione, infatti, c’è sempre qualche mina vagante che riesce a raggiungere le prime posizioni nel ranking, anche approdando e playoff e pure oltre. Lo scorso anno è stato il caso di Indiana, ma anche di Texas Tech e altre che pur non arrivando ai playoff hanno avuto una stagione da protagonisti, come i Vanderbilt Commodores.

Anche squadre che storicamente sono sempre state vincenti, come quelle di Penn State e LSU, saranno certamente alla ricerca della loro rinascita, dopo stagioni in cui hanno conseguito prestazioni di livello decisamente inferiore rispetto al blasone che i loro nomi portano con esse.

Alcune partite del campionato NCAA saranno disponibili su DAZN gratuitamente semplicemente creando un account, ma solitamente molte di esse si possono trovare anche in live streaming su Youtube. In ogni caso, dopo ogni weekend di football universitario, questo sarà il posto dove trovarsi, sempre gratuitamente.

Questi articoli saranno anche disponibili sul mio account di Substack, dove ho altre newsletter a tema sport e Stati Uniti.

 

3 thoughts on “Preview e funzionamento del nuovo campionato NCAA di football americano

  1. Domanda: E’ possbile per università di D2 o D3 chiedere la “promozione” in D1?

    • Si è possibile ed è anche successo, pur raramente. Servono infatti soldi, impianti e direi anche un po’ di fama per passare in D1. Essendo un processo lungo e costoso quindi è inusuale, però si, per concludere, possibile.

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